Il Calabrescia pensiero

Condividere gli articoli su Facebook: vittoria!

Posted on: 13 aprile 2011

Alla fine ce l’ho fatta. Sono riuscito a metterla, la stramaledetta applicazione che ti permetterà di condividere sulla tua bacheca Facebook i pezzi che più ti piacciono. La trovi in fondo a ogni pezzo di questo blog. Bellina, eh?

Lo so, stai pensando che non ho fatto niente di particolare: è un’applicazioncina che mettono tutti, che ci vuole, la trovi anche nei blog dei bimbiminchia tra una dichiarazione di ferma volontà di suicidarsi e un racconto di come la sera prima ci si sia “sfondati il fegato col Bacardi

Breezer. Alla pesca.”

Ma io sono, orgogliosamente, diverso. Lo sono per costituzione, per fattori genetici, per occulte questioni biologiche. Sono uno che fino al 2001 ha usato un computer -il primo mai avuto- di seconda mano, datato al radiocarbonio, schermo in bianco e nero, codici, solo floppy.

Sono uno che nel 2001 è approdato alle scuole superiori, liceo scientifico sperimentale, con una fantascientifica sala computer.

Che poi erano 4 pc del cazzo, che siamo riusciti ad utilizzare per due soli anni perchè poi sono stati appestati da un virus. Mai nessuno che si sia preso la briga di cambiarli o aggiustarli.

Ma al mio liceo funzionava così: c’era un laboratorio di fisica, inutilizzato per carenza di strumenti. Avremmo potuto utilizzare quelli che c’erano, se solo la nostra prof. fosse stata in grado anche solo lontanamente di capire cosa si trovasse davanti. C’era un laboratorio di chimica e biologia, utilizzata il tempo strettamente necessario per far saltare in aria (colpa mia) una provetta piena di idrogeno. Che figo che ero, in camice.

C’era un laboratorio di lingue, nel quale prendevamo parte a esperimenti che hanno irrimediabilmente danneggiato il nostro raziocinio, disumanizzanti: mettevamo grosse cuffie dotate di microfono, tipo quelle usate dai piloti d’aereo, e discutevamo col nostro vicino di banco (sì, parlavamo in cuffia con un soggetto a 10 centimetri da noi) in lingua tedesca. In tutto questo, la professoressa di tedesco, dalla cattedra, disponeva di un sistema di ascolto silenzioso, tipo intercettazione telefonica: se osavi cominciare a parlare in italiano, o farti una risata TAK, entrava nella comunicazione e ti cazziava. Dal nulla. Dall’oscurità.

Una semplice interrogazione nella quale si dovesse chiacchierare in tedesco senza cuffie e microfoni e intercettazioni silenziose no, non sarebbe stato intelligente. Son cose che ti segnano, quando parlo al telefono ho ancora l’incubo che la maledetta spunti fuori dal nulla a dirmi di aspirare il maledetto dittongo “ch”.

Comunque, dicevo, sono uno che, in quella fantascientifica (che ti devo dire, la vedevo così) sala computer ha scoperto, mano anche della volontà di amici, i piaceri perversi dei siti zozzi: non solo avevo -a 14 anni- scoperto che i pc potevano essere a colori, ma pure che erano anche inaspettati strumenti di sollazzo.

Peccato che, a causa del mio biologico handicap verso l’informatica, dimenticai di cancellare la memoria del pc: i perversi indirizzi internet venivano rinvenuti dalla terribile profe di tedesco (sì, sempre lei), la quale abbandonava l’ascolto silenzioso e si precipitava nella nostra aula comunicando la triste  scoperta. Io, un misto tra Braveheart e Fantozzi, mi alzavo per confessare la mia colpa. Potevo starmene zitto, da quel pc erano passate minimo dieci persone.

Lei prometteva che, grazie alla mia confessione, la cosa sarebbe morta lì, tranquillo, nessuno saprà niente.

Altro che le trattative Stato-mafia.

Meno di una settimana dopo chiamava a colloquio privato mia mamma, comunicando ogni punto e ogni virgola della vicenda. Credo tuttora che avesse bisogno di svagarsi. Povera donna.

Sono uno che, per mettere l’applicazione di condivisione su Facebook, ha chiesto a svariati amici inseriti nell’oscuro mondo informatico. Tante discussioni, tante domande, tutte riassumibili come segue:

“Ehi ciao, senti, io vorrei infilare il bottone “condividi su Facebook” alla fine di ogni mio pezzo, nel blog. Come si fa?”

E qui il matematico/ingegnere/informatico/esperto di materie occulte si scatena.

“MA E’ FACILISSIMO! Allora, vai nella pagina di gestione, prendi l’host, copia il codice HTML, attento all’antivirus, imposta la contraerea firewall, tira due granate sharing, fai decollare i tuoi tag, poi da qui è tutto in discesa, decritta i feedbacks, scomponi il dominio, componi il codominio, bypassa il widget, duplica i typekit fonts. E clicca INVIO.”

“…”

“Allora, hai capito? Che ci vuole.”

“Sì, ma il problema è un altro. Come faccio a infilare il bottone “condividi su Facebook” alla fine di ogni pezzo?”

“…”

“Che bel sole… magari mi faccio una passeggiata.”

Poi ho trovato un tutorial per cerebrolesi, con tanto di filmatino dimostrativo e finestrella per non udenti. La salvezza.

Nulla da fare, sono così. A tutto questo si aggiunge la mia formazione universitaria, Facoltà di Giurisprudenza, corso Magistrale, nel quale i docenti vengono tuttora vestiti come gentiluomini del 1850 (orrore nel recarsi in altre Facoltà, ti pare che i docenti vengano fuori da un rave party) giacca e cravatta anche al 15 di luglio, e dove il meglio della tecnologia è calamaio e penna d’oca. Dove impari un modo di parlare e di scrivere degno di un nobiluomo del ‘700.

Dove, al primo anno, scopri (ed entri a far parte dell 2% della popolazione italiana consapevole di quanto segue) che il termine “ovvero” non vuol dire solo “cioè”, ma anche “oppure”. E lo scopri studiando Istituzioni di Diritto Privato, passando la prima settimana a chiederti il perchè mai il manuale si ostini a dire cose tipo “due soggetti, CIOE’ uno.”

Dove esiste un corso di informatica: un credito formativo, vai in Facoltà, segui 5 ore di lezione e tak, hai l’idoneità. Prego, si presenti quando vuole, che registriamo.

Forse mi registreranno un 30 e lode per la mia non indifferente capacità di discutere con dovizia di particolari sulla scivolata di Valentino su Stoner, nonostante quel petulante soggetto in cattedra che da ore si ostina a parlare di byte e di hosting.

Eh, hosting.

Annunci

1 Response to "Condividere gli articoli su Facebook: vittoria!"

Il laboratorio linguistico del liceo!!! ahahahah….penso sia opinione generale che abbia rovinato parecchi…:)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: