Il Calabrescia pensiero

Sì, però dai, cazzo

Posted on: 13 marzo 2011

Se questo pezzo lo avessi scritto ieri nel mio blog, invece di postarlo, sintetizzandolo, come commento al blog di Beppe Grillo, avrei anticipato di dodici ore i titoli odierni di certi quotidiani nazionali.

Peccato, lettore, leggendo questo pezzo troverai forse gli stessi concetti che avrai letto stamani sul tuo quotidiano preferito. Ma repetita iuvant, dicevano i latini…

Trattasi della solita, tipicamente italica, reazione a un evento drammatico. In particolare mi riferisco alle reazioni alla tragedia giapponese. Eh certo, perchè se l’italiano non strumentalizza non è contento. Cazzo, in Giappone crepano più di diecimila persone, imprecisi sono i dispersi, intere città sono rase al suolo, l’economia traballa, ma noi, popolo eletto, noi siamo superiori a tutto questo.

Noi, dall’alto della nostra superiorità, vista l’immane tragedia, cogliam lo spunto per profonde riflessioni e rispettosi silenzi:

“Visto che casino con la centrale di Fukushima? Lo dicevamo, noi, che il nucleare è una cazzata. Visto che cazzate energetiche propone il governo?”

“No, non son cazzate!”

“Sì!”

“No!”

“Sì!”

“No!”

“E’ esplosa un’altra parte della centrale di Fukushima! Son cazzate, pappappero.”

Un pò di strafottuto buongusto, Santo Dio. E mi rivolgo simbolicamente a entrambe le scuole di pensiero, ai pro e contro energia nucleare. Non facciamo in modo da dare l’impressione che noi si gongoli per una catastrofe che, come manna dal cielo, ci ha dato la possibilità di rafforzare o meno una nostra argomentazione politica. Ma sarebbe solo un’impressione, poi? Mah.

Dato che non sono un essere perfetto, consentitemi di dire la mia: ritengo surreale adottare come base della teoria “L’energia nucleare è un’energia pericolosa, non va utilizzata, in Italia non la vogliamo” un incidente nel quale, per avere fughe radioattive, è necessario prendere una centrale costruita nel 1966 (oltre 40 anni fa, signori), sottoporla a sei minuti di terremoto al nono grado della scala Richter (più innumerevoli altre scosse d’assestamento attorno al settimo grado), e farle piombare addosso uno tsunami di una violenza assurda.

Con quelle condizioni qualsiasi struttura cederebbe, non siamo ridicoli. E a dirla tutta, il cedimento -viste le condizioni apocalittiche che l’hanno provocato- è stato fin troppo contenuto.

Qualsiasi tecnologia costruita dall’uomo è fallibile e distruttibile. Gli aerei, purtroppo, possono cadere. Che facciamo, vietiamo gli aeroporti in Italia? Le auto possono scivolare sull’asfalto e provocare morti. Che facciamo, torniamo ad andare a cavallo (sperando non s’imbizzarrisca, altrimenti ci tocca abbandonare anche quello)? Le dighe, uno dei modi per ottenere la tanto desiderata energia pulita, possono cedere (ce lo insegnano il Vajont e la stessa diga di Fukushima). E quindi rinunciamo alle dighe? Il petrolio, quando lo si estrae, può incendiarsi e distruggere intere piattaforme di estrazione, ammazzare tutti gli operai in loco, e provocare immani disastri ecologici. O dimenticate cosa è successo qualche mese fa, la vicenda della British Petroleum? E allora che minchia facciamo, non usiamo più il petrolio, la benzina, il cazzo di gasolio?

Una centrale nucleare (UNA, su più di 50 attive in tutto il Giappone) è entrata in crisi dopo un cataclisma naturale la cui potenza distruttiva è stata paragonata allo scoppio di una carica di tritolo di 42300 tonnellate. QUARANTADUEMILATRECENTOTONNELLATE.

Per far entrare in crisi una centrale nucleare costruita più di quarant’anni fa è stato necessario un cataclisma che ha fatto spostare di dieci centimetri l’asse terrestre.

Se sulla base di un evento così improbabile vogliamo fondare il nostro rifiuto all’energia nucleare, allora io dico che, per coerenza e realismo, dobbiamo anche rinunciare alle auto, agli aerei, alle dighe, e ai fornelli a gas (eh sì, possono provocare incendi e sterminare famiglie). Dico: “torniamo alla vita delle caverne!”

Oh cazzo, anche con le torce per illuminare una caverna ci si può ustionare.

Pronti, al buio, cali il sipario.

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20 Risposte to "Sì, però dai, cazzo"

1- Qui siamo in Italia, non in Giappone, dove il terremoto ha fatto cadere FORSE una casa e ciò che ha fatto disastri è stato lo tzunami e su quello (purtroppo) non si può fare niente. Siamo in Italia e le cose sappiamo benissimo TUTTi ( inutile negarlo) che non funzionano come in Giappone!
2- Sappiamo inoltre TUTTI che se un aereo cade, non fa nemmeno un quarto dei disastri che può fare una centrale nucleare! Invece di investire su qualcosa che sappiamo è MOLTo rischiosa e che comunque produce scorie che è particolarmente difficile smaltire, perchè non investiamo in altro? perchè le idee ci sono, gli ingegneri ci sono! ma i soldi? e la voglia? e la mentalità?
3- A parer mio (senza offesa) sei un po’ esagerato, perchè dire di no alle centrali nucleari non vuol dire dover eliminare tutto, ripeto, i danni di un’esplosione o perdita nucleare non possono essere paragonati agli esempi da te proposti.

Il fatto che le cose in Italia non funzionino sempre a dovere non deve, a mio parere, inibire ogni spinta verso la modernizzazione. E poi ti faccio questa domanda: a livello mondiale, sicura che i morti da circolazione di autoveicoli non si possano paragonare ai morti da tragedia nucleare (escluse le due bombe su hiroshima e nagasaki, ovvio)?
Forse hai ragione, non si possono paragonare: i morti da circolazione di autoveicoli sono un numero mostruosamente maggiore.
E quindi ripeto: perchè non eliminare le auto, così eliminiamo i morti, l’inquinamento, e ci guadagnamo pure in salute con l’esercizio fisico? Dopotutto, fino a cento anni fa di auto non ce n’erano…

Ci sono un po’ di cose su cui secondo me sbagli: l’impianto giapponese era sicuramente vecchio, ma funzionava comunque a dovere. Non mi risulta che impianti più moderni si sarebbero comportati meglio. Gli impianti che si vogliono costruire in italia non sono proprio per niente all’avanguardia: mi dispiace dover essere un po’ vago per mancanza di tempo a cercare le fonti di quello che dico, ma mi risulta che negli altri paesi (scandinavi, mi pare) dove ipotizzavano di costruire quei modelli di centrale abbiano già abbandonato il progetto, perchè sono sorti grossi dubbi sulla sicurezza.
Poi ci sono delle peculiarità italiane da cui non si può prescindere: in italia sui grandi appalti c’è, da sempre, la mano delle mafie. Chi ci assicura che, nella costruzione della centrale, tutto sia trasparente e fatto nel migliore dei modi? Per dirla semplice, che non usino sabbia al posto del cemento (vedi l’aquila)?
Poi c’è il discorso dei costi (che tu non hai affrontato): chi dice che le centrali sono economiche finge di non sapere che, all’estero, il costo effettivo delle centrali è stato molto superiore a quello preventivato.
Infine un discorso molto “statistico” sull’analisi del rischio: per valutare il rischio non conta solo quanto l’evento sia probabile, ma anche i danni che causa. E una centrale che esplode, anche se l’evento è improbabile, causa un danno enorme il cui effetto dura migliaia di anni. Quindi non stiamo scommettendo solo il nostro presente, ma anche il futuro dei nostri figli; ed è un rischio che non abbiamo il diritto di correre.

Sono pienamente dacordo con te!
ti faccio il copia incolla della risposta che ti ho dato nel gruppo di Facebook…ci tengo che tu la legga.
Gli aerei, purtroppo, possono cadere. Che facciamo, vietiamo gli aeroporti in Italia?
risposta:
No, causano la spiacevole morte delle “sole” persone abbordo e non di chi vive ad una distanza di 20/30 Km.
No, dopo la loro caduta non inquinano… il territorio per decenni.
No, durante il loro utilizzo non producono scorie pericolose per la salute e per il territori che NESSUNO PAESE sa ancora oggi, dopo 40, dove sistemare.
Vuoi un esempio ti accontento:
Hai mai sentito parlare della miniera di sale ad Assen?
Alla fine degli anni 60 hanno pensato bene di stoccare 126mila fusti di scorie radioattive nella miniera di sale di Assen in Germani, ma dopo una decina di anni sono iniziate le infiltrazioni di acqua nella miniera che la sta corrodendo con il pericolo che crolli tutto. Il costo per “bonificare” è di 2 milioni e mezzo di euro….MEGLIO UN AEREO CHE CADE!!!

E’ ovvio che se si fa l’esempio di una clamorosa mala gestione delle scorie radioattive, allora il problema assume caratteristiche grottesche. Qualsiasi rifiuto pericoloso, se non smaltito a dovere, provoca infiltrazioni dannosissime: senza scomodare il nucleare, basta guardare a certi prodotti chimici tossici. Ti potrei, semplicemente, rispondere che in questo caso il problema non erano le scorie in sè, quanto i coglioni che hanno ben pensato di infilarle nella prima miniera in disuso che han trovato…!

Alessandro, come da qualche giorno sto notando, non posso che elogiare la tua pacatezza e capacità di esprimere pensieri seriamente motivati.
Non riesco a darti torto.
L’ombra della mafia: possiamo essere sicuri che non ci metta lo zampino? No. Ma dici che è giusto paralizzare un Paese nella paura, o è forse meglio ammodernarlo impegnandosi al massimo affinchè la mafia non s’infiltri? Della serie “non agisco, perchè ho paura” o “cara mafia, io agisco, e tu non rompi i coglioni”?
Utopico, forse.
Il costo: non lo so. Non so ribattere.
Sui rischi, anche qui hai ragione: una centrale che esplode (non che si danneggia, che esplode letteralmente come una bomba), per quanto l’evento sia improbabile, provocherebbe danni oscenamente enormi.
Il fatto è: che condizioni sono necessarie affinchè una centrale esploda o si danneggi?
La storia, per ora, riporta solo due condizioni: una manutenzione da Santa Madre Russia o un cataclisma di proporzioni apocalittiche.
Grazie ancora per il tuo costruttivo dissentire, proponendo nuovi spunti.

Non si tratta di paralizzare il paese, ma di assumere comportamenti sostenibili e adeguati alla situazione.
Prima di tutto voglio fare una precisazione: oggi io sono contrario al nucleare, ma non l’ho sempre pensata così. Fino a qualche anno fa, il mio pensiero era simile a quello che tu esponi oggi: pensavo cioè che nelle giuste condizioni e con l’evolversi della tecnologia, si sarebbe potuto fare. Quindi non un “no a priori”. Poi però mi sono un po’ documentato, e mi sono convinto di un po’ di cose: qualunque tecnologia, anche la più sofisticata, ha bisogno di un intervento umano, fosse anche solo per l’ordinaria amministrazione e manutenzione. E l’intervento umano è fallace e pericoloso, anche quando è animato da buone intenzioni (e purtroppo questa è un’ipotesi fortemente ottimistica).
Inoltre, da quanto ho capito, dal punto di vista tecnologico i passi avanti non sono stati poi così grandi, i reattori sono pressapoco sempre gli stessi, e lavorano pressapoco con gli stessi principi.
Poi c’è il problema dello stoccaggio delle scorie: a quanto ne so, non esiste una soluzione sicura. Il problema non è ancora risolto.
Ma soprattutto, la cosa che mi ha fatto definitivamente cambiare idea, è che dieci anni fa non si intravvedevano strade alternative percorribili. Oggi si, le fonti di energia alternative sono una realtà sostenibile, sia come impatto ambientale che dal punto di vista economico. E questo nonostante per molti anni i governi abbiano ostacolato la ricerca in questi settori invece di incentivarla.
Ultima considerazione: la comunità scientifica. In italia non ho ancora sentito una fonte autorevole (dal punto di vista scientifico) e imparziale esprimere parere favorevole al nucleare. La voce più autorevole che si sente è quella di Veronesi; tralasciando la scarsa opinione che ho di lui, è innegabile che sia un oncologo (oltre che un politico), non un esperto di fonti energetiche. Il fatto che un politico, e non uno scienziato del settore, sia presidente dell’ Agenzia per la sicurezza nucleare dovrebbe far capire in che mani siamo.
PS: grazie per i complimenti;

Bravo Calabrescia.
Fai così: scrivi al tuo governo e chiedi espressamente di costrurti la centrale davanti a casa tua.

Al mio paese, tempo fa, volevano costruire una centrale (convenzionale, non atomica, ovviamente). Io ero uno dei favorevoli. Purtroppo la popolazione si è opposta, e con grande forza. Lo spirito italiano: vogliamo l’energia, ma non le centrali. Non importa se nucleari o meno: vogliamo la botte piena e la moglie ubriaca. Purtroppo.

A parer mio la gente vuole qualcosa di diverso, perchè se dovesse succedere qualcosa alla centrale nucleare morirebbero un sacco di persone ma soprattutto rimarrebbero rovinate generazioni e generazioni! Vai a vedere a Chernobyl ancora oggi quanti problemi ha creato l’esplosione e ti giuro che ho pianto quando hanno fatto vedere un servizio a “La storia siamo noi”!!!!
E non dirmi: quelli sono russi! Perchè noi siamo italiani!!!!!
Dico che che di modi per produrre energia ce ne sono a bizzeffe, solo bisogna decidersi ad investire i soldi e smetterla di volere la botte piena e la moglie ubriaca ripiegando sempre su metodi banali e pericolosi come il nucleare!

ps: lo smaltimento delle scorie prevede anni e anni, e NON saranno mai smaltite in modo adeguato perchè purtroppo l’Italia è in mano alle mafie e come minimo ce li troveremo sotto i campi di granoturco o nei nostri meravigliosi mari (se non va a finire che le dan da mangiare alle mucche!!!)!!!! Chi a voglia di rischiare???

guarda io spero soltanto che esploda il nocciolo della centrale nucleare, che cosi’ quando arriveranno le radiazioni in italia soffrirai le pene dell’inferno, e spero morirai di una morte lentissima, ma almeno la smetterai di scrivere stronzate su questo blog.ma come fa il tuo cervelllo a paragonare un incidente di aereo con un incidente dove possono morire 80 milioni di giapponesi.senza contare all’estero qua nti potrebbero morire?ma sei scemo o lo fai?prima di parlare documentati.e prima di aprire bocca , stai zitto

Quindi speri che, a tuo dire, muoiano 80 milioni di persone perchè così in Italia arriverà una nube tossica che mi ammazzerà lentamente e tra atroci sofferenze.
Io invece spero che non succeda, e che tu viva una vita lunga e felice.
Per il documentarmi seguirò il tuo consiglio; e sullo stare zitto prima di aprir bocca, credo sia prerogativa di tutti…

ma sei scemo o lo sei?

Forse sono scemo, e tu hai ragione. Però se io sono scemo, tu pecchi sicuramente di poco coraggio: io metto la mia faccia e il mio vero nome, quando scrivo. Ho anche indicato il mio contatto facebook. Perchè anche tu, che giochi a fare Dio insultando via internet nascondendoti dietro l’anonimato non provi a dare il tuo nome e cognome, mentre commetti il reato di ingiuria aggravata nei confronti di un laureando in legge quale io sono?

Ah sì, non è necessario che tu metta nome e cognome: dal momento in cui commenti, io ricevo l’indirizzo IP del tuo computer…

Questo è il primo avvertimento. Te ne concederò un secondo, per bontà mia. Ma al terzo, parte la segnalazione alla Polizia Postale. Perchè un conto è essere contrari a quel che io dico: accetto sempre di buon grado le critiche (guarda Alessandro, e impara da lui come un gentiluomo dovrebbe approcciarsi ad altri esponendo il proprio pensiero), altro conto è offendere pensando di potersi nascondere dietro a un semplice “anonimo”.
Io te lo ribadisco: quello che tu stai commettendo è reato, si chiama “ingiuria aggravata” e sei rintracciabile in quattro secondi dalla Polizia Postale, se ti dovessi segnalare.

Vedi tu.

confermo quanto detto da Alberto, e fossi in lui non sarei così buono e limiterei a due gli avvertimenti… caro anonimo, la gente che si nasconde (o crede di farlo) dietro a un pc insultando gratuitamente le persone mi fa solo una gran pena. Complimenti per il coraggio, continua così. Non farai altro che dimostrare la tua incapacità di portare avanti delle argomentazioni serie. Rispondi pure insultando anche me, così le ingiurie aggravate saranno due.

ti ho letto sul blog viola e sono rimasta schifata dalla sporcizia della gente che scrive e non lascia scrivere…:) e hai fatto bene a rispondere con troppa eleganza rispetto a quello sciame di letame che si incontra facilmente qui e la.
un bacio.

ho letto con molto interesse il tuo intervento, e i commenti lasciati in seguito; tra tutto tre sono stati i punti che mi hanno colpito di più: la comparazione dell’investimento nel nucleare con lo sviluppo tecnologico della nazione, la presunta assurdità dell’abbandono dell’energia cosiddetta fossile e il rimando al disastro del vajont..
l’italia vuole investire 30 miliardi di euro nel nucleare a fissione: vorrei fare una lettura dell’argomento sulla base dei dati che ho raccolto, e sperodi ricevere delucidazioni e correzioni laddove commetta delle imprecisioni -essendo io solo un profano curioso-.
a mio avviso stiamo parlando di un ipotetico sviluppo tecnologico del sistema paese attraverso una tecnologia vecchia di 50 anni, che necessita di enormi e costosissime strutture di raffreddamento e contenimento, con una richiesta di acqua impressionante (il 40% dell’acqua consumata dai francesi finisce nel raffreddamento delle centrali), e che necessita di generatori a combustibile fossile (in qualche caso addirittura di una piccola centrale a carbone o gasolio) per assicurare il funzionamento dei sistemi di refrigerazione in caso di avarie; parliamo quindi di una collaborazione tra energia fossile e nucleare (si potrebbe assicurare quest’energia “di emergenza” con altre fonti come il rinnovabile, per esempio?sicuramente sì, ma non si fa, anche nei progetti delle centrali di 4a generazione da me incontrati, si parla di alimentatori a gasolio), quindi già con questo l’etichettamento come “energia pulita” mi lascia perplesso.
aggiungiamo poi che tutta l’innovazione che si è fatta nel campo del nucleare classico è confinata ai sistemi di contenimento, mentre non si è riusciti a sviluppare un sistema per avere il controllo completo sul processo di fissione dell’uranio, che costituisce il vero pericolo; mi spiego: se il reattore in caso di malfunzionamento semplicemente si spegnesse e l’uranio smettesse di produrre calore, non ci sarebbe mai il rischio di una fuoriuscita del materiale radioattivo, e l’unico effetto sarebbe l’interruzione del flusso di corrente in uscita; al contrario quello che succede è che in caso di interruzione di energia in entrata solo si interrompe il funzionamento delle pompe adibite alla refrigerazione, il nucleo surriscalda, può fondere rendendo inutili le barre di controllo che si interpongono tra le barre di combustibile per limitare il processo di fissione, causando la scopertura del materiale radioattivo, provocando la scissione dell’acqua in idrogeno e ossigeno con conseguenti esplosioni capaci di sventrare la capsula di acciaio e le campane di cemento esterne (esplosioni di gas entrato in contatto diretto con il combustibile radioattivo). nel peggior scenario possibile il combustibile radioattivo può arrivare a fuoriuscire e contaminare direttamente l’ambiente circostante.
bene, nelle centrali di ultima generazione l’unica miglioria che si è potuta fare è stato l’introduzione di sistemi paralleli di raffreddamento indipendenti in tutto -anche nell’alimentazione, con l’inserimento di ulteriori generatori a gasolio- e inserire il nocciolo in una struttura capace di isolare il materiale radioattivo anche in caso di sversamento.
ottimo, ma il problema alla base non è stato risolto, non lavoriamo su un terreno sicuro: è un processo che non controlliamo, ma CONTENIAMO..possiamo abbassare la percentuale di probabilità di un disastro atomico, fino a valori infinitesimali, ma non possiamo ridurlo a zero, mentre indubbiamente sappiamo che per quanto alta sia la probabilità di un incidente in machina, la possibilità che questo incidente causi un danno irreparabile per un tempo superiore ai 10’000 anni non esiste.
in caso di “semplice avaria”, un reattore danneggiato costa così tanto da mettere in sicurezza e rispristinare da rendere praticamente svantaggiosa l’intera centrale, che oltretutto sappiamo essere conveniente solo in tempi lunghissimi (intorno ai 40 anni di funzionamento), e che poi va smantellata, con costi e tempi incredibilmente maggiori di quelli sostenuti per erigerla (le centrali italiane chiuse nell’87 sono ancora in fase di smantellamento); poi ci sono le scorie, delle quali non esiste un metodo di smaltimento, ma solo di stoccaggio: il metodo qui deriso di sotterrarle sotto un monte risulta essere quello più all’avanguardia, almeno fino a poco tempo fa…
insomma, problemi anon finire per che cosa? un’energia sicura che non fa male alla salute? secondo il kikk studium, un’inchiesta epidemiologica condotta in germania da studiosi indipendenti riconosciuti internazionalmente, non sarebbe così, avendo gli studiosi riscontrato un aumento esponenziale dell’incidenza di leucemia e varie forme di cancro nei bambini sotto i 5 anni; allora per un combustibile economico e di facile reperibilità? nemmeno, l’uranio è un metallo abbastanza raro, si può usare direttamente solo un suo isotopo -il 235-, mentre per gli altri sono necessari passaggi e lavorazioni di bombardamento di neutroni e decadimento in plutonio o altri derivati-;quindi un altro combustibile dalla quantità limitata.
assenza di alternative? a mio avviso nemmeno questa è una scusa valida: se si invertissero i 30 milardi di euro previsti per le centrali nucleari nel rinnovabile (degeneralizzando: eolico, solare fotovoltaico e non, geotermico, moto delle onde, fenomeni metereologici come i fulmini..ci sono infinite manifestazioni energetiche nella natura che si potrebbe studiare come ricreare o sfruttare direttamente), l’applicazione delle scoperte e/o invenzioni frutto della ricerca, unito ad una politica sensata di risparmio energetico, permetterebbe soddisfare l’intero fabbisogno energetico nazionale ed avere un surplus da vendere all’estero, oltre ai vantaggi che traerebbe essere un paese leader nell’innovazione del rinnovabile, con tecnologie brevettate in italia che potrebbero avere un’applicazione -e un mercato- mondiale.
siamo inondati dal sole, circondati dal mare, scossi dal vento e con un sottosuolo vivacissimo, ed andiamo a cercare fortuna nel mercato dell’uranio, che non ne abbiamo un tolino.
e i ricercatori che sperimentano in altre direzioni lo fanno da indipendenti, brevettano all’estero ed entrano in affari oltreoceano, come nel caso della coppia rossi-focardi, un ingegnere e un fisico, che avrebbero messo a punto un “reattore” -dico avrebbero perchè avendo svolto la ricerca come privati per sfruttar commercialmente l'”invenzione”, non hanno permesso un’analisi dell’apparecchio, ma hanno richiesto una serie di misurazioni a fisici indipendenti (peso della macchina a inizio e fine dimostrazione, energie d’entrata, energia in uscita, emissione di date particelle, analisi dei residui ecc.)per dimostrare la validità dell’apparecchiatura- capace di generare 30 volte l’energia immessa per mantenerlo acceso con un minimo consumo di nichel e idrogeno (stando ai dati forniti l’equivalenza energetica sarebbe 1g di nichel=500kg di petrolio)..una delle ipotesi avanzate, anche se con cautela e scetticismo dovuto alla cattiva fama del termine, è che si sia riusciti a produrre una fusione fredda -anche se potrebbe darsi che sia un processo di fusione-fissione, dati gli elementi che si sono ritrovati tra gli scarti (da nichel e idrogeno sono usciti rame, zinco, nichel e ancora altri elementi vicini nella tavola periodica)-, se fosse certo, sarebbe la dimostrazione lampante degli effetti di una politica su istruzione e ricerca scellerata, che spinge, con la benedizione del nostro premier, i ricercatori e più in generale giovani e laureati all’estero.
fuggiti i cervelli, rincorriamo l’uranio..

accidenti a me, mi sono perso via scrivendo e adesso che rileggo mi rendo conto di aver tralasciato due punti su tre della premessa! 😀
beh, diciamo un punto e mezzo, perchè nella mia digressione sul rinnovabile era implicito l’abbanono dell’uso del fossile -anche non considerando la parentesi sulla presunta “fusione fredda”-..
per quanto riguarda la diga del vajont, quella è una dimostrazione evidente della disastrosa componente umana: non fu un’errore di progettazione, una catastrofe naturale o una fatalità: fu il non aver voluto considerare le analisi geologiche della localizzazione, che dicevano chiaramente che stavano costruendo una porta d’acciaio con cardini di burro, e stiamo commettendo lo stesso errore adesso, con il nucleare, non considerando la posizione dell’italia e l’andamento delle placche continentali europea e africana, che per adesso sono in avvicinamento..siamo la zona più sismica di tutta l’europa, e la previsione a lungo termine è che il verificarsi di terremoti aumenti, e magari vedremo anche degli tsunami nel mediterraneo, prima o poi..non siamo come il giappone, ma se ce la giochiamo possiamo ereditarne i problemi!

Mi dichiaro subito: sono nuclearista. Ma “a tempo determinato”: infatti le difficoltà e i problemi (esposti così chiaramente da Michele) che si accompagnano all’adozione del nucleare, a meno che non si verifichi un’accelerazione improvvisa nello sviluppo della tecnologia, fanno sì che tale fonte di energia non possa essere usata per sempre. Ma a mio modesto parere al momento è l’unica possibilità che abbiamo di liberarci dalla schiavitù dei combustibili fossili i quali, in questi anni di utilizzo hanno provocato (e stanno provocando) al nostro pianeta e ai suoi abitanti danni irreparabili, la cui entità è confrontabile in toto con quelli derivanti da un eventuale incidente nucleare. Per questo mi permetto di intervenire nella discussione con qualche osservazione in risposta alle affermazioni degli antinuclearisti.
– Aumento dei tumori e delle leucemie in prossimità delle centrali nucleari. E’ vero solo in parte. Infatti leucemie e tumori infantili sono in aumento anche in Italia, dove mi sembra non vi siano centrali nucleari (www.dica33.it/cont/interviste/1010/0800/triste-record-italiano-tumori-infantili.asp). E poi, quanti tumori ai polmoni in pazienti non fumatori sono provocati dall’inquinamento da gas di combustione di combustibili fossili presente nelle nostre aree urbane? Di quanto è aumentata in questi ultimi anni l’incidenza delle bronchiti croniche e dell’asma bronchiale?
– In caso di incidente nucleare il nostro pianeta subirebbe danni irreparabili, che l’ambiente impiegherebbe più di 10.000 anni a smaltire. Vero. Ma quanto impiega il mare a smaltire le tonnellate di petrolio che in continuazione fuoriescono a causa dei numerosissimi incidenti legati all’estrazione e al trasporto del petrolio? E, soprattutto, si riusciranno mai a fermare l’effetto serra (quello sì devastante per il nostro pianeta), il riscaldamento globale e la desertificazione delle aree subtropicali, tutti fenomeni legati all’impiego di combustibili fossili e non innescati da improbabili incidenti? A differenza della radioattività delle scorie, infatti, la Co2 NON DECADE.
– In caso di incidente nucleare morirebbero centinaia di migliaia di persone. Vero. Ma ci siamo mai chiesti quante persone muoiono – direttamente o indirettamente – a causa del petrolio? Si pensi alle malattie di cui parlavo in precedenza. E si pensi alle guerre scoppiate per il controllo di alcuni paesi produttori. La sola guerra in Iraq ha fatto un milione di morti in quattro anni (www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo398588.shtml). E c’è forse qualcuno che crede ancora che l’intervento dei paesi occidentali in Libia sia motivato da ragioni umanitarie?
– Anche le centrali nucleari richiedono un combustibile costoso e teoricamente esauribile. Falso. Al giorno d’oggi l’uranio costa circa 120.000 dollari alla tonnellata, mentre il carbone ne costa soltanto 200. Tuttavia, per produrre 1000 MW di energia elettrica con una centrale di nuova generazione servono circa 150 tonnellate di uranio naturale, mentre per produrre la stessa quantità di energia con il carbone di tonnellate ne servono 2.600.000!
– Non è possibile smaltire le scorie nucleari ed è difficile stoccarle in modo che non arrechino danni alla popolazione. Verissimo. Ma è un falso problema: ci si preoccupa di un quantitativo ridotto di rifiuti (la Francia, paese più nuclearizzato al mondo, con 59 centrali ne produce “appena” 60.000 tonnellate l’anno), mentre non ci si preoccupa affatto di altri rifiuti, questi realmente eterni: i rifiuti che quotidianamente produciamo. Dei 140.000.000 (centoquarantamilioni!!!) di tonnellate di rifiuti che noi italiani produciamo ogni anno, 5.600.000 (cinquemilioniseicentomila!!!!) tonnellate sono costituite da metalli pesanti, di estrema tossicità se ingeriti (cadmio, zinco, mercurio, nichel, ecc) i quali, a oggi, non sono assoggettati ad alcun trattamento nè vengono in qualche modo separati dal resto e stoccati affinché non nuocciano: generalmente finiscono in discarica e vengono dunque dispersi nell’ambiente. E si tratta di rifiuti ETERNI, che, a differenza di quelli radioattivi non decadranno neanche fra qualche milione di anni. Per non parlare del peggiore dei rifiuti: l’anidride carbonica: nel 2007 l’Italia ne ha prodotte ben 437.000.000 (quattrocentotrentasettemilioni!!!!!!) di tonnellate (la Francia, grazie al nucleare, quasi un terzo) (www.thefrontpage.it/2010/08/07/scorie-radioattive-co2-e-rifiuti-in-generale/). In conclusione: di quali rifiuti bisogna realmente preoccuparsi? Inoltre, la maggior parte di rifiuti radioattivi non è costituita dalle scorie delle centrali nucleari, ma da quelle di materiali radioattivi usati per fini medici e industriali. E quelli li produciamo anche noi.
Ci sarebbe molto da dire, ma penso di essere stato già abbastanza noioso. Bisogna al più presto abbandonare i combustibili fossili, e, al momento attuale dello sviluppo tecnologico le fonti rinnovabili non riescono a garantire la copertura totale del fabbisogno energetico mondiale. Per il momento il sistema più efficiente e “a buon mercato” è l’energia nucleare. Solo questa, dotata sì di un impatto ambientale ma INCOMPARABILMENTE INFERIORE a quello dei combustibili fossili, può consentire il passaggio graduale a una produzione energetica basata totalmente su fonti rinnovabili.

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