Il Calabrescia pensiero

Archive for marzo 2011

Pare proprio che la sindrome Cold Case si sia impossessata dei nostri italici inquirenti. Prima l’omicidio di Simonetta Cesaroni (del quale ho scritto qualche tempo fa, hanno condannato in primo grado l’ex fidanzato Raniero Busco a 24 anni di reclusione, a mio modestissimo parere senza solide prove a riguardo) ora il famoso delitto dell’Olgiata, omicidio avvenuto nel 1991 ai danni della contessa Alberica Filo della Torre. Indagato, oggi, è uno dei domestici che fino a qualche mese prima dell’omicidio si occupava della villa nella quale la nobildonna è stata barbaramente uccisa, Manuel Winston Reves, filippino.

Cosa ne penso? Vicenda di una intricatezza inimmaginabile.

Ricostruiamo la vicenda. O proviamoci, almeno.

Alberica si trovava nella sua abitazione quella mattina a Lavilla 28/A, isola 106 dell’Olgiata con i figli Manfredi e Domitilla, due domestiche filippine -tra le quali Violeta Alpaga, colei che ne rinverrà il cadavere- la babysitter Melanie e quattro operai che stavano preparando l’abitazione per la festa d’anniversario di nozze tra Alberica e Pietro Mattei, che doveva tenersi quella sera. Il perimetro della casa era controllato da due cani, uno yorkshire (piccolino, ma rumoroso) e un cane mastino (quindi sia rumoroso che efficace dal punto di vista della guardia e della difesa).

Il marito Pietro si trovava nel proprio ufficio.

Tra le 07.00 e le 07.30 iniziano le attività, particolarmente ferventi a causa dell’importante ricorrenza.

Si sveglia anche Alberica. Violeta Alpaga le porta la colazione verso le 07.45, quindi torna in cucina.

Secondo la Alpaga, la contessa scenderà al piano di sotto verso le 08.30 per poi rientrare in camera sua alle 08.45 circa. Dalla sua stanza la contessa non uscirà viva.

Verso le 09.15 la Alpaga e la piccola Domitilla bussano una prima volta alla porta della signora, che non risponde.

La stanza risulta chiusa dall’interno.

Verso le 10.30-11.00 la Alpaga e la bambina tornano a bussare alla camera ma, anche stavolta, senza risultati. Provano a chiamare in camera sfruttando la linea interna della villa: nessuna risposta.  Trovata una seconda chiave, le due entrano nella stanza e rinvengono il corpo della donna riverso verso terra, con le braccia aperte e con la testa avvolta in un lenzuolo insanguinato; la stanza presentava ovunque tracce di sangue: sulla moquette, sul muro, sulle lenzuola e sulla camicia da notte della vittima.

Vengono chiamati i Carabinieri. Sono le 12.00-12.30 circa. Tra i primi ad arrivare c’è anche un funzionario dei Servizi Segreti civili (SISDE), Michele Finocchi. La sua presenza è apparentemente giustificata dalla grande amicizia che lo lega da tempo alla famiglia Mattei.

Più o meno sempre verso mezzogiorno, il marito della vittima Pietro Mattei farà ritorno a casa. Il vestito che indossa al suo ritorno è diverso dal vestito che indossava quando da casa si era recato al lavoro.

La contessa è stata prima tramortita con un corpo contundente, l’arma non verrà mai ritrovata, e successivamente uccisa mediante strozzamento, visto che sul collo erano visibili i segni bluastri delle mani dell’assassino. Dalla stanza risulteranno mancare alcuni gioielli ma, dato che il grosso dei preziosi non era stato toccato -incluso un prezioso orologio d’oro ancora al polso del cadavere- non si ipotizzò il movente del furto o, comunque, della rapina. Gli inquirenti si concentrano invece sull’ipotesi del delitto passionale: il colpo inferto al capo ed il successivo strangolamento erano infatti compatibili con un delitto d’impeto dato dalla gelosia, ma l’idea viene quasi subito abbandonata. L’assassino doveva invece essere qualcuno che la vittima conosceva e di cui si fidava, qualcuno in grado di entrare nella villa, nonostante l’affollamento di quella mattina, e muoversi pressoché indisturbato. Bisogna tener conto anche del fatto che i due cani, sempre molto rumorosi in caso di visita da parte di sconosciuti, non hanno accennato nemmeno lontanamente ad abbaiare, nè sono stati in alcun modo sedati. Oppure l’assassino doveva essere già presente nella villa.

I primi sospetti si incentrano su Roberto Jacono, figlio dell’insegnate di inglese dei bambini di casa Mattei (Franca Senapa), un giovane con alcuni problemi psichici che viene inquisito per alcune macchie di sangue rinvenute sui suoi pantaloni; sarà l’esame del DNA (ricordiamo, l’accuratezza di tali risultati è da riferire all’anno 1991) a scagionarlo.

Dopo Jacono i sospetti si spostano su di un cameriere filippino licenziato poco tempo prima (movente?), Manuel Winston Reves, anche lui scagionato con la prova del DNA. Come dicevo, i test del DNA di allora erano ancora parecchio rudimentali, tanto che oggi, 20 anni dopo, sembra proprio il DNA la prova principe a carico di Winston.

Nell’ottobre del 1993 uno scandalo che coinvolge anche l’allora Presidente della Repubblica Scalfaro, lo “scandalo SISDE”, riporta in auge il delitto dell’Olgiata: ci si ricorderà che l’indagato per costituzione di fondi privati tramite i fondi del SISDE, Michele Finocchi, era stato uno dei primi a giungere sul luogo del delitto dell’Olgiata. Per il PM l’ex 007 -latitante- era lì per questioni riconducibili a questi fondi. La pista sembra azzeccata: a Zurigo infatti, il PM scopre e sequestra sei conti bancari intestati ad Alberica contenenti svariati miliardi; somme troppo elevate pure per una famiglia benestante come i Mattei. Forse i soldi del SISDE erano stati sottratti da Finocchi e, complici i Mattei, erano stati messi sui loro conti svizzeri comprando il loro silenzio con una percentuale, e ora la contessa -per qualche ragione- voleva chiamarsi fuori e raccontare tutto alle autorità? E’ per questo che è stata fatta fuori?

Si scopre anche che la contessa era intenzionata a divorziare dal marito, che aveva un’amante, e Pietro Mattei finisce sotto i riflettori. Ma il vestito di Mattei (ricordiamo che era partito da casa con un vestito ed era tornato con un altro) risulta negativo al test del DNA ed il suo alibi regge: un barista conferma di averlo visto entrare nel suo bar poco dopo le otto del mattino, prima di recarsi al lavoro. Certo è, ad ogni modo, che l’omicidio è avvenuto tra le 08.45 e le 09.15. Quindi, probabilmente, la distanza tra il bar e casa Mattei doveva essere tale da non poter essere coperta nel giro di 45 minuti circa, utilizzando un’automobile. Almeno si spera, altrimenti l’alibi -visto in questo modo- sarebbe inefficace.

Nel 1996 gli investigatori cercano di venire a capo dell’assetto di conti finanziari intestati alla contessa che portano a scoprire cospicui trasferimenti di denaro dalla Svizzera al Lussemburgo, ma le indagini si fermano. Quindi non solo si abbandona la pista del marito fedifrago, ma pure la pista (succulenta) dei fondi sottratti al SISDE.

Nel 2004 il caso viene riaperto con l’ingresso nella vicenda dell’ultimo personaggio sinora noto: Franklin Yung, un imprenditore di Hong Kong, amico di famiglia, che risiedeva poco distante il luogo del delitto e che conosceva bene la villa. Rivedendo gli esami autoptici si scopre che la contessa è morta per una particolare forma di strozzamento provocata dalla pressione di un dito sulla carotide, una tecnica tipica di un tipo di arti marziali di cui Yung è esperto, ma anche questa pista non porterà a nulla. Il Caso viene definitivamente archiviato nel giugno 2005.

Nel gennaio 2007 il procuratore accoglie un’istanza di Pietro Mattei per rivedere alcune prove alla luce delle nuove tecniche investigative: il caso viene riaperto.

Nel giugno 2008 gli esami portano ad individuare tracce di sangue su di un fazzoletto rinvenuto sul luogo del delitto che non appartiene ad alcuno dei precedenti sospettati.

Nel giugno 2009 un’amica di Alberica, Lisa Marianne Jorgensen, afferma che poco prima di morire la vittima le aveva rivelato di esser preoccupata dal fatto di esser spiata da uno sconosciuto e rivela anche che poco tempo addietro la contessa aveva rifiutato a Franca Senapa -madre di Jacono, il ragazzo con problemi psichici inizialmente indagato- un prestito e che tale rifiuto era terminato con un’accesa discussione.

Nel 2010 il PM Francesca Loy affida al RIS il compito di analizzare l’orologio della vittima e il lenzuolo alla ricerca di tracce di DNA dell’assassino.

Dopo qualche mese il legale di Mattei chiede al PM l’acquisizione agli atti di un’agenda segreta della contessa che, a suo dire, potrebbe contenere dettagli rilevanti, nomi importanti.

Il 26 novembre 2010 accade un nuovo fatto che riporta il delitto alla ribalta: un’amica della vittima, Emilia Parisi Halfon, si presenta volontariamente ai carabinieri per consegnare un telefono cellulare che, secondo la donna, apparteneva alla povera Alberica. La Halfon sostiene che il telefono le è stato consegnato dal marito della contessa Della Torre, il quale, all’epoca, l’aveva pregata di tenerlo nascosto. Perchè?

Il 29 marzo 2011 la prova del DNA su nuovi reperti riporta alla ribalta il filippino Winston, inizialmente indagato e poi rilasciato.

Oltra al semplice DNA -ricavato da tracce ematiche sul lenzuolo, compatibili con l’escoriazione che lui presentava ad un braccio nei giorni successivi al delitto- ci sarebbe un movente e una serie di circostanze che avrebbero favorito il compimento del fattaccio: il filippino era stato, come detto, licenziato dai Mattei qualche mese prima, poichè aveva problemi con l’alcool. Nonostante questo, gli erano state lasciate le chiavi di casa e a volte tornava nella villa per fare qualche lavoretto. Aveva anche un debito con la contessa quantificabile in un milione e mezzo di lire, che non riusciva a saldare. Quindi?

Poteva aver pensato di usare le chiavi per entrare nella villa, nella stanza della contessa, prenderle qualche gioiello sufficiente a saldare il debito tramite vendita al mercato nero e via, tutto a posto. Invece la contessa entra in camera, lo vede, lui si fa prendere la mano, comincia a picchiarla, finisce per ammazzarla. Scappa con la refurtiva ancora in tasca.

Ecco spiegato tutto, inclusi i cani che non hanno abbaiato.

Rispetto alla “soluzione” del delitto di via Poma, che io ritengo modestamente una grandissima minchiata, qui tutto pare scorrere come un meccanismo ben oliato. Solo un appunto: ma dati tutti questi elementi a carico di Winston, si doveva proprio avere il DNA? Ma io dico, a sto punto, prima che si capisse come usare il DNA a scopi investigativi (anni ’90) come si poteva trovare un colpevole? Solo tramite confessione, o trovandolo “a pistola fumante”?

Un pò più di intuito, e un pò meno scienza da telefilm, che cazzo. Ce la facciamo a fare le O anche senza il bicchiere?

Rimangono alcune domande, nonostante la soluzione prospettata mi convinca:

Perchè il marito è partito con un vestito ed è tornato con un altro?

Perchè avrebbe dovuto nascondere agli inquirenti il cellulare della moglie?

Siamo sicuri che le astronomiche cifre dei conti Mattei non siano in alcun modo collegabili a Finocchi e al SISDE?

E’ vera o finta la vicenda del litigio tra Alberica e la madre di Jacono per motivi economici?

Esiste uno “sconosciuto” che spiava Alberica giorni prima del suo assassinio?

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Gira un indecorosa bugia riguardo all’emendamento 1707 al DDL 1611 sulle intercettazioni, tanto su Facebook quanto nel web in generale. Basta che diate una googlata alla voce “emendamento 1707”, e avrete uno spaccato degli ululati che si levano in coro dai disinformatori e dai baluba che li seguono.

Prologo: il DDL 1611 sulle intercettazioni è approvato alla Camera l’11 giugno 2009. Passa quindi al Senato, dove è approvato con modificazioni il 10 giugno 2010. Ora deve tornare alla Camera per completare l’iter legislativo.

L’emendamento 1707 è stato presentato al Senato  e poi ritirato durante l’esame di Commissione: dunque di fatto non esiste.

Solo per amor di cronaca, la proposta dei firmatari (esponenti del PDL e della Lega Nord) riguardava la non obbligatorietà dell’arresto in flagranza di reato per chiunque fosse sorpreso a compiere atti sessuali di lieve entità con persona minore di anni 14.

Non tutti sanno, per contestualizzare, che il nostro Codice Penale, nel definire il reato di “atti sessuali con minorenne” non si riferisce al sesso con persone minori di anni 18, come si potrebbe pensare, ma minori di anni 14. Se non mi credete, googlate “609 quater Codice Penale”.

Ma torniamo all’emendamento.

Non si parla di arresto: chi compie tale reato è in ogni caso, secondo il succitato articolo 609 quater del Codice Penale, punibile con la reclusione da cinque a dieci anni, con una riduzione di due terzi della pena in caso di minore entità del reato. Si parla, bensì, di arresto in flagranza di reato, che è una cosa molto diversa.

L’arresto in flagranza di reato per il reato di “Atti sessuali con minorenne” non è MAI STATO PREVISTO dal nostro Codice di Procedura Penale, né per lieve né per grave entità.

Il comma 22 del DDL 1611 sulle intercettazioni andava a modificare l’articolo 380 del Codice di Procedura Penale, che non prevedeva l’arresto in flagranza, aggiungendo l’obbligatorietà dell’arresto in flagranza per tutti i reati previsti dall’articolo 609-quater, compreso quello di lieve entità.

L’emendamento 1707 andava ad agire su quest’ultimo comma: proponendo di mantenere inalterato l’arresto in flagranza previsto dal comma 22 per i reati riguardanti il sesso con minore, ma di eliminarlo per quelli di lieve entità.

Quindi non si trattava certo di un “emendamento salva pedofili“, come molti, tra chi strumentalizza coscientemente ai fini della SCORRETTA lotta politica e chi, da beone ignorante, ci crede beatamente, continuano a scrivere.

Ecco il testo del comma 22, così come era stato concepito nella proposta della Commissione al Senato:

22. All’articolo 380, comma 2, del codice di procedura penale, la lettera d-bis) è sostituita dalla seguente:
«d-bis) delitto di violenza sessuale previsto dall’articolo 609-bis, escluso il caso previsto dal terzo comma, delitto di atti sessuali con minorenne previsto dall’articolo 609-quater e delitto di violenza sessuale di gruppo previsto dall’articolo 609-octies del codice penale»

Questo, invece, il testo del famigerato emendamento

“Al comma 22, dopo le parole: «dall’articolo 609-quater» inserire le seguenti: «, escluso il caso previsto dal quarto comma».”

L’intero comma, a seguito delle polemiche sorte in giugno a proposito dell’emendamento in oggetto, non fu più inserito all’interno della legge approvata al Senato, come si può facilmente verificare dal testo del DDL.

L’EMENDAMENTO 1707 NON ESISTE PIU’.

Ricordiamo che, comunque, NON SI SAREBBE TRATTATO DI UNA LEGGE SALVA-PEDOFILI ARCHITETTATA DA PDL E LEGA NORD, ARGOMENTAZIONE INVECE CARA A CHI ABBIA INTERESSE A SPUTTANARE INGIUSTAMENTE QUESTI DUE PARTITI.

Di cosa di sta parlando, allora, in tutto il web?

DEL NULLA!!!

L’obbligatorietà di arresto in flagranza di reato per i reati di cui all’articolo 609-quater del codice penale non è mai esistita, e il DDL 1611 non ha apportato alcuna modifica in tal senso. Si tratta solo di propaganda. Propaganda e disinformazione.

Di certo si può discutere su un punto serio e oggettivo: perchè PDL e Lega Nord, vista la possibile introduzione dell’arresto in caso di flagranza di reato, hanno mirato a eliminarne la possibilità per i casi di “lieve entità”?

Questo sarebbe costruttivo.

Pregherei caramente i caproni che scientemente fanno circolare notizie false al fine di una volgare battaglia politica di impiegare meglio il loro tempo, è infame utilizzare il popolo ignorante.

Pregherei caramente i caproni che non capiscono un cazzo di legge di smetterla di darsi a campi del sapere che non gli competono, finendo così vittime inconsapevoli della propaganda scorretta.

La democrazia dei cani e porci.

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Ci risiamo, solite storielline scabrose.

Solite polemichine da catechisti benpensanti.

Solite (strane) mogli che, per chiarirsi coi mariti, non solo attendono anni di soprusi, ma quando scoppiano non si limitano al caro vecchio tiro al bersaglio con le porcellane buone della nonna. Eh no.

In preda all’ira non chiariscono col marito. Macchè. Penna e calamaio, e alè, a scrivere lettere di protesta a “La Repubblica” (vedasi l’ex signora Berlusconi) oppure chiamano “Vanity Fair” e iniziano l’Odyssey dawn contro il fedifrago.

D’ora in poi, caro mio, No Fly Zone del tuo volatile sopra le grazie della Carfagna.

Altrettanto strani e soliti mariti che, al posto di prendere amara coscienza dell’errore e starsene pubblicamente zitti, cercando di rattoppare il rattoppabile nelle segrete stanze di casa propria, rispondono alle controffensive muliebri con rappresaglie giornalistiche e telegiornalistiche (sempre vicenda ex signora Berlusconi) oppure con improbabili incontri da Fabio Fazio in cui si dice di “aver appreso dai giornali” (!!!) il fatto che la moglie abbia scoperto la tresca, chiedendole scusa per il dolore arrecatole. Dai giornali, apprendono.

Mah.

Avrai capito, sto parlando dell’ennesimo scandalicchio sessuale tra il buon Italo Bocchino (nomina sunt consequentia rerum) e la bella Mara Carfagna, che, forse, riceverà laurea honoris causa alla Bocconi. O in altro prestigioso ateneo molto simile.

La vicenda, in breve, sta nel fatto che il nostro eroe ha intrattenuto una relazione clandestina di due anni e mezzo con la nostra eroina -alla quale molti maschi italici debbono il loro svezzamento, ch’Iddio la protegga!)- facendo i conti senza l’oste, che poi sarebbe la legittima (e molto meno attraente della sciura Mara) di lui consorte, Gabriella. Al che, scoperta la tresca, si scatena l’ira funesta della Gabriella, che chiama Vanity Fair e racconta tutto. Il nostro eroe decide di scusarsi pubblicamente per l’errore commesso (anche da Fabio Fazio), la nostra eroina smentisce, confermando il suo deciso amore per il signor Mezzaroma, suo futuro sposo. Asciugandosi ripetutamente l’angolo destro della bocca con il dito indice.

Strano tic.

Forse però qualcosa sta cambiando. Nell’era delle peccaminose vicende berlusconiane, nessuno si tratteneva dal cavalcare l’onda zozzona per trasformarla in slogan politico. Si tirava fuori la morale, l’etica, addirittura si sentivano egregi atei dar man forte alle gerarchie vaticane che invitavano a una maggiore morigeratezza.

Dopotutto, la lotta a Silvio val bene una Messa.

Ora invece si odono voci stanche, si comincia (per grazia di Dio!) a chiedere che le cose private restino private. Perchè siamo seri, la politica è una cosa, la morale privata è altro.

Io l’ho sempre sostenuto, e sempre lo sosterrò: personalmente non posso dire di essere uno che dell’etica se ne sciacqui i torroni. Cerco sempre di essere corretto, con tutti i limiti dell’umana natura. E, ovviamente, mi piacerebbe che tutti gli esseri umani avessero questa tendenza verso la correttezza. Ma ho anche consapevolezza che uno stesso uomo possa assumere sfumature molto differenti, se lo si guarda nella sua sfera privata o nella sua vita politica. Detto semplicemente, uno può essere un grandissimo stronzo nel privato, ma per opportunità politica potrebbe fare il santo politicamente, improntando tutta la propria carriera sulla correttezza e l’onestà.

E ho sempre sostenuto che a noi, popolo italiano, debba interessare cosa un politico faccia nella sua professione (che si ripercuote, poi, su tutti noi) e non nella sua vita privata, che al massimo implica lui, moglie e figli. Cazzi loro, cinicamente.

E non venitemi a dire che l’uomo politico odierno è peggiore dei suoi predecessori storici, nella sua vita privata. Semplicemente perchè 100-150 anni fa nessuno andava a vedere nei letti di Cavour o di Giolitti.

Non erano migliori, gli uomini politici. Era migliore l’opinione pubblica, che sapeva distinguere (per lo meno quei pochi che avevano gli strumenti intellettuali per farlo) una buona da una cattiva politica.

Nulla più.

 

No, non voglio farti il pippone cercando di convincerti a votare a favore o contro il nucleare. Nemmeno per indottrinarti riguardo a chiare fresche e dolci teorie. Voglio solo darti una dritta affinchè tu possa esprimere, consapevolmente, il tuo voto.

Ecco il testo del referendum sul nucleare:

“Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”; nonché la legge 23 luglio 2009, n. 99, nel testo risultante per effetto di modificazioni e integrazioni successive, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, limitatamente alle seguenti parti: art. 25, comma 1, limitatamente alle parole: “della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; art. 25, comma 1, limitatamente alle parole: “Con i medesimi decreti sono altresì stabiliti le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti di cui al primo periodo.”; art. 25, comma 2, lettera c), limitatamente alle parole: “, con oneri a carico delle imprese coinvolte nella costruzione o nell’esercizio degli impianti e delle strutture, alle quali è fatto divieto di trasferire tali oneri a carico degli utenti finali”; art. 25, comma 2, lettera d), limitatamente alle parole: “che i titolari di autorizzazioni di attività devono adottare”; art. 25, comma 2, lettera g), limitatamente alle parole: “la costruzione e l’esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare e di impianti per”; art. 25, comma 2, lettera g), limitatamente alla particella “per” che segue le parole “dei rifiuti radioattivi o”; art. 25, comma 2, lettera i): “i) previsione che le approvazioni relative ai requisiti e alle specifiche tecniche degli impianti nucleari, già concesse negli ultimi dieci anni dalle Autorità competenti di Paesi membri dell’Agenzia per l’energia nucleare dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (AENOCSE) o dalle autorità competenti di Paesi con i quali siano definiti accordi bilaterali di cooperazione tecnologica e industriale nel settore nucleare, siano considerate valide in Italia, previa approvazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare;”; art. 25, comma 2, lettera l), limitatamente alle parole: “gli oneri relativi ai”; art. 25, comma 2, lettera l), limitatamente alle parole: “a titolo oneroso a carico degli esercenti le attività nucleari e possano essere”; art. 25, comma 2, lettera n): “n) previsione delle modalità attraverso le quali i produttori di energia elettrica nucleare dovranno provvedere alla costituzione di un fondo per il «decommissioning»;”; art. 25, comma 2, lettera o), limitatamente alla virgola che segue le parole “per le popolazioni”; art. 25, comma 2, lettera o), limitatamente alle parole: “, al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti”; art. 25, comma 2, lettera q): “q) previsione, nell’ambito delle risorse di bilancio disponibili allo scopo, di una opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità.”; art. 25, comma 3: “Nei giudizi davanti agli organi di giustizia amministrativa che comunque riguardino le procedure di progettazione, approvazione e realizzazione delle opere, infrastrutture e insediamenti produttivi concernenti il settore dell’energia nucleare e relative attività di espropriazione, occupazione e asservimento si applicano le disposizioni di cui all’art. 246 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.”; art. 25, comma 4: “4. Al comma 4 dell’articolo 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, dopo le parole: «fonti energetiche rinnovabili» sono inserite le seguenti: «, energia nucleare prodotta sul territorio nazionale».”; art. 26; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “gli impieghi pacifici dell’energia nucleare,”; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “sia da impianti di produzione di elettricità sia”; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “costruzione, l’esercizio e la”; art. 29, comma 4, limitatamente alle parole: “nell’ambito di priorità e indirizzi di politica energetica nazionale e”; art. 29, comma 5, lettera c), limitatamente alle parole: “sugli impianti nucleari nazionali e loro infrastrutture,”; art. 29, comma 5, lettera e), limitatamente alle parole: “del progetto, della costruzione e dell’esercizio degli impianti nucleari, nonché delle infrastrutture pertinenziali,”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “, diffidare i titolari delle autorizzazioni”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “da parte dei medesimi soggetti”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “di cui alle autorizzazioni”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alla parola: “medesime”; art. 29, comma 5, lettera h): “h) l’Agenzia informa il pubblico con trasparenza circa gli effetti sulla popolazione e sull’ambiente delle radiazioni ionizzanti dovuti alle operazioni degli impianti nucleari e all’utilizzo delle tecnologie nucleari, sia in situazioni ordinarie che straordinarie;”; art. 29, comma 5, lettera i), limitatamente alle parole: “all’esercizio o”; art. 133, comma 1, lettera o) del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 limitatamente alle parole “ivi comprese quelle inerenti l’energia di fonte nucleare”; nonché il decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, nel testo risultante per effetto di modificazioni e integrazioni successive, recante “Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell’art. 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99″, limitatamente alle seguenti parti: il titolo del decreto legislativo, limitatamente alle parole: “della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; il titolo del decreto legislativo, limitatamente alle parole: “e campagne informative al pubblico”; art. 1, comma 1, limitatamente alle parole: “della disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; art. 1, comma 1, lettera a): “a) le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi degli operatori per lo svolgimento nel territorio nazionale delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti di cui all’art. 2, comma 1, lettera e), nonché per l’esercizio delle strutture per lo stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi ubicate nello stesso sito dei suddetti impianti e ad essi direttamente connesse;”; art. 1, comma 1, lettera b): “b) il Fondo per la disattivazione degli impianti nucleari;”; art. 1, comma 1, lettera c): “c) le misure compensative relative alle attività di costruzione e di esercizio degli impianti di cui alla lettera a), da corrispondere in favore delle persone residenti, delle imprese operanti nel territorio circostante il sito e degli enti locali interessati;”; art. 1, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “e future”; art. 1, comma 1, lettera g): “g) un programma per la definizione e la realizzazione di una “Campagna di informazione nazionale in materia di produzione di energia elettrica da fonte nucleare”;”; art. 1, comma 1, lettera h): “h) le sanzioni irrogabili in caso di violazione delle norme prescrittive di cui al presente decreto.”; art. 2, comma 1, lettera b): “b) “area idonea” è la porzione di territorio nazionale rispondente alle caratteristiche ambientali e tecniche e ai relativi parametri di riferimento che qualificano l’idoneità all’insediamento di impianti nucleari;”; art. 2, comma 1, lettera c): “c) “sito” è la porzione dell’area idonea che viene certificata per l’insediamento di uno o più impianti nucleari;”; art. 2, comma 1, lettera e): “e) “impianti nucleari” sono gli impianti di produzione di energia elettrica di origine nucleare e gli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, realizzati nei siti, comprensivi delle opere connesse e delle relative pertinenze, ivi comprese le strutture ubicate nello stesso sito per lo stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi direttamente connesse all’impianto nucleare, le infrastrutture indispensabili all’esercizio degli stessi, le opere di sviluppo e adeguamento della rete elettrica di trasmissione nazionale necessarie all’immissione in rete dell’energia prodotta, le eventuali vie di accesso specifiche;”; art. 2, comma 1, lettera f): “f) “operatore” è la persona fisica o giuridica o il consorzio di persone fisiche o giuridiche che manifesta l’interesse ovvero è titolare di autorizzazione alla realizzazione ed esercizio di un impianto nucleare;”; art. 2, comma 1, lettera i), limitatamente alle parole: “dall’esercizio di impianti nucleari, compresi i rifiuti derivanti”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “, con il quale sono delineati gli obiettivi strategici in materia nucleare, tra i quali, in via prioritaria, la protezione dalle radiazioni ionizzanti e la sicurezza nucleare”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “la potenza complessiva e i tempi attesi di costruzione e di messa in esercizio degli impianti nucleari da realizzare,”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “valuta il contributo dell’energia nucleare in termini di sicurezza e diversificazione energetica,”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “, benefici economici e sociali e delinea le linee guida del processo di realizzazione”; art. 3, comma 2: “2. La Strategia nucleare costituisce parte integrante della strategia energetica nazionale di cui all’art. 7 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.”; art. 3, comma 1, lettera a): “a) l’affidabilità dell’energia nucleare, in termini di sicurezza nucleare ambientale e degli impianti, di eventuale impatto sulla radioprotezione della popolazione e nei confronti dei rischi di proliferazione;”; art. 3, comma 3, lettera b): “b) i benefici, in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, derivanti dall’introduzione di una quota significativa di energia nucleare nel contesto energetico nazionale;”; art. 3, comma 3, lettera c): “c) gli obiettivi di capacità di potenza elettrica che si intende installare in rapporto ai fabbisogni energetici nazionali e i relativi archi temporali;”; art. 3, comma 3, lettera d): “d) il contributo che si intende apportare, attraverso il ricorso all’energia nucleare, in quanto tecnologia a basso tenore di carbonio, al raggiungimento degli obiettivi ambientali assunti in sede europea nell’ambito del pacchetto clima energia nonché alla riduzione degli inquinanti chimico-fisici;”; art. 3, comma 3, lettera e): “e) il sistema di alleanze e cooperazioni internazionali e la capacità dell’industria nazionale e internazionale di soddisfare gli obiettivi del programma;”; art. 3, comma 3, lettera f): “f) gli orientamenti sulle modalità realizzative tali da conseguire obiettivi di efficienza nei tempi e nei costi e fornire strumenti di garanzia, anche attraverso la formulazione o la previsione di emanazione di specifici indirizzi;”; art. 3, comma 3, lettera g), limitatamente alle parole: “impianti a fine vita, per i nuovi insediamenti e per gli”; art. 3, comma 3, lettera h): “h) i benefici attesi per il sistema industriale italiano e i parametri delle compensazioni per popolazione e sistema delle imprese;”; art. 3, comma 3, lettera i): “i) la capacità di trasmissione della rete elettrica nazionale, con l’eventuale proposta di adeguamenti della stessa al fine di soddisfare l’obiettivo prefissato di potenza da installare;”; art. 3, comma 3, lettera l): “l) gli obiettivi in materia di approvvigionamento, trattamento e arricchimento del combustibile nucleare.”; l’intero Titolo II, rubricato “Procedimento unico per la localizzazione, la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari; disposizioni sui benefici economici per le persone residenti, gli enti locali e le imprese; disposizioni sulla disattivazione degli impianti”, contenente gli artt. da 4 a 24; art. 26, comma 1, limitatamente alle parole: “della disattivazione”; art. 26, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “riceve dagli operatori interessati al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti radioattivi il corrispettivo per le attività di cui all’art. 27, con modalità e secondo tariffe stabilite con decreto del Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell’economia e finanze, ed”; art. 26, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “, calcolate ai sensi dell’art. 29 del presente decreto legislativo”; art. 26, comma 1, lettera e), limitatamente alle parole: “, al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti”; art. 27, comma 1, limitatamente alle parole: “e sulla base delle valutazioni derivanti dal procedimento di Valutazione Ambientale Strategica di cui all’art. 9″; art. 27, comma 4, limitatamente alle parole: “, comma 2″; art. 27, comma 10, limitatamente alle parole: “Si applica quanto previsto dall’art. 12.”; art. 29; art. 30, comma 1, limitatamente alle parole: “riferito ai rifiuti radioattivi rinvenienti dalle attività disciplinate dal Titolo II del presente decreto legislativo e uno riferito ai rifiuti radioattivi rinvenienti dalle attività disciplinate da norme precedenti”; art. 30, comma 2: “2. Per quanto concerne i rifiuti radioattivi derivanti dalle attività disciplinate dal Titolo II del presente decreto legislativo, il contributo di cui al comma 1 è posto a carico della Sogin SpA secondo criteri definiti con decreto del Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e la tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell’economia e finanze che tiene conto del volume complessivo e del contenuto di radioattività. Tale contributo è ripartito secondo quanto previsto all’art. 23 comma 4.”; art. 30, comma 3: “3. La disposizione di cui al comma 2 non si applica ai rifiuti radioattivi derivanti da attività già esaurite al momento dell’entrata in vigore del presente decreto, per i quali rimane ferma la disciplina di cui all’art. 4 del decreto-legge 14 novembre 2003, n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2003, n. 368, così come modificato dall’art. 7-ter del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n 13.”; l’intero Titolo IV, rubricato “Campagna di informazione”, contenente gli artt. 31 e 32; art. 33; art. 34;
art. 35, comma 1: “1. Sono abrogate le seguenti disposizioni di legge: a) articolo 10 della legge 31 dicembre 1962, n. 1860; b) articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 20, 22 e 23 della legge 2 agosto 1975, n. 393.”?”

Immagino il viso dell’elettore che, recandosi alle urne senza prima aver curiosicchiato il testo in rete, entra nel segreto della cabina elettorale, prende il matitone, pronto a svolgere il suo compito di bravo cittadino italico, fiero, impettito, ligio.

Poi legge il testo.

Inizia la sudorazione fredda, palpitazioni. Una balla di fieno rotola silenziosa accanto alla cabina.

Sviene.

Siamo franchi: non si capisce una pluridecorata minchia di nulla, tralasciando il fatto che leggendo il testo, tra l’inizio e la fine ci si deve fare la barba 6 volte. Le donne entrano depilate ed escono con l’ascella a treccine. Per carità, il giuridichese è impeccabile. Peccato che non tutti abbiano studiato diritto, magari nemmeno alle superiori, peccato.

Peccato un par di ciufoli. Perchè studiare diritto, masticare il giuridichese non è mica un vanto. Ti credi figo, poi realizzi che quegli studi ti hanno rovinato. Che saper comporre periodi carpiati non è del tutto un sinonimo di cultura.

Che correggere il vigile urbano che ti dice che ti deve proprio fare la multa dicendogli “eheh, suvvia, non è una multa, è una CONTRAVVENZIONE” forse non è la cosa migliore. Cazzo.

Ma non divaghiamo.

Al che, il comune cittadino cede, e dice “vabbè, sono favorevole al nucleare, voto SI”  oppure “sono contrario, voto NO”. Tagliamo corto.

ERRORE!

Infatti, se sei favorevole al nucleare devi votare NO, se sei contrario, devi votare SI.

Infatti il testo, in breve e semplicemente, ti chiede “Volete abrogare (cancellare) quelle leggi che, a vario titolo, permettono di costruire centrali nucleari in Italia?”

Chiaro che se vuoi che venga cancellata una legge che permette la costruzione di centrali nucleari -e sei quindi contrario al nucleare-, allora dovrai votare SI. Se invece non vuoi che tale legge venga cancellata, devi votare NO.

Se sei favorevole al nucleare, tieni ben presente una cosa: questo referendum sarà valido solo se vi parteciperanno il 50% degli elettori italiani, più uno. In sostanza, anche se ci fossero (poniamo) 20 milioni di SI, e nessun NO, ma il numero minimo di votanti richiesto fosse 30 milioni, quel SI non varrebbe nulla: il referendum sarà come se non fosse mai esistito. Quindi la legge che consente la costruzione di centrali nucleari in Italia resterà intoccata.

Valuta tu, quindi, l’opportunità di andare a votare o meno. Perchè (semplifichiamo) se ci fosse bisogno di 11 voti per la validità del referendum, e ce ne fossero già 10 contrari al nucleare, se tu andassi a votare a favore faresti raggiungere il numero magico, gli 11 voti necessari, rendendo valido il referendum e facendo vincere i contrari per 10 voti contro 1. E se non fossi andato, semplicemente, i favorevoli avrebbero vinto.

Tradotto? I favorevoli al nucleare “vincono” sia nel caso di maggioranza di NO, sia nel caso di invalidità del referendum.

E’ un meccanismo contorto, è un testo referendario contorto. Per questo ho scritto il pezzo, nella speranza di esserti d’aiuto.

E pensare che i quesiti referendari sono più di uno: se per leggere il solo quesito sul nucleare ci si mette una settimana -senza capirci una fava-, per leggere e votare TUTTO bisogna portare coperte e panini. E la tenda della Decathlon.

Perchè? Vedi, il testo sul nucleare è solo il terzo su quattro quesiti referendari totali.

Il primo: Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.

“Volete Voi che sia abrogato l’art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e finanza la perequazione tributaria”, convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea”, convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?”

Il secondo: Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.

“Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?”

Il terzo è il caso più devastante, il pippotto sul nucleare di cui ho parlato prima.

Il quarto: Legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale.

“Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, nonché l’articolo 2, della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante “Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza”?”

Poi di dicono la storiella del cazzo, che il referendum è strumento di democrazia diretta, è potere nelle mani del popolo.

Sempre che il popolo abbia 8 ore da perdere per capire in prima persona cosa sta votando (escludiamo quindi quelli che votano sulla base dei “suggerimenti” che i vari politici sbraitano in TV).

E che, magari, abbia una laurea in Legge. Allora sì è democrazia diretta.

E comunque, quella del vigile è una CONTRAVVENZIONE.

Oh, lah.

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A quasi dieci anni dalla morte di Carlo Giuliani durante il G8 di Genova, la sentenza pronunciata oggi dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo chiude la lunga vicenda giudiziaria, assolvendo l’Italia dalle accuse lanciate dalla famiglia del manifestante.

Era il 20 luglio 2001 quando, nel mezzo dei violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, un colpo di pistola esploso dall’ausiliare Mario Placanica uccideva Carlo Giuliani che, insieme ad altri dimostranti, bloccava e attaccava la camionetta dei Carabinieri -già semidistrutta- nella quale il Carabiniere era situato, brandendo minacciosamente un estintore nella direzione della camionetta stessa.

Per la famiglia di Carlo, la sua morte fu da imputare ad “un uso eccessivo della forza” da parte delle forze dell’ordine, al quale concorse anche “l’assenza di soccorsi immediati” e “un’organizzazione non adeguata per ristabilire l’ordine pubblico”.

Certamente. Tu mi vuoi tirare addosso un estintore, io non posso mica difendermi con la mia arma, in una situazione totalmente degenerata. Devo lasciare che mi tiri il maledetto estintore, magari limitandomi a un timido “che stai facendo, sciocchino?”. Per “l’organizzazione non adeguata a ristabilire l’ordine”, detto dai genitori di un ragazzo (deceduto, per carità, non è che voglio mancare di rispetto a un morto, ma non posso nemmeno essere ipocrita) che si è così incredibilmente distinto nel concorso alla distruzione di una città e nell’attentare palesemente alla vita di un altro uomo, mi pare un pochettino grottesco.

I Giuliani hanno inoltre puntato il dito contro la mancata autopsia del cadavere del figlio, sottolineando che non c’e’ stata una vera inchiesta sull’accaduto. La tesi venne solo parzialmente accolta dalla sentenza di primo grado del Tribunale di Strasburgo che nell’agosto del 2009 assolse il Carabiniere Placanica per legittima difesa (ci mancherebbe anche il contrario!), rilevando tuttavia delle zone d’ombra riguardo al rispetto degli obblighi procedurali da parte dell’Italia in merito alle indagini sulla morte del giovane.

Da qui, l’appello alla Grande Chambre che oggi, tuttavia, ha respinto il ricorso della famiglia Giuliani su tutti i punti. In particolare, la sentenza odierna, con 10 voti a favore e 7 contro – i giudici Christos Rozakis, (Grecia), Francoise Tulkens (Belgio), Bostjan Zupancic (Slovenia), Alvina Gyulyuman (Armenia), Inetta Ziemele (Lettonia), Zdravka Kalaydjieva (Bulgaria) e Isil Karakas (Turchia) – ha rovesciato il giudizio formulato in primo grado due anni fa sulla conduzione dell’inchiesta, negando carenze.

In definitiva: Giuliani è stato ucciso per legittima difesa, e le inchieste sul fatto sono state condotte in maniera irreprensibile dallo Stato italiano.

Credo che sia una bella lezione (sono cinico, lo so, ma non si può andar per il sottile in queste cose) per coloro che credono che “manifestare” equivalga a devastare una città e minacciare fisicamente un Carabiniere. Un conto è esprimere le proprie idee. Un altra cosa è darsi alla violenza; se ci si dà alla violenza, si sia pronti a pagarne le conseguenze, alle volte terribili.

La famiglia tuttavia non si arrende e ha già fatto sapere che intenterà una causa civile contro il Carabiniere. Lo scopo, ha sottolineato il padre, è avere il “dibattimento processuale” che e’ sempre stato negato a Carlo, nella speranza che, come negli altri processi, alcuni pezzi di verità vengano fuori.

Io dico che dopo tutti i procedimenti avuti in dieci anni, il “dibattimento processuale” Carlo lo abbia effettivamente avuto. Non bisogna confondere la sconfitta con una mancanza di giustizia.

Carlo ha sbagliato, Carlo ha, purtroppo, pagato le conseguenze.

Niente di più.

Giuliani che brandisce l'estintore

Attacco alla camionetta

Un paio di amici mi chiedono perchè io non scriva sulla guerra in Libia. Non scrivo perchè non c’è nulla da dire. Si inizia, si combatte, si finisce, prima o poi.

Ma se sui fatti più strettamente legati al conflitto libico credo si possa sorvolare (Il mio blog non è sottoposto a no fly zone) credo si possa invece parlare dei retroscena, della politica politicante. Perchè se un conteggio matematico delle forze che si annientano a vicenda può sembrare deprimente (e, ammettiamolo, anche un pò noioso), quello che giunge dalle bocche e dai fatti dei capoccioni coalizzati è un qualcosa di cabarettistico.

L’ONU approva la risoluzione 1973: con questa il Consiglio di Sicurezza autorizza qualsiasi azione, anche militare, volta a garantire una no fly zone sui cieli della Libia e la difesa dell’incolumità del popolo insorto. Solo questo. Non si autorizza la destituzione, anche con l’uso delle armi, del dittatore: paradossalmente, se Gheddafi decidesse all’improvviso di non far più decollare i propri mezzi e la smettesse di sparare sui rivoltosi, un protrarsi dei bombardamenti “volenterosi” sarebbe una violazione della risoluzione. Come se, nell’ottica ONU, il problema sia semplicemente una difesa attuale dei civili. Personalmente Gheddafi l’ho sempre visto come un male, borioso e insopportabile, ma un male necessario. Sia perchè garantiva un contenimento migratorio, sia perchè ha sempre visto come  fumo negli occhi l’islam più invasato e radicale. Ma se proprio si vuole arrivare alle armi, cara ONU, almeno si abbia la decenza di ammettere che l’obbiettivo non è “la difesa dei civili”, non solo quello. L’obbiettivo è tirare, una volta per tutte, un colpo fatale al vecchio beduino e metterlo a tacere per l’eternità. Non a caso ieri, se non vado errato, un “missile fuori controllo ha colpito accidentalmente il bunker di Gheddafi, distruggendolo, senza tuttavia provocare la morte nè il ferimento del raìs”.

Come no. Un missile impazzisce, e tra tutte le direzioni che può prendere decide proprio di buttarsi sul bunker del dittatore. Ecco, questo deve essere uno dei famosi “missili intelligenti” o, perlomeno, un missile non ipocrita.

Se proprio volete farlo fuori, almeno abbiate la decenza di autorizzare a livello ufficiale una guerra a tutti gli effetti. Con obbiettivo principale l’annientamento delle forze nemiche (volanti o meno, sparanti sulla folla o meno) e la destituzione del Colonnello. Fuori i coglioni, per la miseria.

Escludendo questo piccolo frutto del pacifismo imperante (dove non si riesce a DICHIARARE GUERRA formalmente manco sotto tortura, e si usano forme edulcorate tipo AZIONE AUTORIZZATA DAL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELLE NAZIONI UNITE), ecco che si passa all’azione.

Comando io! No io! Bombardo io! No io! Io ho più navi di te! Il cazzo, io ho i Tornado ECR. Sono il più fico! Spara anche tu! No, io non sparo! Ehi ragazzi, è qui la festa? Ho portato i salatini.

Un troiaio incredibile. Tutto d’un colpo l’orgia di volenterosi (anche qui, volenterosi un cazzo, non che io abbia nulla da lamentare, ma lo vogliamo dire che non andiamo in Libia per amor del popolo bistrattato, ma per avere la nostra fetta di combustibili fossili? Ripeto, nulla da obiettare, la benzina e il gas ci servono, piantiamola con le lamentele. Si abbiano le palle di ammettere che non siamo “volenterosi” illuminati dalla misericordia di Dio che ci spinge a difendere i più deboli, cazzo. Un briciolo di onestà morale.) dicevo, i volenterosi scoprono che per fare la guerra (perchè E’ guerra) ci vuole un’organizzazione, un piano strategico, e, cosa più importante, un comando unificato. Non serve a niente avere quattrocento aerei se per colpa di un comando spaccato li si fa partire a due a due, e non tutti insieme in un attacco unito e inarrestabile, tanto per dare un’idea del concetto.

E così la Francia attacca, ma piano piano, per quanto a parole sia cattivissima, quasi nevrotica (Sarkò, mi spiace che Carlà ti soddisfi poco, passerà, vedrai), limitandosi a far fuori qualche camionetta del regime. Ore dopo, in tutta fretta, gli USA (fino a qualche ora prima decisi a inviare i propri mezzi, ma a non aprire il fuoco) fanno partire 110 missili dalle loro navi e sottomarini, iniziando, di fatto, il conflitto. Solo il Signore sa quanti porconi avrà sparato il buon Barack nel venire a conoscenza dello scherzetto francese.

Dopo aver fatto la frittata (e non lo dico io, ma un generale aeronautico fuori servizio “distruggere per prima cosa le postazioni radar del nemico è il primo passo da fare, l’ABC della guerra. Mi chiedo come mai si siano concentrati su altri obbiettivi…”) alcuni si ricordano del loro corso serale di strategia bellica, sbiancano, ricordano che nessuno ha strumenti specifici contro i radar… no, ci sono i Tornado ECR, li hanno i tedeschi e gli italiani. Opporcamiseria, i crucchi non vogliono guerreggiare. Non ci danno nemmeno un fucile a tappo. Proviamo con gli italiani…

Come cazzo sarebbe a dire che i Tornado italiani non sono schierati in Sicilia? Dove cazzo sono? Decollate porcaputtanaeva, decollate!

E decollano sei Tornado ECR, in una missione di due ore circa. I nostri militi tornano, serafici, e confessano di non aver sparato perchè… non c’era niente a cui sparare. Però abbiamo portato la birra.

La cosa divertente è che a rivelare il dettaglio della mancanza di conflitto a fuoco è il maggiore Nicola Scolari in un’intervista a sky tg24, e verrà immediatamente richiamato alla sua base di provenienza come provvedimento disciplinare. E la consueta reticenza dei militari impiegati in operazioni di guerra???

Branca Branca Branca, Leon Leon Leon…

I paesi arabi nella coalizione volenterosa si ricordano di essere arabi, e di odiare pesantemente l’occidente. Che ci facciamo qui? Ahmed, che cazzo di casino hai fatto, siamo finiti in una compagnia di infedeli! MANGIANO PROSCIUTTO!!!

Al che qualche nostro ministro si incazza, inclusi pure il Presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica (ma quest’ultimo in maniera molto pacata e democratica): signori, ma qui chi cazzo comanda???

La festa si ferma di scatto. I danesi si mettono a fischiettare. La Merkel riprende a fare gli gnocchi, stranita. Sarkò prende una coppa di champagne e grida “MOI!!!”.

Dalla sala si leva un pernacchione generale.

Bene, dicono i nostri ministri, d’ora in poi o il comando lo prende la NATO (col cazzo: la NATO, da regolamento, deve decidere all’unanimità: avete voluto far la cazzata di tirar dentro anche la Tunisia, paese filoislamico? Adesso ve la pippate voi, col suo veto all’intervento dell’Alleanza Atlantica) oppure il comando lo prendiamo noi, visto che siamo a un tiro di schioppo dalla Libia e se fate i cazzoni chi ci va di mezzo siamo noi.

Dalla Francia arriva un sonoro pernacchione.

Dopo che i nostri hanno assicurato che non ci sono valide difese antiaeree, stamattina cade un F 15E Eagle statunitense. Mah, sarà stato un problema al carburatore. O allo spinterogeno.

Dopotutto è sempre lo spinterogeno.

In questo clima, i siciliani sono comprensibilmente preoccupati. Il nostro Presidente, sempre nella sua flemma da salotto chic, distribuisce al mondo la sua lezione accademica: “Non preoccupatevi! Non è mica guerra, scioccherelli! E’ un’azione autorizzata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite!”

Dalla Sicilia arrivano svariate pernacchie.

Giorgio, io capisco che sei colto e pacato, io pure ho studiato diritto internazionale e so che, sui libri, questo pasticcio non lo trovi sotto al paragrafo “guerra” ma sotto a “Consiglio di Sicurezza ONU”. Ma metterti a fare una lezione breve a una nazione che teme l’arrivo di qualche missile o qualche bombardiere, andiamo, è ridicolo. Piuttosto non dire nulla. Piuttosto dì che dal Mediterraneo non può passare manco una mosca. Inventati qualcosa.

Ce lo vedo bene, il Giorgio, a fare il medico. Alla povera moglie preoccupata per il cuore malato del marito direbbe “No, signora, non è che GLI è PRESO UN COLPO. Ha avuto un infarto del miocardio.”

“Eh, certo che è morto! E’ che non sopporto queste imprecisioni terminologiche.”

Dalla moglie parte un cazzotto invisibile ai radar.

Andiamo, signori, abbiamo scelto il momento peggiore per schierarci contro il raìs. Viste le notizie sulle inclinazioni estremiste degli insorti libici, forse, avremmo addirittura fatto bene a non agire. Cinico? Da bastardi? Forse. Si vedrà in futuro chi abbiamo favorito bombardando Gheddafi, se siamo passati dalla padella alla brace o meno.

Perchè vorrei ricordare ai paladini delle rivolte del popolo che quarant’anni fa il leader della rivolta “per la libertà della Libia” era proprio un giovane colonnello ventisettenne di nome Muammar Gheddafi, che puntava a rovesciare il governo di re Idris. Che poi s’è visto quanto fosse per la libertà.

Chi stiamo difendendo? Povera gente che si ribella o una massa di estremisti?

E, se proprio vogliamo combattere contro Gheddafi, diamoci una cazzo di regolata. Con le forze messe a disposizione dalla coalizione “volenterosa” si potrebbe distruggere mezzo mondo, altro che mettere in difficoltà quattro beduini armati con cazzatelle di fabbricazione sovietica.

Evitiamo, solo per bagatelle sulla leadership, un’altra disfatta in stile baia dei porci. O meglio, dei Proci. Dopotutto, l’operazione si chiama Odissea all’Alba.

Bene, birra e salatini ci sono. Chi ha portato le patatine?

Qualche tempo fa auspicavo un intervento militare contro le forze di Gheddafi, in quel momento in apparente e totale disfatta, con la Libia quasi completamente conquistata dal popolo insorto. Successivamente, intervento militare mancato, analizzavo la situazione rivedendo la mia posizione: dato che Gheddafi, non fermato nel momento della sua massima debolezza, si stava rafforzando sempre più, una azione militare contro di lui rischiava di diventare un bagno di sangue epocale e, comunque, in caso di (improbabile?) sconfitta delle forze antilibiche, un grandissimo problema dal punto di vista dei rifornimenti di gas e petrolio; è inverosimile pensare che uno ti dia ancora il petrolio di cui necessiti dopo che gli hai dichiarato guerra, e dopo che lui ti ha randellato di santa ragione. “Abbiamo perso tempo, non si può più far nulla”, dicevo.

Ora che Gheddafi non solo si sta rafforzando, ma ha totalmente riconquistato la Libia e sta spazzando via gli ultimi quattro gatti che gli si oppongono, ORA, l’ONU cosa mi inventa? Il via libera alla no fly zone. Che come ricordavo in un precedente articolo altro non è che una azione di guerra nella quale si elimina tutta l’aviazione militare del nemico, le sue postazioni antiaeree, e se ne pattugliano notte e giorno i cieli con aeremobili militari. Abbattendo tutti quei velivoli militari che, sopravvissuti all’eliminazione iniziale, osino infrangere il divieto di sorvolare la zona. Non venitemi a raccontare che è semplicemente un pacifico divieto imposto a uno Stato di far decollare i suoi aeromobili: pacifico lo è finchè lo Stato rispetta il divieto; alla prima mosca che vola scatta il conflitto. E voi credete che Gheddafi obbedisca al divieto, come un bravo cagnolino? Imbecilli.

Oppure sì, obbedirà. “Limitandosi” a proseguire le purghe verso gli oppositori via terra: “Voi imponetemi la no fly zone, vabbè, io proseguo con carriarmati, missili e fanteria. Chissene.”. In questo modo, riuscirebbe non solo a prenderci per il culo, ma forse riuscirebbe anche a farci sparare (per esasperazione) il primo colpo senza alcuna legittimazione internazionale. Farebbe la vittima. “Io ho invitato gli ispettori ONU, ho rispettato la no fly zone, e voi mi bombardate? Ho tutte le ragioni di questo mondo, i cattivi siete voi, reagirò combattendo fino alla morte.” Bella mossa.

Fatto quando il Colonnello era rintanato a Tripoli, sarebbe stata un’ottima e risolutiva idea. Fatto ora, anche nella migliore delle ipotesi (la sconfitta del dittatore) sarà un interminabile, terribile bagno di sangue. Una guerra pericolosissima. Ricordo a lorsignori che la Libia non è in culo ai lupi, è incollata all’Europa. E che il Colonnello non ha alcun problema a inviare (magari su di noi, che siamo i più vicini) i suoi bombardieri. Dopotutto ha bombardato la sua stessa gente. Magari non proprio i bombardieri, forse qualche missile. Magari non sarebbe in pericolo l’Italia intera, ma solo la Sicilia e la Calabria. Questo rende il quadro più confortante?

Lo dico non solo ai paciocconi dell’ONU, che forse sono carenti in geografia, ma anche alla politica italiana, che sembra rapita dall’eroico progetto, e ha prontamente messo a disposizione svariate basi aeree e svariati mezzi della Marina Militare. Ricordo anche che nessuno sa se Gheddafi abbia accordi militari con altri stati filoislamici, in caso di conflitto armato. Chi è il nemico?

Nel caso si giungesse realmente alle vie di fatto, sono costretto a dirlo: spero in una azione violentissima che spazzi via in men che non si dica ogni forza del nemico; ciò significa una strage assurda, ma non si può fingere di non capire che, se non si agisce con violenza estrema, se si lascia respirare il Colonnello un secondo in più, la controffensiva sarebbe un bombardamento immediato del territorio italiano. Con buona pace di Sicilia e Calabria. Se va bene.

“Armatevi”, dice l’ONU al mondo. “Partite”, dice il mondo all’Italia.

Continuando a credere che una azione militare avrebbe dovuto essere condotta molto prima, spero che all’ONU d’ora in poi mettano dei militari esperti, come consulenti per certe risoluzioni.

E che licenzino Paperino e Topolino.

E per l’amor di Dio, non sparate il primo colpo, è quello che vuole lui.



    • Piero Sallusti: te saluto......pure i galli hanno capito che il mentitore di professione era solo un cavallo di troia per indagare Valle....un finto accusatore, d'acc
    • Franco (@Francostars1): Gli atti osceni in autovettura possono essere evitati come reato se i vetri sono appannati o tutti coperti, come citato dalle Sentenze della Cassazion
    • calabrescia: Esistono anche assassini magri. E non possiamo sapere se Simonetta non conoscesse il Valle.
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