Il Calabrescia pensiero

Siamo uniti, ma anche no

Posted on: 29 aprile 2007

Mi ricordo un mio professore del liceo, di storia e filosofia, mentre ci spiegava l’iperinflazione del Marco nella Germania degli anni ’20. Brutta storia: per pagare i debiti di guerra hanno iniziato a stampare denaro giorno e notte, col risultato che alla fine il valore della moneta è diventato irrisorio. Questo voleva dire che chiunque avesse una somma di denaro frutto di risparmi -magari di anni- un mese prima poteva, con quella somma, comprare un’automobile, mentre il mese dopo avrebbe potuto comprarci forse un litro di latte. Questo valeva sia per i piccoli risparmiatori che per i grandi industriali. Risultato? Un mostruoso crak. Che, lo sappiamo, alla fine ha portato all’esasperazione il popolo tedesco il quale, trovandosi davanti un certo Adolfo -che proponeva un ritorno della Germania agli antichi splendori- non ha esitato un secondo a stravotarlo. E sappiamo pure come è finita.
Ora, in Europa, da qualche anno abbiamo l’Euro. Questo vuol dire che siamo tutti uniti sotto un unico destino monetario. Allo stesso tempo, in Europa, ogni Stato ha una propria sovranità: io faccio così, decido cosà, tu fatti gli affari tuoi che io mi faccio i miei. Il problema nascerebbe se uno di questi Stati iniziasse a fare il furbetto: il valore dell’Euro non è più legato alle vicende di un solo Stato (come poteva essere il Marco per la Germania) ma è piuttosto legato alla stabilità di tutti gli Stati messi insieme.
Questo vuol dire che se prima uno Stato poteva avere una paura fottuta a far male i propri conti, ora, in sostanza, è virtualmente possibile che uno Stato -o peggio, più Stati- si facciano bellamente gli affari loro perché (passatemi il linguaggio terra terra, non sono un economista, e comunque a me piace scrivere in modo chiaro) “tanto c’è questo o quell’altro Stato che tira la carretta e mantiene la credibilità della valuta, che mai potrà succedere?”. Siamo uniti sotto la stessa moneta ma non siamo uniti politicamente. O facciamo come gli Stati Uniti, formati da tanti Stati indipendenti ma riuniti sotto la stessa moneta e lo stesso Presidente (un texano è un texano, ma è anche un “americano”), e questo garantisce loro un controllo adeguato di tutto il sistema, oppure rischiamo veramente che prima o poi qualcuno decida di vivacchiare sulle forti spalle altrui scoprendo le carte solo quando la situazione sarà diventata irreparabile. Col risultato che poi a dover riparare il patatrak dovranno essere proprio gli Stati forti (ma dove si è mai visto un ricco felice di privarsi dei soldi per pagare i debiti di un povero?) i quali, se non lo faranno, porteranno tutta la zona Euro a una spaventosa svalutazione. In sostanza, il meno che potrebbe capitare sarebbe un salvataggio dell’Euro, ma un impoverimento degli Stati virtuosi costretti a fare da scialuppa di salvataggio. Forse sarebbe opportuno iniziare a pensare a un sistema di unione che vada oltre alla semplice moneta. Un sistema di controllo e di governo simile a quello degli USA che porti ciascuno di noi a dire “Sono italiano/spagnolo/tedesco” ma anche “Sono europeo”. Se continuiamo a voler essere uniti e a farci contemporaneamente pure i cazzi nostri… beh, speriamo non arrivino mai, per noi, gli anni ’20.
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1 Response to "Siamo uniti, ma anche no"

O.o\’

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