Il Calabrescia pensiero

‘Na tazzuriella ‘e cafè

Posted on: 21 aprile 2007

Non so se vi sia giunto all orecchio, c è una proposta di legge per rendere DOC niente popò di meno che l italico cappuccino. Le ho dato un’occhiata; si sfiora il fanatismo all’arabica: il caffè deve essere in quantità pari a un sesto, il latte rigorosamente intero, mai di temperatura superiore ai 55 gradi, e, amici miei, la schiuma. Per descrivere le qualità necessarie ad una schiuma per divenire DOC, sono convinto che abbiano inventato non so quale diavoleria che resusciti i morti: hanno resuscitato Dante. La schiuma dev essere suadente, morbida, cremosa, deve profumare di nocciola, liquirizia. Deve persino superare la perizia cromatica: deve esser candida, graziosamente striata di fulvo colore, i passaggi cromatici morbidi come il suo gusto. Possibilmente siano a spirale, le striature. E il cacao purissimo dev essere, MAI sopra la schiuma, no, rischia di appiattirla, opprimerla con il suo peso. No, il cacao va TRA il caffè e la schiuma. Così tu aggiungi il latte e il cacao sta li, tu lo vedi solo per un ulteriore striatura nocciola che fugge in superficie. Non lo aspetti ma, al primo sorso, ti lecchi il labbro superiore (perchè se non lo fai sembri il vecchio della birra Moretti, e comunque rischi di trovare un gnocca ke ti incolla un cartaceo tovagliolo con relativa figura da pirla), e lo ritrovi, con quel gusto amorevolmente amaro, che si va a inglobare così bene sulla lingua che ha ancora il sapore di caffè. Eeeeeeh cari amici, questo tizio che ha proposto la legge è quasi sicuramente un matto col botto, ma in fondo, su, ha ragione. Anzi, dato che sono ormai pluripremiato per le mie ricerche sociologiche (vedi pezzi precedenti, il Nobel non l ho ancora…) intendo divenire eroe nazionale appellandomi al mondo intero; che i capi di tutte le nazioni si riuniscano per sottostare alle italiche direttive su come preparare un caffè che verrà, poi, meritevolmente definito "espresso". Bene. Propongo il mio tipo ideale, il cappuccino è a posto, al caffè ghe pensi mì. Partirei dal chicco verde, ma la cosa rischa di diventar lunga. Poi, in questa società distrutta, non credo ci siano molti che conoscano la forma originale del caffè. Fàmo così: io dico come prepararlo, un altro collega vi istruirà sulle qualità e sui passaggi che precedono la Moka. Innanzitutto non va pressato. Mai, accidenti! Si, si può fare una leggera pressione in modo che l acqua, faticando a passare, sosti nel filtro per più tempo aromatizzandosi di più, ma non pressate per farcene stare di più! Riempite il filtro completamente, poi pressate, e non aggiungete altro. L’acqua non deve mai superare il livello della valvola di sicurezza, quel bulloncino che sta ala base della caffettiera. E, segreto alla De Filippo, mettete una punta di caffè pure nel serbatoio dell acqua, prima del filtro; la profumerà. La tazzina sia calda, prima di versarci il caffè mettetela sotto l’acqua corrente. E, in nome di Dio, NON lucidate l interno della parte superiore della caffettiera! Permettete che si formi una leggera patina nera, separerà il metallo dalla bevanda. In effetti, se ci badate, il caffè con la caffettiera nuova ha un gusto vagamente metallico. Quindi sciacquate ma NON strofinate. E poi solo acqua, non usate detersivi. Ora l aspetto: nella tazzina, la sostanza non si deve vedere direttamente. Non sono matto, intendo dire che ci deve essere uno strato di crema tra il caffè e la brutale aria. Per capirci, anche se io lo bevo amaro, una buona crema è tale quando, versato il cucchiaino di zucchero (di canna!), esso esita, scende granello per granello, prende confidenza. Allora la crema è perfetta. Purtroppo però essa si ottiene solo per colatura diretta, con la moka è impossibile perchè le colature son due: nella parte superiore della caffettiera prima e nella tazzina poi. Peccato. Suddetta crema infatti, permette un passaggio ottimale di aroma nell ambiente, senza per questo privare di esso la bevanda. E il colore. Non dev essere di un nero aggressivo, deve essere nero si, ma con sensuali riflessi nocciola. Il gusto mai pungente, ma morbido, persistente, e che non aggredisca lo stomaco e la testa: infatti una buona qualità è intrinsecamente povera di caffeina. Questa è la mia proposta. Mai più voglio andare in Austria, chiedere un espresso, e vedermi servito un mastellone di roba marroncina zuccherata di suo. Scherziamo? Ma io ti chiedo i danni, animale che sei! E alle mie proteste, che, dannazione, volevo un espresso, tu mi guardi come dire "povero idiota, e questo che diavolaccio è???". No, bisogna intervenire. Votatemi, per un mondo migliore, perchè se bevi ‘na bbuona tazzuriella ‘e cafè sei più felice, la vogliamo dare ‘sta felicità pure al resto del mondo o ce la teniamo noi italiani, col rischio però di incazzarci quando andiamo all estero?????? Dite, non vi è venuta voglia di berne uno?
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1 Response to "‘Na tazzuriella ‘e cafè"

A che bell’ò cafè pure in carcere ‘o sanno fa co’ à ricetta ch’à Ciccirinella compagno di cella ci ha dato mammà
 
vedi!?lo dice anke De Andrè!!!
ciau

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    • Piero Sallusti: te saluto......pure i galli hanno capito che il mentitore di professione era solo un cavallo di troia per indagare Valle....un finto accusatore, d'acc
    • Franco (@Francostars1): Gli atti osceni in autovettura possono essere evitati come reato se i vetri sono appannati o tutti coperti, come citato dalle Sentenze della Cassazion
    • calabrescia: Esistono anche assassini magri. E non possiamo sapere se Simonetta non conoscesse il Valle.
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