Il Calabrescia pensiero

Sesso in auto? Camporella? La Cassazione dice sì!

Posted on: 24 febbraio 2011

SE NON VUOI LEGGERTI TUTTO L’ARTICOLO, SAPPI SOLO QUESTO: ANDARE IN “CAMPORELLA” NON E’ REATO. NELL’ARTICOLO SPIEGO PERCHE’, ALLA LUCE DELLA LEGGE E DELLA GIURISPRUDENZA. ISCRIVITI ALLA PAGINA FACEBOOK “IL CALABRESCIA PENSIERO”.

Caro lettore, arriva la primavera. L’ormone impazzisce. Anche se non sei un esperto di giurisprudenza, qualche mese fa sarai saltato sulla sedia anche tu nel leggere  che la corte di Cassazione aveva emesso una sentenza secondo la quale

“Praticare attività sessuale che comporti qualsiasi tipo di nudità, è di per se da considerarsi un offesa al pudore ed alla pubblica decenza in qualsiasi condizione, anche se si è in luoghi isolati e non illuminati, in quanto sono sempre da considerare luoghi pubblici, e quindi fruibili da tutti i cittadini, bambini e minorenni compresi”.

E poi

“L’antigiuridicità penale dei comportamenti osceni all’interno di un’autovettura in sosta lungo la pubblica via (o in un pubblico parcheggio) non è esclusa dal fatto che essi vengano compiuti in ora notturna o in luogo non frequentato, in quanto siffatte circostanze non eliminano in modo assoluto la possibilità che gli atti osceni siano percepiti da occasionali passanti, a meno che l’autore del fatto non abbia adottato specifiche cautele, come l’appannamento o la copertura dei vetri della macchina”.

Tale sentenza era indicata (talune volte, talaltre non era precisata) come la sentenza di Cassazione n. 4221/00. Premetto fin da ora che trattasi di colossale (e generalizzata, in quanto notizia riportata da numerosossime fonti) BUFALA!!!

Se sei un adolescente che non ha mai casa libera (o, andiamo, un sano adulto maturo con una sessualità a cui non riesci a togliere quel tocco avventuriero) il primo passo ti avrà sicuramente provocato un infarto al cuore: occazzo, mi posso beccare una accusa per atti osceni anche se vado in camporella in luogo isolato e oscuro, anche solo denudandomi in maniera molto parziale, perchè magari da lì può passare un piccolo bimbo indifeso che ne resterebbe scandalizzato, o una casalinga con le buste della spesa, la quale forse proverebbe cocente invidia. Come no. Il che equivale a dire che posso prendermi tra i tre mesi e i tre anni di galera anche se prendo, esco dal paese (o dalla città) per venti chilometri, vado su un’altura, mi infilo in un fitto bosco, il tutto di notte, monto una tenda -rigorosamente al buio- e, dopo aver eseguito una scrupolosa ronda di due ore alla ricerca di terze persone che potrebbero scandalizzarsi, consumo un veloce e fugace rapporto senza nemmeno spogliarmi (che sei, matto???) bensì scoprendo solo quelle recondite aree del mio corpo (e del corpo di lei) strettamente necessarie alla consumazione dell’atto. In quel momento, emergono un carabiniere e un bambino minorenne (MA CHE CAZZO CI FANNO QUI?) e alè, in galera.

‘na tragggggedia.

Il secondo passo (ricordiamolo, sempre rigorosamente falso!), riferito particolarmente al peccato di lombi commesso in automobile, è ben più ragionevole: non puoi metterti a bombare all’interno di una vettura sulla pubblica via (sul ciglio della strada, infatti, è prassi comune per ogni essere umano mettersi paciosamente a scopare…) o in un pubblico parcheggio, per quanto possa essere notte e il luogo possa non essere frequentato, perchè non si può avere la certezza matematica che non ti salti fuori il solito passante (ma mi passeggi in un parcheggio pubblico di notte, in una zona desertica, ma non c’hai una pluridecorata minchia d’altro da fare?) incappando inevitabilmente nella fattispecie di atti osceni in luogo pubblico. Dai tre mesi, ai tre anni. E tanti saluti.

A MENO CHE tu non adotti specifiche cautele, come l’appannamento o la copertura dei vetri della tua auto. Simpatica la dizione “appannamento”. In pratica, per questa (inventata) sentenza, non ci sarebbe reato se si dovessero coprire tutti i vetri dell’auto (con i classici giornali) oppure appannandoli. Immaginati, i due poveri amanti, lei presa da passione, gemente, vogliosa, lui discretamente informato su questioni giuridiche

“No Claudia, dobbiamo coprire i vetri, sennò andiamo in galera”

“Ma non abbiamo giornali qui, Antonio…”

“Andiamo a comprarli!”

“Sono le undici di sera, demente.”

“Ah, ok. Piano di riserva.”

E passano 45 minuti ad alitare sui vetri fino ad appannamento totale. Ce la fanno. Lei riesplode di desiderio. Lui stramazza.

Enfisema.

Come scoprire la falsità di tutto questo? In primo luogo, l’indicazione della sentenza: “4221/00”. Premesso che le ultime due cifre indicano sempre l’anno di emanazione della sentenza, dato che la notizia è stata spacciata per “freschissima” nell’ottobre 2010, tali cifre sarebbero dovute essere “10”, o anche “2010”. Ma lo “00” sta a indicare l’anno 2000. Preso da pignoleria, ho anche consultato il sito della Cassazione: non esiste, comunque, alcuna sentenza n. 4221/00.

In secondo luogo, in riferimento al secondo passo da me riportato (ma questo elemento è molto meno marchiano del precedente) si farebbe riferimento alla mancanza di reato qualora i due amanti coprano (s’intende, integralmente) i vetri della macchina. Ebbene, se nel caso (ridicolo) dell’appannamento non ci sono problemi, il coprire integralmente i vetri dell’auto è espressamente vietato dalla “legge sull’applicazione di pellicole adesive sui vetri ai veicoli”, prot. n. 1680/M360 Roma, 8 maggio 2002, che vieta applicazioni su parabrezza e vetri laterali anteriori.

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Quale è, dunque, la verità?

Con la sentenza n. 7786 dell’8.8.1996 la Corte di Cassazione ha affermato che il delitto di atti osceni è ravvisabile nel fatto di chi si espone in auto

“in un luogo pubblico, in posizione visibile ed illuminata da lampioni e con transito fitto di auto e persone”

Quindi bisogna essere in luogo pubblico (ovvio), ma per commettere reato bisogna essere anche in posizione visibile, illuminata da lampioni, e con transito FITTO di auto e persone. In pratica, a meno che tu non sia uno sporcaccione psicopatico che prende l’auto e si mette a scopare parcheggiando in mezzo a una fiera di paese, non commetti alcun reato.

Con ulteriore sentenza (Cass. 3855/1997), la Cassazione specifica

Ai fini della configurabilità del reato di atti osceni, è luogo esposto al pubblico anche un’auto in movimento. Deve perciò rispondere del delitto contestato il guidatore di un’autovettura che, mostrando i propri genitali, si affianchi anche per un breve tratto di strada a una donna che procede in bicicletta stringendola sul ciglio della strada

Dopo essermi ripreso da mezz’ora di incontrollate risa, constato che non solo configura il reato di atti osceni in luogo pubblico il trombare praticamente nel bel mezzo di una fiera, ma anche nell’improbabile caso in cui si decida di tirar fuori il glorioso arnese durante la guida affiancandosi, anche se per poco, a una donna che procede in bicicletta, stringendola sul ciglio della strada. E mostrandole esplicitamente il birillo, immagino.

Il tutto riassumibile come segue: andate tranquilli in camporella e trombate felici nelle vostre auto senza oscurare i vetri: basta che ve ne stiate beatamente e ordinariamente appartati, e non commetterete alcun reato.

Mai più bambini minorenni che emergono silenziosi dalla boscaglia. Che sollievo.

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Amici avvocati mi suggeriscono una recente pronuncia della Corte di Cassazione del 2008, la Cass. pen. Sez. III, (ud. 26-03-2008) 13-05-2008, n. 19189, per gli amici “Cass. n. 19189/2008”, riguardante il reato di atti osceni in luogo pubblico.

Premetto che riporto, in grassetto, le esatte parole della Sentenza (l’ho qui davanti a me), come precedentemente ho riportato le esatte parole delle sentenze del 1996 e 1997, reperite da fonti ufficiali. Questo per evitare di commettere l’errore (non fatelo mai!!!) di ricercare testi delle sentenze semplicemente googlando a caso: in internet, se la fonte non è ufficiale e riconosciuta, puoi anche trovar scritto che il Presidente della Repubblica si chiama Sbirulino. Ecco i passi che più interessano, riguardo ad una vicenda di due ragazzi aretini (N.D. e N.L. le iniziali dei due). Se vi incasinerete un pò nei seguenti passaggi, andate pure alle conclusioni: ne sarete sollevati.

Il fatto:

N.D. e N.L. sono stati beccati a fare sesso nella loro automobile nel parcheggio illuminato di fronte a una discoteca, questo alle tre del mattino, circondati da un gruppo di giovani che osservavano la scena. Con sentenza del 19.9.2006 il GIP presso il Tribunale di Arezzo proscioglieva N.D. e N.L. perchè il fatto non costituiva il reato di atti osceni in luogo pubblico, in quanto, a suo avviso, mancava la prova dell’elemento soggettivo, poiché i due fidanzati non erano consapevoli dell’oscenità della loro condotta, tant’è vero che, all’intervento dei Carabinieri, chiesero cosa volessero dato che non facevano nulla di male e che non erano nè i primi nè gli ultimi a fare quelle cose: donde, vi era solo la colpa per disattenzione e imprudenza, e non la volontà di commettere atti osceni. Al che, la Procura di Firenze propone ricorso per Cassazione ritenendo che per commettere il reato in esame era sufficiente il dolo generico, cioè la coscienza e volontà di compiere un atto oggettivamente offensivo del pudore; allo stesso tempo, affermando che per la sussistenza del dolo non era necessaria la consapevolezza dell’antigiuricità della condotta.

Data la vicenda, la Suprema Corte si esprimerà come segue:

“Rientra nella più comune nozione che il compiere atti sessuali in luogo pubblico o aperto al pubblico costituisca una offesa al pudore, e, ove i soggetti di cui trattasi avessero in ipotesi un livello intellettivo tale da non averne percezione, sarebbe occorsa una specifica motivazione al riguardo, sulla base di dati specifici e concreti. A parte ciò, non risulta per nulla motivata la ragione della ravvisabilità della mera colpa, genericamente attribuita a disattenzione o imprudenza, atteso che il fatto, sia pure alle tre di notte, avvenne nel parcheggio illuminato antistante al locale notturno e davanti a più persone che attorniavano la vettura per assistere allo spettacolo. E ciò in contraddizione con quanto subito prima sostenuto nella sentenza, e cioè che, alla vista dei carabinieri, i due avrebbero manifestato la propria sorpresa, esclamando: “Cosa volete? Non stiamo facendo nulla di male, poi non siamo nè i primi nè gli ultimi che fanno queste certe cose”: donde la piena consapevolezza di quel che facevano. Ne consegue l’annullamento della sentenza, con rinvio al Tribunale di Arezzo per un nuovo giudizio.”

Tradotto: un giudice (il GIP) riteneva che i due ragazzi non dovessero esere processati per il fattaccio. La Corte di Cassazione ribatte che i due stavano scopando, sebbene alle tre di notte, un un parcheggio illuminato, davanti a una discoteca e alla presenza di più persone che osservavano la scena. Oltretutto, i due genii, ai Carabinieri che chiedevano che cazzo stesse succedendo, han risposto “Ma cosa volete, non facciam niente di male, e poi non siamo nè i primi nè gli ultimi a far certe cose…” Quindi, per la Cassazione, i due andavano processati, eccome.

Ma questa sentenza non cambia il discorso fatto in precedenza: si commette reato se si è in luogo pubblico (il parcheggio), in posizione visibile (di fronte a una discoteca), illuminato da lampioni (il parcheggio era illuminato)  e con fitto traffico di auto e persone (addirittura c’era un capannello di ragazzi ad osservare la scena).

Quindi non cambia nulla, il consiglio legale che deriva da tutto ‘sto chiacchierare è, nuovamente, così riassumibile: andate tranquilli in camporella e trombate felici nelle vostre auto senza oscurare i vetri: basta che ve ne stiate beatamente e ordinariamente appartati, e non commetterete alcun reato.

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7 Risposte to "Sesso in auto? Camporella? La Cassazione dice sì!"

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Buono a sapersi…!!!

Interessante!

Meno male va,senò si ci sentivamo presi in giro in ogni fronte..

Gli atti osceni in autovettura possono essere evitati come reato se i vetri sono appannati o tutti coperti, come citato dalle Sentenze della Cassazione n. 37129/2003, 6340/2006 e 30242/2011. Comunque, tra pochi giorni si avranno solo delle sanzioni amministrative, le quali potranno partire da €5000,00 per dolo e fino a quattro anni e mezzo se si sta in luoghi abitualmente frequentati da minori o nelle immediate vicinanze e se sussiste il pericolo che tali persone assistano al relativo fatto.

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