Il Calabrescia pensiero

Archive for gennaio 2011

Ora: se hai dato una veloce scorsa al mio blog, forse avrai notato che, qualche tempo fa, nutrivo ben poche speranze riguardo ad una delle maggiori case automobilistiche del Paese (la FIAT) e, in generale, avevo un senso di delusione guardando al mercato italiano dei motori, storicamente glorioso, (allora) attualmente paragonabile ad un troiaio al disarmo. Il pezzo si intitolava “La nuova Fiat 500”. Puoi trovarlo cercandolo nell’apposito riquadrino che trovi in alto a destra.

Pare, però, che le cose stiano prendendo una gran bella piega. Ecco una carrellata di novità.

Ferrari FF: andiamo, su, la Ferrari non ha mai vissuto momenti drammatici nè dal punto di vista dello stile delle sue auto, nè dal punto di vista dell’affidabilità (l’anno scorso se ne sono incendiate cinque a causa di materiale plastico non protetto dal calore delle marmitte, ma su, PICCOLE sviste…). La vera novità della FF è che sarà la prima Ferrari a trazione integrale. Quattro posti, un bagagliaio da 450 litri (ampliabile fino a 800!!!) motore V12 anteriore da 6262 cm cubici, 660 cv a 8000 giri, rapporto peso/potenza di 2,7 kg/cv. Velocità massima? 335 km/h. Pare, inoltre, che la trasmissione 4×4 sia rivoluzionaria: pesante la metà di una tradizionale trasmissione 4×4, garantisce anche una ottimale distribuzione della potenza (53% al posteriore, 47% all’anteriore). Qui sotto il link con le foto della belva. (fai copia-incolla degli indirizzi che riporterò sulla apposita barra dove inserire gli indirizzi web)

Fiat Freemont: eh, qui abbiamo fatto un grandioso salto di qualità. E’ vero che la novità sarebbe la Freemont, ma è anche vero che dall’epoca in cui scrissi il pezzo che ti linko all’inizio (non troppo tempo fa, in effetti!!!) di novità ne sono state sfornate parecchie. La nuova Punto (andiamo, quella vecchia era una scatola di latta con le ruote…) la nuova Bravo (evito commenti su quella vecchia. Notare che quella nuova, nella motorizzazione diesel, modello “sport”, ha 165 cv, e se acquistata con cerchi sportivi da 17″ e interni in pelle, viene a costare circa… 26mila euro (!!!) quando un corrispettivo tedesco si aggirerebbe sui 40mila) la 500, la Panda (che scatoletta era e scatoletta rimane). Un generale scatto in avanti sia riguardo allo stile che riguardo alle prestazioni. La Freemont, in particolare, è un SUV di prossima produzione: sarà proposto, in prima battuta, con motorizzazioni 2000 cm cubici diesel da 140 e da 170 cv, esclusivamente con cambio manuale e trazione anteriore. Trazione integrale e cambio automatico arriveranno solo in un secondo momento, abbinabili al motore da 2000 cm cubici diesel da 170 cv, e ad un motore a benzina 6 cilindri da 276 cv di origine Crysler. Non un prodotto d’eccellenza, se si guarda al fuoristrada puro: certamente una buona entrata nel mercato dei SUV. Ecco alcune foto.

http://www.autoblog.it/galleria/fiat-freemont/

Lancia Flavia: non ci sono ancora dati riguardo a questo modello, se ne conosce solo l’aspetto e che, effettivamente, entrerà in produzione. Anche questa Casa, come la Fiat, vegetava su modelli sciattini e scoloriti. Dalle foto, indipendentemente dalla mancanza di dati tecnici, non pare che la filosofia sia ancora quella del tirare a campare. Si sa, però, che verrà costruita su base Chrysler: c’è chi ancora dice che Marchionne (AD FIAT, e sappiamo che il gruppo FIAT include FIAT, Lancia e Alfa Romeo) non sia un bravo professionista. Mah. Non ho trovato immagini relative a questo nuovo modello.

Lancia Thema: dopo la discutibile prima serie della Thema (che a me non piaceva granchè, ma è solo un mio giudizio), la nuova serie esce, ancora, su base Chrysler. In realtà altro non sarà che la trasposizione in chiave europea (e con marchio Lancia, arricchendo il tutto con interni più europei, quindi più eleganti) della nuova Chrysler 300. Anche qui non c’è una gran mole di dati tecnici disponibile: si sa solo che tra le motorizzazioni figurerà un motore 6 cilindri di progettazione italiana,  di 2987 cm cubici, e che la sua potenza sarà attorno ai 230-240 cv. Una chicca? 550 Nm di coppia disponibili già a 2000 giri. Trazione, si prevede, posteriore. Ecco la foto.

Con riferimento alle moto, potrei mai non ricordare il ritorno della gloriosa Vespa PX? Anche qui ti passo il link del sito ufficiale della Vespa, dove potrai accedere ad alcune informazioni riguardo a questo modello.

http://www.it.vespa.com/#/vespa/IT/it/news/news7

Niente male, eh?

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Stavo dando un occhio a Facebook, e ho notato, da parte dei miei contatti, alcune adesioni ad una manifestazione ideologica nazionale (dal 24 al 31 gennaio 2011) in cui ogni donna, aderendo, si unirà alla lotta silenziosa contro lo sfruttamento del genere femminile e a favore del diritto al lavoro e all’autodeterminazione.

Tutto questo è degno di nota, e trova il mio più totale accordo.

Ma ho anche notato che, per la medesima (lodevole) iniziativa, sono sorti più gruppi: alcuni con principii sacrosanti, altri dal sapore più o meno vagamente perbenista.

Perchè è sacrosanto, e dovrebbe essere ben chiaro a tutti, che una donna non debba essere sfruttata, usata suo malgrado come schiava sessuale, discriminata sul lavoro e privata di quelle libertà che devono essere garantite ad ogni essere umano, indipendentemente -in questo caso specifico- dal sesso.

Ma che da questi principii sani e indiscutibili certi gruppetti partano col solito pistolotto sulle signorine scosciate della tv, sulle ragazzine che zoccolano da ubriache il sabato sera, sui calendari zizze al vento di formose showgirls, su donne che basano la loro fortuna (in fatto di denaro e visibilità) su condotte di vita che prevedano il sesso e l’aspetto fisico come cavallo di battaglia.

Perchè un conto è essere inorriditi quando si sente di una donna obbligata a prostituirsi, o di una a cui vengano posti limiti di carriera solo perchè “le donne non sono brave come gli uomini”; altro conto è fare i moralisti e incolpare la società se una bella ragazza decide in piena autonomia e libertà di voler entrare in un mondo dove l’apparenza sia l’aspetto predominante, e dove i guadagni, consentitemi, sono così elevati da escludere una qualsivoglia forma di schiavizzazione o subordinazione disumanizzante. Perchè qui non si tratta più di uomini bastardi che prendono la ragazzetta o la donna di turno a cinghiate con l’alternativa “o vai a battere e mi porti 300 euro a sera, o ti spacco entrambe le gambe”. Qui si tratta, semplicemente, di ragazze belle e sane che intravedono la possibilità di un business e ci si buttano a pesce, molte volte riuscendo a racimolare una gran bella sommetta semplicemente agitando quei graziosi prosciutti che la natura, così generosamente, ha regalato loro.

A me, questi gruppi sul moralista spinto, più che sorretti da un sano e giusto sentimento di tutela verso le donne, sembrano spinti dall’invidia di certe amministratrici brutte come la fame che, per evitare il suicidio, negano a sè stesse (e agli altri) che la bellezza possa essere anche fonte di guadagni facili in piena libertà e serenità d’animo di chi la sfrutta.

Del tipo “io sono cessa, ma dopotutto a che serve essere belle, guarda che fine fanno le ragazze belle, tutte scosciate e sfruttate come bestie…”

Questo, a me, più che tutela dei diritti, pare più il risultato del moralismo e della frustrazione. Insomma, siamo sinceri: io Raffaella Fico nei panni della schiava bistrattata non ce la vedo. Magari sbaglio, eh!

Raniero Busco, ex fidanzato di Simonetta Cesaroni -vittima del famoso “delitto di via Poma”- è stato condannato in primo grado per l’omicidio della ragazza a 24 anni di carcere. Questo il dispositivo della sentenza:

«La terza corte d’assise di Roma, visti gli articoli 533 e 535 del codice di procedura penale, condanna Raniero Busco alla pena di 24 anni di reclusione e al pagamento delle spese processuali. Dichiara il predetto interdetto in perpetuo e per la durata della pena dai pubblici uffici con sospensione dell’esercizio della potestà genitoriale. Condanna Busco al risarcimento del danno delle parti civili Paola Cesaroni, Anna Di Giambattista e il Comune di Roma da liquidarsi in separata sede».

A dirla tutta, questa sentenza non è che mi convinca granchè.

Bisogna ricordare, prima di tutto, che nello stabile di via Poma l’omicidio Cesaroni non è il primo fatto di sangue che sia mai avvenuto: sei anni prima, nel 1984, Renata Moscatelli, una donna di 68 anni, viene trovata morta. La donna si dice essere defunta per strozzamento (l’osso ioide è spezzato), e il cadavere presenta almeno quattro costole rotte e una grande ferita al capo dalla quale sgorgherà tanto sangue da andare a inzuppare un cuscino rinvenuto vicino al povero corpo. Non sono visibili segni di scasso sulla serratura: o la porta era aperta, o l’assassino era conosciuto dalla vittima. Dall’appartamento non viene portato via nulla. Il colpevole è tuttora ignoto.

Nel 1990 Simonetta Cesaroni viene trovata morta nel medesimo condominio. Anche in questo caso la violenza del delitto è rilevante: l’assassino infierisce sul corpo con 29 colpi di tagliacarte, benchè la morte sia sopraggiunta, pare, a causa di un forte colpo alla testa. Vengono portati via le chiavi della vittima, alcuni suoi indumenti, alcuni suoi oggetti d’oro. L’orologio non verrà rubato. La serratura non è forzata: anche qui, quindi, o la porta era aperta o l’assassino era conosciuto dalla vittima.

Benchè io abbia riassunto in maniera forse eccessiva i due avvenimenti, si possono rivenire delle somiglianze: in entrambi non c’è alcun segno di scasso, in entrambi la violenza dell’omicidio (chiamata in gergo “overkilling”) è innegabile. Forse uno stesso assassino per entrambi i delitti?

Ora guardiamo un pò la “cronostoria” dei vari soggetti che abbiano mai avuto a che fare con il delitto Cesaroni e con lo stabile di via Poma, si sa mai che si trovino coincidenze interessanti.

Pietro Vanacore, portiere dello stabile nel momento in cui la povera Simonetta veniva uccisa, lavorava in quel luogo dal 1986. Stabilire una connessione tra Vanacore, il delitto Cesaroni E il delitto Moscatelli risulta, quindi, un pò difficile.

Raniero Busco, attuale condannato in primo grado per l’omicidio Cesaroni, era, come detto, l’allora fidanzato della vittima. La Cesaroni lavorava nello stabile dal luglio 1990: la sua presenza nel 1984 (e quindi anche la presenza del suo ragazzo, ammesso che nell’84 fossero già fidanzati) risulta poco verosimile.

Cesare Valle, architetto che aveva a suo tempo progettato il condominio di via Poma, risiede in esso da ben prima dell’anno 1984. nel 1990 ha 88 anni, è quindi molto anziano, ed è così debole che necessita dell’assistenza di Pietro Vanacore (il portiere) per i più disparati motivi. Anche volendo ipotizzare che nel 1984 fosse decisamente in forze e in grado di ammazzare la Moscatelli con quella violenza (Valle avrebbe avuto, comunque, 82 anni…) è da escludersi che lo stesso possa aver fatto fuori, in quelle condizioni di salute e a quell’età, una ragazza sana di 21 anni e con quelle modalità.

Federico Valle, nipote di Cesare Valle, è un soggetto interessante. Nel 1992, grazie alla testimonianza di un discutibile personaggio, viene indagato per l’omicidio della ragazza. Il suo dentista ricorda nitidamente che nel periodo dell’omicidio il suddetto avesse una ferita ad una mano: questo elemento però non viene preso in considerazione, perchè nel 1992 non vengono rinvenute, sulle mani del ragazzo, cicatrici o interventi di chirurgia plastica atti a rimuovere eventuali cicatrici. C’è da dire, però, realisticamente parlando, che non sempre una ferita sanguinante debba lasciare sul corpo una cicatrice. E c’è pure da dire che esaminando una traccia di sangue rinvenuta sulla maniglia della porta dell’ufficio dove sarà uccisa Simonetta -e presumibilmente appartenente all’assassino- il gruppo sanguigno di questa traccia e quello di Federico sembrano coincidere. Ma nel 1993, dato l’esito negativo del confronto del dna della traccia sulla maniglia e il dna di Federico (ammettiamo, però, che nel 1993 i test del dna erano ancora rudimentali), e mancando la cicatrice sulla mano del sospettato, questo viene prosciolto nel 1993. Bisogna dire che Federico soffriva di anoressia nervosa, patologia che alle volte induce il soggetto ad un comportamento violento verso sè stessi e verso gli altri. Non è infrequente che soggetti affetti da questa patologia arrivino al suicidio (in misura maggiore) o all’omicidio (più raramente). E che essendo Federico il nipote di Cesare, il quale risiedeva nello stabile già nel 1984, forse un collegamento tra Federico, la Moscatelli e la Cesaroni sarebbe ipotizzabile.

Raniero Busco è stato condannato sulla base di tracce del suo dna rinvenute sul reggiseno della vittima (ma era il suo ragazzo, è così strano che sul reggiseno di una ragazza si trovi il dna del fidanzato?) sull’impronta della sua arcata dentaria sul seno sinistro della vittima (stesso discorso, è così assurdo ipotizzare un “morso passionale”, magari risalente a qualche giorno prima?) e sulla traccia di sangue lasciata sulla maniglia dell’ufficio, che parrebbe avere un profilo del dna compatibile con quello di Busco. Quindi, pare che la condanna si regga su due elementi molto discutibili e su uno più fondato.

Bisogna, ad onor di completezza, ricordare che dopo la sentenza è stata recapitata a Andrea Magnanelli (avvocato di parte civile del comune di Roma) una lettera anonima in cui vengono riportati i momenti salienti della vicenda e gettando dubbi sulla colpevolezza di Busco, affermando che l’assassino fosse da ricercarsi tra i primi sospettati dell’omicidio.

Dato che Federico Valle era già relazionabile allo stabile di via Poma nel 1984, che nel 1990 alcune testimonianze riportano di un suo taglio su di una mano, che è affetto da una patologia psichica che in alcuni casi scatena una forte personalità violenta, che dopo il 1993 ha fatto del tutto perdere le proprie tracce, non sarebbe forse una idea tutt’altro che malvagia cercare di trovarlo, fargli un nuovo test del dna, paragonarlo con il dna del sangue trovato sulla maniglia della porta dell’ufficio della Cesaroni, riesumare il corpo della Moscatelli, se possibile cercare su di esso tracce di dna dell’assassino, confrontarlo con quello di Federico?

In breve: a fronte di prove molto discutibili relazionabili a Busco, attuale condannato, non sarebbe stato, forse, più intelligente cercare una relazione tra un altro omicidio irrisolto verificatosi nello stesso stabile 6 anni prima dell’omicidio Cesaroni, l’omicidio Cesaroni stesso, e una personalità omicida e violenta che avrebbe avuto la possibilità di compiere entrambi i delitti?

Personalmente, credo poco all’ipotesi di un Busco colpevole. Al contrario, verificherei la presenza di alcuni elementi compromettenti per Valle, analizzati in modo discutibile negli anni ’90 in relazione all’omicidio Cesaroni e del tutto trascurati per l’omicidio Moscatelli.

Chissà cosa salterebbe fuori.

Sarò breve e conciso, anche perchè i fatti di sesso (veri o presunti) del vecchio Silvio non devono certo essere richiamati dal sottoscritto.

Se Berlusconi ha commesso reati legati alla prostituzione minorile, allora che venga processato (e le prime mosse del processo si stanno muovendo) e, se ci saranno riscontri, condannato. E io non escludo categoricamente che il Silvio mi abbia commesso (anche guardando oltre questo argomento particolare) qualche bischerata. Quello che fa male al Paese, e fa male davvero, non sono tanto le vicende giuridiche del Premier, quanto la cronaca pruriginosa e gossipara. A me, francamente, fan venire da ridere quelli che si stracciano le vesti gridando “Berlusconi ci sputtana davanti al mondo!!!” per poi prendere carta e penna e divulgare notizie e testimonianze che dovrebbero essere accolte in tribunale, coperte dal segreto, e valutate da giudici competenti. Solo allora, dopo una sentenza (di condanna o di assoluzione) si dovrebbero divulgare notizie e, eventualmente, testimonianze, in quanto esse sarebbero materiale accertato e certificato come “reale” dalla magistratura.
Ma non puoi negare, lettore, che dare una visibilità mediatica così prorompente a ragazze che vengono giudicate bugiarde dalle loro stesse madri, padri, ex ragazzi ed ex mariti -oltre al fatto che le loro parole siano oggettivamente poco verosimili, perchè la signorina Macrì parla di orge in cui Silvio avrebbe consumato rapporti con 7 SETTE!!!! ragazze diverse in 35 TRENTACINQUE!!! minuti circa… andiamo… io ho 23 anni, forse a sette ragazze in una sera potrei arrivare, ma mi servirebbero almeno tre ore e un defibrillatore, lui ha superato le settanta primavere!- non possa essere considerata una carognata da parte di un antiberlusconismo così incarognito da non farsi remore a divulgare testimonianze che potrebbero essere vere o false e che, se fossero false (come in molti punti pare che siano, mancando totalmente la verosimiglianza e/o la coerenza) non avrebbero altro effetto se non quello di sputtanare una persona che, almeno a riguardo, sarebbe innocente, e sputtanare di riflesso un Paese che, agli occhi del mondo, verrebbe visto come nelle mani di un satrapo settantenne porcellone a cui piacciono le bimbe.
Facci caso, se per l’Italia sia positiva questa carrellata di testimonianze e notizie non verificate e spacciate per reali manco fossero la parola dell’Onnipotente, o se sia piuttosto positiva per una opposizione che salta su questi argomenti (non avendone altri) come un puttanone in calore. O, come più aggrada ai benpensanti di oggi (perchè se sei un dotto intellettuale devi anche adottare un modo di parlare particolare, non devi dire “nero”, ma “di colore”, non “invalido”, ma “speciale”, non che certa sinistra salti su certi argomenti come un “puttanone al disarmo in calore”, quanto piuttosto come una “escort che cerca di sopravvivere alla crisi ideologica adottando una tipologia di lotta politica opinabile”… il trionfo dell’apparenza sulla sostanza).

Alle volte sputtanare una persona -anche su basi false, perchè non sappiamo se le parole delle signorine siano la sacrosanta verità o se ci sia del falso aggiunto ad hoc per manie di protagonismo- fino ad arrivare, Santorianamente parlando (ed è solo un esempio!) a divulgare al popolo il numero di cellulare del Premier durante una puntata di Annozero cercando di togliersi d’impiccio con un semplice e candido (o vermiglio?) “può sempre cambiare numero” può essere più utile di una opposizione seria e concreta. Rendere ridicola una persona, indipendentemente da tutto, è sempre stata una tecnica infame, ma efficace. Ricordiamo che la fama che Berlusconi ha all’estero di mafioso porcellone (ammesso che abbia tale fama) non deriva da condanne penali, quanto da gossip e notizie che potrebbero anche essere reali, ma non accertate, e divulgate proprio da quelli che poi ululano alla luna gridando che per colpa di questo vecchietto il Paese fa figure di merda. Un pò come mangiare golosamente una bistecca per poi dare dell’assassino al macellaio che ha accoppato la mucca.

Ne ha uccisi più una risata che il filo di una spada, dice un vecchio motto.

Dopo queste brevi e semplici considerazioni, mi rivolgo al rosso Michelone supra citato: mi stupisce come tu sia ancora osannato e considerato un Dio della democrazia e dell’imparzialità, se per te divulgare un numero di cellulare di un privato cittadino (oltre che Capo di un Governo) sia un gesto da considerarsi inerente al diritto di cronaca e, al massimo, da considerarsi una marachella a cui, andiamo, si può facilmente riparare, basta cambiare numero!!!

Sarà anche una marachella, in fondo. Ma è indicativa di un modo di pensare e concepire il mondo che forse, così democratico, non è. Almeno se ti chiami Berlusconi.

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Ti ringrazio!

Ora verrai aggiornato via mail ogni volta che pubblicherò un nuovo pezzo! Buona lettura!

Ci siamo, è iniziata la settima stagione del dottor House, una delle poche serie tv che riesca ad appassionarmi. Insomma: vuoi mettere il politicamente corretto dilagante, il buonismo, il volemose ben contrapposti al saccente e spiritoso cinismo bastardo del medico più irriverente della TV?

In realtà c’è una particolare situazione che attendo dalla prima stagione, e scommetto che anche tu, lettore, se sei fan, la attendevi con curiosità morbosa e porcellesca: la sonora, gloriosa, assatanata, lussuriosa maratona sessuale tra il buon vecchio House e la sensuale dottoressa Lisa Cuddy.

La sesta stagione si era infatti conclusa con i due dottori che, dopo aver prestato soccorso ad una povera donna restata sotto le macerie di un edificio crollato (la donna creperà nonostante House abbia cercato di salvarla amputandole la gamba con un seghetto per riuscire a liberarla da un grosso pezzo di cemento che la intrappolava… NONOSTANTE???) si ritrovavano, stanchi e depressi, a casa di lui, scambiandosi le tipiche e pacate tenerezze che sono il preludio ad una trombata di proporzioni epiche. Peccato che la produzione, furbetta, abbia deciso di fermare tutto proprio in quel momento: “vuoi vedere come va a finire? Sono cazzi tua, aspetti la prossima serie.”

E va bene, attendiamo. Arriva la “serata House”. Mi stravacco sul divano, un bel bicchierozzo di interfero… ehm, di birretta fredda alla mia sinistra. Non ci sono cazzi, nessuno mi rovinerà lo spettacolo. E si inizia.

Beh… ma che ha il doppiatore di House? Mah, avrò sentito male… le altre voci sono tutte uguali… dopotutto magari, chissà, sono appena stato operato al naso, avevo il setto nasale deviato, i turbinati grossi come due proiettili cal. 50, mi hanno dovuto pure scalpellare un pezzo di osso etmoide… eccheccazzo, magari anche l’orecchio ne sta risentendo, e ho avuto uno storpiamento uditivo. Poi ascolto meglio. No, qui c’è qualcosa che non va.

Mando un sms scherzoso ad una amica, anche lei grande fan. La risposta è illuminante: il vecchio caro doppiatore di Hugh Laurie, Sergio di Stefano, è passato a miglior vita nel settembre del 2010. Occazzo! Insomma, quella voce là, io la attribuivo ad un uomo di… 30, 40 anni. Di cosa sarà mai morto? Do una googlata: il buon Sergio è morto di infarto. La cosa che veramente, ma veramente, ti lascia basito è che avesse la bellezza di anni 71. No caro il mio lettore, non ho scritto male.

Sergio di Stefano aveva settantuno anni! Immagino questo vecchietto con la voce di House, la velocità nel parlare, la raffinatezza del tono, il sarcasmo pungente non solo nelle parole, ma nell’intonazione. Immagino questo vecchietto mentre si agita davanti al microfono, dando la paga a tanti che hanno la metà (forse) dei suoi anni, e che riesce a far apprezzare un personaggio che, di per sè, avrebbe semplicemente i tratti di un bastardo senza un briciolo di umanità. Già lo stimavo: data l’età posso dire che fosse un mito.

E così vedo la puntata, già carente di suo (ok che dopo 6 stagioni ti aspetti che i due scopino di santa ragione, ma non puoi fare una puntata SOLO con loro due che fanno i loro porci comodi… o per lo meno fateci vedere la Cuddy in nudo integrale XD) senza lupus, senza rush cutanei, senza gente che vomita rospi, bimbi che ruotano la testa di 360 gradi, donne incinte che partoriscono schermi LCD della Samsung.

E con la nuova voce di House (il nuovo doppiatore è Luca Biagini), con questo doppiatore che DICONO essere molto valido, ma che io vedrei bene a fare la voce della pubblicità dei biscotti. Tipo

“Biscotti Doria… latte, farina, zucchero e tanto amore…”

Eddai, andiamo. House deve scoparsi Cuddy, risolvere la misteriosa successione dei numeri primi facendo una TAC full body ad una calcolatrice scientifica, far sbiancare Foremann, resuscitare un morto della guerra civile americana, bere un mojito e ingerire 8 Vicodyn. E lo deve fare CONTEMPORANEAMENTE.

Non scoparsi Cuddy per tutta la puntata (senza avere il buon cuore di farle scoprire almeno una zizza a favore di camera, Gregory, sei un egoista!) per poi recuperare le forze con i biscotti Doria.

E andiamo…

Mi giungono voci ululanti riguardo al fatto che Berlusconi abbia perso il contatto con la realtà. “nega che il Paese sia in crisi”, “attacca la magistratura”, “è un corrotto bastardo”, dicono.

Ora, non è mia intenzione lanciarmi in una difesa del Presidente del Consiglio più odiato (e più amato, anche) di tutti i tempi, quanto rendere evidente che, forse, non solo lui è finito nella tana del Bianconiglio. E lo farò riportando alcune dichiarazioni di alti rappresentanti sindacali della Cgil e della Fiom, in riferimento alla nota vicenda del referendum di Mirafiori -di cui forse scriverò più avanti- che vedeva contrapposti Cisl e Uil (vincitori, 54% dei voti) e Fiom e Cgil (sconfitti, 46% dei voti). Ma… cominciamo! POFFARE, POFFARISSIMO! E’ TARDI! E’ TARDI! E’ TARDI!

Cominciamo con la Lepre Marzolina e il Cappellaio Matto, alias Susanna Camusso (segretaria generale Cgil) e Giorgio Cremaschi (membro segreteria nazionale Fiom).

Siamo nel pomeriggio di quella giornata in cui, alla mattina, sono stati resi noti i risultati del referendum. Lo spettatore di Sky tg24 è invitato, suo malgrado, a “prendere il thè” con loro. Sorridono, sono felici. Wow -pensi- sono gentiluomini, hanno preso la sconfitta con filosofia. Poi però partono le interviste. Riporto alcune righe prese dal Cappellaio Matto:

E’ stato uno scarto morale, politico, totale… Marchionne ha perso! E tutti coloro che devono subire quelle condizioni di lavoro che lui vuole imporre hanno votato “no”. Han votato “sì” gli impiegati (ma logicamente il voto degli impiegati, secondo la logica del Cappellaio, non vale una cippa n.d.r.) che però quelle condizioni di lavoro non le devono fare, e che hanno votato “sì” a favore che altri le facciano (grammaticalmete verrebbe da pensare che il Cappellaio abbia dato qualche tiro al naghirlè del Brucaliffo n.d.r.). Il verdetto degli operai è chiarissimo (giusto, anche non contando gli impiegati, i “sì” degli operai sono in maggioranza di 9 voti n.d.r.): non sono d’accordo su quelle condizioni di lavoro e dicono di “no” (!!! n.d.r.). Quindi Marchionne ha, sostanzialmente, perso.”

poi ancora:

“Siccome tanti che han votato “sì” semplicemente perchè avevano una pistola puntata alla tempia io credo che la Fiom rappresenti, oggi, quella fabbrica.”

Ma certamente. Hanno vinto, loro. Non solo hanno vinto, ma rappresentano la fabbrica intera. Come nella favola, occupano solo alcuni posti, in minoranza, ma se qualcuno si vuol sedere al loro tavolo gridano immediatamente che non c’è posto, è tutto occupato, il tavolo è loro. Quasi a stabilire un collegamento tra le interviste, il Cappellaio fa poi un riferimento alla Lepre, appellandola “La compagna (si corregge n.d.r.) La Camusso…” Così, tanto per fugare ogni dubbio da che mondo ideologico provengano queste dichiarazioni… meravigliose.Il Ghiro, tra i due (simbolo del sindacato italiano) intanto dorme beatamente. Ora è il turno della Lepre Marzolina:

“La prima riflessione che dovrebbe fare la Fiat e che dovrebbe fare anche Confindustia è che non si governa una fabbrica dove la maggioranza dei lavoratori non sono d’accordo (grammaticaa parte, ancora con la storia della maggioranza dei “no”? n.d.r.) col fatto che si trasformi la loro vita in una caserma.”

Forse il Cappellaio, in privato, avrà intuito che, in realtà, il suo sindacato ha perso. E che il bolscevismo sindacale è morto e sepolto. La Lepre, avvilita, avrà inzuppato la propria spilletta con falce e martello nel thè e, tirandola fuori, l’avrà guardata. Senza saper fare altro.

Lo spettatore, confuso, cambia schermata del tg: dando un’ultima fugace occhiata alle proprie spalle, vede che la Lepre e il Cappellaio stavano tentando di ficcare il Ghiro dentro la teiera.

E compare il Brucaliffo, alias Maurizio Landini, segretario generale Fiom-Cgil. Essendo notoriamente e ingiustificatamente autoreferenziale e narcisista (“Io essere alto esattevolmente otto centimetri e trovare un’invidiabile altezza”), per coerenza caratteriale, riassume così i risultati del caso:

“Risultato straordinario, è evidente che la Fiat non ha il consenso di quei lavoratori lì. Un atto di saggezza sarebbe di riaprire una trattativa (eh come no, se vinci hai vinto, se perdi è saggio riaprire le trattative… n.d.r.) perchè le fabbriche senza il consenso di chi ci lavora dentro non funzionano. E’ un voto che chiarisce che quell’accordo lì è un accordo che non ha il consenso.”

Dopo aver detto ciò, Landini sparisce in una nuvola di fumo.

Ora è il turno della Regina di Cuori, la nobile penna del quotidiano “L’Unità”, Concita de Gregorio. Dal suo nobile giornale invita tutti a far la riverenza innanzi alla (falsa) vittoria dei “no”, aprire bene la bocca e dire sempre “sììììì maestade” alle logiche del sindacato. Ovviamente agli industriali, per correttezza, è auspicabile un “noooooooo, ‘fanculo”:

“Se il conto si fa sugli aventi diritto e non solo sui votanti, se si tengono fuori gli impiegati vedrete che la maggioranza dei lavoratori di Mirafiori non ha votato sì.”

Questa è talmente bella che io aggiungo “se non contiamo i votanti con i baffi, chi abbia la taglia 56, chi guida una Panda e chi ami indossare i boxer, allora la percentuale dei “no” arriva al 70%”. La Concita, in pratica, dice che se si conta chi si è astenuto e se non si conta il voto degli impiegati (che, ancora, vengono considerati come degli stronzi, inutili appendici marcescenti), allora la maggioranza ha votato “sì”.

E se mio nonno avesse una ruota, sarebbe una carriola.

Questo discorso non è per difendere Berlusconi dalle accuse di “aver perso il contatto con il mondo”, non ha certo bisogno di me. Il senso di tutto questo è, quantomeno, che in fatto di “aver perso il contatto” siamo quantomeno sull 1 a 1, palla al centro. Ad esser buoni…

Aveva ragione, lo Stregatto: “Guarda che al Leprotto Bisestile mancano diversi venerdì!” e Alice “Ma io non voglio andare in mezzo ai matti!!!”. E lo Stregatto, preciso e affilato: “Oh, non puoi farci niente… sono quasi tutti matti, qui!”

Piccola nota a piè di pagina, non c’entra con la questione Mirafiori. Pare che Silvio, attaccato da ogni parte, ora sia deciso a farsi processare e battagliare contro le accuse di concussione e prostituzione minorile in riferimento al caso Ruby. Per qualche vizietto procedurale prevedo (non è una presa di posizione ideologica, quanto una previsione di un seppur inesperto occhio giuridico) che il Berlusca, da uomo di piccola statura, in Aula diventerà sempre più grande finchè, a un certo punto, guarderà la giuria ed esclamerà

“Non siete altro che un mazzo di carte…”


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