Il Calabrescia pensiero

Il Bocchino della Mara

Posted on: 29 marzo 2011

Ci risiamo, solite storielline scabrose.

Solite polemichine da catechisti benpensanti.

Solite (strane) mogli che, per chiarirsi coi mariti, non solo attendono anni di soprusi, ma quando scoppiano non si limitano al caro vecchio tiro al bersaglio con le porcellane buone della nonna. Eh no.

In preda all’ira non chiariscono col marito. Macchè. Penna e calamaio, e alè, a scrivere lettere di protesta a “La Repubblica” (vedasi l’ex signora Berlusconi) oppure chiamano “Vanity Fair” e iniziano l’Odyssey dawn contro il fedifrago.

D’ora in poi, caro mio, No Fly Zone del tuo volatile sopra le grazie della Carfagna.

Altrettanto strani e soliti mariti che, al posto di prendere amara coscienza dell’errore e starsene pubblicamente zitti, cercando di rattoppare il rattoppabile nelle segrete stanze di casa propria, rispondono alle controffensive muliebri con rappresaglie giornalistiche e telegiornalistiche (sempre vicenda ex signora Berlusconi) oppure con improbabili incontri da Fabio Fazio in cui si dice di “aver appreso dai giornali” (!!!) il fatto che la moglie abbia scoperto la tresca, chiedendole scusa per il dolore arrecatole. Dai giornali, apprendono.

Mah.

Avrai capito, sto parlando dell’ennesimo scandalicchio sessuale tra il buon Italo Bocchino (nomina sunt consequentia rerum) e la bella Mara Carfagna, che, forse, riceverà laurea honoris causa alla Bocconi. O in altro prestigioso ateneo molto simile.

La vicenda, in breve, sta nel fatto che il nostro eroe ha intrattenuto una relazione clandestina di due anni e mezzo con la nostra eroina -alla quale molti maschi italici debbono il loro svezzamento, ch’Iddio la protegga!)- facendo i conti senza l’oste, che poi sarebbe la legittima (e molto meno attraente della sciura Mara) di lui consorte, Gabriella. Al che, scoperta la tresca, si scatena l’ira funesta della Gabriella, che chiama Vanity Fair e racconta tutto. Il nostro eroe decide di scusarsi pubblicamente per l’errore commesso (anche da Fabio Fazio), la nostra eroina smentisce, confermando il suo deciso amore per il signor Mezzaroma, suo futuro sposo. Asciugandosi ripetutamente l’angolo destro della bocca con il dito indice.

Strano tic.

Forse però qualcosa sta cambiando. Nell’era delle peccaminose vicende berlusconiane, nessuno si tratteneva dal cavalcare l’onda zozzona per trasformarla in slogan politico. Si tirava fuori la morale, l’etica, addirittura si sentivano egregi atei dar man forte alle gerarchie vaticane che invitavano a una maggiore morigeratezza.

Dopotutto, la lotta a Silvio val bene una Messa.

Ora invece si odono voci stanche, si comincia (per grazia di Dio!) a chiedere che le cose private restino private. Perchè siamo seri, la politica è una cosa, la morale privata è altro.

Io l’ho sempre sostenuto, e sempre lo sosterrò: personalmente non posso dire di essere uno che dell’etica se ne sciacqui i torroni. Cerco sempre di essere corretto, con tutti i limiti dell’umana natura. E, ovviamente, mi piacerebbe che tutti gli esseri umani avessero questa tendenza verso la correttezza. Ma ho anche consapevolezza che uno stesso uomo possa assumere sfumature molto differenti, se lo si guarda nella sua sfera privata o nella sua vita politica. Detto semplicemente, uno può essere un grandissimo stronzo nel privato, ma per opportunità politica potrebbe fare il santo politicamente, improntando tutta la propria carriera sulla correttezza e l’onestà.

E ho sempre sostenuto che a noi, popolo italiano, debba interessare cosa un politico faccia nella sua professione (che si ripercuote, poi, su tutti noi) e non nella sua vita privata, che al massimo implica lui, moglie e figli. Cazzi loro, cinicamente.

E non venitemi a dire che l’uomo politico odierno è peggiore dei suoi predecessori storici, nella sua vita privata. Semplicemente perchè 100-150 anni fa nessuno andava a vedere nei letti di Cavour o di Giolitti.

Non erano migliori, gli uomini politici. Era migliore l’opinione pubblica, che sapeva distinguere (per lo meno quei pochi che avevano gli strumenti intellettuali per farlo) una buona da una cattiva politica.

Nulla più.

 

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4 Risposte to "Il Bocchino della Mara"

Sono quasi d’accordo. Uno nella vita privata può fare quello che vuole. Ma. Ci sono dei ma.
1) Se sei tu a sbandierare la tua vita privata (vedi berlusconi e le sue pubblicazioni in cui figura come un marito santo e devoto) e farne uno strumento politico per attirare il consenso, allora non è più privata. Se poi sei un maiale, non va più bene. Attenzione, ciò che non va bene non è che tu sia un maiale, hai tutto il diritto di esserlo (finchè non compi reato, ovviamente). Ma non hai il diritto di mentire. Non se sei un politico. Quindi se te stai zitto e non ne parli, puoi fare come ti pare. Se invece vuoi fare la figura del santo per accattivarti, ad esempio, le simpatie dell’elettorato cattolico, poi devi essere coerente. Se non lo sei, devi essere sputtanato.
2) Non puoi fare leggi o manifestazioni politiche in contrasto con ciò che fai in privato, per il motivo di prima. Devi essere coerente. Se vai in piazza a fare il family day dicendo che la famiglia basata sul matrimonio fra uomo e donna è un pilastro sacro della società, non puoi condurre la tua vita familiare da libertino. Se inasprisci le leggi per constrastare la prostituzione, non puoi andare a troie.
Non si tratta di perbenismo, ma di coerenza. A me se un politico va a trans in linea di principio non mi interessa. E’ gossip.
Basta che non abbia fondato la sua carriera politica sulla moralità (o falsa moralità, se per moralità si intende non andare a trans). Altrimenti tutti i giornalisti hanno il DOVERE (non il diritto, il dovere, in quanto giornalisti) di smascherare il falso.

Diverse visioni della politica: per te ci deve essere coerenza tra la dimensione privata e quella politica, per me, che credo in certe cose, è importante che un politico cerchi di perorare la causa di quegli ideali; che poi lui, nella sua vita privata, non li segua, è affar suo. Io sono molto pragmatico: se un politico porta avanti idee che io ritengo profondamente giuste (magari non perchè ci creda veramente, ma per -come dici tu- accattivarsi una fetta consistente di elettorato) allora quel politico avrà il mio appoggio. Con questo non dico che Berlusca e Bocchino siano politici a mio avviso perfetti, chiariamo! Anzi, il secondo lo vedo come fumo negli occhi. Semplicemente il mio pezzo è un invito a scindere la dimensione privata da quella politica, senza voler difendere la posizione particolare di alcuno. E’ l’invito a giudicare un politico solo ed esclusivamente in base al suo operato. Anche perchè messi come stiamo, non possiamo permetterci di scartare dei politici eccellenti (ripeto, non mi riferisco ai due B.) solo perchè c’è incoerenza tra la loro politica e il loro vissuto. Quindi… vita privata? Cazzacci sempre e comunque tuoi, reati esclusi. Vita politica? Se fai cazzate, ti distruggo.

Credo che sia anche un viatico per un’opposizione veramente efficace (non a caso Matteo Renzi, a mio parere eccellente sindaco di Firenze, applica regolarmente questo modo di fare opposizione. Ed è, giustamente, apprezzato da tutti. Un politico concreto, non un misto tra un politico e un catechista, senza ovviamente nulla togliere ai catechisti.)

Io credo invece che sia impossibile fare politica senza credere negli ideali che si portano avanti. Se hai un programma politico valido, ma non credi nelle idee che dici di voler realizzare, è praticamente sicuro che non lo farai. La politica è fatta troppo spesso di compromessi, già è difficile cercare di perseguire gli interessi in cui si crede. Figuriamoci quelli che sono stati enunciati solo come promessa elettorale.

Eh ma vedi che io non parlo di promesse elettorali, bensì di fatti tangibili. Io considero un politico valido colui il quale perora attivamente, coi fatti, quello in cui io credo. Che poi anche lui ci creda, o lo faccia per pigliar voti, non mi interessa. Come dice uno spot, io guardo il risultato. Chiaro che se a causa della mancanza di vera “fede” del politico in quegli ideali si comincia a far compromessi e a non realizzare alcunchè, allora quello non sarà certamente un buon politico!

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