Il Calabrescia pensiero

Delirio da Grande Fratello

Posted on: 10 marzo 2011

Questo pezzo ha lo stesso titolo del servizio delle Iene mandato in onda nella puntata di ieri sera, che ti ripropongo alla fine di questo pezzo.

Niente da dire sul protagonista, Nando Colelli. Lui è semplicemente un ragazzo che ha colto un’occasione: ha intravisto l’opportunità di diventare famoso e fare una barca di soldi NON studiando e lavorando, ma partecipando per due mesetti a un programma TV e l’ha colta. Come biasimarlo. Qualsiasi critica riguardo alla sua scelta sarebbe il semplice frutto d’invidia; sei un operaio, guadagni 1000 euro al mese, non hai grandi prospettive per il futuro. Capisci che partecipando a un programma TV potresti far fortuna. Cogli l’attimo.

Facile criticare la sua scelta e fare i superiori e gli intellettuali, noi che abbiamo (o abbiamo avuto) la fortuna di avere una famiglia degna di questo nome che ci ha spinti a studiare diventando medici, avvocati, notai, dirigenti. Evidentemente lui non ha avuto una buona famiglia che lo indirizzasse verso veri traguardi di vita, oppure non ha avuto fondi per poterseli permettere, i traguardi.

Il problema non è tanto lui (che comunque, cazzo, ora mi prendi da 1500 a 11000 euro AL GIORNO, pagatele le cene e le camicie, e magari lascia anche una bella mancia -nel servizio vedrete come il signorino approfitti bellamente della sua notorietà per cenare gratis e farsi regalare capi d’abbigliamento raffinati- ma, come si sa, signori si nasce) quanto… la gente.

Non la gente in generale: chi lo invita nelle discoteche e nei ristoranti lo fa semplicemente per questioni di pubblicità e d’immagine; invito il VIP della situazione, e per quella serata il fatturato della mia discoteca impenna. Chi sia il VIP in questione poco importa. Business, non si può biasimare nemmeno questo senza scadere nell’intellettualismo svincolato dal mondo reale.

Ma quella gente che SPENDE i propri soldi per vederlo, toccarlo, stargli vicino, osannarlo, chi prende un pullman spendendo CINQUANTA EURO per passare una serata con lui (i Nando Boys), quella gente è un problema. Qui non si tratta di un semplice calcolo economico: faccio l’idiota, invito l’idiota e ho un ritorno economico.

Qui si tratta di centinaia di persona che lo pagano, lo scopano, lo osannano, lo mitizzano PERCHE’ CI CREDONO. Un osannare fine a sè stesso. Perchè lo vedono sul serio come un modello da seguire. Altra soluzione non esiste. Nemmeno tra quelli che avevano a che fare con lui PRIMA del Grande Fratello (o meglio, del grande fratello) ne hanno mai avuto grande considerazione. Ragazze che lo frequentavano, lo conoscevano, potevano tranquillamente osannarlo e portarselo a letto a piacimento: non credo che il nostro eroe avrebbe disdegnato le attenzioni del gentil sesso. Ma nessuna, manco al suo paesello, prima che diventasse famoso se lo filava. Lo ammette lui, candidamente.

Ecco, io vorrei dire a queste persone: signori, non prendetelo come modello. Lui ha avuto fortuna. Essere presi al GF non può essere un ideale di vita, non è un traguardo che ci si possa costruire. Non sperate nella fortuna. Costruite il vostro futuro. E se vedete qualcuno che riesce a sbarcare il lunario per un colpo di fortuna, senza (tra l’altro) aver fatto nulla di speciale, limitatevi a essere felici per lui, tutto qui.

Ho il desiderio di un popolo che accolga un medico che trova una cura come un eroe, di un avvocato che venga non dico osannato, ma salutato con rispetto al suo paese (non in tutta Italia, sia mai!) perchè ha trovato il modo di far assolvere un innocente. Magari non dormendo la notte, e accollandosi spese che il suo assistito non avrebbe potuto sostenere. Magari un invito all’osteria “da Peppe” sotto casa. Un popolo che, almeno a livello di vicini di casa, prenda un medico distrutto dalla brutalità della natura, che si deve arrendere alla malattia di un paziente seguito per mesi, e che gli dica “Ottimo lavoro. Sei stato grande. Non è colpa tua. Stasera usciamo, così ti svaghi, se vuoi. Offro io.” Oppure offrendogli un caffè incrociandolo in un bar, anche se non lo conosce di persona in segno di amicizia e “gratitudine”. Dici che sembrerebbe eccessivo? Forse. Ma se si spendono 50 euro e si viaggia in pullman con dei perfetti sconosciuti al fine di incontrare IL PERSONAGGIO DEL GF, allora il confine dell’eccesso credo debba essere rivisitato.

Ma questa è fantascienza. I grandi, i veri grandi, sono silenziosi. Anzi, alle volte vengono sputtanati perchè “Eh, fare l’avvocato (medico, ingegnere, infermiere…) non è mica un lavoro, stai seduto tutto il giorno, non vai mica in miniera.”

Io l’ho provato, grazie all’università, cosa vuol dire avere in mano la reputazione di una persona, credere nella sua innocenza, scartabellare centinaia di documenti per trovare il modo che non venga condannata, restare nello studio dell’avvocato (con i miei quattro colleghi studenti) che collaborava con il progetto di Clinica Legale fino ad orari in cui lo studio era ormai vuoto.

E questo era solo un piccolo antipasto della missione che saremo chiamati a svolgere da avvocati o magistrati, e che oggi già svolgono centinaia di professionisti (non solo in campo giuridico) che noi, generazione successiva, saremo un giorno chiamati a sostituire.

Non pretendo che la società si metta di punto in bianco ad AMARE coloro che veramente sono utili -nel silenzio e nell’umiltà- alla società. Sono realista. Ma per lo meno, non pugnalate queste persone osannando un soggetto che ha il solo merito di aver partecipato settanta giorni a un programma TV.

E se non volete ascoltarmi e preferite continuare sulla vostra strada, allora imboccatela e percorretela.

E andatevene affanculo.

Visto che non riesco, per qualche motivo, a pubblicare il video, ve ne copio il link:

http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/214446/roma-nando-del-gf-11.html

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4 Risposte to "Delirio da Grande Fratello"

Che brutto blog!!! prima ed ultima visita. ciao

Ognuno ha i propri gusti 🙂

E’ l’autocelebrazione della tv. Una volta, agli albori della televisione, uno compariva in tv perchè eccelleva in qualche cosa. Ora uno è eccellente se, e solo se, va in tv. E per dare a tutti una speranza, il messaggio imperante è l’elogio della mediocrità: se ce l’ha fatta uno così ce la posso fare anch’io. E se proprio non riesco a brillare, posso sperare nella luce riflessa: sono una nullità e non so fare niente, ma sono stato in una discoteca dove c’era uno che era più nullità di me ma era stato in tv. A celebrare la sua nullità. E anche la mia.

Alessandro, dici bene. Il mio è un semplice sfogo, un sogno utopico. Chi di noi contribuisce veramente al bene (in piccola o grande misura) dell’uomo suo prossimo è destinato a vivere una vita “solitaria”, senza alcuna gloria, almeno nella stragrande maggioranza dei casi.
Uomini e donne validi sanno benissimo di andare incontro alla solitudine sociale, se non addirittura, alle volte, alle invidie e agli sputtanamenti di chi, nonostante tutti gli sforzi, dice loro “potevi fare anche meglio, incompetente.”

Lo accettano, nonostante tutto, con la coscienza che per aver la “gloria” dovrebbero solo che mollare le proprie fatiche e andare, letteralmente, a divertirsi.

Quanti medici, ai giorni nostri (e non nel 1700, OGGI) trovano ogni giorno cure per malattie gravi e non. Quanti di loro vengono ringraziati. Di quanti si conosce il nome.

Ma Nando, lui lo conoscono tutti.

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