Il Calabrescia pensiero

Si ha sempre da imparare…

Posted on: 25 aprile 2008

Che cavolo. Ditemi chi di voi non ha mai provato a giochicchiare con quelle macchine maledette che ti fanno spendere venticinquemila euro in monetine da uno con la speranza d beccare quello splendido pallone in cuoio che ne varrà almeno trenta, e tu speri, maledizione, che con la prima monetina, si, ce la farai.
Che avrai un tornaconto di almeno una trentina di euro.
E, a volte, succede. Esempio quella volta che ho pescato (con due soli euro!!!) due splendidi palloni.
Che goduria.
Ma oggi no.
 
Siamo li in due. Io e un padre di famiglia. Tipo simpatico, giovane.
Tentiamo, invano, per due volte ciascuno. E via due euro.
Ci coalizziamo: ci posizioniamo uno ai comandi e l altro che controlla il lato perpendicolare, in modo da centrare le coordinate in larghezza e profondità. Sembra di essere tornati in Vietnam, pare di essere due ufficiali dell esercito che chiedono copertura aerea e calcolano con attenzione le cordinate del nemico.
Più avanti, più indietro, siamo sull obiettivo, sganciare!
E, cazzo, il bersaglio lo becchi sempre.
Solo ce il braccio è poco potente, non regge il peso, e molla la presa.
 
Ma tu sei li, sudato, sporco di terra, con ilpuzzo di polvere da sparo e di napalm con… ah no, quello è il vero Vietnam, scusate.
Non ti capaciti che è solo una maledetta macchina ciucciasoldi.
Ma tutto ha un difetto. Tutto.
 
E il figlio del giovane padre di famiglia lo dimostra: dopo averci guradato per pochi, interminabili minuti, afferra ciò che il nostro genio non comprende: puoi anche collegare il braccio a cinque satelliti dela NASA, ma il pallone non andrà mai su; tuttavia il portello di estrazione dei premi è sempre apribile.
 
Tanto -avran pensato i costruttori della macchina ciucciaeuro- mai nessuno riuscirà a ciullare i premi, l’apertura è troppo stretta.
 
Ma non per il piccolo coraggioso, che si infila dentro per metà, allunga le braccine, afferra un pallone alla volta e lo cosegna, rispettivamente, prima al babbo (i genitori so’ piezz ‘e core), e poi a me.
 
E noi li, inebetiti, ad osservare tanta perizia nello sgamare il punto debole de nemico -pardon- della macchinetta malefica.
 
Il leone usa tutta la sua forza anche per uccidere un coniglio, si dice.
 
Ma a volte basta poco dispendio di euro, sudore, calcoli fisci in cui inserisci temperatura, densità dell’aria, posizone aggiornata del pianeta Venere, peso in newton del pallone e la sana cara indiscutibile illumiazione (anche inconscia), che a truffa si risponde con mezzi non del tutto… come dire… convenzionali.
 
Leone, non rincorrere il coniglio fino a farti venire il fiatone e fare il fico davanti alle leonesse: daje ‘na zampata se ti capita a tiro, sennò fanculo.
 
Quanto si impara, dai bimbi.
 
 
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