Il Calabrescia pensiero

Una nuova grave crisi economica?

Posted on: 7 marzo 2011

Il prezzo del petrolio è aumentato sensibilmente a causa dell’instabilità politica nordafricana e del Medio Oriente. La benzina in Italia è arrivata a costare 1,568 euro al litro, superando i livelli massimi toccati nel 2008 durante i momenti più intensi della crisi economica, e potrebbe ancora aumentare a causa della rivolta in Libia, paese dal quale nel 2010 soltanto l’Italia ha importato 376mila barili di petrolio al giorno.

Il Medio Oriente e il Nordafrica producono più di un terzo di tutto il petrolio usato nel mondo. I fermenti in Libia dimostrano che una rivoluzione potrebbe rapidamente interromperne la fornitura. Mentre Muammar Gheddafi cerca di resistere, la fornitura di petrolio dalla Libia si è dimezzata, a causa della fuga dei lavoratori stranieri e della progressiva frammentazione del paese. La diffusione del malcontento nell’area minaccia di causare una ulteriore interruzione dei rifornimenti, benchè dalla zona provengano rassicurazioni e l’eventualità sembra assai lontana.

Il prezzo del petrolio da raffinare era cresciuto del 15% con l’inizio delle proteste in Libia, arrivando a costare 120 dollari al barile lo scorso 24 febbraio. Poi l’Arabia Saudita è intervenuta promettendo di aumentare la produzione e questo ha consentito di ridurre lievemente il prezzo, che oggi s’aggira intorno ai 116 dollari. Cifra del 20% superiore rispetto all’inizio di quest’anno.

Per quanto sia ben distante dai picchi raggiunti nel 2008, ci sono però elementi che fanno temere un progressivo aumento del prezzo del petrolio; L’Arabia Saudita tecnicamente ha una capacità sufficiente per compensare quel che non arriva dalla Libia, dall’Algeria e da altri piccoli produttori. E i sauditi hanno chiarito che intensificheranno la produzione.

C’è però un problema che riguarda la stessa Arabia Saudita. Il paese ha caratteristiche molto simili a quelle degli Stati in cui si sono verificate rivolte che hanno portato all’anarchia, e questo dato preoccupante va aggiunto al fatto che in quell’area stanno effettivamente nascendo movimenti, per ora ancora controllati e controllabili, fortemente antigovernativi. Se le autorità saudite dovessero perdere il controllo, il mercato petrolifero si troverebbe seriamente nel pieno di una crisi, forse peggiore (nel medio periodo) di quella degli anni ’70.

Stando ai calcoli degli analisti, un aumento del 10% del costo del petrolio riduce il prodotto lordo mondiale di un quarto di punti percentuale. L’attuale crescita dell’economia mondiale è pari al 4,5% e per fiaccare la ripresa dalla crisi il petrolio dovrebbe quindi superare i 150 dollari al barile. Un aumento più contenuto dei prezzi sul mercato petrolifero implicherebbe comunque un rallentamento per l’economia.

In Europa la preoccupazione più grande non è data tanto dall’aumento in sé del petrolio, ma dal relativo inevitabile aumento dei prezzi che ne conseguirebbe e che potrebbe compromettere i piani di rilancio dell’economia per uscire dalla crisi, quella attuale nata nel 2008 negli Stati Uniti. Il meccanismo? Il prezzo del petrolio cresce, il petrolio serve come fonte di energia per la produzione di beni, il prezzo dei beni sale, la domanda scende, i piccoli investitori vendono i propri titoli, la borsa scende, imprese che chiudono… Comprendi?

Prove oggettive della probabilità di questa evenienza?

I Governi di molti paesi emergenti hanno deciso di intervenire preventivamente per attenuare l’inflazione utilizzando sussidi per i prezzi del cibo e della benzina, soluzione onerosa che rischia di condizionare seriamente l’andamento delle loro economie. Della serie: morire dobbiamo morire, almeno scegliamo il modo. Anche nel Medio Oriente molti Governi hanno scelto questa strada per calmare gli animi della popolazione ed evitare nuove rivolte, ma questo incide sui loro bilanci e potrebbe portare a un circolo vizioso.

L’Occidente, invece, dovrebbe imparare dalla lezione degli anni Settanta: magari è ora di realizzare una ricetta nota da tempo ma mai seriamente adottata, che prevede investimenti in altre (e già esistenti) fonti energetiche in modo da ridurre inquinamento e dipendenza da combustibili fossili.

Ci vuole questo per prendere quelli che vivono in un mondo tutto loro fatto di fiori e farfalle, dove l’energia si crea da sola, e fargli accettare l’energia nucleare?

Siamo a un passo da un nuovo tracollo della finanza mondiale. Tutto dipende dalla famosa “botta di culo”, dalla risposta alla domanda “l’Arabia Saudita reggerà?”

Gran bella politica energetica, quella mondiale.

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