Il Calabrescia pensiero

Si festeggi, uniti

Posted on: 17 marzo 2011

Forse il lettore sarà stupito nel leggere questa “simil-lettera” a difesa della festa dell’Unità d’Italia.
Perchè a scrivere è un leghista.
“Umberto: basta con questa storia dei nordici e dei terroni.
Basta, da oggi.
Per grazia di Dio le cose stanno cambiando, non è più come negli anni ’90, dove la “lotta al terrone” era lo sport preferito tra le fila del Movimento. Oggi le problematiche sono altre, ma rimane, più o meno quiescente, questa presa di posizione antiterronica: “noi siamo del nord, siamo i più bravi, i terroni sono tutti dei cazzari ignoranti, s’inculino, cazzi loro.”
Sulla scia di questo pensiero ancora serpeggiante alcuni i tuoi colonnelli hanno pensato di schifare la ricorrenza che si celebra oggi: il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia.
Ora, Umberto, lascia che ti dica questo: date le (obiettive) difficoltà del sud rispetto al nord, se oggi fossimo due nazioni diverse (poniamo, “polentonia” e “terronia”) certamente non propenderei per l’unificazione. Certamente direi “Perchè andare a incasinarci la vita unendoci a un territorio in difficoltà?”. Noi siamo noi, loro sono loro: siamo diversi, s’arrangino.
Questo direi, bisogna essere sinceri nella vita.
Ma, Umberto, non siamo divisi. Non esiste una Polentonia e una Terronia. Apparteniamo a un’unica realtà che esiste da 150 anni. Combattere contro questa realtà ci fa sembrare una manica di Don Chisciotte con i suoi terribili mulini a vento: non si vuole l’unità, ma questa esiste da più di un secolo. Andiamo, Umberto.
Discutere sulla validità strategica della scelta passata di fare un’Italia unita può essere una disquisizione interessante, sul piano teorico. Ma inserirla in un piano politico presente e futuro sa di demagogia; bella o brutta, buona o cattiva, la frittata è fatta. Siamo tutti insieme, e insieme dobbiamo procedere. Se uno di noi rimane indietro, tira con sè tutti gli altri. Non si può negarlo. Se uno ha un cuore fenomenale, e reni malati, non può pensare di fortificare con l’esercizio e la dieta solo quella parte di sè che funziona meglio: prima o poi i reni presenteranno il conto. Dialisi? Morte?
Basta con la storia dei nordici operosi, e dei terroni fancazzisti, Umberto.
Il sud è messo peggio del nord, e su questo non ci piove. Ma pensi sul serio che il malcostume e la criminalità sia insita in ogni terrone quasi come fosse un tratto del proprio codice genetico? Pensi sul serio che nascere terroni voglia, per forza, dire “diventare falliti”?
“Il mariuolo non tiene nazionalità”, diceva Eduardo De Filippo.
Questo per dire che il “cattivo”, così come il “buono” esiste tanto in Svezia quanto in Finlandia, tanto in pianura Padana quanto a Reggio Calabria.
Facile l’obiezione: eh, ma in terronia il malcostume è più forte che al nord.
Lo so, non sono imbecille. Ma vogliamo davvero lasciare a loro stesse quelle brave persone del sud che si fanno il culo per diventare validi professionisti, gente che vuole lavorare, guadagnare, rispettare la legge e pagar le tasse? Perchè se le lasciamo a loro stesse, sulla base della teoria “il terrone è terrone e rimane terrone: non concluderà mai un cazzo nella vita” allora sì che non concluderanno mai nulla, nella loro vita. Da soli non ce la possono fare. Perchè?
Perchè abitare in certe zone d’Italia significa anche, a parità di bravura di un “polentone”, avere meno possibilità. Se “oltre il Po” esiste una particolare forma di corruzione per la quale se vuoi accedere a un’università devi cacciare i soldi a Tizio o a Caio, altrimenti non entri, è chiaro che un ottimo futuro medico del nord potrà accedere senza problemi e svilupparsi; un ottimo futuro medico del sud, forse, sarà indotto a fermarsi alla maturità.
E se invece entra e i suoi docenti sono scarsi, allora sarà un medico, ma disastroso.
E’ colpa sua?
Se uno ha un esercizio commerciale, e su duemila euro mensili gliene vengono chiesti mille per il pizzo, perchè altrimenti arriva la banda della famiglia mafiosa di turno e ti distrugge il locale, questa persona cosa deve fare? Pagare. Si può definire “collaborazione con la mafia” la sua?
E se uno decide di querelare, perchè si rompe i coglioni di tutto e vuole lottare in prima persona, succeda quel che succeda, e si ritrova davanti dei Carabinieri, diciamo così, “poco collaborativi” e una magistratura che magari condanna, ma non avendo le palle lascia che le sentenze non diventino esecutive, questa persona cosa deve fare?
Con questo non voglio vittimizzare tutta la gente del sud, per carità. Ma non ci si può sentire autorizzati a mandarli tutti interamente a fare in culo, stramaledicendo una scelta fatta centocinquanta anni orsono e perseverando nel livore all’infinito senza reagire e cercare soluzioni.
Questa gente, o almeno tanti di loro, non può andare avanti da sola. Ha bisogno di uno Stato (in tutte le sue accezioni, dal Carabiniere, al Magistrato, al Politico) che ne porti avanti le ragioni. Perchè è facile, per noi, dire “eh, ma se uno mi ruba l’auto, vado dai Carabinieri e me la ritrovano in dieci giorni”. Ma se sei in certe aree del meridione, e parlo con cognizione di causa, i Carabinieri ti dicono “chi gestisce il giro delle auto rubate sono gli zingari. Vai là, gli dai tot euro, e ti ridanno la macchina; non stiamo qui a tirarla per le lunghe”, tu che fai?
Supporto. Il che non vuol dire dare un botto di euro alle regioni meridionali, così pensando di risolvere tutto: s’è visto finora. Mandi i fondi, i fondi arrivano, i fondi spariscono, la situazione non cambia. Bisogna, semplicemente, riportare lo Stato (quello sano) in quei territori. Che poi, diciamolo, non è che al nord lo Stato sia sempre poi così sano; almeno però non è in coma vegetativo.
Niente di più. Ripristinare l’ordinaria amministrazione, altro che piani straordinari.
Ripeto: se ad oggi fossimo divisi, io propenderei per la non unificazione. Ma visto che siamo uniti, basta guardare ai fatti passati e vediamo di cercare una soluzione, o un miglioramento.
Curiamoli, questi reni, o almeno proviamoci.
Facile parlare, mi dirai. Vero. Io, a parte queste soluzioni generiche e sempliciotte quali una maggiore presenza dello Stato non saprei consigliare. Ma è anche vero che sono uno studente di Giurisprudenza di ventitrè anni, non un Ministro.
E’ anche vero che io, per lo meno, prendo in considerazione l’idea di curare questi reni.
Non è che li lascio perdere, e poi si vedrà.
Festeggiamo insieme l’Unità, dimentichiamo le disquisizioni sul passato, vediamo di migliorare l’avvenire. Tutti insieme. Beviamoci ancora un bicchiere, è festa fino a mezzanotte.
Da domani, si inizia il cambiamento, si lotta.
Dopotutto, dall’Alpi a Sicilia, dovunque è Legnago.
Con rispetto e speranza,
Calabrescia.”
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3 Risposte to "Si festeggi, uniti"

E così sei un leghista… saperlo, non ti leggevo! (scherzo naturalmente). Visto che, come dici, bisogna essere sinceri nella vita, te lo dico subito: io non sono della stessa sponda politica.
Detto questo, condivido pienamente tutto quanto hai detto in questo post. Sono curioso però di capire come queste tue idee si possano conciliare con la politica e le ideologie leghiste.

Credo che nessuno, pur aderendo ad una corrente politica, ne condivida appieno ogni virgola: siamo esseri pensanti che si approcciano a partiti non creati da noi in prima persona, dopotutto.
Questo credo che valga per l’elettore PDL, FLI, Lega, PD, Radicale, e via discorrendo fino all’ultimo dei partiti.
Ora, per varie ragioni la Lega è vista come un ammasso di cavernicoli. Se non si vuole approfondire la conoscenza del Movimento, si tende a dar credito e peso alle sole sparate dell’Umbertone che, francamente, certe volte fanno leggermente rabbrividire (fosse solo per la “grazia” con cui sono poste). Il fatto è che la Lega non è Bossi, per quanto lui ne sia il fondatore. La Lega è anche formata da tante altre persone (sconosciute, come in tutti i partiti) che portano avanti una politica più pacata, ancorchè ferma e decisa, nella quale io credo. Ti faccio il solo esempio dell’immigrazione: io non ho nulla contro neri, marocchini e “non bianchi” in generale. E’ però da ammettere che prima dell’azione decisa della Lega, nel nostro Paese sbarcavano migliaia e migliaia di persone ogni giorno. Anche qui, non che io voglia negare l’aiuto a povericristi bisognosi. Ma concorderai con me che uno Stato ha, come ho detto tante volte, risorse limitate (e parlo di posti di lavoro, case, strutture).
Avremmo potuto continuare la politica dell’accoglienza incondizionata (complici governi di destra e sinistra) senza conoscere nè l’identità nè il numero effettivo di persone che entravano nel nostro Paese? A mio parere, no. Anche perchè i risultati di questa politica da paese delle meraviglie si sono visti a Rosarno: 1500 povericristi africani che, essendo clandestini, per lo Stato non esistevano e non potevano essere tutelati; sono stati presi, sistemati dalle nostre mafie in baracche indecorose, schiavizzati fino alla disperazione.

E questo è solo un aspetto che la Lega, quella più moderata e meno demagogica (e non scandalizziamoci: tutti i capoccioni dei partiti puntano alle sparate e alla demagogia… o credi che il programma del PD sia seriamente riassumibile con le parole “si dimetta!” che Bersani ripete fino a slogarsi la mandibola?) ha, a mio parere, contribuito a migliorare.

Capisco.
Ammetto di non conoscere per niente quella che tu chiami “la lega più moderata e meno demagogica”, anche perchè la lega non ha tradizione dalle mie parti. A chi osserva la lega da fuori, risulta difficile separare le idee dai loro leader. Uno che ha idee di sinistra può, come accade a moltissimi, non sentirsi rappresentato dagli attuali leader di partito; la sinistra ha radici molto più antiche di D’Alema e Bersani. La lega invece è nata con Bossi. Ma ovviamente questo è solamente quello che si vede “da fuori”.

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