Il Calabrescia pensiero

Archive for febbraio 2011

L’hanno ritrovata, Yara Gambirasio, a tre mesi dalla sua sparizione. O meglio -agghiacciante- hanno trovato i resti del suo cadavere, uccisa da almeno sei coltellate (prima è stata torturata? Stuprata? Ancora non si sa) in avanzatissimo stato di decomposizione. Era vestita esattamente come lo era il giorno in cui si sono perse le sue tracce, il corpo abbandonato in un campo di Ponte San Pietro, paese a una decina di chilometri da Brembate, dove lei abitava.

Questo il sunto di una realtà oscena.

Ma questo non era sufficiente, bisognava che l’opinione pubblica ci mettesse del suo, non ci si può chiudere in rispettoso e religioso silenzio, non c’è una bambina di tredici anni morta ammazzata, e questo basta. No, bisogna commentare. Bisogna fare i tuttologi.

Bisogna dire puttanate.

Puttanata numero uno: diamo addosso alla Protezione Civile.

Eh sì, quegli inetti della Protezione Civile, non hanno saputo trovarla quando il suo corpo era a un tiro di schioppo da casa sua. Brutti ignoranti.

Ma vi rendete conto della bestialità? Dove cazzo eravate voi, quando queste persone se ne stavano, per tre mesi, al freddo, col nevischio, a setacciare aree sempre maggiori, utilizzando anche cani svizzeri dall’olfatto incredibilmente sensibile, tecnologie avanzatissime, tutti i mezzi possibili e immaginabili, finanziamenti propri, visto che i fondi statali non bastano mai? Dove? Voi eravate nelle vostre case. Non è una colpa, per carità. Non è che se sparisce una bambina si debbano attivare 60 milioni di persone. Voi, com’era giusto che fosse, eravate a casa, sgomenti come me, toccati nella vostra umanità per il mistero che si stringeva attorno a una ragazzina di tredici anni.

Ma eravate a casa. Loro erano là. Loro camminavano giorno e notte, in mezzo al fango. Loro si facevano il culo anche senza avere nulla in cambio. “Volontari” si chiamano, magari questa definizione sfugge ai benpensanti che li accusano di inettitudine.

E mentre eravate a casa, coi vostri figli, le mogli, i mariti, il Natale, il Capodanno, le feste da organizzare, le vacanze -magari- questi setacciavano e cercavano. Forse sarete stati bravissimi a programmare i vostri fine settimana a Cortina, di certo non siete bravissimi ad analizzare obiettivamente una situazione: quando una persona viene rapita, esistono automobili. Esistono furgoni. Esistono tutta una serie di mezzi con cui ci si può spostare in maniera veloce ed efficiente. Se uno viene rapito a Brescia, nel giro di quattro ore può trovarsi (usando una macchina, non il teletrasporto) tranquillamente in territorio austriaco. Il che complica, ogni volta, in maniera drammatica le ricerche e le probabilità di trovare lo scomparso: il territorio da scandagliare diventa in un lampo incredibilmente vasto.

Era a dieci chilometri da casa, dite. Bene, e loro come potevano saperlo? Hanno cercato dappertutto, dicono anche di aver  controllato questo campo di Ponte San Pietro, senza trovare nulla. Quando si cerca una persona, e si impiegano i mezzi che sono stati impiegati, non si può pretendere che gli inquirenti e i volontari dispongano anche di una cazzo di sfera di cristallo: non ce l’hanno. Ci mettono anima, corpo, soldi, mezzi. Ma la cazzo di sfera, quella purtroppo non c’è.

Queste persone suppongo stiano, ognuna di esse, vivendo una grandissima frustrazione personale, un grandissimo lutto interiore: quando cerchi uno scomparso e ti metti in gioco, quando ti fotti il periodo natalizio VOLONTARIAMENTE per dare la tua opera al prossimo, e scopri che la tua opera non è servita a nulla perchè quella persona è stata ammazzata senza pietà, allora stai già sufficientemente male. Anche senza qualche migliaio di coglioni che, dalla loro poltrona, col telecomando e la TV in HD ti dicono, sorseggiando caffè

“Potevi fare meglio, incompetente.”

Puttanata numero due: pena di morte per il colpevole.

Certo. Tu ammazzi, io ti ammazzo. Bella stronzata. Bel modo di dare un senso di giustizia. Il taglione, signori. La società diventa una massa di scimmie urlanti armate di clava. Tutti pronti ad accoppare il colpevole, tutti pronti a prenderlo, chiedergli “sei stato tu?” e a risposta affermativa sbatterlo in galera, buttare le chiavi nel cesso, senza sentir ragioni.

Ragioni che, come dice una mia cara amica in una discussione avuta nella mia pagina Facebook (amica e collega studentessa di Giurisprudenza dalla fine umanità e grande preparazione) non devono MAI servire a giustificare, non servono a dire “poverino, ha ammazzato una bimba tredicenne, ma perdoniamolo.”

Servono perchè (come lei osserva) dobbiamo renderci conto che “l’orco” non è una persona strana, dalla faccia cattiva, che vive in una casa sperduta sui monti e viene in città una volta ogni dieci anni per ammazzare e stuprare bambine. L’orco, caro lettore, può anche essere vicino a te. L’orco, se solo ci si documenta, ci si rende conto che la maggior parte delle volte in cui si parla di fatti di sangue, appartiene alla famiglia della vittima. E’ il papà, la mamma, il figlio.

NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI.

Quindi non è intelligente, non è degno di esseri che vantano due “sapiens” il ritenere che, abbattuto l’orco, rinchiuso per sempre nelle stanze più segrete di una prigione, allora non farà più male. Perchè ci saranno, così facendo, tanti altri orchi che non potranno essere fermati in anticipo, ci saranno tante Franzoni, tanti Schepp, tanti altri figli che ammazzano i genitori.

E noi ci limiteremmo a prenderli tutti, uno alla volta, ammazzandoli con la legge del taglione invocata dalle folle scimmiesche, o sbattendoli in carcere a vita. Ci limiteremmo ad agire in conseguenza di azioni ormai irrimediabili e oscene. Perchè tu puoi ammazzare un assassino, ma puoi ridare la vita alla sua vittima? Puoi fustigare e sbattere in carcere vita natural durante uno stupratore, ma puoi ridare la serenità psicologica alla sua vittima? No.

Queste persone vanno prese, punite, ma prima di tutto ascoltate e studiate. Non per compatirle o giustificarle. Ma per capire il perchè del loro gesto osceno. Solo così, dopo aver ascoltato, studiato, capito, decine e decine di persone colpevoli delle più atroci porcate potremo (soprattutto chi di noi vorrà impegnarsi attivamente nel campo della Giustizia) fare in modo non solo di punire assicurando alla giustizia, ma, forti di queste conoscenze, PREVENIRE certe situazioni irreparabili.

I medici che visitavano Schepp, se avessero avuto un briciolo in più di competenza scientifica, criminologica, non avrebbero forse potuto prevenire il fatto che si suicidasse facendo sparire le sue due bambine? Questa domanda ve la pongo. Voi pensate a tenti altri casi di cronaca nera, e fatevi la domanda:

SE LA SCIENZA E LA GIUSTIZIA AVESSERO CONOSCIUTO LE CAUSE, IL PERCHE’ SI TENDE A FAR DEL MALE E NON SI LIMITASSERO A PUNIRE, QUEL CASO DI CRONACA NERA SI SAREBBE POTUTO EVITARE?

Ex fidanzati che ammazzano le loro passate amanti. Padri che ammazzano i figli. Figli che ammazzano i genitori. Madri che soffocano i bimbi.

Persone che accoltellano bambine di tredici anni.

Cosa gira nelle loro teste? Cosa dobbiamo sapere, affinchè certe cose si possano, voglia Dio, prevenire?

Questo è quello che penso. E aggiungo, forse con troppa superbia: la smettano i signori, dalle loro poltrone e dai loro televisori ad alta definizione, di sparare puttanate.

Alla mia amica: usi da sempre uno pseudonimo, qui in rete, per questo motivo non ho citato nè il tuo vero nome, nè lo pseudonimo stesso. Temevo di metterti in difficoltà, sapessi quanti messaggi positivi mi arrivano, in posta privata, ma anche quanti messaggi volgari e offensivi a causa delle idee espresse in questo blog! Sappi solo che ti stimo, umanamente e… “professionalmente”, e ti voglio un gran bene. Questo pezzo (che magari non apprezzerai!) è nato anche e soprattutto grazie alle tue osservazioni.

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Caro lettore, arriva la primavera. L’ormone impazzisce. Anche se non sei un esperto di giurisprudenza, qualche mese fa sarai saltato sulla sedia anche tu nel leggere  che la corte di Cassazione aveva emesso una sentenza secondo la quale

“Praticare attività sessuale che comporti qualsiasi tipo di nudità, è di per se da considerarsi un offesa al pudore ed alla pubblica decenza in qualsiasi condizione, anche se si è in luoghi isolati e non illuminati, in quanto sono sempre da considerare luoghi pubblici, e quindi fruibili da tutti i cittadini, bambini e minorenni compresi”.

E poi

“L’antigiuridicità penale dei comportamenti osceni all’interno di un’autovettura in sosta lungo la pubblica via (o in un pubblico parcheggio) non è esclusa dal fatto che essi vengano compiuti in ora notturna o in luogo non frequentato, in quanto siffatte circostanze non eliminano in modo assoluto la possibilità che gli atti osceni siano percepiti da occasionali passanti, a meno che l’autore del fatto non abbia adottato specifiche cautele, come l’appannamento o la copertura dei vetri della macchina”.

Tale sentenza era indicata (talune volte, talaltre non era precisata) come la sentenza di Cassazione n. 4221/00. Premetto fin da ora che trattasi di colossale (e generalizzata, in quanto notizia riportata da numerosossime fonti) BUFALA!!!

Se sei un adolescente che non ha mai casa libera (o, andiamo, un sano adulto maturo con una sessualità a cui non riesci a togliere quel tocco avventuriero) il primo passo ti avrà sicuramente provocato un infarto al cuore: occazzo, mi posso beccare una accusa per atti osceni anche se vado in camporella in luogo isolato e oscuro, anche solo denudandomi in maniera molto parziale, perchè magari da lì può passare un piccolo bimbo indifeso che ne resterebbe scandalizzato, o una casalinga con le buste della spesa, la quale forse proverebbe cocente invidia. Come no. Il che equivale a dire che posso prendermi tra i tre mesi e i tre anni di galera anche se prendo, esco dal paese (o dalla città) per venti chilometri, vado su un’altura, mi infilo in un fitto bosco, il tutto di notte, monto una tenda -rigorosamente al buio- e, dopo aver eseguito una scrupolosa ronda di due ore alla ricerca di terze persone che potrebbero scandalizzarsi, consumo un veloce e fugace rapporto senza nemmeno spogliarmi (che sei, matto???) bensì scoprendo solo quelle recondite aree del mio corpo (e del corpo di lei) strettamente necessarie alla consumazione dell’atto. In quel momento, emergono un carabiniere e un bambino minorenne (MA CHE CAZZO CI FANNO QUI?) e alè, in galera.

‘na tragggggedia.

Il secondo passo (ricordiamolo, sempre rigorosamente falso!), riferito particolarmente al peccato di lombi commesso in automobile, è ben più ragionevole: non puoi metterti a bombare all’interno di una vettura sulla pubblica via (sul ciglio della strada, infatti, è prassi comune per ogni essere umano mettersi paciosamente a scopare…) o in un pubblico parcheggio, per quanto possa essere notte e il luogo possa non essere frequentato, perchè non si può avere la certezza matematica che non ti salti fuori il solito passante (ma mi passeggi in un parcheggio pubblico di notte, in una zona desertica, ma non c’hai una pluridecorata minchia d’altro da fare?) incappando inevitabilmente nella fattispecie di atti osceni in luogo pubblico. Dai tre mesi, ai tre anni. E tanti saluti.

A MENO CHE tu non adotti specifiche cautele, come l’appannamento o la copertura dei vetri della tua auto. Simpatica la dizione “appannamento”. In pratica, per questa (inventata) sentenza, non ci sarebbe reato se si dovessero coprire tutti i vetri dell’auto (con i classici giornali) oppure appannandoli. Immaginati, i due poveri amanti, lei presa da passione, gemente, vogliosa, lui discretamente informato su questioni giuridiche

“No Claudia, dobbiamo coprire i vetri, sennò andiamo in galera”

“Ma non abbiamo giornali qui, Antonio…”

“Andiamo a comprarli!”

“Sono le undici di sera, demente.”

“Ah, ok. Piano di riserva.”

E passano 45 minuti ad alitare sui vetri fino ad appannamento totale. Ce la fanno. Lei riesplode di desiderio. Lui stramazza.

Enfisema.

Come scoprire la falsità di tutto questo? In primo luogo, l’indicazione della sentenza: “4221/00”. Premesso che le ultime due cifre indicano sempre l’anno di emanazione della sentenza, dato che la notizia è stata spacciata per “freschissima” nell’ottobre 2010, tali cifre sarebbero dovute essere “10”, o anche “2010”. Ma lo “00” sta a indicare l’anno 2000. Preso da pignoleria, ho anche consultato il sito della Cassazione: non esiste, comunque, alcuna sentenza n. 4221/00.

In secondo luogo, in riferimento al secondo passo da me riportato (ma questo elemento è molto meno marchiano del precedente) si farebbe riferimento alla mancanza di reato qualora i due amanti coprano (s’intende, integralmente) i vetri della macchina. Ebbene, se nel caso (ridicolo) dell’appannamento non ci sono problemi, il coprire integralmente i vetri dell’auto è espressamente vietato dalla “legge sull’applicazione di pellicole adesive sui vetri ai veicoli”, prot. n. 1680/M360 Roma, 8 maggio 2002, che vieta applicazioni su parabrezza e vetri laterali anteriori.

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Quale è, dunque, la verità?

Con la sentenza n. 7786 dell’8.8.1996 la Corte di Cassazione ha affermato che il delitto di atti osceni è ravvisabile nel fatto di chi si espone in auto

“in un luogo pubblico, in posizione visibile ed illuminata da lampioni e con transito fitto di auto e persone”

Quindi bisogna essere in luogo pubblico (ovvio), ma per commettere reato bisogna essere anche in posizione visibile, illuminata da lampioni, e con transito FITTO di auto e persone. In pratica, a meno che tu non sia uno sporcaccione psicopatico che prende l’auto e si mette a scopare parcheggiando in mezzo a una fiera di paese, non commetti alcun reato.

Con ulteriore sentenza (Cass. 3855/1997), la Cassazione specifica

Ai fini della configurabilità del reato di atti osceni, è luogo esposto al pubblico anche un’auto in movimento. Deve perciò rispondere del delitto contestato il guidatore di un’autovettura che, mostrando i propri genitali, si affianchi anche per un breve tratto di strada a una donna che procede in bicicletta stringendola sul ciglio della strada

Dopo essermi ripreso da mezz’ora di incontrollate risa, constato che non solo configura il reato di atti osceni in luogo pubblico il trombare praticamente nel bel mezzo di una fiera, ma anche nell’improbabile caso in cui si decida di tirar fuori il glorioso arnese durante la guida affiancandosi, anche se per poco, a una donna che procede in bicicletta, stringendola sul ciglio della strada. E mostrandole esplicitamente il birillo, immagino.

Il tutto riassumibile come segue: andate tranquilli in camporella e trombate felici nelle vostre auto senza oscurare i vetri: basta che ve ne stiate beatamente e ordinariamente appartati, e non commetterete alcun reato.

Mai più bambini minorenni che emergono silenziosi dalla boscaglia. Che sollievo.

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Amici avvocati mi suggeriscono una recente pronuncia della Corte di Cassazione del 2008, la Cass. pen. Sez. III, (ud. 26-03-2008) 13-05-2008, n. 19189, per gli amici “Cass. n. 19189/2008”, riguardante il reato di atti osceni in luogo pubblico.

Premetto che riporto, in grassetto, le esatte parole della Sentenza (l’ho qui davanti a me), come precedentemente ho riportato le esatte parole delle sentenze del 1996 e 1997, reperite da fonti ufficiali. Questo per evitare di commettere l’errore (non fatelo mai!!!) di ricercare testi delle sentenze semplicemente googlando a caso: in internet, se la fonte non è ufficiale e riconosciuta, puoi anche trovar scritto che il Presidente della Repubblica si chiama Sbirulino. Ecco i passi che più interessano, riguardo ad una vicenda di due ragazzi aretini (N.D. e N.L. le iniziali dei due). Se vi incasinerete un pò nei seguenti passaggi, andate pure alle conclusioni: ne sarete sollevati.

Il fatto:

N.D. e N.L. sono stati beccati a fare sesso nella loro automobile nel parcheggio illuminato di fronte a una discoteca, questo alle tre del mattino, circondati da un gruppo di giovani che osservavano la scena. Con sentenza del 19.9.2006 il GIP presso il Tribunale di Arezzo proscioglieva N.D. e N.L. perchè il fatto non costituiva il reato di atti osceni in luogo pubblico, in quanto, a suo avviso, mancava la prova dell’elemento soggettivo, poiché i due fidanzati non erano consapevoli dell’oscenità della loro condotta, tant’è vero che, all’intervento dei Carabinieri, chiesero cosa volessero dato che non facevano nulla di male e che non erano nè i primi nè gli ultimi a fare quelle cose: donde, vi era solo la colpa per disattenzione e imprudenza, e non la volontà di commettere atti osceni. Al che, la Procura di Firenze propone ricorso per Cassazione ritenendo che per commettere il reato in esame era sufficiente il dolo generico, cioè la coscienza e volontà di compiere un atto oggettivamente offensivo del pudore; allo stesso tempo, affermando che per la sussistenza del dolo non era necessaria la consapevolezza dell’antigiuricità della condotta.

Data la vicenda, la Suprema Corte si esprimerà come segue:

“Rientra nella più comune nozione che il compiere atti sessuali in luogo pubblico o aperto al pubblico costituisca una offesa al pudore, e, ove i soggetti di cui trattasi avessero in ipotesi un livello intellettivo tale da non averne percezione, sarebbe occorsa una specifica motivazione al riguardo, sulla base di dati specifici e concreti. A parte ciò, non risulta per nulla motivata la ragione della ravvisabilità della mera colpa, genericamente attribuita a disattenzione o imprudenza, atteso che il fatto, sia pure alle tre di notte, avvenne nel parcheggio illuminato antistante al locale notturno e davanti a più persone che attorniavano la vettura per assistere allo spettacolo. E ciò in contraddizione con quanto subito prima sostenuto nella sentenza, e cioè che, alla vista dei carabinieri, i due avrebbero manifestato la propria sorpresa, esclamando: “Cosa volete? Non stiamo facendo nulla di male, poi non siamo nè i primi nè gli ultimi che fanno queste certe cose”: donde la piena consapevolezza di quel che facevano. Ne consegue l’annullamento della sentenza, con rinvio al Tribunale di Arezzo per un nuovo giudizio.”

Tradotto: un giudice (il GIP) riteneva che i due ragazzi non dovessero esere processati per il fattaccio. La Corte di Cassazione ribatte che i due stavano scopando, sebbene alle tre di notte, un un parcheggio illuminato, davanti a una discoteca e alla presenza di più persone che osservavano la scena. Oltretutto, i due genii, ai Carabinieri che chiedevano che cazzo stesse succedendo, han risposto “Ma cosa volete, non facciam niente di male, e poi non siamo nè i primi nè gli ultimi a far certe cose…” Quindi, per la Cassazione, i due andavano processati, eccome.

Ma questa sentenza non cambia il discorso fatto in precedenza: si commette reato se si è in luogo pubblico (il parcheggio), in posizione visibile (di fronte a una discoteca), illuminato da lampioni (il parcheggio era illuminato)  e con fitto traffico di auto e persone (addirittura c’era un capannello di ragazzi ad osservare la scena).

Quindi non cambia nulla, il consiglio legale che deriva da tutto ‘sto chiacchierare è, nuovamente, così riassumibile: andate tranquilli in camporella e trombate felici nelle vostre auto senza oscurare i vetri: basta che ve ne stiate beatamente e ordinariamente appartati, e non commetterete alcun reato.

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Bello il Festival di Sanremo. Ha vinto Vecchioni. Eh, però Benigni, chissà com’è la storia del suo compenso… il 17 marzo facciamo festa o non la facciamo? Ma no, porco di quel Garibaldi! Ma sì, trogloditi separatisti! Stasera fanno Amici! Dio, se me la scoperei, la Belen.

Questi i discorsi, ringalluzziti da un’informazione demente, mentre a un tiro di schioppo da noi sta succedendo l’inferno. Inferno in territori già resi infernali dalle dittature a comando di questi, dittature che pare stiano cadendo come mosche. Si tratta del nord Africa, condito da qualche rivolta in medio oriente.

Noi europei, fino a qualche giorno fa, ce ne stavamo (come tutta la comunità internazionale, USA inclusi) a farci le pippe e a guardare da lontano. Ma sì, qualche comunicato, qualche

“Ragazzi, fate i bravi, lottate per la vostra libertà ma fatelo democraticamente. Sparatevi, ma con garbo.”

Risolviamo tutti così noi, con la democrazia e la calma. Forse perchè non c’è proprio un cazzo da risolvere. E ce ne possiamo star qui, con la faccia come il culo, a fingere di risolvere grosse problematiche, ci inventiamo nemici inesistenti, problemi inesistenti, che ovviamente potremo risolvere democraticamente e garbatamente, con il sorriso sulle labbra.

Grazie al cazzo che sorridiamo. Ci inventiamo finti dittatori, andiamo in piazza, spacchiamo qualcosina, qualcuno magari viene arrestato e mollato il giorno dopo. Le città distrutte dai manifestanti? Qualcun’altro ci penserà, suvvia, saranno mica questi i problemi. E torniamo a letto, comodi e paciosi, perchè “Abbiam manifestato contro il dittatore, abbiamo la coscienza pulita”. E siam convinti, in fondo, che la lotta contro le vere dittature -quelle che ti piantano nel terreno con solo la testa fuori e ti lasciano lì a crepare di colpo di calore se solo osi dissentire- si debba condurre con la medesima tranquillità d’animo. La lotta da salotto.

I nostri potenti? Pure. Non vorranno mica sporcarsi le mani prendendo apertamente le parti dell’una o dell’altra fazione. Così invitano alla calma, e a metodi pacati e democratici. Provaci tu, manifestante con l’esercito che ti spara, vedi dove la ficchi la calma a chi te la suggerisce. Provaci tu, militare, che se non fai il tuo lavoro vieni fucilato dal tuo regime come traditore e se lo fai ti tocca per forza di cose sparare ai civili in rivolta, e essere a tua volta esposto al fuoco di questi ultimi. Massì, potresti (forse) premere il grilletto del tuo fucile mitragliatore, però democraticamente.

Ora però, anche la Libia sta andando a puttane. E allora caspita, qui il problema diventa reale. Questi negrettini -pensa la comunità internazionale- non potevano continuare a scannarsi tra loro, guarda che pastrocchio che han combinato. Muammar Gheddafi, personaggio da tutti odiato e straodiato, tronfio, sudicione, matto come un cavallo bisognoso di terapia elettroconvulsiva, è finito nel tritacarne dell’incazzatura nordafricana.

Solo che per l’Europa la Libia non è semplicemente una pezza sabbiosa dove (diciamolo francamente) gli indigeni possono tranquillamente prendersi a schioppettate senza che a noi ne venga in tasca nulla, consentendoci di avere una parvenza di coscienza pulita solo limitandoci a dire “Su ragazzi, non fate i cattivelli”.

La Libia è, per l’Italia in particolare, la porta che collega Europa e Africa. Porta che, piaccia o meno, è stata finora sbarrata dal colonnello Gheddafi al fine di limitare i flussi migratori dal continente più povero e martoriato a quello più ricco e libero. Se questa porta dovesse vedere rotti i suoi cardini e le sue serrature, facile intuire cosa accadrebbe. E sarebbe disastroso non perchè noi siamo cattivi, e non vogliamo i negretti che puzzano e costruiscono moschee. Andiamo, non siamo ridicoli. Sarebbe disastroso perchè inizierebbe un flusso migratorio incontrollabile di persone disperate (come biasimarle?) alla ricerca di un destino meno gramo.

Non siamo nel paese delle meraviglie, ogni territorio ha una riserva limitata di posti di lavoro, di terreno su cui costruire case degne di essere abitate da esseri umani, di forze dell’ordine che garantiscono (o almeno ci provano) l’ordine e il rispetto delle leggi sul territorio. Già noi arranchiamo. Figurati che succede se mi arriva qualche milione di persone disperate. Il colonnello è decisamente un matto col botto, ma è  (era?) il nostro cane da guardia.

Se c’è è un male. Se non c’è è un male.

Il figlio, Saif Al-Islam, ha l’ideona. Dato che il problema è la rivolta al regime dell’islam più radicale, da sempre osteggiato dal raìs in cambio dell’amicizia occidentale, la sua proposta è “Ok, voi islamici fondamentalisti non volete più il mio paparino, allora facciamo da bravi bambini, prendiamo la Libia, la dividiamo in due, e facciamo a metà. Metà a papino e metà a voi islamici radicali”.

Magari dagli anche il materasso con le doghe in legno e un set di pentole in omaggio. Cretino.

Se la soluzione fosse questa, avremmo quanto prima un territorio sovrano islamico radicale, circondato da territori in pienissima anarchia in cui sarebbe facilissimo andare a favorire le componenti estremistiche, magari con l’aiuto iraniano, costituendo così un unico estesissimo territorio dominato dal fondamentalismo, talmente esteso e potente da potersi permettere la conquista della metà della Libia precedentemente trattenuta dal colonnello. Bella mossa. Il tutto per poi iniziare una guerra (santa???) contro Israele. Il che poi porterebbe ad un conflitto di proporzioni quasi mondiali.

Poi parla, per qualche secondo, il papino (e la sua parola, in quanto attuale leader, è quella che ha peso reale). Il suo discorso farebbe rizzare il capelli anche a Claudio Bisio. Alla fine di questo pezzo troverete il filmato del discorso con relativa traduzione. Decisamente meno accomodante del suo figlioletto. Ti vien l’impressione che dopo aver sentito il discorso di Saif, lo abbia preso a sberle e mandato a coltivare Merlot nel Sahara. ‘Sto debosciato.

Dopo quello che il colonnello ha combinato, non è più possibile accettare la sua presenza al comando di una nazione. Il mondo civile non potrebbe permetterlo. Non possiamo nemmeno più parlare di libertà e democrazia, senza attivarci per abbattere un tizio che arrivi a bombardare (e non è un’iperbole) il proprio popolo in rivolta. Perchè questo ha fatto: “Voi manifestate: io do ordine a caccia e bombardieri di sganciare sopra le folle in rivolta. Fate voi.” E lo ha fatto, altrochè.

Se se ne andasse, allo stesso tempo, sarebbe gravissimo il pericolo della nascita di un nuovo territorio fondamentalista. Il quale forse non sarebbe un pericolo per l’Europa (da un punto di vista militare) ma per Israele lo sarebbe eccome. Partirebbe una guerra di conquista nella quale si vedrebbero attratti, per varie ragioni, un gran numero di paesi del mondo. A questo si aggiunge il gravissimo e concretissimo pericolo di una immigrazione incontrollabile (questa sarebbe l’arma contro l’occidente europeo: attaccare militarmente sarebbe idiota per il semplice fatto che secondo l’articolo 5 dell’alleanza atlantica, se uno stato terzo attaccasse un membro dell’alleanza, tutti i membri dell’alleanza devono intervenire militarmente a difesa dell’alleato attaccato. E nessuno vorrebbe trovarsi contro una coalizione di 28 nazioni guidate dagli USA, che per inciso ha la potenza militare maggiore del mondo). Una situazione drammatica.

Come dicevo prima, se Gheddafi resta, è male. Se se ne va, è male.

Che fare? Smetterla di stare qui a farci le pippe, piantarla con le “dichiarazioni di simpatia” al popolo libico (dichiarazioni di simpatia. Che bello il linguaggio diplomatico: dire “sono cazzi vostri” suonerebbe molto più sgarbato), inviare quanto prima forze armate (e, per Dio, non in missione di pace, smettiamola con questi edulcoranti semantici) trattare con le forze armate libiche, indurle alla resa, iniziare a martellarle se non si arrendono. Eliminare ogni attività a sostegno di questo pazzo furioso. In questo modo, eliminare un soggetto che non è più degno di restare dove sta. Ma è necessaria franchezza e determiazione, non i fiori nei cannoni.

Una volta spezzate le reni dei sostenitori di Gheddafi, guidare il paese verso un governo di matrice moderata. Che sia in grado di tener testa al fondamentalismo e di limitare i flussi migratori in misure assorbibili dall’Europa, dall’Italia in primis.

Il resto è politichetta, che ci possiamo permettere solo noi. Che abbiam la pancia piena, e i fucili a salve. Che abbiamo “dittatori” che, nel top della cattiveria, concepiscono il legittimo impedimento. Ridicoli, siamo ridicoli.

Nella speranza che una azione, anche violenta, per condurre la situazione a controllabili conseguenze, possa evitare che si debba arrivare, entro nemmeno troppo tempo, al sorgere di nazione contro nazione, e regno contro regno. Con Gerusalemme circondata d’eserciti. E se avete capito il riferimento, e ci credete, sapete anche che poi sarebbero cazzi davvero amari.

Saif, da bravo beduino combattente e fiero, tratterebbe coi generali nemici stabilendo ferree condizioni: “Ok, ci arrendiamo. Però io non intendo trattare: in cambio voglio il set di pentole e il materasso con le doghe in legno.”

Una trattativa accettabile.

Riporto un articolo del Corriere della Sera datato 31 luglio 1997

“Il figlio del sostituto procuratore di Milano Ilda Boccassini, il venticinquenne Antonio Pironti, e’ stato coinvolto l’altra notte a Ischia in una rissa nei pressi di una discoteca. E insieme con i suoi amici (e i loro rivali) e’ stato denunciato. L’episodio e’ accaduto poco prima delle cinque del mattino all’esterno del night “Il Valentino”, nella zona di Ischia Porto. Pironti sta trascorrendo sull’isola, di cui e’ abituale frequentatore, le vacanze estive, e nella notte tra lunedi’ e martedi’ era stato in compagnia di due coetanei, Lucio Grassi e Luca Matrone, entrambi napoletani. Che cosa abbiano fatto i tre prima di arrivare davanti al night dove poi e’ scoppiata la rissa, e’ difficile dirlo. Ma probabilmente nulla di piu’ o di meno di quello che fanno tutti i giovani e giovanissimi durante le notti dell’estate ischitana: si sta un po’ in discoteca, poi si va a prendere il gelato in piazza, quindi si arriva magari fino alla spiaggia e alla fine si ricomincia il giro daccapo. E il giro di Pironti, Grassi e Matrone e’ finito davanti a quel locale sorvegliato da due forzuti fratelli, Vincenzo e Ciro Cofano, 32 e 33 anni, che al “Valentino” lavorano come buttafuori. Ed e’ stato con loro che Pironti e i suoi amici se le sono date di santa ragione. Pare che al momento di entrare nel locale i tre ragazzi siano stati bloccati perche’, secondo quanto hanno raccontato alcuni testimoni, sembravano un po’ troppo su di giri, e i fratelli Cofano devono aver pensato che sulla pista da ballo avrebbero potuto creare problemi. Invece i problemi sono cominciati subito. Perche’ tra i buttafuori e i tre ragazzi sono immediatamente volate parole grosse, e altrettanto in fretta si e’ passati a far volare pugni e calci. Alla scena era presente un carabiniere in borghese, Mario Perrotta, 30 anni, che ha cercato di intervenire per calmare gli animi, ma ha rischiato di uscirne peggio di tutti: uno degli amici di Pironti, Lucio Grassi, lo ha infatti aggredito violentemente, forse senza nemmeno capire che aveva di fronte un carabiniere. Per lui e’ poi scattata anche la denuncia di oltraggio, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. La rissa e’ andata avanti fino a quando sono arrivati altri carabinieri che hanno bloccato i cinque e li hanno accompagnati in caserma. Grassi e Matrone, pero’, hanno dovuto prima fermarsi al Pronto soccorso dell’ospedale Rizzoli: mettersi contro due buttafuori e’ costato a entrambi parecchie ammaccature.”

La storia si concluse con una denuncia a piede libero per Antonio. Il GUP pronunzierà sentenza di non luogo a procedere (in parole povere, il giudice disse che il ragazzo non doveva essere processato.

Questo provvedimento, il GUP lo prende in situazioni particolari quali: qualora ritenga o accerti che ci siano degli elementi contraddittori riguardo ad una causa di estinzione del reato, di improcedibilità dell’azione, al fatto che non costituisce reato, che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non sussiste.

Oppure… oppure si indaghi meglio la vicenda.

Sono Alberto Calabrò, benvenuti nella mia cucina!

Oggi vi insegnerò come preparare un ottimo LE UOVA LE UOVA no, sta tranquillo, niente uova, oggi parliamo di DELLE UOVA! DELLE UOVA! no, accendete il forno a 200 gradi e cominciate a tagliare LE UOVA LE UOVA.

Vabbè.

Parliamo delle uova, caro lettore. Almeno il folletto sulla mia spalla se ne sta tranquillo. Stasera a cena ho letto un biglietto che mi ha lasciato mia mamma con scritto “ricordati le goccine della bontà!” ma mi sentivo già abbastanza buono e non le ho prese.

Da quel momento è apparso il folletto. Mah.

Dunque, forse anche tu ti recherai, saltuariamente, al supermercato del paesello per comprarti qualche buon ovetto. Forse anche tu, come tanti, come è normale, vieni puntualmente sodomizzato da furbeschi piani orditi dagli esperti di grafica e di marketing.

Tu vai nei reparti refrigerati, vedi confezioni verdi, prati, sole, campagne, gallinelle felici sdraiate su rugiadosi steli d’erba mentre leggono il giornale, articolo di cronaca giudiziaria. La deposizione di una loro collega. Notare il sarcasmo.

A coronare l’idillio, leggi, sulla confezione, “da galline allevate a terra”. Allora ti ricordi di quel documentario su Sky, di quei pazzi scatenati degli americani, di come le loro galline siano infilate in gabbie dove non si possano muovere (eh, così ingrassano, no?), delle loro uova pallidine e piccolette, ricordi della lavorazione invereconda dei prosciutti, come se fossero automobili in una catena di montaggio. Ricordi di quella volta che hai visto tua nonna in costume a due pezzi. Atrocità.

Invece noi italiani no, noi siamo civili, le nostre bestie si allevano A TERRA. Nei grandi prati erbosi. Allevatori che cavalcano su verdi praterie col sole sulla faccia.

Poi cominci a farti delle domande. Leggi, sulla confezione “conservare in frigorifero”. Al che ti rendi conto che non sei nei reparti refrigerati, distratto che sei. Stai guardando uno scaffale normalissimo, a temperatura ambiente. Che d’estate è di -25 gradi, d’inverno è +40. Dopotutto noi della COOP ci teniamo alla climatizzazione, ai clienti, la COOP siete voi.

Col dubbio in cuore vai a casa, ti colleghi a internet, vedi se quella bella pollastrella conosciuta l’altro ieri ti ha scritto, si sa mai. Fa nulla se non ti sei presentato, e se la tua concezione di “conoscere” è un dialogo del tipo “Scusi, cameriere, potrei avere un accendino?” “Non sono un cameriere!” “Ah scusa. Hai da accendere, per caso?” “No, non fumo.” “Ah, vabbè.”

E’ già tua.

Poi pensi… pollastrella. Gallinella. E il folletto sulla spalla (andiamo, lo so che anche tu ne hai uno) comincia a urlarti LE UOVA LE UOVA nell’orecchio.

E decidi che vuoi googlare. Insomma, vuoi capire perchè ti si suggerisca la conservazione in frigo, e nei supermercati la catena del freddo venga invece interrotta. Non trovi risposta. Poi guardi cosa vuol dire “galline allevate a terra”.

La pagina internet si apre. Il folletto sviene, anche senza le goccine della bontà.

Vedi che le uova sono divise in 4 categorie, identificate con una cifra, la prima del numerone stampato su ogni uovo. Questa cifra va da 0 a 3.

o: “uovo da gallina da allevamento biologico”, corrispondente a una gallina in 10 mq. su terreno all’aperto, con vegetazione

1: “allevamento all’aperto”, corrispondente a una gallina in 2,5 mq. su terreno all’aperto, con vegetazione

2: “allevamento a terra”, corrispondente a sette galline in 1 mq. su terreno coperto di paglia o sabbia, in capannoni privi di finestre

3: “allevamento in gabbia”, 25 galline in 1 mq. Ovviamente al chiuso, senza finestre.

E capisci che quando hai acquistato le uova, oltre ad aver interrotto la catena del freddo, ti hanno anche rifilato, seducendoti con verdi pascoli e argute dizioni, del cibo prodotto da sette galline infilate in un dannato metro quadrato, col sabbione come terreno, in un dannato capannone senza finestre. In pratica, deposte da bestie che, se fossero esseri umani, vivrebbero (sopravvivrebbero?) pasteggiando a psicofarmaci.

E lì capisci che a deporre non dovrebbero essere solo le galline, ma anche gli allevatori.

Bando agli scherzi: la differenza di prezzo tra le varie tipologie di uova è irrisoria. Sii civile, almeno tu che sei mio lettore, e quando compri controlla sempre di acquistare un prodotto che non solo rispetti il più possibile gli animali, ma che sia, in conseguenza al miglior trattamento, molto più gustoso e sano. Controlla, quindi, di acquistare solo uova 0, che solitamente, come detto sopra, sulla scatola riportano “da allevamento biologico”. Tenendo presente che, comunque, si tratta di animali tenuti in 10 mq.: il che equivale a uno spazio di tre metri per tre circa. Figurati le altre categorie.

Vado a prendere le goccine, il folletto sta diventando molesto.

E’ un casino. Un vero casino, la vicenda di Matthias Schepp, ingegnere svizzero suicidatosi il 3 Febbraio 2011 a Cerignola sotto a un treno. Non è necessario che io ricordi il perchè: non si tratta semplicemente di un uomo che per ammazzarsi ha girato mezza Europa per poi andare a morire in un posto apparentemente svincolato da qualsiasi elemento che appartenesse alla propria vita, ma ha portato con sè anche le sue due figlie di sei anni, Livia e Alessia, gemelle, apparentemente per ucciderle, comunque per separarle dalla loro mamma secondo lui colpevole di avergli rovinato la vita, averlo fatto soffrire per via della richiesta di divorzio e, soprattutto, per essersi opposta all’ipotesi di un affidamento congiunto delle bimbe stesse. Sindrome di Medea, la definiscono.

In via preliminare bisogna rendersi conto che il confine di “ciò che ha senso” è soggettivo, non ha connotazioni oggettive. Per una persona con gravi disturbi psichici è perfettamente normale prendere a capocciate un muro fino a spaccarsi la testa, se è convinto di avere il cervello pieno di insetti. Per una persona gravemente depressa è perfettamente normale suicidarsi e porre fine alla propria sofferenza. Quindi, se si vuole capire, scoprire il mistero di azioni compiute da una persona che da tempo i famigliari e gli psichiatri definivano “con la morte dentro”, bisogna sgombrare il campo dalla concezione di “normalità” per una mente sana e ordinaria, e vagliare anche ipotesi particolarmente cervellotiche, truculente e, per noi sani, apparentemente prive di logica. Come mai cervellotiche, oltre che sanguinose? Perchè ricordiamo che oltre ad essere gravemente depresso (e quindi oltre ad avere una visione del “normale” particolarmente cupa) Schepp era anche un brillante ingegnere (in grado, quindi, di architettare alla perfezione un piano di difficile comprensione, complesso, criptato, il cui fine non fosse tanto quello di ammazzarsi -avrebbe potuto tranquillamente tirarsi una revolverata a casa- ma creare un rebus per far sì che la madre delle bimbe patisse la peggiore delle sofferenze: non la morte delle figlie, ma l’impossibilità di conoscerne la sorte, non potersi ricongiungere a loro, non poter nemmeno piangere sulla loro tomba).

Si sa che quest’uomo si è recato da Marsiglia a Propriano (Corsica) col traghetto “Scandola” insieme alle figlie, partendo il 31 Gennaio e arrivando il 1 Febbraio, alle ore 6.30. Sarebbe poi ripartito da Bastia (Corsica) il 1 Febbraio stesso per recarsi a Tolone, sempre ovviamente in traghetto, ma senza le due bambine.

Testimoni dicono di aver visto l’ingengere, le due bimbe e una signora bionda insieme, prima a Marsiglia, poi due avvistamenti in Corsica, uno a Propriano e l’ultimo a Macinaggio, dove un pensionato afferma di aver visto i quattro con, in particolare, l’ingegnere e la misteriosa bionda che discutevano animatamente vicino all’auto di lui, una Audi nera targata CH, quindi svizzera.

Prende corpo quindi anche una presenza femminile, che parrebbe confermata dal ritrovamento, a casa dell’ingegnere, di un cappotto femminile che non apparterrebbe alla moglie.

Ora: se questo cappotto appartiene ad una donna non implicata nella vicenda, fosse stato dimenticato in casa da una semplice amica, a questo punto questa si sarebbe già fatta avanti per chiarire le cose e tirarsi fuori da questa brutta storia. Così come si sarebbe fatta avanti la misteriosa bionda, dicendo semplicemente “signori, è vero che ho incontrato Schepp e le bimbe, ma solo perchè lui (situazione a caso) mi voleva chiedere delle indicazioni stradali”.

Oppure potrebbe essere ipotizzabile che la bionda e la proprietaria del cappotto siano la medesima persona, persona che forse Schepp aveva inserito in qualche modo nel suo piano criminoso. Ed è probabile, a questo punto, che sia proprio così.

In tal caso gli scenari sono due: per mescolare un pò le carte decido di trovarmi in Corsica con quella donna, con la quale mi ero precedentemente accordato al fine di consegnarle le bimbe per sottrarle alla mamma (e questo la bionda lo sa, non è un semplice “affidarle” ma un vero e proprio sequestro, perchè dal momento in cui io mi butto sotto a un treno e la vicenda viene messa sui giornali correrei il rischio che lei prenda le bimbe e le riconsegni alla mamma, cosa che non voglio) dicendole che in seguito avrei inscenato un rapimento, o, semplicemente, confessandole la mia volontà di suicidarmi. Così le bimbe sono salve, ma faccio comunque venire i sorci verdi alla mamma facendole credere di averle ammazzate. Magari la bionda è anche una donna che non può avere figli e non vuole affrontare le lungaggini burocratiche di un’adozione. Ha quindi un “tornaconto” nell’aiutarmi. Poi mi suicido, così la verità muore con me.

Oppure scenario numero due: tutto come sopra, ma la bionda cede. Decide di non voler più collaborare con me (e qui potrebbe ben inserirsi il litigio testimoniato dal pensionato vicino a Macinaggio). In tal caso ho una donna che potrebbe, da un momento all’altro, andare dalle forze dell’ordine e fermarmi; non riuscirei a far sparire le tracce delle bimbe (vive o morte, c’è pericolo che vengano trovate), non riuscirei a far soffrire la madre a sufficienza. Quindi si rende necessario non solo far sparire le gemelline, ma anche la donna bionda. Poi mi suicido.

Nella prima ipotesi le bimbe sarebbero ancora vive (insieme alla bionda), ma molto poco probabilmente si troverebbero tuttora in Corsica. Chi, infatti, si recherebbe in un’isola straniera al fine di collaborare al sequestro di due bambine e poi rimarrebbe in loco? La Corsica sarebbe semplicemente un luogo in cui effettuare uno scambio e far poi perdere le proprie tracce. Ma se l’ingegnere avesse consegnato le bambine alla bionda il 1 Febbraio in Corsica, perchè poi tornare a Tolone e farsi una tirata in auto fino a Cerignola (le gomme dell’auto sono piene di fango: perchè quest’uomo è andato per strade sterrate?) e lì uccidersi? Avrebbe consegnato le due bimbe ad una persona che le avrebbe portate con sè facendole sparire; l’intento dell’ingegnere era compiuto, poteva ammazzarsi tranquillamente in Corsica o a Tolone, se proprio voleva dare una ulteriore ingarbugliata. Ma arrivare a Cerignola…

Nella seconda ipotesi, le bimbe sono morte. Sicuramente il cadavere della bionda, in tal caso, si troverebbe in Corsica (se devo eliminare una complice che tutto a un tratto cede, diventando una potenziale testimone e mandare il mio piano a quel paese non mi perdo in chiacchiere, la secco il prima possibile). Il che non sarebbe nemmeno così poco credibile, dato che Schepp arriva in Corsica il 1 Febbraio e riparte lo stesso giorno: arrivo, voglio consegnare le bimbe, la mia complice vacilla, la ammazzo per evitare che diventi un problema, vado via dalla Corsica il prima possibile, che magari trovano il suo cadavere e io finisco nei casini prima di riuscire nel mio intento (infatti il ritorno dell’ingegnere dalla Corsica al continente sembra l’unico elemento eseguito “in estemporanea”: quel giorno pare che i traghetti fossero in sciopero, e che ne abbia preso uno che, fortunatamente, era in servizio.). A questo punto, però, non ho più complici per attuare un semplice sequestro: se voglio che la mia ex moglie soffra per la perdita (o meglio, la scomparsa) delle bambine, l’unica cosa che mi rimane da fare è ucciderle e nascondere i corpi

Però è vero che i miei spostamenti verso la Corsica sono intercettabili attraverso l’acquisto dei biglietti dei traghetti: come sfruttare tutto questo a mio vantaggio? Devo dare l’impressione che le bimbe siano rimaste sull’isola. Come? Dopo aver ucciso la bionda, uccido anche loro due, riparto dall’isola con i cadaveri delle bambine nel bagagliaio, non acquistando, così, i due biglietti supplementari che farebbero capire un loro ritorno sul continente. Dopotutto la Corsica è “bruciata”, so che le ricerche si concentreranno là. E non voglio correre il rischio che le trovino. Allo stesso tempo non posso portarle via vive: anche nascondendole nel bagagliaio correrei il rischio che piangano, e di venire scoperto. Bisogna creare l’illusione che, vive o morte, dal viaggio dalla Corsica verso Tolone in poi non fossero più con me.

A questo punto sono nel continente, da quel momento in poi mi recherò da Tolone a Cerignola, attraverso un itinerario attualmente sconosciuto dagli inquirenti. Mi reco in zone poco abitate, campagne, nelle quali evidentemente troverò un luogo idoneo a nascondere i due corpi -ecco spiegato il fango sulle ruote-

Per fare tutto questo giro in auto, però, mi serve un navigatore satellitare: sono un ingegnere, so che quando mi sarò ammazzato, da quel navigatore si potrà risalire ai miei spostamenti. E anche se non capiranno che ho ammazzato le bimbe già in Corsica e le ho seppellite tra Tolone e l’Italia, non vorrei che scandagliassero ogni metro delle aree che ho percorso nel mio ultimo viaggio, magari trovando i corpi. Così mi sbarazzo del navigatore, distruggendolo.

Per quanto, immedesimandomi nella mentalità di quest’uomo, mi paia più probabile l’ipotesi di un triplice omicidio seguito dal suicidio, non è del tutto eliminabile l’ipotesi di questa complice bionda che abbia collaborato nel sequestro delle due bimbe.

Quindi, o si cercani un cadavere in Corsica e due altri cadaveri in un area che si estende per qualcosa come 2000 km, oppure si cerca una donna scomparsa residente vicino al paese di Schepp, dal quale avrebbe potuto recarsi più volte, che lo conoscesse, che potesse aver dimenticato da lui il proprio cappotto. E non necessariamente bionda e di età compresa tra i 40 e i 50 anni: data la complessità del piano, è così difficile che i due avessero deciso anche di cammuffare i tratti di lei, magari con una parrucca e del trucco particolare, sapendo di poter essere avvistati in Corsica e volendo mescolare ulteriormente le carte?

Trovata una donna scomparsa, forse…

Devo, prima di tutto, ringraziare una lettrice (nonchè amica) che, involontariamente, ha solleticato la mia vena sarcastica e ispirato la stesura di questo pezzo.

“Eh, la mia amica ha 20 anni, sta con uno di 40.”

“Muahahahah.”

“Che c’è?”

“Ne ho sentite di vaccate… ma una ventenne con un quarantenne…”

“E dove è il problema?”

“Che da parte di lei è assolutamente ridicolo. Da parte di lui è assolutamente da furbo!”

“Perchè ridicolo? Di questi tempi trovare un ragazzo maturo è impossibile. Noi di 20 anni dobbiam puntare almeno dai 30 in su.”

(Piccolo inciso per il mio lettore. Se così fosse, come mai un 60% delle ragazze con cui il sottoscritto è uscito, si sono defilate con un elegante “sei troppo serio, a 20 anni non voglio impegnarmi.”? Son cose più misteriose dei segreti di Fatima.)

“Capisco ancora 30 anni, ma se lui ne ha 40, andiamo, è cornuto ancora prima di iniziare! Vabbè ora, ma tra qualche anno…”

“Ma non si devono sposare per forza, si sentono da due settimane…”

“Sarà che io, se inizio qualcosa, è perchè ho la certezza di un potenziale successo. Qui la certezza, a lungo termine, è di sicura disfatta.”

“A 20 anni non puoi ragionarla così!”

“Già. Sarà per questo che molti a 20 anni fanno delle scelte del cazzo. Non solo in amore, eh!”

“Appunto. Perchè a 20 anni ti puoi permettere di fare errori, non sono irreparabili.”

“Salvo poi fare gli adolescenti depressi… comunque anche inchiodarsi le mani ad un’asse di legno con una sparachiodi, se conosci un buon fabbro, non è irreparabile. Sarebbe bello.”

E qui sono stato travolto dall’illuminazione. Ho capito. Ho capito il perchè della nascita degli emo, delle adolescenti pirla che pubblicano link idioti e depressi su face (volete un assaggio? Cercate “scemette” in facebook. Si consiglia l’assunzione preliminare di un antiemetico. Si sconsiglia la conduzione di automezzi dopo la visione. Sconsgliato a cardiopatici e donne in gravidanza.), dei “ho sofferto tanto durante la mia vita” anche quando a parlare è un ragazzo di 12 anni. Rigorosamente truccato e con la frangia.

Perchè pare che essere ragazzi, avere dai 15 ai 25 anni, sia come essere portatori sani (sani…?) di una strana forma di masochismo. “Sono giovane, in quanto giovane mi DEVO ficcare in situazioni assurde e senza via d’uscita, perchè se non lo faccio ora, quando lo faccio?”

Chiaro che io non alluda in particolare alla situazione della discussione di cui sopra con la mia amica, nemmeno troppo masochista, ma capisci che il senso è quello lì.

Non sei a posto se il sabato sera, quando hai 16 anni, non torni a casa puntualmente ubriaco sventrato, il che ti farà svomitazzare come un suino fino alla mattina dopo. Eh, non vorrai mica perderti questo piacere, se non vomiti per 10 ore di fila ORA, quando potrai farlo? Se non te ne freghi del mondo (espressione molto in voga: “io me ne frego di tutto, non mi importa un cazzo”) ora che hai 15 anni, finendo per subirne irrimediabilmente gli effetti (fortunatamente ridotti, di solito, ad una inappellabile bocciatura scolastica, dato che il “mondo” del quale il 15enne “se ne frega” è sostanzialmente quello) quando potrai iniziare a farlo? Se non scopi come un dannato ora che hai 17 anni con chiunque ti capiti a tiro (lo sappiamo benissimo che succede in particolari occasioni, laddove il rapporto umano più formale è un pompino all’ingoio) finendo irrimediabilmente per sentirti incredibilmente solo (nella migliore delle ipotesi, ovviamente, perchè non è che se scopi come un riccio automaticamente la gente ti vuole bene, o ti ama) o finendo per sentirti irrimediabilmente appestato (eh sì, sai i virus, i batteri, quei piccoli bastardi, insomma) quando potrai farlo? Se non ti metti lì a odiare e disprezzare tutto ora che hai 18 anni, quando, allora? Se non guidi ubriaco andando ai 150 orari a 19 anni, quando?

Se non ti spari in un ginocchio a 16 anni… ah no, questo può fare davvero male, non esageriamo, su. E il resto, quello no?

E’ passata una strana e perversa idea di autodistruzione, per la quale se vuoi vivere pienamente la tua giovinezza DEVI necessariamente infilarti non tanto in situazioni non appesantite dalle responsabilità tipiche di una età più matura (e questo dovrebbe voler dire essere ragazzi: essere sollevati da obblighi morali e non, che inesorabilmente si presenteranno in futuro, e nulla più) ma in situazioni completamente autodistruttive. E non intendo necessariamente “suicide”: l’autodistruzione non è solo un riferimento alla propria vita biologica, ma anche alla propria psiche. O al proprio futuro.

E di questo tutti si rendono conto, ragazzi inclusi. Che reagiscono con quelle “mode”, quei “gruppi” al cui interno si condensa tutta la tristezza (vera, o peggio, simulata) di una generazione. Non sapendo, o non intuendo, che la reazione migliore è proprio non spararsi in un ginocchio perchè, andiamo, ho 16 anni, se non lo faccio ora, quando lo farò?

A proposito. Oggi è San Valentino. Sono single. Perciò vado a rinchiudermi in camera, a piangere e tagliarmi con una lametta. Dopotutto sono single e ho 23 anni. Se non festeggio San Valentino adesso, allora quando?

Mah.


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