Il Calabrescia pensiero

Le uova, le uova

Posted on: 16 febbraio 2011

Sono Alberto Calabrò, benvenuti nella mia cucina!

Oggi vi insegnerò come preparare un ottimo LE UOVA LE UOVA no, sta tranquillo, niente uova, oggi parliamo di DELLE UOVA! DELLE UOVA! no, accendete il forno a 200 gradi e cominciate a tagliare LE UOVA LE UOVA.

Vabbè.

Parliamo delle uova, caro lettore. Almeno il folletto sulla mia spalla se ne sta tranquillo. Stasera a cena ho letto un biglietto che mi ha lasciato mia mamma con scritto “ricordati le goccine della bontà!” ma mi sentivo già abbastanza buono e non le ho prese.

Da quel momento è apparso il folletto. Mah.

Dunque, forse anche tu ti recherai, saltuariamente, al supermercato del paesello per comprarti qualche buon ovetto. Forse anche tu, come tanti, come è normale, vieni puntualmente sodomizzato da furbeschi piani orditi dagli esperti di grafica e di marketing.

Tu vai nei reparti refrigerati, vedi confezioni verdi, prati, sole, campagne, gallinelle felici sdraiate su rugiadosi steli d’erba mentre leggono il giornale, articolo di cronaca giudiziaria. La deposizione di una loro collega. Notare il sarcasmo.

A coronare l’idillio, leggi, sulla confezione, “da galline allevate a terra”. Allora ti ricordi di quel documentario su Sky, di quei pazzi scatenati degli americani, di come le loro galline siano infilate in gabbie dove non si possano muovere (eh, così ingrassano, no?), delle loro uova pallidine e piccolette, ricordi della lavorazione invereconda dei prosciutti, come se fossero automobili in una catena di montaggio. Ricordi di quella volta che hai visto tua nonna in costume a due pezzi. Atrocità.

Invece noi italiani no, noi siamo civili, le nostre bestie si allevano A TERRA. Nei grandi prati erbosi. Allevatori che cavalcano su verdi praterie col sole sulla faccia.

Poi cominci a farti delle domande. Leggi, sulla confezione “conservare in frigorifero”. Al che ti rendi conto che non sei nei reparti refrigerati, distratto che sei. Stai guardando uno scaffale normalissimo, a temperatura ambiente. Che d’estate è di -25 gradi, d’inverno è +40. Dopotutto noi della COOP ci teniamo alla climatizzazione, ai clienti, la COOP siete voi.

Col dubbio in cuore vai a casa, ti colleghi a internet, vedi se quella bella pollastrella conosciuta l’altro ieri ti ha scritto, si sa mai. Fa nulla se non ti sei presentato, e se la tua concezione di “conoscere” è un dialogo del tipo “Scusi, cameriere, potrei avere un accendino?” “Non sono un cameriere!” “Ah scusa. Hai da accendere, per caso?” “No, non fumo.” “Ah, vabbè.”

E’ già tua.

Poi pensi… pollastrella. Gallinella. E il folletto sulla spalla (andiamo, lo so che anche tu ne hai uno) comincia a urlarti LE UOVA LE UOVA nell’orecchio.

E decidi che vuoi googlare. Insomma, vuoi capire perchè ti si suggerisca la conservazione in frigo, e nei supermercati la catena del freddo venga invece interrotta. Non trovi risposta. Poi guardi cosa vuol dire “galline allevate a terra”.

La pagina internet si apre. Il folletto sviene, anche senza le goccine della bontà.

Vedi che le uova sono divise in 4 categorie, identificate con una cifra, la prima del numerone stampato su ogni uovo. Questa cifra va da 0 a 3.

o: “uovo da gallina da allevamento biologico”, corrispondente a una gallina in 10 mq. su terreno all’aperto, con vegetazione

1: “allevamento all’aperto”, corrispondente a una gallina in 2,5 mq. su terreno all’aperto, con vegetazione

2: “allevamento a terra”, corrispondente a sette galline in 1 mq. su terreno coperto di paglia o sabbia, in capannoni privi di finestre

3: “allevamento in gabbia”, 25 galline in 1 mq. Ovviamente al chiuso, senza finestre.

E capisci che quando hai acquistato le uova, oltre ad aver interrotto la catena del freddo, ti hanno anche rifilato, seducendoti con verdi pascoli e argute dizioni, del cibo prodotto da sette galline infilate in un dannato metro quadrato, col sabbione come terreno, in un dannato capannone senza finestre. In pratica, deposte da bestie che, se fossero esseri umani, vivrebbero (sopravvivrebbero?) pasteggiando a psicofarmaci.

E lì capisci che a deporre non dovrebbero essere solo le galline, ma anche gli allevatori.

Bando agli scherzi: la differenza di prezzo tra le varie tipologie di uova è irrisoria. Sii civile, almeno tu che sei mio lettore, e quando compri controlla sempre di acquistare un prodotto che non solo rispetti il più possibile gli animali, ma che sia, in conseguenza al miglior trattamento, molto più gustoso e sano. Controlla, quindi, di acquistare solo uova 0, che solitamente, come detto sopra, sulla scatola riportano “da allevamento biologico”. Tenendo presente che, comunque, si tratta di animali tenuti in 10 mq.: il che equivale a uno spazio di tre metri per tre circa. Figurati le altre categorie.

Vado a prendere le goccine, il folletto sta diventando molesto.

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3 Risposte to "Le uova, le uova"

…la deposizione di una collega!!!!hahahahaha Alby!!!!!

Per una volta sono completamente daccordo con te 😀

Eh, ogni tanto… anche se non avevi capito che la storia delle goccine della bontà era solo un modo per rendere tutto più ridereccio! 😉

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