Il Calabrescia pensiero

Archive for luglio 2008

Che notizia.
Che cosa… stupefacente.
 
Un tale 44enne perugino è stato assolto in cassazione per essere stato beccato in possesso di un etto di marijuana, crimine che gli sarebe costato un anno e quattro mesi di reclusione, più quattromila euro di multa.
Perchè si presume che quando si sia in possesso di così tanta "erba della meditazione", il soggetto in questione la voglia spacciare, e lo spaccio non è legale.
 
E la notizia, signori, è che è stato assolto.
Sapete perchè?
Si è dichiarato adepto della religione rastafariana, meglio conosciuta come "rasta".
Avete presente Bob Marley, e tutti coloro che si acconciano i capelli con quelle lunghe trecce? Ecco, il 44enne è uno di loro.
 
La motivazione della sentenza è sconcertante: assolto poichè tale sostanza è da ritenersi strumento necessario al suddetto culto.
In pratica, le canne gli servono per la sua religione, non si può incriminarlo perchè esiste la libertà di culto, cioè la libertà di aderire a qualsiasi religione e rispettarne i precetti.
 
Ora, non voglio certo mettermi a discutere su principii costituzionali, io sono cristiano e faccio il cristiano, e per quanto mi riguarda le altre religioni non mi arrecano alcun danno. Siamo tutti uomini, ed è giusto che ad ognuno si permetta di aderire ad un culto e coltivarlo.
 
Niente da dire, sin qui.
 
Ma, per chi sia a corto di nozioni legali, esiste un meccanismo chiamato "check and balance", e cioè "pesi e contrappesi".
Il nostro ordinamento è estremamente vasto, e non è assolutamente raro che si autocontraddica. Non è raro che una norma dica "A è permesso", e dopo qualche tempo si dica "A è permesso a condizione che…"
 
Per questo esistono svariati modi di venire fuori da questa giungla, tra cui il "pesi e contrappesi".
 
Per farla breve, la Costituzione afferma la libertà di culto, e una legge penale vieta, però, il possesso di un tot grammi di marijuana.
Che fare? Guardare all’una o all’altra norma?
Bisogna valutare, guardare, appunto, i pesi e i contrappesi.
A cosa porterebbe il rispetto incondizionato di ogni religione e il permettere ogni culto esistente? Magari in molti casi a nulla.
Molte religioni non presentano caratteri d’illegalità.
 
Ma se la religione impone una pratica illegale?
 
Questo è il vero problema. Ora, lo sappiamo tutti che il consumo di erba è un fenomeno molto esteso, e, di fatto, non molto preoccupante.
Sono rari i casi di morte dovuti ad una canna.
Certo, non  è positivo che certe persone decidano di autoprivarsi delle proprie capacità intellettive per un periodo più o meno lungo assumendo queste sostanze, ma non è, al momento, uno dei problemi più gravi della società.
 
Il problema è, in verità, il principio sancito dalla Cassazione: intanto un qualsiasi spacciatore, sfruttando questa sentenza, potrà dichiararsi rasta restando di fatto impunibile.
E uno.
Poi, di fatto, il potere giudiziario ha scavalcato il legislativo, poichè se nelle Camere si decide che ltre il tot grammi di marijuana si diventa punibili, il giudiziario si deve attenere alle direttive del legislativo. Altrimenti tutto il sistema rischia di andare a puttanazze.
E due.
Ancora, cosa gravissima, fin dove si potranno spingere, ora, i culti religiosi? Se già la Cassazione ha assolto questo cannaiolo inselvatichito, fin dove ci si potrà spingere?
Leggetevi il Corano, voi lettori del popolo di "Siamo tutti buoni, vogliamoci bene", troverete versetti che inneggiano alla violenza, alla distruzione di cristiani ed ebrei.
Certo, non tutti i musulmani sono folli assassini, ma lo sapete bene che alcuni, tanti o pochi, lo sono.
E’ rispetto della libertà di culto costruire, che so, dei campi di addestramento per future truppe di organizzazioni estremistiche islamiche?
Dopotutto la distruzione degli "infedeli" è dettata dal Corano, bisogna rispettarla.
E bisogna permettere che le bambine vengano infibulate?
E se esistessero ancora, che so, gli Inca, bisognerebbe consentirgli di decapitare decine di persone su di un altare per ingraziarsi le loro sanguinose divinità?
 
Sono esempi esagerati, lo so, ma il principio non è poi così fuori dal mondo. Se si è permessa una pratica illegale, col pretesto della religione, mi pare lecito chiedersi fin dove ci si possa spingere, oltre al fatto gravissimo del mancato rispetto della separazione dei poteri.
 
Finiamola col "vogliamoci bene", non tutti sono buoni, non dobbiamo rispettare tutto e tutti, se questo tutto e tutti costituiscono un grave o gravissimo pericolo per la nostra già incasinata e controversa società.
 
E ora vado a innaffiare la piantina pachistana, sennò soffre…
 
 
 
 
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