Il Calabrescia pensiero

A qualcuno piace breve

Posted on: 14 aprile 2011

Questo pezzo sfiorerà appena l’argomento della prescrizione breve, approvata ieri.

Vedo certe realtà italiane. Per grazia di Dio non le vivo in prima persona, ma attraverso giornali e TV ne posso avere un breve e indolore assaggio. Leggo di Napoli, vedo servizi su Napoli. L’ultimo ieri, puntata delle Iene: niente di grave o sanguinoso, per fortuna. Un “semplice” malcostume diffuso, tra le altre centinaia di quella città. Vuoi parcheggiare la tua auto? Non importa che tu lo faccia in un parcheggio gratuito, uno a pagamento, uno per i disabili o che tu sbatta la tua auto in divieto di sosta, terza fila.

L’importante è che paghi un tot al tizio che prontamente ti si avvicina. Vuoi restare un’ora? Son tre euro. Tutto il giorno? Trenta. Se vuoi “l’abbonamento”, c’è un qualcosa di assimilabile allo “sconto clienti”: un mese, cento euro.

Ma scusa, è un parcheggio gratuito… devo proprio pagarti tre euro? Sto qui mezz’oretta… e se non lo faccio?

Eh, se non lo fai potrebbe capitare qualcosa, sai, una gomma tagliata, la marmitta sfondata, un finestrino rotto… insomma, non sei tranquillo, se non lo fai.

Quindi l’inviato delle Iene chiede alla gente comune cosa pensi della situazione. La risposta è sempre la stessa, con una rassegnazione che gela il sangue, che poi non è rassegnazione -e questo fa ancora più male- è semplicemente un chiarire che “le cose stanno così”.

Come dire “il pane viene due euro al kilo”. E’ così, non lo sai?

“Eh certo che bisogna pagare, conviene! Meglio dargli cento euro al mese, che pagarne quattrocento tutti i mesi per delle gomme nuove.” Che fortuna.

Altro servizio, sempre alle Iene: un quartire particolarmente disgraziato, fori di proiettile alle pareti delle case e nelle saracinesche. Un banchetto di sigarette di contrabbando lasciato lì tranquillamente al passaggio delle telecamere: chi ci tocca a noi. Solo ad una osservazione stupita dell’inviato si procede a coprire la merce con un telo. Ma no, che dici, non contrabbandiamo qui.

L’inviato entra in una classe, scuole elementari di quel quartiere. Chiede ai bimbi come vivono: da carcerati. Non vanno fuori casa a giocare, non si fanno due passi con la mamma. Rischi di prenderti una pallottola. Una bimba di dieci anni, nel raccontare, si mette a piangere e fatica a parlare. Non sta fingendo, solo a raccontare è presa dall’ansia e dal terrore.

Un uomo dice esattamente una cosa che ho scritto in un mio post precedente, titolato “Si festeggi, uniti”: “Che dobbiamo fare? Sopportiamo, paghiamo. Qui lo Stato non c’è: se ci ribelliamo ci ammazzano, ci rovinano la vita.”

Ci sono certe zone d’Italia in cui non solo esiste la criminalità -che è fenomeno mondiale, non solo italiano- ma dove questa esercita con spudoratezza vergognosa, senza paura, senza la minima premura di volersi nascondere dalla Giustizia. Che lo nascondo a fare il banchettino con merce di contrabbando: qui comando io, chi mi tocca. Che problema c’è a mitragliare in mezzo a una via. Non mi vengono ad arrestare.

Ci sono certe zone dove anche incrementando le forze dell’ordine -anche mandando l’esercito, anche dando licenza di uccidere senza troppi complimenti- la situazione è tanto compromessa da non permettere risultati significativi. Perchè un ottimo magistrato, un ottimo ufficiale di Polizia non sono esseri superiori con paranormali capacità di scovare criminali. Ci sono le intercettazioni, vabbè, volendo ci sono infiltrati nella malavita, ok. Ma il colpo grosso lo fai quando tutto un popolo (e Napoli conta tra i tre e i cinque milioni di persone) si rende conto della forza dello Stato, che lo difende. Il colpo lo fai quando ognuno diventa un vero e proprio collaboratore della Giustizia, perchè percepisce l’enormità dello Stato in confronto ai limitati mezzi della malavita.

Lo fai quando uno stronzo entra in un negozietto per chiedere il pizzo (valli a intercettare, valli) e il negoziante risponde “sì, vabbè, statti buono… fuori, da bravo…” e cinque minuti dopo chiama i Carabinieri consegnando le registrazioni della telecamerina di sorveglianza montata fuori. E lo stronzo (e non solo lui, ma il suo clan, non sono lupi solitari) dopo poco tempo si ritrova in carcere con le chiavi (in questi casi credo sempre poco alla rieducazione del condannato, mi si consenta) buttate nella prima latrina disponibile.

Lo fai quando il cittadino, denunciando, non si senta automaticamente un eroe votato al martirio, ma un ingranaggio di un meccanismo a prova di bomba. Perchè io denuncio se so che la conseguenza è il mio non dover più buttare soldi al vento, liberarmi da un’oppressione, non se sono certo che la mia denuncia -se mi va bene- mi porterà a dover comprare un’auto nuova, con un altro mutuo, perchè quella che avevo me la bruceranno per vendetta. Se mi va bene, s’intende.

Persone che per una metà hanno terrore a ribellarsi, e per l’altra metà restano affascinate dallo strapotere di queste forze cattive, e ne entrano a far parte. Il motivo della paura e del fascino è sempre quello: lo strapotere. Colpendo quello…

Dicono che ci sia un problema, nella Giustizia italiana. I processi son lunghi da fare schifo, vero. Ma c’è anche un problema che non riguarda gli uffici giudiziari. Riguarda la Giustizia di tutti i giorni. Non solo il fatto che una sentenza non venga depositata, la “giustizia dei tribunali”, ma anche il fatto che ti becchi una sventagliata di pallottole nella schiena se solo ti avvicini a quella giustizia che, se riesci a raggiungerla da vivo, forse non ti darà risultati per via dell’inefficienza.

E per sopperire, che si fa? Il processo breve (giusto e sacrosanto), in modo tale da rendere la macchina della Giustizia il meno lenta possibile, e la prescrizione breve (oscena, quanto la prescrizione in generale) che permette a un colpevole di reato di non essere più sottoposto a procedimento penale dopo un tot di tempo trascorso dal compimento del reato stesso. Poi le polemiche sul fatto che con la prescrizione breve non si potranno svolgere i processi sulla strage di Viareggio e per i crolli dell’Aquila sono panzane di certi mattacchioni dell’opposizione: i tempi sono più che consoni per svolgere anche questi processi, non siamo ridicoli. A meno che non si voglia affermare che in più di dieci anni non si riuscirà ad arrivare a una sentenza.

Ma è il messaggio che passa che fa schifo: se non hai mai subito condanne, allora per te la prescrizione arriverà un pò prima del dovuto.

Un piccolo ultimo appunto: col processo breve forse certe lungaggini verranno eliminate. Il fatto è che ci si deve poter arrivare, a un processo, breve o lungo che sia.

E se ho paura a denunciare, di sicuro, il processo sarà brevissimo.

Istantaneo.

Inesistente.

 

 

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