Il Calabrescia pensiero

Stasi

Posted on: 6 ottobre 2007

Allora, già mi sono incazzato per la gestione mediatica e giuridica del caso di Cogne, mi reincazzo per il caso di Garlasco.
 
Riassumiamo i fatti.
 
Giorno 13 Agosto 2007: Alberto Stasi, giovane studente di economia residente a Garlasco, va a trovare la sua ragazza, Chiara, nel medesimo paese. I genitori di lei sono in vacanza, assieme al fratello, così lei è sola. Stranamente non risponde al citofono, sarebbe normale, magari è uscita a fare le spese. Senonchè il fidanzato vede che l allarme della casa è disinserito, cosa inusuale qualora la ragazza decida di uscire. Così il ragazzo si allarma, scavalca il muretto di cinta e si avvicina all’abitazione. Una finestra è aperta, la zanzariera abbassata: lui prova a sbirciare, ma il riverbero del sole sulla suddetta gli impedisce la visione interna dell appartamento. Prova ad aprire la porta, che non è chiusa a chiave. Entra e come prima cosa sente la tv accesa. D’istinto fa per avvicinarsi ad essa, nel salottino, senonchè abbassa lo sguardo alla sua destra e vede tracce inequivocabili di sangue. Si allarma e chiama la fidanzata a gran voce. Non segue le tracce di sangue, piuttosto evidenti: la cerca in varie stanze, senza tuttavia entrare in esse, tra le quali vi è il garage (nel quale il ragazzo afferma di non aver notato nulla, perchè l’ambiente era buio e comunque "non percepiva la presenza di nessuno") e il piccolo bagno. Solo in seguito nota la porta dello scantinato, luogo della casa dove è stato solo un paio di volte. Fatica un pò ad aprire la porta, credendola a soffietto: prima tenta con la mano destra, poi con la sinistra e la destra assieme. Non accende la luce per illuminare le scale: dice che l’ambiente era illuminato a sufficienza dalla tv accesa e da raggi solari filtranti dalle persiane. Ha modo di notare una macchia si sangue in basso a destra, dove il muro e il pavimento si congiungono. Si concentra quindi sulle scale: il sangue è abbondante e vede la ragazza sdraiata, con la testa verso il basso e le gambe verso l alto della scalinata, leggermente divaricate; distingue il "bianco della faccia" e il pigiama di colore rosa dela ragazza. Non si accerta dell sue condizioni: preso dal panico scappa fuori, esce dal cancellino, lo chiude, entra nella sua golf e chiama il 118. Allo stesso tempo si dirige verso la centrale dei CC di Garlasco. Avvertitili si ridirige verso la casa della ragazza con la sua golf e con una volante, indica ai due CC dove scavalcare il muretto, e attende.
Dice di aver scoperto del decesso quando, leggendo i verbali, legge "il cadavere". In un’ altra sua versione dice di aver scoperto del decesso quando l’ambulanza, giunta sul posto, riparte senza aver caricato Chiara.
 
Questa è la ricostruzione dei fatti resa dal pricipale indiziato, Alberto Stasi.
 
Vengono poi interrogati: Marco Panzarasa, amico di Alberto Stasi, Paola e Stefania, due gemelle cugine della vittima (Paola, studentessa di giurisprudenza, è anche conoscente di Panzarasa, in quanto lui è laureando e la può aiutare nei suoi studi), il dirimpettaio della famiglia Poggi, la datrice di lavoro di Chiara, poichè ha lavorato come stagista da gennaio 2006 a gennaio 2007 in uno studio, un collega di Chiara, da molti (se non da tutti) ricordato come un collega non meglio definito che le faceva la corte, ma che ha smesso di fargliela da quando ha saputo del suo legame con Alberto. Anche Alberto sa dell’esistenza di questo collega.
 
Vengono prima sospettate le due cugine Paola e Stefania, ma per poco. Poi ci si concentra su Stasi.
E qui mi arrabbio. Indagate, va bene. Ma che i media si tengano fuori. O che rispettino la presunzione di innocenza. Nel momento in cui è indagato è per tutti già il colpevole: come la mamma di Cogne è freddo, non mostra emozioni, non piange, gli occhi rimangono imperscrutabili. Ti viene da pensare, come la mamma di Cogne, che sia colpevole. Ti vien da pensare che almeno non sia del tutto normale, se ti amazzano un figlio o la ragazza, sembra il minimo il piangere disperati. Ma la psicologia umana è complessa, i media non possono plagiare milioni di persone e convincerle della colpevolzza di uno perchè ha la faccia strana.
Perchè non piange.
Tutti gli interrogati, tutti, confermano l ottimo rapporto tra i due fidanzati, clima sereno che viene testimoniato anche dal testo degli sms che i due si scambiano: lui è a Londra e le dice via sms di avere dei regali, la chiama con nomi affettuosi.
Solo Stefania, la cugina della vittima, afferma che c’è stato un piccolo screzio, un fastidio provato da Chiara per la lontananza seppur cronologicamente breve del fidanzato, appunto a Londra per motivi di studio. Ma tutto qui.
 
Ora, nessuno di noi (credo) è un magistrato. Tuttavia non siamo mentecatti. Della gogna mediatica di Stasi ho già detto, ora vediamo dal punto di vista delle indagini.
Ma sono tutti decerebrati? Volete indagare Stasi? Lecito, fatelo.
Avete interrogato un mare di gente, ho ricordato solo alcuni.
Io ho letto TUTTE le dichiarazioni, INTEGRALMENTE per quanto , esterno, potessi accedere alle informazioni: tutti dicono che i due ragazzi stavano bene insieme, moltissimi riportano del "collega che le faceva la corte".
 
Ora, cazzo, anche voi lettori, che non siete cazzoni: ma porca miseria, cosa ci vuole a mettere sotto torchio questo "collega"? E’ così difficile pensare ad un delitto passionale?
E’ così complicato pensare che forse è improbabile che dopo tre anni di fianzamento, a Stasi sia venuto il frinco di ucciderla non con una coltellata o un colpo d pistola e via, ma massacrandola con violenza inaudita?
 
Vedrete, ci arriveranno a torchiare il "collega", e sono convinto che troveranno qualche scheletro nell armadio.
 
Speriamo che porcate così non capitino più, nè delitti, nè zozzerie giudiziarie.
 
 
 
 
 
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