Il Calabrescia pensiero

Archive for aprile 2007

Eccoci, sono entrato nell anno dei 20. Comincia la vecchiaia. No, siamo serii. Nonostante l’età ancora giovane, ne ho passate di tutti i colori, cotte e crude. Ho conosciuto la sofferenza fisica e quella psicologica, che nei momenti peggiori si univano. Ci sono stati tempi in cui, costretto a letto da dolori atroci che non c’era modo di calmare, osservavo un orologio bianco alla mia sinistra, con le lancette nere, pensavo "tra due mesi sto bene, dai, tra due mesi…" perchè era una situazione già affrontata, ne conoscevo i particolari, ne conoscevo il decorso. E guardavo la lancetta dei secondi, pensando a quanto fosse difficile resistere ad ogni momento, con lo sconforto di sapere che, la fine di tutto, non sarebbe stata questione di momenti, di secondi, ma di mesi. Ed avevo la consapevolezza di non aver scampo, non come quando si ha troppo lavoro e si può fare una pausa, non c’era giorno nè notte, non c’era tregua, non sonno, non tranquillità. Per tutti e cinque gli anni del liceo, d’estate, quando gli amici si divertivano com’è giusto, io avevo questo trattamento, necessario per tentare di migliorare la salute del mio fisico, che da fuori non si vede, grazie a Dio, ma è piuttosto mal ridotto. Poi ricominciava la scuola, io non avevo voglia di fare un tubo, cominciavo in sordina e finivo peggio, sapendo che alla fine dell anno scolastico avrei ricominciato la tortura. Prendevo insufficienze a raffica, e, come logico, pensavano fossi un cretino fancazzista, non che fossi devastato, e a me anndava bene così, tenevo la parte.
Per il fatto che fuori sembro a posto, do l’impressione di essere un bastardo asociale. La gente ti guarda, sembri ok, devi seguire i loro ritmi, sennò sei fuori. Non mi interessa, francamente, io ho i miei amici, mi conoscono, con i miei limiti e i miei tempi, conoscono il mio spirito, e a loro va tutto il mio affetto, il buon Manca, Ale, il Gigi, Vero, Paola e così via, persone eccezionali che, molto spesso, magari rinunciano ad un pomeriggio movimentato per far due chiacchiere tranquille con me, un giro al bar Tagliere, cose così. Brave persone, che Dio le benedica. Tuttavia non sono tranquillo, vedo ogni giorno che, ormai, l inizio d una buona amicizia esiste solo se segui certi ritmi. E parlo di amicizia. Figuriamoci l amore. Ho la sensazione di essere tagliato fuori, escluso, finito, ho una paura assurda di dover vivere una vita da solo. Forse mi sarà concesso un lavoro redditizio, e quindi una bella casa, bella auto… Ma cosa sono queste cose se, al ritorno a casa, non hai chi ti ama ad accoglierti? Che vita sarebbe? Io sono cosciente, forse nella mia arroganza, di essere migliore di molti, moltissimi. Sono cosciente di avere una sensibilità fuori dal comune, una lealtà paranoica, ideali forti, un’intelligenza grande. Ne sono consapevole, forse le mie qualità umane sono dovute a tutte le cose che ho dovuto affrontare. Non mi arrabbio mai con nessuno, perchè la soglia della mia rabbia è calibrata su fatti gravissimi, che sono stati tanti. Non litigo, perchè so quanto sia importante un’amicizia nei momenti di bisogno. Se anche ho ragione modero l orgoglio e calmo le acque, perchè la perdita di un amicizia è un prezzo troppo alto rispetto alla soddisfazione di dire "ho ragione io". Chi mi conosce e mi vuol bene lo sa, mi rispetta per questo. Ma la paura è tanta. Non so se riuscirò mai a far trasparire le mie qualità umane con una ragazza, o per meglio dire, con una donna. Troppi sono quelli che, pur essendo luridi vermi, ma anche bravi ragazzi, per carità, sanno stupire, sanno portare una ragazza dove vuole, sono spensierati, sereni. Io sono così, ma non posso permettermi di esternarlo. Alla mia spensieratezza ho dovuto affiancare una certa assennatezza, che poi ha sostituito la spensieratezza in modo totale. Alla serenità, certo, non ho rinunciato, però a volte penso alle mie paure e la gente pensa "guarda te, il malmostoso, che palle". Non posso stupire anche se lo vorrei tanto, perchè ogni mia azione è calcolata, certo non nei particolari, ma ho delle regole inderogabili. Non posso. E non posso neppure permettermi di chiarire tutto subito, rischierei di far scappare qualsiasi ragazza all istante. Devo solo che accennare, e pure così capita di sentirsi dire, quando rifiuti un’uscita perchè non puoi: "ma tu mi dai sempre buca"; io non ti do buca, è che non posso, potessi farei di tutto per conquistarti. Se non ti sto vicino è perchè non posso, non perchè non voglio. E’ per questo che non ti stupisco, che non sembro originale, che sono serio. Se mai avrò tale fortuna di poter condividere la vita con una ragazza che, se vorrà, sarà poi moglie e madre, ne avrò totale cura, l amerò con tutto me stesso, mai la tradirò e mai la lascerò andare, a meno che lo voglia lei, perchè non è vero che si apprezza una cosa solo quando è perduta.
La si apprezza anche quando sei tu ad essere perduto e lei ti salva.
Mi ricordo un mio professore del liceo, di storia e filosofia, mentre ci spiegava l’iperinflazione del Marco nella Germania degli anni ’20. Brutta storia: per pagare i debiti di guerra hanno iniziato a stampare denaro giorno e notte, col risultato che alla fine il valore della moneta è diventato irrisorio. Questo voleva dire che chiunque avesse una somma di denaro frutto di risparmi -magari di anni- un mese prima poteva, con quella somma, comprare un’automobile, mentre il mese dopo avrebbe potuto comprarci forse un litro di latte. Questo valeva sia per i piccoli risparmiatori che per i grandi industriali. Risultato? Un mostruoso crak. Che, lo sappiamo, alla fine ha portato all’esasperazione il popolo tedesco il quale, trovandosi davanti un certo Adolfo -che proponeva un ritorno della Germania agli antichi splendori- non ha esitato un secondo a stravotarlo. E sappiamo pure come è finita.
Ora, in Europa, da qualche anno abbiamo l’Euro. Questo vuol dire che siamo tutti uniti sotto un unico destino monetario. Allo stesso tempo, in Europa, ogni Stato ha una propria sovranità: io faccio così, decido cosà, tu fatti gli affari tuoi che io mi faccio i miei. Il problema nascerebbe se uno di questi Stati iniziasse a fare il furbetto: il valore dell’Euro non è più legato alle vicende di un solo Stato (come poteva essere il Marco per la Germania) ma è piuttosto legato alla stabilità di tutti gli Stati messi insieme.
Questo vuol dire che se prima uno Stato poteva avere una paura fottuta a far male i propri conti, ora, in sostanza, è virtualmente possibile che uno Stato -o peggio, più Stati- si facciano bellamente gli affari loro perché (passatemi il linguaggio terra terra, non sono un economista, e comunque a me piace scrivere in modo chiaro) “tanto c’è questo o quell’altro Stato che tira la carretta e mantiene la credibilità della valuta, che mai potrà succedere?”. Siamo uniti sotto la stessa moneta ma non siamo uniti politicamente. O facciamo come gli Stati Uniti, formati da tanti Stati indipendenti ma riuniti sotto la stessa moneta e lo stesso Presidente (un texano è un texano, ma è anche un “americano”), e questo garantisce loro un controllo adeguato di tutto il sistema, oppure rischiamo veramente che prima o poi qualcuno decida di vivacchiare sulle forti spalle altrui scoprendo le carte solo quando la situazione sarà diventata irreparabile. Col risultato che poi a dover riparare il patatrak dovranno essere proprio gli Stati forti (ma dove si è mai visto un ricco felice di privarsi dei soldi per pagare i debiti di un povero?) i quali, se non lo faranno, porteranno tutta la zona Euro a una spaventosa svalutazione. In sostanza, il meno che potrebbe capitare sarebbe un salvataggio dell’Euro, ma un impoverimento degli Stati virtuosi costretti a fare da scialuppa di salvataggio. Forse sarebbe opportuno iniziare a pensare a un sistema di unione che vada oltre alla semplice moneta. Un sistema di controllo e di governo simile a quello degli USA che porti ciascuno di noi a dire “Sono italiano/spagnolo/tedesco” ma anche “Sono europeo”. Se continuiamo a voler essere uniti e a farci contemporaneamente pure i cazzi nostri… beh, speriamo non arrivino mai, per noi, gli anni ’20.
Ascolto il telegiornale, diiiiiio quanto mi diverto. Ancora: sarà un’estate torrida, creperemo tutti. L’acqua finirà. La nostra Pianura Padana, da prospera terra di vacche, diverrà arido deserto e le vacche rimpiazzate da cammelli. Pazienza, andrà meglio ai musulmani, pratici di camelidi, peggio agli indiani mungitori. Un pò per uno in braccio alla mamma, la nostra non è terra razzista, fa felici un pò tutti. Ora però fatevi due risate con questo piccolo excursus storico.
Estate 2005. Ci si scioglieva. Soliti allarmismi, Sirchia emana una circolare: anziani, andate nei supermercati, ficcatevi nel banco frigo che è gratis. Credenti, andate in chiesa che fa fresco. Però, che scienza. Passa qualche tempo. Toh, i cani mordono (e la cosa sta tornando di moda). Che arguta osservazione. Vedevi un barboncino su di un marciapiede e te la facevi addosso, questo mi mangia. Sirchia spara un editto, si impone la museruola a tutti i cani, morti e putrefatti esclusi. E dopo il cane psicotico, la mucca pazza. Niente più fiorentina, ero disperato. D un colpo la vacca ritorna normale. Cosa non riescono a fare gli psicofarmaci d oggi. Ed il popolo italiano, depresso, che ormai si era convertito al pollame, si ritrova l’influenza aviaria. Tre o quattro pollastri moribondi e via, non si sa più che carne pigliare. Ora, invece, resteremo a secco. Ma, santa pupazza, questi ambientalisti, che genii. Non dicevano che, se il globo si scaldasse, più che rimanere a secco creperemmo tutti affogati? Dicevano che i ghiacciai e i poli, sciogliendosi, avrebbero innalzato il livello delle acque: tutto verrà sommerso, è una teoria idiota e contro ogni legge della fisica. Infatti ora si cambia teoria, olè, tutto un deserto. Divertenti le direttive di Fulco Pratesi, presidente di WWF Italia. Un genio, costui. Lui la mattina si alza. Se gli gira fa pipì, sennò quell altro bisogno: ebbene, il genio ha installato due sciacquoni, uno piccolo per la pipì, l altro normale per il resto. Ma fin qui. I denti non li lava, non si fa il bagno. Racconta del vestiario, evita le cravatte, così il colletto della camicia dura di più. Due o tre giorni la durata. Le mutande, orrore, duran di più. Supponiamo una durata di tre giorni per la camicia. queso impone un minimo di quattro per la mutanda, dunque. Ma, ocio, nella sua relazione non si accenna a bidet. Tirate le somme. Ebbene non finsce qui. La canottiera dura una settimana. Il calzino dipende dalla stagione, in inverno tre giorni, in estate meno.
Ora, lasciamo perdere le vaccate ambientaliste, per le quali il DDT è stato abolito perchè ve ne eran tracce nel sangue degli orsi polari (fa nulla se grazie ad esso sono molto diminuite le morti per malaria, per forza, accoppava le zanzare che era un piacere)-oh si, han salvato l orso yoghi!- siamo realisti, prendiamo atto che il 42 per cento dei nostri acquedotti perde come un colabrodo, e che sarebbe saggio per il governo Prodi utilizzare un pò di tesoretto per rimetterli a posto. Ma questo no, non è politically correct.
A proposito, non c entra nulla, ma il Cavaliere è stato assolto dall’accusa di corruzione per il processo Sme, deo gratias. Forse ne dirò le vicende, per ora lasciatemi esprimere il sollievo.
E alè, signori,  patatrak.
E’ giunto il verdetto per la Franzoni, 16 anni di reclusione. Ora, vi ricordate la storia di Smigle e Gollum? Ecco, posso dire con certezza che tutti, ma dico tutti coloro che han giudicato, soffrivano di questo contrasto interiore. Sapete come la penso sulla sua colpevolezza, il parere dell uomo e il parere del giurista in erba; fatemi però sbizzarrire, fatemi sfogare su questa porcellata. Nel primo pezzo riguardante questo processo mi immaginavo due sentenze: o colpevole e 30 anni di reclusione, il massimo richiediedibile col rito abbreviato (e l uomo che c è in me lo sperava ardentemente), o innocente per mancanza di prove, secondo il precetto in dubio pro reo (e il giurista in me lo auspicava). Ma no, ovvio! La prima avrebbe accontentato tutti meno gli addetti ai lavori, la seconda avrebbe scontentato l’Italia intera meno i pochi addetti che sanno essere oggettivi. Ma qui sta il bello: si è arrivati ad una soluzione che fa incazzare cani e porci: la signora è colpevole, ma non troppo. Attenuanti generiche, le chiamano. Se giudichi colpevole di infanticidio una persona, quali sono le attenuanti? Dove stanno? Io credo sia stata la polpetta per il popolo, a spese di una donna che, essendo oggettivi, potrebbe anche essere innocente. Questo caso è stato spettacolarizzato, questa donna fatta odiare; colpa sua, è odiosa, l ho già detto. Non ha espressione pulita. Dopo cinque anni che te la vedi così, sei irrimediabilmente compromesso, ti convinci che sia stata lei. Prove o non prove. Credo che la giuria abbia tenuto conto anche delle possibili reazioni della nazione dinnanzi ad una assoluzione; credo abbia anche pensato a quanto sia oltremodo ingiusto incolpare una donna senza prove concrete. Si è fatto l inciucio. Con le due sentenze assolutiste si rischiava o lo sputtanamento della legge o lo putanamento da parte degli italiani, si è cercato in circa dodici ore di camera di consiglio di trovare un rimedio. Salta in piedi il genio "in medio stat virtus! nevvero?" Ecco. Si voleva salvare capra e cavoli, la capra è schiattata dal ridere, i cavoli riarsi dal sole. Confido nella Cassazione, stiamo a vedere.
Si è lei. Non fatevi illusioni, è lei il soggetto. Respironeeeeeeeeeeeeeeeeee…
Avril Lavigne.
Olè, disco nuovo, vita nuova. Nuovo si fa per dire, è sempre la stessa solfa. Il problema è uno solo: la figlioccia ha cominciato da lolita stronza, da lolita stronza prosegue la carriera. Queso me la rende indigesta: o fai la stronza o fai la dolce ammiccante teen; i mischiotti son nauseabondi. Tu vedi i video, tutti lo stesso schema: lo specchio onnipresente. Lei che ci fa una croce sopra a pennarello in un cesso di un liceo, nel quale balla con un ragazzo (ma proprio nel cesso deve ballare?), lei che, povera disperata, si specchia mentre si lava i capelli, lei che incazzata lo scassa… ma il bello è il nuovo cd. Non l ho comprato, figuriamoci, ho visto la copertina e, per quanto riguarda i brani, mi erudisce MTV. Stupendo. Lo guardi e ti scappa da ridere. Si comincia signori! "avviso, contenuti espliciti". Qui c è la parte della stronza: vuoi far vedere che sei trasgressiva. Vabbè. Però ho analizzato e tradotto i testi. Il testo con il video ambientato nel cesso dice "hey hey tu, non mi piace la tua ragazza… hey hey, posso essere io la tua ragazza…" trasgressivo. Forse era riferito ad un altra "mi fai sentire così calda, mi fai venir voglia di gocciolare, sei così buffo, non riesco a fermarmi". Wow. Forse supera Rocco Siffredi che mangia le patatine. Ma che colpisce è la copertina, illustrazioni e foto. Illustrazione, si unisce la lolita e la stronza: ci sono 2 ossa incrociate, siiii, sono trasgressiva, e in mezzo alle ossa un teschio? No, un cuore, con taaaaaaante stelline. Sono diabetico, ho rischiato di dovermi fare dell insulina per abbassarmi lo zucchero nel sangue. Questo in alto a sinistra. A destra c è la foto di lei, versione stronza, faccia affranta, com è dura la vita.
Sempre uguale. Ma scondèt.
Ora avrete un crampo. O una colica. O vi verrà l’emicrania. O verrete colpiti da impotentia coeundi.
Fate un bel respirooo… Delitto di Cogne.
Chi di voi non ha tirato le cuoia alle prime due righe è ora fuori pericolo, credo. Il 27 Aprile è il gran giorno, Annamaria colpevole si, Annamaria colpevole no. Ora, ho una sorta di schizofrenia, una doppia personalità, mi sento come Smigle e Gollum. C è il mio lato umano, bestiala, istintivo. Questo mio lato, se rimanesse impunito, alla suddetta imputata darebbe, per così dire, fuoco. Non la posso vedere. Mi è antipatica, mi sa di falso, il marito peggio di tutto, la famiglia ancor di più. Insopportabile di suo, oltretutto amplificata nella sua atavica antipatia da uno smodato accanimento dei media su questo caso, sono cinque anni che la fanno vedere. Cinque anni che la si vede piangere senza sofferenza, non è scossa dai singhiozzi: l ha ucciso lei, pensi, ora fa la scenata. Ha la faccia da stronza, diciamolo. Poi il sangue sta sul suo pijama. E’ lei, pensi. Ora però metto buono Gollum. Che diavolo, qui si tratta di imprigionare una persona. E sbagliare soggetto vuol dire privare della libertà lui e impunire il colpevole. Allora mi impongo di cancellare dalla memoria tutto ciò che non sia oggettivo, anche se la faccia da stronza dell’imputata molto si avvicina a criteri d’oggettività. Tant’è. Ma qui non ci sono prove certe che conducano a lei. Ancora oggi non si sa bene quale sia l’arma del delitto: scarpone o mestolo di rame? Il mio parere: il mestolo è più idoneo a far schizzare via, con i suoi colpi, gocce di sangue che poi sono finite, come si sa, sui muri, ma dev esser fatto di ferro. Il rame non riesce a sfondare una scatola cranica, per quanto appartenga ad un bambino. Lo scarpone forse ce la fa, ma per la sua conformazione farebbe schizzare il sangue dall alto verso il basso, ma sui muri il sangue ha seguito una traiettoria anche opposta. Credo si scoprirà che l’arma, alla fine, è stata un’altra. Poi il pijama. Questo è agghiacciante. Gli schizzi di sangue sono davanti e dietro, sia nel diritto che nel rovescio. L assassino, in pratica, ha cominciato il massacro con il pijama a posto. Poi si è fermato. L ha dunque indossato al contrario e ha continuato il massacro. Si è fermato, ha indossato il pijama al rovescio, ma diritto, con l etichetta dietro, per capirci. Si è dunque rifermato, e ha messo il pijama al rovescio, come prima, ma invertendo il senso: ora l’etichetta è davanti. Ora, questo comportamento è illogico, da matti, stai uccidendo una persona, non ti puoi permettere il lusso di perdere tempo per assicurarti di imbrattare il pijama in ogni suo angolo. E questo, in realtà, coinciderebbe con la temporanea follia ipotizzata dall’accusa. Ma se era folle a tal punto, dove ha trovato la lucidità di nascondere l’arma del delitto in modo tanto efficiente? E dove ha trovato il tempo di nasconderla? Con il tempo che aveva a disposizione, la Franzoni non avrebbe fisicamente potuto nasconderla troppo lontano da casa sua. Come la mettiamo? L’arma è incerta, la tesi di momentanea incapacità mentale anche. Nulla che la possa incriminare direttamente. Sfiga nella sfiga, Taormina l ha mollata; ti vien da pensare che se un avvocato di quel calibro ha fatto una scelta del genere è solo perchè era sicuro di perdere, dopo così tanto tempo sotto i riflettori non avrebbe giovato alla sua carriera e credibilità. E le è capitato un avvocato d ufficio, che non avrebbe avuto tempo di documentarsi totalmente neanche studiando il caso giorno e notte ininterrottamente. E magari l’innocenza sta in un piccolo particolare tralasciato che il nuovo avvocato, o meglio avvocatessa, non sa.
Ribadisco, non sopporto questa donna. Mi è antipatica. Ma ancora più antipatica mi è l’idea di imprigionare una innocente e non il vero bastardo colpevole. Detto questo, è anche possibile che sia colpevole, ma non si può definire allo stato attuale. Il 27 si vedrà:
"condannata a 30 anni di reclusione per antipatia e scassamento di balle qunquennale"
oppure, con disperazione di Gollum (e di tutta l’Italia, di tutti voi, siate sinceri, su), ma più veritiera
"assolta per mancanza di prove".
Stiamo a vedere.
Non so se vi sia giunto all orecchio, c è una proposta di legge per rendere DOC niente popò di meno che l italico cappuccino. Le ho dato un’occhiata; si sfiora il fanatismo all’arabica: il caffè deve essere in quantità pari a un sesto, il latte rigorosamente intero, mai di temperatura superiore ai 55 gradi, e, amici miei, la schiuma. Per descrivere le qualità necessarie ad una schiuma per divenire DOC, sono convinto che abbiano inventato non so quale diavoleria che resusciti i morti: hanno resuscitato Dante. La schiuma dev essere suadente, morbida, cremosa, deve profumare di nocciola, liquirizia. Deve persino superare la perizia cromatica: deve esser candida, graziosamente striata di fulvo colore, i passaggi cromatici morbidi come il suo gusto. Possibilmente siano a spirale, le striature. E il cacao purissimo dev essere, MAI sopra la schiuma, no, rischia di appiattirla, opprimerla con il suo peso. No, il cacao va TRA il caffè e la schiuma. Così tu aggiungi il latte e il cacao sta li, tu lo vedi solo per un ulteriore striatura nocciola che fugge in superficie. Non lo aspetti ma, al primo sorso, ti lecchi il labbro superiore (perchè se non lo fai sembri il vecchio della birra Moretti, e comunque rischi di trovare un gnocca ke ti incolla un cartaceo tovagliolo con relativa figura da pirla), e lo ritrovi, con quel gusto amorevolmente amaro, che si va a inglobare così bene sulla lingua che ha ancora il sapore di caffè. Eeeeeeh cari amici, questo tizio che ha proposto la legge è quasi sicuramente un matto col botto, ma in fondo, su, ha ragione. Anzi, dato che sono ormai pluripremiato per le mie ricerche sociologiche (vedi pezzi precedenti, il Nobel non l ho ancora…) intendo divenire eroe nazionale appellandomi al mondo intero; che i capi di tutte le nazioni si riuniscano per sottostare alle italiche direttive su come preparare un caffè che verrà, poi, meritevolmente definito "espresso". Bene. Propongo il mio tipo ideale, il cappuccino è a posto, al caffè ghe pensi mì. Partirei dal chicco verde, ma la cosa rischa di diventar lunga. Poi, in questa società distrutta, non credo ci siano molti che conoscano la forma originale del caffè. Fàmo così: io dico come prepararlo, un altro collega vi istruirà sulle qualità e sui passaggi che precedono la Moka. Innanzitutto non va pressato. Mai, accidenti! Si, si può fare una leggera pressione in modo che l acqua, faticando a passare, sosti nel filtro per più tempo aromatizzandosi di più, ma non pressate per farcene stare di più! Riempite il filtro completamente, poi pressate, e non aggiungete altro. L’acqua non deve mai superare il livello della valvola di sicurezza, quel bulloncino che sta ala base della caffettiera. E, segreto alla De Filippo, mettete una punta di caffè pure nel serbatoio dell acqua, prima del filtro; la profumerà. La tazzina sia calda, prima di versarci il caffè mettetela sotto l’acqua corrente. E, in nome di Dio, NON lucidate l interno della parte superiore della caffettiera! Permettete che si formi una leggera patina nera, separerà il metallo dalla bevanda. In effetti, se ci badate, il caffè con la caffettiera nuova ha un gusto vagamente metallico. Quindi sciacquate ma NON strofinate. E poi solo acqua, non usate detersivi. Ora l aspetto: nella tazzina, la sostanza non si deve vedere direttamente. Non sono matto, intendo dire che ci deve essere uno strato di crema tra il caffè e la brutale aria. Per capirci, anche se io lo bevo amaro, una buona crema è tale quando, versato il cucchiaino di zucchero (di canna!), esso esita, scende granello per granello, prende confidenza. Allora la crema è perfetta. Purtroppo però essa si ottiene solo per colatura diretta, con la moka è impossibile perchè le colature son due: nella parte superiore della caffettiera prima e nella tazzina poi. Peccato. Suddetta crema infatti, permette un passaggio ottimale di aroma nell ambiente, senza per questo privare di esso la bevanda. E il colore. Non dev essere di un nero aggressivo, deve essere nero si, ma con sensuali riflessi nocciola. Il gusto mai pungente, ma morbido, persistente, e che non aggredisca lo stomaco e la testa: infatti una buona qualità è intrinsecamente povera di caffeina. Questa è la mia proposta. Mai più voglio andare in Austria, chiedere un espresso, e vedermi servito un mastellone di roba marroncina zuccherata di suo. Scherziamo? Ma io ti chiedo i danni, animale che sei! E alle mie proteste, che, dannazione, volevo un espresso, tu mi guardi come dire "povero idiota, e questo che diavolaccio è???". No, bisogna intervenire. Votatemi, per un mondo migliore, perchè se bevi ‘na bbuona tazzuriella ‘e cafè sei più felice, la vogliamo dare ‘sta felicità pure al resto del mondo o ce la teniamo noi italiani, col rischio però di incazzarci quando andiamo all estero?????? Dite, non vi è venuta voglia di berne uno?

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