Il Calabrescia pensiero

Archive for novembre 2008

Bella sentenza di colpevolezza. Secondo voi, si suicida prima lui, o prima lei?
Annunci
Avete letto il pezzo precedente? Mi scuso per il layout imperfetto, ma credo che il senso generale si capisca bene lo stesso. E’ un pezzo tratto da uno scritto di Annah Arendt, in cui si parla del decreto 1 Settembre 1939 firmato Adolf Hitler, siamo in Germania. Voi siete italiani, e vivete nel ventunesimo secolo. Siete testimoni di una vicenda in cui un Tribunale, mancando norme adeguate a riguardo, scavalca la legge e si concede una sentenza in cui l’eutanasia viene contemplata. Capite, parlo di Eluana Englaro. Nei nostri giorni, a più di sessant’anni dal nazifascismo, siamo ancora qui tutti a farneticarne il ritorno. Si sentono gli idioti manifestanti gridare "fascisti, fascisti!!" alle forze di polizia che gli impediscono di occupare le stazioni e bloccare il traffico, nessuno grida con altrettanta forza quando, invece, accadono cose di questo tipo. Eh si, l’accusa di nazifascismo la si fa a comando, per questioni di comodo. Se bisogna manifestare contro il governo Berlusconi ok, se bisogna appoggiare una sentenza che sia contraria alla morale conservatrice e cattolica, no. Bene, bravi. Assistiamo a una sentenza che non trova appoggi nelle leggi dello Stato in cui si decide della vita di una ragazza in coma, con tutte le funzioni vitali al loro posto, tranne per quanto riguarda la nutrizione, che deve effettuarsi tramite sondino gastrico. "Morte misericordiosa" per fame e per sete. Infatti, non essendoci macchinari che tengano in vita Eluana, l’unico modo per farla morire è toglierle l’alimentazione. Bravi giudici. Misericordiosi. Anche io sono uno studioso di diritto, mi sento profondamente in uno stato di vergogna. Siete andati contro le leggi, che prevedono che la vita continui fino ad ogni cessazione dell’attività cerebrale. E finchè la vita esiste, esiste il diritto di difenderla. Avete autorizzato una eutanasia, senza una legge che lo consenta, facendo così in modo che non ci siano alla base studi e garanzie adeguate. Come se si autorizzasse un trapianto senza una normativa adeguata. Chi tutelerebbe l’espiantato? Chi il trapiantato? Ed infatti, avete commesso una leggerezza assurda: il considerare dolce morte un decesso per fame e per sete. Ve ne state li, con le vostre toghe, ce ne STIAMO qui, coi nostri tomi di diritto, immacolati, facciamo semplici sentenze. Si è ordinato di staccare un tubetto dopotutto, non di sparare a una persona. Moriteci voi, di fame e sete. Non avete avuto le palle nemmeno di sporcarvi le mani, di ordinare la cessazione della sua vita per mezzo, ad esempio, di iniezione letale, la quale è già assicurato che non provochi sofferenze. Restate immacolati, mi raccomando. Fate agonizzare una ragazza per cinque o sei giorni. Non vi fa sentire assassini, non è come dire "affogatela". Fame e sete. E VOI, STRAMALEDETTI FARNETICATORI DEL RITORNO DEL NAZIFASCISMO, LEGGETE IL PEZZO SOTTO E GRIDATE ALLO SCANDALO IN CASI COME QUESTO, NON QUANDO DECIDETE DI NON PAGARE IL BIGLIETTO DEL TRENO PER ANDARE A MANIFESTARE E QUESTO VI VIENE IMPEDITO. NON QUANDO METTETE A FERRO E FUOCO UNA CITTà E VENITE ARRESTATI. IDIOTI. E ora, che si trovi un medico disposto a rendere questa decisione esecutiva. Ah, le case di riposo sono piene di vecchi con le funzioni vitali a posto, ma sono vegetali, poveretti, si nutrono con un sondino. Dai, che qualche migliaio li facciamo fuori.
Da "La soluzione finale: sterminio", tratto da "La banalità del male" di Hannah Arendt

L’idea di sterminare tutti gli ebrei, e non soltanto quelli russi o polacchi, aveva radici molti lontane. Era nata non nell’Rsha o in qualcuno degli altri uffici di Heydrich o di Himmler, ma nella Cancelleria del Führer, cioè nell’ufficio personale di Hitler. Non aveva nulla a che vedere con la guerra e non fu mai giustificata con le necessità militari. Uno dei grandi meriti del libro The final solution di Gerald Reitlinger è quello di aver dimostrato, in base a documenti che non lasciano dubbi, che il programma di sterminare col gas gli ebrei dell’Europa orientale fu uno “sviluppo” del programma dell’eutanasia di Hitler. (…)
Le prime camere a gas furono costruite nel 1939, in ottemperanza al decreto di Hitler, del 1° settembre di quell’anno, secondo cui alle «persone incurabili» doveva essere «concessa una morte pietosa». (Fu probabilmente questa origine a infondere nel dott. Servatius la sorprendente convinzione che lo sterminio coi gas dovesse essere considerato una «questione medica»). L’idea in sé, come abbiamo detto, risaliva a molto tempo prima. Già nel 1935 Hitler aveva spiegato al suo “Capo medico del Reich” Gerhard Wagner che, se fosse venuta la guerra, avrebbe «ripreso e condotto in porto questa faccenda dell’eutanasia, poiché in tempo di guerra è molto più facile». Il decreto entrò immediatamente in vigore per ciò che riguarda i malati di mente, e così tra il dicembre del 1939 e l’agosto del 1941 circa cinquantamila tedeschi furono uccisi con monossido di carbonio in istituti dove le camere della morte erano camuffate in stanze per la doccia – esattamente come lo sarebbero state più tardi ad Auschwitz.
Il programma suscitò enorme scalpore. Era impossibile tener segreta l’uccisione di tanta gente; la popolazione tedesca delle zone in cui sorgevano quegli istituti se ne accorse e ci fu un’ondata di proteste, da parte di persone di ogni ceto che ancora non si erano fatte un’idea “oggettiva” della natura della scienza medica e dei compiti del medico. Nell’Europa orientale lo sterminio coi gas – o, per usare il linguaggio dei nazisti, il «modo umanitario» di «concedere una morte pietosa» – iniziò quasi il giorno stesso in cui in Germania fu sospesa l’uccisione dei malati di mente. Gli uomini che avevano lavorato per il programma di eutanasia furono ora inviati a oriente, a costruire gli impianti per distruggere popoli interi – e questi uomini erano scelti o dalla Cancelleria del Führer o dal ministero della sanità del Reich, e solamente ora furono messi, amministrativamente, sotto il controllo di Himmler.

Gli istituti di carità del Führer.

Nessuna delle varie Sprachregelungen (regolamenti della lingua, ndr) studiate in seguito per ingannare e camuffare ebbe sulle menti degli esecutori l’effetto potente di quel decreto hitleriano, contemporaneo allo scoppio della guerra, dove la parola «assassinio» era sostituita dalla perifrasi «concedere una morte pietosa». Eichmann, quando il giudice istruttore gli chiese se l’istruzione di evitare «inutili brutalità» non fosse un po’ ridicola visto che gli interessati erano comunque destinati a morte certa, non capì la domanda, tanto radicata nella sua mente era l’idea che peccato mortale non fosse uccidere, ma causare inutili sofferenze. E durante il processo ebbe scatti di sdegno sincero per le crudeltà e le atrocità commesse dalle Ss e raccontate dai testimoni, anche se la Corte e il pubblico quasi non se ne accorsero perché, fuorviati dal suo sforzo costante di non perdere l’autocontrollo, si erano convinti che egli fosse un uomo incapace di commozione e indifferente.
A scuoterlo veramente non fu l’accusa di aver mandato a morire milioni di persone, ma soltanto l’accusa – mossagli da un testimone e non accolta dalla Corte – di avere un giorno picchiato a morte un ragazzo ebreo. Certo, egli aveva mandato gente anche nell’area dove operavano gli Einsatzgruppen (i reparti speciali tedeschi, ndr), i quali non concedevano “una morte pietosa” ma fucilavano, tuttavia doveva poi aver provato un senso di sollievo quando ciò non fu più necessario data la sempre crescente “capacità di assorbimento” delle camere a gas. Doveva anche aver pensato che il nuovo metodo rappresentava un decisivo miglioramento nell’atteggiamento del governo nazista verso gli ebrei poiché il beneficio dell’eutanasia, a regola, era riservato soltanto ai veri tedeschi. Col passare del tempo, mentre la guerra infuriava e dappertutto era morte e violenza (sul fronte russo, nei deserti africani, in Italia, sulle coste francesi, tra le rovine delle città tedesche), i centri di sterminio di Auschwitz e di Chelmno, di Majdanek e di Belzek, di Treblinka e di Sobibor, dovevano davvero essergli apparsi altrettanti «istituti di carità», come li chiamavano gli esperti di eutanasia.

Scusate se non scrivo da tanto tempo, ho avuto grandi problemi col mio fidatissimo pc, tanto grandi che ho dovuto mandarlo in pensione e comprarmi un Apple, con buona pace di tutti gli stronzi che si divertono a creare virus. Peccato che nonostante il suo rilevantissimo costo possa essere dotato solo di una versione antiquata di msn, ma tant’è.
Comunque, avrei voluto fare un post PRIMA dell’elezione del nuovo presidente USA, ma…
E allora lo faccio adesso, checcazzo.
Lunga ed estenuante, la campagna elettorale. Talmente estenuante che il tuo cervello ne risultava compromesso.
Andavo alla casa di riposo a trovare mia nonna, povera, ha un filo di alzheimer. Tutti vecchietti, ovviamente. E vedo un vecchietto, simpatico, veneto. Qui entra in gioco il lavaggio del cervello: lo saluto con un "ehi, John, good luck!"
Mi rendo conto della vaccata quando mi sento rispondere "Ti ta se mato, me ciamo Marièto, imbriagòn!".
E i nomi.
Uno si chiamava come una nota marca di patatine fritte (veramente non avete mai associato il caro nonnino alle patatine McCain???), l’altro ha un cognome criptico, Obama, che letto in contrario, in latino vuol dire "amerò".
E in giapponese vuol dire "spiaggia sabbiosa".
Tutto un programma.
A proposito di programma. I programmi che presentavano.
Il top della perversione.
John diceva di sapere come risolvere tutte le guerre del mondo: SOLO ORA LO DICE??? PERCHè NON LO HA DETTO PRIMA???
Barak diceva di voler destinare più soldi ai poveri. Peccato che i 5 miliardi di dollari per la sua campagna…
Farneticazioni su tutti i fronti, chi più chi meno.

Devo dire però che, nell’ottica della Realpolitik, Barak era il mio preferito. McCain mi è sempre sembrato molto scarico di pile.

Ma in un mondo immaginario, tutto mio, ho sempre pensato che il migliore presidente sarebbe stato Joe l’idraulico.
E lo pensavate anche voi, su.



    • Piero Sallusti: te saluto......pure i galli hanno capito che il mentitore di professione era solo un cavallo di troia per indagare Valle....un finto accusatore, d'acc
    • Franco (@Francostars1): Gli atti osceni in autovettura possono essere evitati come reato se i vetri sono appannati o tutti coperti, come citato dalle Sentenze della Cassazion
    • calabrescia: Esistono anche assassini magri. E non possiamo sapere se Simonetta non conoscesse il Valle.
    %d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: