Il Calabrescia pensiero

Quei cuochi maledetti

Posted on: 7 marzo 2011

Sì sono uomo. Sì, sono etero (ma tanto, tanto etero).

Sì, mi piacciono i programmi di cucina.

Quelli che fanno su Sky, ce n’è per tutti i gusti, dal salato, al dolce, all’etnico.

Tutti con un elemento in comune: il risultato della preparazione ha un aspetto divino, il sapore tu non lo puoi sentire. Però vedi che lo chef passa un pezzetto della pietanza al tecnico delle luci: lui assume un’espressione che paragonarla a “L’estasi di Santa Teresa d’Avila” del Bernini, è come paragonare una cosa a tre (con giapponese e sudamericana mulatta) con una ora buca inaspettata quando eri al liceo. Immediatamente inizia a gemere, sempre più forte, per poi rifuggire dalla telecamera e scappare, osannante, dietro le quinte.

E tutto pare così drammaticamente semplice. Prendi 4 cazzate, butti tutto dentro, e dal forno (meraviglia) esce un composto perfettamente formato, appetitoso, invitante, succoso.

E allora pensi che lo vuoi fare anche tu. Che lo PUOI fare.

Vuoi farti uno spaghetto all’astice, e capesante gratinate. Che ci vuole. Ci fai anche il figurone con la famiglia.

Lo chef dice che l’astice va immerso nell’acqua bollente da vivo. Non capisci il perchè (me lo spiegate voi il perchè? Insomma, quando faccio una grigliata non uso una vacca viva) ma, insomma, non è che sei un baluba, è così che si fa. Allora prendi la bestia, la guardi. Lei muove le sue antenne, zampetta e alza le chele. Con lo scotch. Perchè è così che te li vendono, vivi e con le chele bloccate. Ma tu sei un uomo d’onore, non accopperesti mai il crostaceo privandolo della possibilità di combattere. Quindi prendi le forbici e togli la sicura. Ne resterà soltanto uno.

E capisci che resterà soltanto l’astice.

Il maledetto sembra risvegliarsi da uno  stato comatoso: comincia a schelazzare, zampetta sul tavolo, zompa a terra, corre come un fulmine. Tu resti inebetito a guardare il tuo cane che abbaia contro il corazzato. Pensi che la cosa non abbia senso. Pensi che l’allevatore che te l’ha venduto come “macchina da guerra inarrestabile” si riferisse a un esemplare diverso da quello che sta guaendo a causa di una chelata sul naso. Prendi la scopa, ma il maramaldo è duro, non stramazza. Usi il manico, dai che forse cede.

Il manico.

Gli tiri un calcione, lo spalmi contro una parete. Il Panzer è colpito a morte. Raschi dal muro tutto il materiale biologico (come dimenticare la puntata N° 7, dove si dice che i succhi dell’astice lo rendono particolarmente appetibile) e schiaffi tutto in pentola. Rendi onore al milite corazzato intonando con le labbra a culo di gallina un silenzio militare. Poi ti rendi conto che ti ha schelazzato un pantalone, che ora pende, deforme e lacerato. Intoni, a bocca aperta e voce tonante, un (rispettoso) VAFFANCULO, CREPA BASTARDO CREPA.

Il primo è fatto, basta attendere la cottura del Tiger, poi lo apri, aggiungi allo spaghetto, qualche ciuffo di prezzemolo, un giro d’olio. E’ fatta. Passiamo alle capesante.

Dove cazzo sono le capesante?

E ti rendi conto che quel marrano di Nosari, noto chef, non ti ha mai detto che se la capasanta non è morta, zampetta. Tu, che sei fesso, le vedi come delle grosse e costose cozze, hai mai visto una cozza girare per il frigo? Ecco, nemmeno io.

MA TI SBAGLI.

Le bastarde sono vive, in pratica aprono le valve e fanno fuoriuscire un muscolo che le fa, letteralmente, andare in giro. Per il frigo.

Acchiappi al volo una decina di queste (le altre sono scappate in salotto, stanno brutalizzando il tuo cane) le apri e gli ficchi dentro il pane grattuggiato con tutti i cazzi e i mazzi, che so, olive, capperi, un goccio d’olio. E loro usano il loro muscolo non più per zompettare: letteralmente sputano il pane grattuggiato fuori dal guscio. I piaceri del pesce fresco. Schiaffi in forno, come viene viene. Almeno sei sicuro che a 200 gradi nessuna potrà evadere. Ti senti permeato del sadico piacere di un secondino di Alcatraz.

Impiattiamo, via. L’astice, spappolato contro al muro, s’è disgregato completamente. La carne è asciutta e stopposa. Nelle chele stringe un pezzo di jeans e una stri… bastardo le avevo appena comprate le Hogan…

Al gusto sa di cotone, pittura da muro, pesce e carne. Ti chiedi come mai, poi vedi il cane con un moncherino di naso. Allora guardi l’altra chela, quella senza jeans e stringhe, e tutto trova una risposta.

Le capesante sono morte. Già questo è un traguardo. Le altre non sono più in salotto, oramai sono arrivate nel centro cittadino, in Comune, e stanno massacrando la Giunta.

Sono riuscite, prima di perire, a sputazzare fuori dal guscio tutto il tuo bel ripieno da gratinare. Risultato? Si sono rinsecchite, sono grandi come chicchi di riso e dure come pezzi di ferro.

Poi senti, in lontananza, il cuoco che dice “Il procedimento sarebbe molto più complesso, ma io vi propongo questa versione, avrete risultati eccezionali con una fatica minima, anche un mongospastico riuscirebbe nell’impresa!”

E sfanculi.

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