Il Calabrescia pensiero

Il mi articolo (speriamo) su “Libero”

Posted on: 7 maggio 2007

Mi chiamo Alberto, la vorrei ringraziare per il suo articolo apparso su Libero di Domenica 6 Maggio 2007.
Sin dalla nascita sono affetto da una patologia che non si può guarire, si può certamente curare e non è mortale, ma guarire no. A questa si è aggiunto il diabete, nel marzo del anno 2000; anche questo inguaribile, benché innocuo se trattato con giudizio e responsabilità. Il fatto che le mie patologie non siano visibili all’ esterno e non siano mortali non è tuttavia una consolazione: non perché non ci si accetti, come lei stesso, giustamente, dice. Il corpo è corpo, da esso non si scappa. Quello che rende difficile la vita di tutti noi, e con noi intendo tutti coloro che sono affetti da patologie più o meno gravi, è il giudizio dei più fortunati: siamo considerati inferiori. Siamo coscienti del fatto che molti di noi vengono assassinati ancora prima di vedere la luce, senza alcuna punizione per chi ci uccide. E’ legale ucciderci, si chiama aborto. Siamo coscienti di vivere in una società spaventata da fantasmi del passato, che non si evolve per mezzo di errori già commessi, ma accetta nel silenzio un nuovo genocidio, un nuovo massacro, rendendo patetiche tutte le manifestazioni di sdegno per ciò che la storia ha di peggio riservato agli uomini per mezzo di altri uomini, se tali si possono definire. Quelli di noi che per Grazia Divina riescono a venire alla luce, vivono sentendosi sempre dire parole pietose di conforto, più mosse dal politicamente corretto che da veri sentimenti. Non ci sarebbe questo massacro se quelle parole fossero dette col cuore. Qualche tempo fa ci fu un aborto mal riuscito: il bimbo nacque lo stesso, morì poco tempo dopo per le conseguenze del tentato omicidio. Cosa si scrisse su molti giornali? Cosa si disse alle televisioni? C’ era forse sdegno per il barbaro atto in se? No, lo sdegno c’era non perché questa nostra mattanza appariva in tutta la sua vergogna, ma perché il piccolo in questione era perfettamente sano. Si era osato uccidere un bambino sano! I medici avevano sbagliato, l’avevano preso per malato, bastardi incompetenti. No, bastardi siete voi, perché così dicendo legittimate la morte di chi non è sano, di chi non è fortunato. Ed è per questo che io intendo ringraziare il signor Rostagno, perché nel suo articolo non c’è pietà, noi non ne abbiamo bisogno, non siamo inferiori. C’è rispetto. C’è il riconoscerci non solo come pari agli altri esseri umani, ma addirittura, per certi versi, più forti. E’ vero, il nostro corpo è debole, ma il nostro spirito no. Quando chi è sano piange disperato, noi ci rimbocchiamo le maniche e tiriamo avanti, perché la nostra disperazione è calibrata a livelli più alti. Quando chi è sano desidera vendetta, noi perdoniamo, perché siamo abituati alle angherie continue di un nemico ben più cattivo, che non possiamo né sconfiggere né punire. Eccola la nostra forza, la nostra dignità.
E’ lodevole per una persona sana quale lei dar voce a noi su un quotidiano nazionale. E spero che, leggendo, l animo di qualcuno si sia mosso in senso positivo, in modo tale che il nostro massacro prima, e la nostra discriminazione poi sia sempre meno presente in una società civile come la nostra.
 
Alberto Calabrò
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