Il Calabrescia pensiero

L’arte dell arrangiarsi

Posted on: 17 luglio 2007

Eccomi, una razza umana evoluta che, finalmente, dopo un duro addestramento annuale con msn, e mensile col mio blog, è riuscita a ottenere un discreto risultato dal punto di vista della velocità di scrittura. Certo, non sono ancora a livelli ottimali, tant’è che la tastiera la guardo ancora, ma ho una buona velocità.
Tanto che ieri, mentre scrivevo su msn, una ragazza mi fa: "Aspetta che non riesco a leggere tutto quello che scrivi…"
Il mio prossimo obbiettivo è scrivere come Paolina: un siluro che guarda lo schermo e pigia sulla tastiera come una mitragliatrice.
Ma c’è tempo.
 
Ora però devo essere sincero: non sempre è andata così.
Ho cominciato a battere (mi si evitino battute del tipo "Dove? A bordo tangenziale???") in 1 liceo, lezioni di informatica. A casa non mi serviva, il computer l avevo, si, ma era un DOS della 1 guerra mondiale nel quale le uniche cose che dovevi digitare erano codici. E neppure molto velocemente: altrimenti si impallava e alè, fumata bianca, habemus fusus.
Eccomi quindi, baldo quattordicenne alto 1.30 metri, davanti a quello che io consideravo un mostro di pc (cazzo, ha lo schermo a colooooooori… e le casse del suoooono…), con una terrificante professoressa isterica e frigida alle calcagna che mi aveva preso in simpatia.
Terrificante… era una palla alta 1 metro e 50, all’epoca sempre 20 cm più di me… ora la definirei tra il grottesco e il divertente.
E io ero un pirla, ma più di ora.
Decisamente di più.
Abituato ai codici, a digitare, allo schermo nero e lettere bianche, mi vedevo questa tecnologia futuristica e non capivo un tubazzo di nulla.
Lezioni di Word. Compito: aprire un file.
Io, bambo, cliccavo "salva".
L’iconcina era simile…
allora siccome non mi apriva nulla, cliccavo scleroticamente e insistentemente su "salva".
Risultato, 20000 file salvati tutti uguali.
 
E sta cazzo di cartella ancora chiusa.
 
E che dire della prima lezione di informatica?
Sempre su Word.
Missione: ci vengono consegnati degli occhiali da sole. Li indosso. Appare un uomo:
"Agente Ethan Hunt…"
"No, sono Calabrò…"
"Fa lo stesso. La sua missione è digitare il suo nome e cognome sullo schermo e poi inviarlo in stampa, affinchè la profe possa vedere poi i nomi in supporto cartaceo sui vostri banchi. Buona fortuna. Questi occhiali si autodistruggeranno entro 5 secondi."
Mi è dispiaciuto quando quegli occhiali sono esplosi, erano fighi un casino.
Vabbè.
Cazzo ci vuole, scrivo il mio nome e lo stampo. In tutta l’aula di informatica c’è una sola stampante.
Io, volenteroso, faccio tutto veloce come una scheggia: scrivo e clicco "stampa".
Non appena ho cliccato, sento la voce della profe puffetta:
"Cliccate stampa quando ve lo dico io, in ordine alfabetico, altrimenti facciamo confusione."
Penso: "occazzo ho già cliccato…" io ero il 3 in ordine alfabetico.
Arriva il mio turno: fanculo se ho già mandato in stampa, riclicco.
 
Ma non si stampa nulla. L unico pirla che non stampa il proprio nome sono io.
 
Vengo preso da sconforto: magari se continuo a cliccare alla fine funziona…
 
E, in effetti, funzionò.
 
Troppo.
 
La profe comincia a prendere i fogli e a distribuirli in ordine. Si accorge che il mio manca, allora mi giustifico dicendo che la stampante ha fatto cilecca. La puffa non batte ciglio.
 
A metà distribuzione la stampante si attiva.
 
Alberto Calabrò.
Alberto Calabrò.
Alberto Calabrò.
Alberto Calabrò.
 
25 fogli col mio nome. 25. Così è iniziata la mia storia d amore con la professoressa. una storia che, mio malgrado, sarebbe durata un annetto.
 
E, proprio per la mia intrinseca incapacità e per l amore che la profe mi riservava, al fine di stare a galla nelle verifiche di battitura, dovevo adottare mefistofeliche tattiche.
 
Una volta, durante la verifica, ho invertito i collegamenti delle tastiere di 2 PC alle mie spalle. Risultato?
Il tipo del primo pc credeva che la sua tastiera non funzionasse più, quando, invece, altro non faceva che scrivere sul pc a fianco. E quindi pigiava con rabbia facendo comparire sull altro pc discorsi del tipo "ckdjfvbòaSVDJW EBVEQòFBD34P4TUGRP"
L altro si spaventava e schiacciava il bottone per cancellare.
In realtà cancellava il lavoro dell altro tipo.
Putiferio, verifica spostata, missione compiuta.
 
Oppure staccavo la corrente: ai miei piedi c’era la spina che alimentava tutta la fila.
Colpo di punta e la spina si sfila, si spegne tutto.
Colpo di tacco e la spina rientra, niente tracce, delitto perfetto.
Tutto questo rigorosamente a fine ora, così l’unica souzione era rinviare la verifica.
 
Che genio incompreso.
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