Il Calabrescia pensiero

Archive for maggio 2007

Amici, ho sclerato. Il caldo, lo studio. Ore e ore a memorizzare e affinare lo sguardo, il movimento delle mani, la postura, la dizione.
Perchè, anche se non c’ entrano un emerito tubazzo con i miei studi -non per ora almeno- pare che in facoltà provino un viscerale godimento a bocciare persone che, benchè sapienti, abbiano un marcato accento regionale o una postura goffa. Va bene che in tribunale saranno fattori di non poco conto, però…
Scusate lo sfogo. Avevo detto, nel pezzo precedente, che avrei fatto delle considerazioni sul nostro stato, mi correggo. E’ la nostra forma di governo, che io intendo apostrofare. La nostra è una democrazia. Va bene, lo sanno tutti. Ora, per via del caldo e della mia psicolabilità concedetemi una confessione, per la quale, forse, verrò, come si suol dire, "cazziato di bestia".
Ebbene, si sta formando in me la considerazione che la democrazia sia lo sfacielo totale, quanto di peggio possa capitare ad uno stato. No, non si cominci a scaldare il vecchio e stantìo spirito partigiano; non intendo fare apologia di fascismo. La mia è una considerazione dettata, come tutte le mie considerazioni, dalla logica.
In Italia possono votare tutti, cani e porci, dal compimento del diciottesimo anno d’età. Per il voto al senato è necessario attendere i 25 anni.
Cominciamo con il ragionamento. Siamo in ospedale. C’è un malato nel letto, sofferente. E’ li che si contorce dal dolore. Arriva il medico, e con geniale acume afferma: "Poffarbacco, qui urge un intervento!".
Bravo genio. Dunque che fa? Chiama una task force di avvocati. Loro si consultano e decidono che tipo di intervento fare. Il medico esegue.
Ma, disgrazia, i suddetti avvocati non sanno una mazza di niente di medicina, hanno deciso che intervento fare a casaccio.
Risultato, al paziente viene trapiantato un rene, intervento perfetto, solo che, invece, egli soffriva di semplice appendicite; l’appendice non viene rimossa, il malato crepa dopo pochi giorni per una peritonite.
Ecco, amici. Questa è la pessima idea che mi sto facendo della democrazia. Lo stato è il malato, il medico i governanti, gli avvocati inetti il popolo votante. Tutti i cittadini possono votare, cani e porci, basta che abbiano diciotto anni. Non fa nulla se non sanno un cazzo di nulla di politica. Non fa nulla se sono ancora troppo giovani per avere una propria idea, e formano quindi le loro ideologie politiche in base a quello che dicono i "grandi", perchè "ne sanno di più". Non fa nulla se poi i "grandi" sono i cannaioli, categoria nefanda, per i quali è tutto concesso, va bene tutto basta che ci si possa fare le canne. Non fa nulla se, anche se non giovani nè tantomeno cannaioli, hanno diritto di voto persone che, a malapena, hanno centrato fortunosamente la terza media.
Ora, non pensiate che ritenga tali persone come esseri inferiori: non fraintedete.
Non credo che un muratore sia meno degno di essere chiamato uomo rispetto a un avvocato, un medico o un ingegnere; dico solo che bisogna lasciare la legge e la politica a chi di legge e politica se ne intende. Si è creata una credenza idiota che votare e di coseguenza decidere il destino dello stato sia un diritto. Diritto un cavolo, deve essere un merito. Non dico che possano votare solo i laureati in giurisprudenza, dico solo che debbano essere ammessi al voto solo coloro che, -tramite test, perchè no- abbiano i requisiti per capire appieno quel che stanno facendo. Nessuno che non sia laureato in medicina può dire a un medico come agire, nessuno può fare un progetto per conto di un ingegnere. A nessuno si deve pemettere di rovinare l’Italia solo perchè ignorante in materia. Per dire, ricordate quando ci fù il referendum sulla modifica della Costituzione? Ecco. Vi assicuro, ben pochi erano i miei coetanei, e io compreso, che sapessero cosa comportasse veramente tale referendum. Bastò il commento di un mio professore che disse: "Questa modifica non va bene perchè cambia troppe cose di colpo!". Motivazione per me idiota, ma degna di rispetto. Quello che non fù degno di rispetto fù la reazione dei coetanei: tutti a dire che la modifica era troppo grossa, troppo precipitosa. Non è forse sintomo di ignoranza? E questa è tutta gente che è andata a votare. Aggiungamo quelli, schifo massimo, che non vanno a votare perchè "tanto poi non cambia un cazzo". Ecco, io proporrei non solo un test per l idoneità al voto, ma anche una specie di giustificazione per il voto mancato: se uno non ha potuto votare perchè doveva lavorare o perchè malato va bene, se uno non vota senza motivo, che perda il diritto di voto. E che lo riacquisti solo dietro pagamento di una sanzione.
Vediamo se così si riesce a formare una classe votante consapevole e un serio trattamento non del diritto di voto, bensì del privilegio del voto, che non dovrà essere sessista, classista o razzista, ma solo in relazione alla cultura giuridica necessaria.
Viva la meritcrazia al voto, viva la serietà e il rispetto degli oneri che vengono imposti dal essere considerati idonei a decidere assieme ai governanti del destino dell’Italia.
Nuova bischerata dei Centri Sociali. Però stavolta non l han avuta vinta, una piccola reazione c’è stata.
Ecco il fattaccio.
Aula dell’ Università Statale, facoltà di Scienze Politiche. Suddetta aula, per motivi imprecisati, è inutilizzata da tre anni. Poco tempo fa, la genialata delle testine sociali: "We okkupiamo l’aula, tanto non è di nessuno". I motivi del gesto sono contrastanti; alcuni baldi autonomi affermano che l’occupazione serva a fornire uno spazio utile "Alla buona e sana discussione politica", altri, con dichiarazione datata 17 Maggio 2007, "Per avere uno spazio dove farci una canna dietro l’altra senza che nessuno rompa le scatole".
Ora, facciamo finta che la seconda motivazione non sia mai stata dichiarata. Facciamo finta che gli autori del gesto non siano i rossissimi Centri Sociali, per i quali ho una viscerale antipatia; questo aiuterà ad analizzare meglio. Poniamo che queste siano persone civilissime che, nelle loro dissertazioni politiche, pongano interessanti e valide proposte al funzionamento della Repubblica. Alè, così, per assurdo facciamoli diventare intellettuali-eroi. Anche se così fosse, cari amici, non avreste il diritto di occupare neanche la cantina di nonna vostra; la struttura non vi appartiene, se volete usufruirne in modo particolare dovete avere un permesso, e non è detto che vi venga dato.
Questo lo sapeva bene il preside, più baldo dei rossi baldi, il baldissimo. Anzi, lo chiamerò "Braveheart".
Bene, che ha fatto il William Wallace dei nostri tempi? Di notte ha fatto murare le porte dell’ aula incriminata (senza dentro i cannaioli, eh!). Finimondo.
Il giorno seguente parte il commando punitivo dei Grande Puffo (il quale, lo si evince dall abbigliamento, deve essere il capo carismatico di qualche centro); Il preside sta nel suo studio, con alcuni ragazzi delle liste studentesche. I cannaioli arrivano, gli sbattono in faccia il megafono gridando "Buongiorno signor preside!". Seguono spintoni (a onor del vero, bisogna dire, non finalizzati ad intaccare l’integrità fisica di Braveheart, almeno questo…), e distruzione di libri e quanto di più comodo da distruggere sia alla mano. Per sedare la situazione è necessaria la DIGOS, la polizia politica. Dell’orda selvaggia vengono riconosciuti quattro soggetti.
Questo fatto mi fa pensare al progetto (infausto) di legalzzare le droghe leggere e mi fa fare una considerazione più ampia, che comprende tutto lo Stato in generale.
Ne dirò più avanti. 
Un uomo rozzo ma intelligente andò un giorno da un maestro, per farsi rendere dotto sulle giurisprudenza e sulla retorica. Veniva da una famiglia umile, non aveva quasi nulla, per questo chiarì subito col maestro che non aveva i soldi per permettersi di pagare gli studi: "Non ti preoccupare -disse il maestro- mi pagherai non appena vincerai la tua prima causa". E così decise di istruirlo rendendolo abile nel ragionamento, nella parola e nella conoscenza delle leggi. Poco tempo dopo, però, morì uno zio del novello giurista, un cavadenti, e, avendo imparato in passato i fndamenti del mestiere dallo zio, il suddetto giurista ne prese l ambulatorio, gli attrezzi, e cominciò a esercitarne la professione, dimenticandosi della possibilità di intraprendere una professione legale. Il suo maestro, dovendosi far togliere un dente cariato, gli capitò nell ambulatorio. "Tu hai un debito con me!" gli disse. Ma il cavadenti, che era scaltro, gli rispose: "Non ho alcun debito: tu stesso lo hai detto, mi pagherai non appena vincerai la tua prima causa; ebbene, faccio il cavadenti, e di cause non ne ho mai vinte, quindi non ti devo nulla."
Il maestro, raffinato nel ragionamento a sua volta: "Ebbene ti citerò in giudizio: se vincerai la causa e il giudice, dandoti ragione, ti dirà di non pagarmi, mi pagherai lo stesso in quanto dovrai tener fede alla tua promessa. Se perderai mi dovrai comunque pagare, in quanto ti verrà imposto dal giudice"
E il suo vecchio allievo: "No, se vincerò non ti pagherò, perchè il giudice, in tal caso, non lo riterrà equo; se perderò non ti pagherò comunque, perchè non avrei vinto la mia prima causa."
La situazione era paradossale: entrambi i ragionamenti erano validi.
Si fece il processo e il giudice, non avendo il cavadenti ancora vinto la sua prima causa, non potè far valere il diritto del maestro a risquotere il suo credito, poichè la condizione era proprio una vittoria in tribunale. Si diede così ragione al cavadenti, che, così, la fece franca. Qualche tempo dopo, ritrovatisi maestro e allievo, si discusse sulla singolarità della faccenda e, poichè i rapporti tra i due erano nonostante tutto molto buoni, lo stesso cavadenti diede un consiglio a favore del maestro: "Un modo per avere i tuoi soldi ce l hai: citami ancora in giudizio, non puoi che averne ragione. Se infatti il giudice darà ragione a me dicendomi di non pagarti avrai i tuoi soldi comunque, piochè una causa l ho già vinta e questa sarebbe la seconda. Se invece il giudice darà ragione a te, avrai i tuoi soldi, in quanto mi verrà imposto dal giudice di pagarti."
Si fece quindi l’appello e il giudice, vedendo ora che la condizione per il pagamento si era ormai verificata (il cavadenti aveva vinto in primo grado la sua prima causa), diede ragione al maestro, che, finalmente, potè risquotere il suo credito.
Il senso di questa storia è che, anche quando una situazione sembri apparentemente in stallo e senza via d’uscita, si trova sempre un modo, con l’intelligenza, non solo di uscirne, ma anche di uscirne vincenti, senza offendere e senza violenza. E che non esistono verità o falsità assolute, così come non esistono difficoltà invalicabili.
 
Ho recentemente visto un documentario sul gravissimo attacco subito dagli Stati Uniti l’ undici settembre 2001 e, essendo in me il ricordo di quel giorno ancora vivissimo, ho deciso di raccontarne gli avvenimenti dal mio punto di vista, epurato da qualsiasi simpatia politica, limitandomi alle sensazioni di quei momenti.
Avevo appena cominciato il liceo, se non sbaglio da circa tre giorni. Il caldo estivo si faceva ancora sentire e, ovviamente, di compiti ancora non ce n’erano. Questo mi permetteva di darmi al sano divertimento e di organizzare il tempo a mio piacimento. Ricordo che, in particolare, si decise di fare visita ai nonni per poi trovarci con alcuni parenti. Arrivammo a casa loro per le ore 14, e, come al solito, mia sorella si appartò a giocare con mia cugina (affari di donne). Non sapendo che fare mi accesi la TV, ricordo che trasmettevano un programma interessante. Alle ore 14.50 circa succede una cosa strana: tutte le televisioni cominciano a trasmettere edizioni straordinarie di vari tg. Si parla di un Boeing schiantatosi (si pensa accidentalmente) contro una delle torri gemelle, la torre nord. Vengono trasmesse le immagini: la torre è seriamente danneggiata, il punto d impatto è all incirca nel suo quarto superiore. Dove c è lo squarcio è un inferno, fuoco in ogni dove, ai piani superiori, fino alla sommità, un fumo impenetrabile. Si poteva facilmente intuire cosa stesse succedendo a coloro che non fossero morti sul colpo: o stavano morendo bruciati o per lenta asfissia e intossicazione. D’istinto penso: cavolo, com è possibile che per errore un aereo così grosso voli ad un’altezza così esigua? Come si fa con un cielo così limpido a centrare una delle torri?
La stessa domanda viene sollevata dai tg: le circostanze della tragedia sono singolari.
Dopo circa dieci minuti il sangue si gela. Ricordo che in quel momento ero sintonizzato su rete 4. Alle spalle di Emilio Fede c è uno schermo dove vengono proiettate le immagini in diretta del disastro. Si vede un oggetto nero avvicinarsi alle torri. Palla di fuoco. Fede se ne accorge, resta inebetito. Non parla per qualche secondo. Guarda in studio. L inviato gli conferma la notizia. Guarda in camera e, a voce bassa e piatta annuncia: "Un secondo aereo ha colpito… l altra torre… la torre sud… forse… forse è un attacco…"
Partono le immagini più dettagliate: la seconda torre è danneggiata in un punto più basso, circa a metà. Comincio ad avere paura, penso a Pearl Harbor. So che la situazione è gravissima, ormai è certo che non si tratta di fatalità, è un attacco. E se fossero i paesi dell est, antiamericani? Se fossero loro e scoppiasse una guerra? Mi figuravo le forze NATO contro una coalizione imprecisata di paesi dell est: la 3 guerra mondiale. Ricordo che i miei nonni, avendo vissuto l esperienza della 2 guerra mondiale erano ammutoliti, credo che pensassero le stesse cose che pensavo io. Prendo il cellulare, chiamo i miei che sono a fare la spesa: "Stanno attaccando l’America! E’ un casino! Oddio…" Mi risponde mio papà, allibito: "Stiamo guardando…"
C’era un bar interno al supermercato, con tanto di televisore, e il barista, vedendo le immagini aveva gridato "Ehi venite! Cazzo guardate che roba!"
Ore 15.45 circa. Si annuncia che un terzo aereo, si presume ancora un Boeing, si è appena abbattuto sul Pentagono. Se prima avevo paura, vengo preso dal terrore. Il Pentagono. Una delle strutture più protette del Pianeta era appena stata colpita. Era ormai chiarissimo che non ci si trovava davanti ad un’organizzazione qualunque; se avevano colpito il Pentagono potevano potenzialmente distruggere qualsiasi obbiettivo, sia civile che militare. Ho paura che da un momento all altro succeda qualcosa anche in Italia, nessuno poteva dire con certezza che non sarebbe successo. Seguono minuti di relativa calma, vengono mandate in onda le immagini delle torri e della gente per strada. Era orribile. Oggi nessun documentario può darne l’idea. Certo, le immagini sono le stesse, ma… guardarle sapendo che in quel momento dall’altra parte del globo stanno morendo tante persone e che non puoi fare niente… Dio, è una sensazione orrenda. Vedevo gente per strada con occhi sgranati, chi era immobile, incredulo, chi piangeva convulsamente. Ricordo di una donna bionda. Prima guardava verso le torri, immobile. Poi ha sgranato gli occhi e, di punto in bianco, ha cominciato a piangere come una disperata portandosi le mani al viso e gridando "Oh God! Oh my God…".
Non capivo il perchè di questa reazione improvvisa: lo capii qualche giorno dopo, quando si comunicò che molta gente, pur di non finire bruciata viva, aveva preferito morire buttandosi dalle torri, sperando forse in una morte più veloce e meno dolorosa. In quei momenti la cosa veniva censurata dai media. Credo che quella donna abbia visto della gente buttarsi.
Ore 16 circa: la torre sud, in quanto il punto danneggiato era molto in basso, e doveva reggere quindi un peso maggiore rispetto al punto d impatto della torre nord, collassa. Il tutto viene ripreso da un cameraman a terra. Stava riprendendo la gente. Si sente un grido "The tower! Take over, take over! (la torre!Al riparo, al riparo!)"
Il cameraman punta l obiettivo: la torre collassa per davvero. Scappa in direzione opposta al flusso di polvere e detriti, avendo l’accortezza di tenere l obiettivo in modo tale che puntasse alle sue spalle. Le immagini, come ovvio, sono mosse, ma spaventose. Si vede questa enorme nube di polvere che avanza, si vedono persone in lontananza che vengono travolte. Il cameraman, quando sente che questa onda di detriti è ormai troppo vicina, decide di cercare riparo in una strada perpendicolare al flusso tossico, perchè carico di amianto e mercurio. forse pensa che così sarà al riparo dai detriti più grossi. E ha ragione. Dopo pochi secondi si vede la nube avanzare per la strada principale, ma le polveri non risparmiano nulla; il cameraman, anche se indirettamente, viene investito, dopo tre o quattro secondi la telecamera non capta più neanche un filo di luce. Solo le telecamere più lontane possono testimoniare quei momenti: cenere, carta in cielo, fumo. Da questa visuale si può intuire cosa possa essere successo a chi, ai piedi delle torri, non abbia trovato la forza di scappare, bloccato dalla paura. E anche a chi, pur scappando, sia stato travolto da detriti taglienti, ustionanti, tossici.
Non si può più respirare: ore 16.10, altra notizia. Un quarto aereo si è schiantato in un campo, in Pennsylvanya. Ci si chiede il perchè non abbia centrato nessun edificio. E’ chiaro che dovesse colpire qualcosa, in quelle circostanze nessuno credeva ad una fatalità. La cosa verrà spiegata in seguito: il quarto aereo avrebbe dovuto abbattersi o contro la Casa Bianca o contro il Parlamento. E’ precipitato in una zona disabitata solo grazie all’eroica rivolta dei passeggeri, che sono riusciti a riprendere il controllo del velivolo ma non a farlo atterrare. Sono morti tutti, ma grazie a loro si sono evitate altre vittime civili. Onore a loro, e rispetto.
Ore 16.30 circa, ultimo capitolo. La torre nord collassa. Stessa nube. Forse addirittura peggiore, perchè ora a polvere si aggiunge polvere. Speravo che almeno la torre nord stesse in piedi, perchè un ulteriore crollo se significava morte quasi certa per i superstiti in strada, significava anche morte sicura per chi era all interno della struttura. Quando l’aria ritorna sufficientemente limpida, si vedono le immagini riprese vicino al luogo del disastro. Le autobotti corrono come se fossero sulla sabbia, tanta è la polvere. le persone sono spettri grigi. Chi è ferito altèrna il grigio della polvere al rosso del sangue. Si vedono cumuli grigi distesi, di forma cilindrica, lunghi e stretti. Facile immaginare che siano cadaveri ricoperti di cenere. La strage è totale, persino i vigili del fuoco perdono il controllo. Si vede che uno di loro piange, è tutto nero e ha una maschera d ossigeno; ha fatto il suo dovere. Si vede anche un vigile che, pur essendo ancora pulito, piange disperato. Probabile che non sia ancora entrato in azione, può darsi che la frustrazione lo blocchi. Comprensibile, è un inferno.
Il giorno seguente viene divulgata la notizia dei salti nel vuoto. Famosissima la fotografia denominata "the falling man": la potete vedere tramite qualsiasi motore di ricerca. Vi è ritratto un uomo di colore, nel mezzo della sua caduta: a testa in giù, mani lungo i fianchi, la gamba sinistra distesa e la destra un pò rannicchiata. Non sembra aver paura dell impatto e della morte imminente. C’è chi identifica quest uomo con Norberto Hernandez, un cameriere di un ristorante interno alle torri.
Fate conto che, per il fuso orario, esiste una differenza di 6 ore tra l’italia e New York. Per essere precisi ecco i dati in ora locale
 
8.45: impatto con la torre nord
9.05: impatto con la torre sud
9.40: impatto con il Pentagono
10.00: crollo torre sud
10.05: aereo precipita in Pennsylvanya
10.30: crollo torre nord
 
Vittime: 2987
(Vittime a Pearl Harbor: 2400)
Feriti: numero sconosciuto.
 
Ancora oggi fatico a crederlo. Ma è successo davvero.
Bene, ora si è toccato il fondo. Avrete perlomeno avuto sentore del fattaccio: arrestate maestre d asilo che, complici qualche bidella e un benzinaio di colore, si davano ad atti pedopornografici con i piccoli della loro stessa scuola materna. Scoppia il pandemonio, l isterismo. Dagli alle maestre. Ora, dopo un mesetto, cambia tutto: il fatto non sussiste signori, cali il sipario. Scoppia la rivolta. Dagli alla magistratura. Han infangato persone innocenti. Eeeeeeeeeeeeh no signori, un minuto. Consentitemi.
E’ vero, queste persone si sono fatte un mesetto di carcere, si aveva paura che inquinassero eventuali prove. Questo cozza con la presunzione di innocenza: nessuno può esser privato della libertà se non quando sia riconosciuto colpevole; francamente, fossi stato un magistrato, avrei adottato le stesse misure cautelari. Ma la critica maggiore alla magistratura è di aver "infangato" i nomi di persone non colpevoli, per mezzo delle indagini. No, qui il colpevole è un altro. Ma santo cielo, siamo seri: la magistratura ha il dovere di indagare e, a indagini fatte, di decidere se la persona sia colpevole o innocente. Se si indagasse solo su persone che siano risaputamente colpevoli, per evitare le critiche dei bambi di turno, le indagini stesse non avrebbero senso. Se si scopre che si è indagato su innocenti, pandemonio. Bisogna indagare solo sui colpevoli. Capite che la storia non sta in piedi.
No, gli stronzi, oh media, siete voi. Non sono forse i telegiornali che hanno mandato in onda le vaccate di una psicologa presa dall emozione della telecamera? Non era forse tale psicologa che confermava la veridicità delle testimonianze dei piccoli? Non la maggior parte delle testate giornalistiche, a buttarsi in tesi colpevoliste? C è stato qualcuno che abbia spezzato una lancia in loro favore con argomenti del tipo "ehi, è mai possibile che così tanta gente perversa e maligna si sia ritrovata in un territorio così poco vasto"? Capirei UNA maestra, ma trovarne tre o quattro in una stessa scuola, pedofile, più qualche bidella, più un benzinaio nero mi sa tanto di improbabile. Qualcuno di voi ha formuato tale ipotesi, oh media? La magistratura non ha fatto errori, c è una biforcazione del verdetto, o colpevole o innocente. Qui addirittura il fatto non sussiste. Lo riconoscete, cancheri, che voi stessi dei giornali e delle televisioni avete infangato i nomi delle maestre che adesso difendete? Vi rendete conto che la vostra cretinaggine fa perdere fiducia nelle istituzioni a chi sia poco incline al ragionamento autonomo? Lo sapete, dementi, che la gente beve tutto quel che legge e sente: perchè vi fate promotori di questa sfiducia verso le magistrature, ben sapendo che, invece, i bastardi infangatori siete voi, pur di scrivere notizie? Guardate al caso di Cogne: i media si indignano, 16 anni. Dementi! quanto tempo, oh media, ci avete bombardato con le immagini della Franzoni? Quante volte ci avete sciroppato la sua voce odiosissima? Voi stessi ce l’avete fatta odiare. Voi stessi avete instillato nelle coscienze deboli (4/5 della nazione) il convincimento della sua colpevlezza, a fronte di prove inesistenti. Aggiungiamo a questo il fatto che in Italia le giurie sono formate da comuni cittadini: non sono esperti di legge. Cosa a mio parere sbagliatissima, come riunire dieci avvocati per decidere quale intervento sia meglio che il medico esegua al paziente. A ognuno il suo lavoro, direbbe la ragione. Ma così non è. Tornando al discorso precedente, siete sicuri, oh media, che con il vostro lavaggio del cervello non abbiate influenzato quelle menti dei giurati? Siete sicuri che la loro scelta non sia stata dettata dal voler seguire la giustizia (per la quale la Franzoni è innocente), ma anche l opinione pubblica (colpevolista) che voi stessi avete formato? Ma voi andate avanti dritti come fusi: "magistratura idiota, 16 anni? E in base a che cosa? I magistrati meritano di esser puniti!".
Certo, qualcosa che non va c è: le maestre non dovevano esser imprigionate anzitempo e, santo cielo, le giurie dovrebbero esser formate da soli giuristi competenti e oggettivi, ma, cari media, fatevi un esamino e piantatela di rompere le scatole, che qui a forza di scaricare le vostre vaccate sulla magistratura ne state minando irrimediabilmente la credibilità.
No, non è un pezzo denigratorio nei confronti del nostro Bel Paese, è una freddura. Perchè pare che i genii al governo abbiano deciso che sia giusto sanzionare tutti coloro che siano intenti a contrattare incontri equivoci con donne disinibite e di facili costumi. Che sia giusto multare "l’Italia a puttane", per dirla facile. Di grazia, ragioniamo. Neppure io sopporto e tantomeno tollero quei disgraziati che obbligano donne indifese a prostituirsi, per carità. Lo sfruttamento della prostituzione va estirpato e distrutto. Ma qui siamo di fronte ad un bigottismo assurdo e impietoso. Si comincia tempo addietro: c’erano le case chiuse. Il signorotto bruttarello ma carico di grana aveva un ghiribizzo alle parti basse, entrava, pagava e via. Nulla si vedeva, tutto nel silenzio. I genii bigotti che fanno? Via, mignotte, chiudiamo le case che già di loro conto sono chiuse! In sostanza si resero fuorilegge i lupanari. Il risultato? Elimini l ufficio ma non le impiegate; le varie donne si son messe ad esercitare per strada, ovvio. Quindi mi domando, genii: meglio prima o dopo, quando chiunque, anche il piccolo più innocente le può vederle passeggiare mezze nude sul ciglio stradale? Si è voluto sistemare il problema per motivi, credo io, morali, ma dico, non è forse moralmente peggiore far si che anche chi non dovrebbe o non vorrebbe vedere tali discinte signorine, sia invece costretto a farlo? Ora i genii ripartono: basta! Non si esercita neppure in strada, se vi becchiamo, alè, euro e euro di multa. E, io credo, le conseguenze saranno peggiori rispetto alla prima genialata. Teniamo presente il soggetto che va a prostitute: non credo sia una persona serena. Poi, certo, ci sono anche tranquilli giovanotti con una voglia "alternativa" di divertirsi, ma presumo ci sia pure il cinquantenne depresso solo come un cane, che ci va per disperazione. Mi domando: non è che questi soggetti instabili, con questa nuova furbata, tentino di sfogare le loro frustrazioni con ragazze e donne di ben altra pasta? Detto in modo più chiaro: non avremo un aumento piccolo o grade che sia, di molestie o violenze sessuali? Chiariamo, ripeto che sono contrario allo sfruttamento della prostituzione, ma, se una ragazza decidesse liberamente di fare questa infelice scelta di vita, devrebbe esser lasciata libera di farla perchè, a mio parere, funge anche da sfogo verso i soggetti più pericolosi per la società. Più intelligente sarebbe imporre il pagamento di tasse sugli introiti, come verso qualsiasi professionista. Poi, è chiaro, tutti vorremmo che il mondo fosse più giusto, più morale, che nessuna donna voglia scegliere anche liberamente di umiliarsi, che nessun uomo raggiunga tale disperazione da cercare calore umano mercenario; ma ci sono sofferenze e situazioni che non si possono cambiare nè eliminare, bisogna quindi trovare il modo più intelligente affinchè si esprimano, ahi, amara espressione!
Se ne avessi la possibilità riaprirei le case chiuse, impedirei altresì il pagamento in denaro contante, privilegiando gli assegni: strade ripulite, incassi statali aumentati (per via del pagamento di imposte), scelte umane rispettate.
Ovviamente mantenendo viva la lotta a coloro che impongono la prostituzione, che deve essere una libera scelta della donna, per quanto discutibile.
Ci siamo, Herr Joseph alla riscossa, via per i paesi dell’America Latina, in un’ennesima crociata antiabortista. Io, caro Beppe (siamo in confidenza), lo sai che son cristiano, lo sai che son cattolico, pure antiabortista; ma consentimi di darti una mano nella tua lotta. Credo che tu stia toppando strategia, Beppe. Combatti la tua guerra con armi efficaci solo con i cristiani, tanto di cappello, troppi sono i cristiani che abortiscono, non rispettando così i precetti della Chiesa e infrangendo il Codice di Diritto Canonico. Ma, Giuseppe, già che ci siamo, proviamo a persuadere il mondo intero, cristiani e non, della assurdità di tale pratica. Consentimelo, ci penso io, anche se i lettori del mio blog sono ancora pochini, perchè è un problema che va affrontato con ogni mezzo.
Io non vedo questo argomento con gli occhi dela Fede. Lo vedo con gli occhi della ragione, della logica, che in quanto tale non può essere smantellata. La legge della mia stessa Nazione non riconosce la mia logica, tant’è vero che il primo articolo che mi hanno sbattuto in faccia all università recita testuali parole:
"la capacità giuridica si acquista al momento della nascita. I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita." Traduco per i non addetti:
"la facoltà di avere diritti e doveri si acquista al momento della nascita. I diritti (e doveri) che la legge riconosce a favore del concepito si pongono in atto solo che dopo la nascita."
Lasciamo stare i doveri. Parliamo dei diritti. Diritto alla vita e all’integrità fisica. Per l articolo sopra citato, questi sono diritti riconosciuti solamente dopo la nascita, come se prima sia l embrione che il feto fossero considerati come non umani. Ma ragioniamo. Ognuno di noi, se ha una vita normale, nasce, è infante, fanciullo, ragazzo, adulto, anziano. Poniamo che questa persona si chiami Mario. Egli rimarrà Mario sia da infante, che da fanciullo, da ragazzo, da adulto e da vecchio, nonostante i cambiamenti fisici dovuti al fatale scorrere del tempo. Accettato questo, scacco matto alla legge e all aborto: se consideriamo come Mario sia l infante che il vecchio, perchè non considerare Mario anche il feto e l embrione? Appurato che l’identità non viene intaccata dai cambiamenti fisici, perchè non considerare alla stregua di esseri umani persone che siano anche solo concepite? Forse perchè non hanno ancora chiare fattezze umane? Non sono ancora ben formati, tuttavia neppure il fanciullo ha le rughe dell anziano, ma è tutelato dalla legge. Forse perchè non in grado di adempiere a dei doveri? Anche talune persone già nate non ne sono capaci, e la legge consente loro di assumere tutori. Questa è logica schiacciante. Si antepongono i diritti della madre, essere già formato, ai diritti di un altro essere. Si da credito a una donna che dice "voglio abortire, questo figlio non lo voglio", ma non a un altro umano che se potesse direbbe "voglio vivere, perchè nel naturale divenire di tutte le cose io sono il primo stadio di formazione di un essere umano e non una cosa diversa da esso."
Logica schiacciante che, forse, verrà un giorno presa in considerazione.

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