Il Calabrescia pensiero

Pensiero

Posted on: 12 giugno 2007

Premetto che non sarà un pezzo goliardico, non sarà allegro. Si tratta di un mio pensiero, riguardante un argomento doloroso e scomodo: il suicidio.
Pensando e ragionando, mi sento sull argomento in pieno disaccordo con la Chiesa, per lo meno in disaccordo con il suo atteggiamento passato, perchè, confesso la mia ignoranza, non sono conscio delle sue posizioni odierne sull argomento.
In passato i suicidi avevano cimiteri separati, non erano degni di esser seppelliti assieme alle altre salme. In alcuni casi veniva loro anche mozzata la testa prima della tumulazione, significato che io non conosco ma sicuramente non un gesto simpatico.
Tutti sanno che al mondo c è il male, c è chi lo identifica con le malattie, con la povertà, chi invece mette tutto in comune e definisce il male come il risultato del Maligno, di Satana insomma. Io sono credente, tuttavia non fino al punto da tirare in ballo Lucifero per ogni cosa, in questo caso specifico intendo il male dell uomo inteso come "malattia", come "patologia".
Detto questo, consideriamo il malato terminale. Lui non ha alcuna colpa, il suo corpo ha qualcosa che non va, le sue forze vengono meno, sin quando, ormai troppo debole, non ce la fa più. Muore.
Consideriamo ora il depresso. Il suo corpo va bene, non è debole, a meno che la malattia gli tolga l appetito, ma questo non è necessario. Un depresso può avere un corpo perfetto, addirittura ben curato. Ma la malattia, subdola, c è. Finchè il malato, ormai troppo debole, non muore per cause naturali, si toglie la vita. Il primo avrà dalla Chiesa una considerazione, il secondo una differente.
Ma sono forse concettualmente diverse le due morti? La prima è dovuta alla malattia fisica, la seconda dalla malattia mentale. Sarebbe giusto, avrebbe un senso infamare uno perchè "è morto di tumore"? Il malato tumorale non aveva scelta, la morte gli è stata data dal suo male. E’ dunque giusto considerare le anime suicide come anime di seconda classe? E’ chiaro a tutti cosa sia l istinto di sopravvivenza: ci impedisce non solo di metterci in pericolo direttamente,ma anche di farci ferite di piccola entità. Provate, a meno che voi non siate psichiatrici, a farvi un piccolo taglio su un dito con le forbici. Non morirete, non avrete danni permanenti. Ci riuscite? Ecco perchè anche il defunto suicida non aveva scelta, la morte gli è stata imposta dal suo stesso male. Poco importa che se la sia procurata: il piccolo esperimento di cui sopra dimostra che, benchè sia stata data dalla persona stessa, è stata necessariamente imposta da qualcosa di estraneo alla natura umana, dal suo stesso male.
Poi chiamatelo come volete, chiamatelo Satana, chiamatela depressione.
Ma non pensiate che queste anime siano perse, soprattutto chi di voi ha avuto un caro o un amico che abbia ceduto.
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