Il Calabrescia pensiero

Archive for maggio 2011

C’è un devasto mentale generale. Bisogna ingarbugliare tutto, dare a ogni cosa un’aria di grandezza. Ti dicono che ogni uomo è rispettabile in quanto tale, non in base alla posizione sociale, per poi annientare (semanticamente) ogni parvenza di dislivello tra uomo e uomo. Senza tener conto che in una società sono necessari tanto gli umili quanto i grandi: un re, senza corte, è semplicemente un tizio ben vestito seduto su un seggiolone molto costoso.

Me ne sono reso conto (essendo nato ventitré anni fa, e cresciuto in anni in cui ancora non esisteva questa ubriacatura semantica) all’università.

Devo ritirare una cosa per conto di una persona. I tutors mi fanno presente che sicuramente potranno essermi d’aiuto i “Collaboratori Scolastici”.

Fingo di capire. Esco dall’aula tutors. “Collaboratore Scolastico”. Ero già pronto a genuflettermi innanzi a tanta figura. Insomma, voglio dire, un tizio che collabora con la Facoltà. Io da studente non collaboro, io sono NELLA Facoltà in veste -come avrebbe detto il sergente di “full metal jacket”- di lurido verme che attende di essere anche solo lontanamente considerato un essere umano in virtù del PEZZO DI CARTA.

“Per il potere conferitomi dal Magnifico Rettore, la dichiaro Dottore Magistrale in Giurisprudenza, nonché decreto insindacabilmente il suo passaggio da merdaccia a uomo rispettabile.”

Resto confuso, non ho nemmeno una cravatta per presentarmi al Collaboratore. Scritto maiuscolo. Collaboratore. Maiuscolo anche quando lo pronunci. Chissà se mi riceverà. Ho le scarpe da ginnastica.

Mi faccio coraggio e chiedo dove posso trovare questa mitologica figura. Mi indicano un angusto spazietto. Probabilmente Egli è lì, con lo scettro e la corona. Forse dovrò farmi annunciare.

Mi accoglie un simpatico signore in camicione da lavoro e grembiulone. Chiedo del COLLABORATORE SCOLASTICO. Sorride e mi dice “Dica!”.

Diligentemente assolve al proprio dovere, mi consegna l’oggetto e mi saluta con cortesia. Non si chiamano più “bidelli”. Sono “Collaboratori Scolastici”.

Poi allora ti prende la curiosità, capisci di essere una bestia e decidi di metterti al passo coi tempi. E’ importante conoscere i nomi e le definizioni.

Così scopri che non ci sono più gli “spazzini”. Non vorrai certo fare la figura del provincialotto. Figurati. Se fai parte della società bene, devi dire “Operatore Ecologico”. Che pare una figura di spicco all’interno del Ministero dell’Ambiente.

Se vai in ospedale e non vuoi che ti trattino come un migrante del Botswana, devi essere ben edotto della granata a frammentazione piombata nelle gerarchie sanitarie.

C’era una volta “l’ausiliario”. Tecnicamente, come dice il nome, non aveva alcuna facoltà di prendere autonome decisioni (tanto meno in campo medico), era semplicemente una figura che”aiutava”, prestava ausilio.

Senza offesa (come ho già detto, un re senza corte…) era uno che “tu dimmi cosa devo fare, e io lo faccio”.

Ma oggi se dici “ausiliario” diventi un provinciale borghesotto arricchito senza alcun rispetto per le persone. Si dice “Operatore Socio Sanitario”. E non dimenticare le maiuscole.

Roba che se tu senti Operatore Socio Sanitario ti immagini una sorta di superchirurgo, Re e Imperatore dell’ospedale per grazia di Dio e volontà della Nazione.

Se poi te lo propongono con l’acronimo OSS, in automatico la mente ti riporta al vecchio nome della CIA. L’OSS, appunto. E lì la fantasia vola sfrenata. Medici impegnati nella cura (segretissima) di agenti segretissimi feriti in missioni segretissime.

E l’infermiere. C’era una volta, per quanto devo dire che ancora esista, sebbene in via d’estinzione. Ora li devi chiamare “Operatori Sanitari”. Maiuscolo. Ma almeno un pò di buongusto cazzo: ti pare che una figura gerarchicamente più alta debba avere un nome più corto rispetto ai subalterni??? Insomma, tu sei un OPERATORESOCIOSANITARIO, e io sono solo Operatore? Io fossi infermiere mi incazzerei, sciopererei e invocherei la qualifica di OPERATORESOCIOSANITARIOCOMANDANTEINCAPO. Tutto maiuscolo.

Campo dell’istruzione. Qui me ne sovviene una sola, ma vale cento. Troviamo il “Docente specializzato nell’assistenza e formazione di alunni diversamente abili o appartenenti a categorie di disagio sociale, culturale o familiare.”

L’insegnante di sostegno.

Negli anni ’80 un Uomo (sì, maiuscolo) degno di questo nome faceva l’attore. Renato Pozzetto. Le sue battute erano un concentrato di salute. Che so:

“Ellamadddddddonna… sono andato in tangenziale, m’è costata ventimila testoni, ma cazzo che MIGNOTTONE!!!”

Ora trovi due piccoli imprenditori blesi (con la R moscia) uno di nome Avvvmando e l’altro di nome Avvvtuvo che disquisiscono in questo modo:

“Guavda cavissimo, ievi mi sono vecato al civcolo, sono andato al Votavy… oh sapessi che deliziose damigelle ho conosciuto! Cevto sono un pochettino dispendiose, ma pvovengono da una vinomatissssssima agenzia di ESCOVRTSSSSSSSSS”

Non sei più una troia, un mignottone, un puttanone, una vaccona. No. Sei una Escort (maiuscolo). Per i nazionalisti, quelli che mai rinuncerebbero alla lingua italiana, sei una Accompagnatrice.

Poi c’erano una volta gli handicappati, gli storpi, i ciechi, gli invalidi in generale. Scherziamo? Ora sono i “diversamente abili”, coloro che “camminano male, ma non così tanto, anzi quasi non si vede, basta non badare alla gamba che non c’è”, quelli che “non ci vedono poi così bene ma una volta ci vedevano, sono diversamente vedenti, che poi hai visto che magnifico gusto nello scegliere gli occhiali da sole?” e le

“persone speciali”.

Io personalmente sono un pò azzoppato, e se qualcuno mi dice che sono “speciale” o “diversamente abile” o “con difficoltà di deambulazione” lo incenerisco con un accendino BIC dopo averlo cosparso di benzina Shell V-Power.

I neri (neGri in altra epoca, definizione che permane nel campo della medicina legale, nella quale sono indicate le razze caucasiche, mongoliche e neGroidi -mi sia permesso un inciso: viviamo nel timore delle discriminazioni. Non è affatto irrispettoso parlare di “razza”, se a questa non si associa una valutazione o meno di superiorità. Gli uomini, come tutti gli animali, tra loro presentano rilevanti differenze: se si trovano due scheletri, di un bianco e di un nero, si può agevolmente capire chi, in vita, era il bianco e chi il nero. Solo da rilievi sullo scheletro. Questo perchè come in tutti gli animali anche l’uomo è divisibile in razze, ognuna con caratteristiche fisiche molto ben definite.) i neri, dicevo, non sono più neri. Sono “di colore”. Di che colore non si sa. Sono colorati, la determinazione della sfumatura cromatica è lasciata ai soliti provincialotti.

Il mio pensiero in generale è che ogni uomo, in quanto tale, sia meritevole di massimo rispetto, senza eccezioni. E ogni caratteristica di un uomo, senza eccezioni, deve poter essere definita senza inutili indoramenti della pillola. Uno è cieco. E’ più offensivo definirlo per quello che è o utilizzare una definizione che rimarca quello che non è? Un “non vedente”. Passa, involontariamente, un messaggio che dice “il termine CIECO, il suo esserlo, è un qualcosa di degradante. Facciamo in modo da farlo sembrare meno inferiore con una definizione addolcita.”

Il nero viene chiamato “di colore”, quasi a voler dire “essere NERO è degradante, non vogliamo certo mettere il dito nella piaga ricordandogli che è nero, lo chiameremo DI COLORE evitando di specificare questo odioso particolare.”

Vogliamo evitare la discriminazione attraverso la discriminazione. Ma che sia elegante, mi raccomando.

Che bello sarebbe un mondo dove la gente possa dire che ha rivisto quel suo amico, quello nero, che il tal medico cura i ciechi, che si è un pochettino zoppi, che di lavoro si fa gli spazzini.

Raccontare il mondo per quello che è. Perchè se tutti siamo uguali non è necessario indorare la pillola per definirci ed essere definiti.

Ora vado in banca. Sento già che incontrerò un Bank Cleening Assistant. Deve essere un famoso banchiere. Mi sistemerò la cravatta e controllerò di avere la giacca ben stirata e abbottonata. Lui mi dirà

“Mi occupo delle pulizie. Per le informazioni, sportello 3.”

“Chi ci trovo?”

“L’impiegato, è ovvio.”

E’ ovvio.

Non è che si debbano elaborare grandi teorie. Non si devono analizzare territori sterminati. Non è che da Roma in giù ci sia pieno di immondizia, non si può dire “è un problema generalizzato”.

Vai a Reggio Calabria, a Santa Maria di Leuca, a Catania e a Palermo. Lì ci sono altri problemi, ma non troverai mai montagne di immondizia ai lati della strada. E’ ovvio che il problema di Napoli è un qualcosa di definito, definibile, e pure senza tanti cazzi e filosofie astratte.

Tutto inizia nel 1994, con la dichiarazione dello stato d’emergenza in relazione allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Questo perché negli anni precedenti il sistema di smaltimento si era (colposamente? Dolosamente?) inceppato: l’immondizia non si smaltiva e, come ovvio, si accumulava. Finché nel 1994 si è arrivati a una intollerabile situazione che ha portato allo “stato d’emergenza”. Si nomina quindi un Commissario di Governo. Per essere chiari, si nomina un tizio al quale si dice “ti do poteri straordinari al fine di gestire la situazione. Vai e risolvi.”

Questo Commissario è, per sua natura, temporaneo. Nel senso che viene nominato, risolve le questioni che deve risolvere, e via. Peccato che a Napoli il commissariamento straordinario sia durato fino alla fine dell’anno 2009. Quindici anni. Senza risultati.

Come mai è così difficile risolvere la questione? Insomma, non basterebbe prendere ruspe e badili, incenerire tutto (a norma di legge, non coi falò) e “resettare” la situazione? Vabbè, magari non ci si mette una settimana, ma in un annetto…

Sbagliato.

Il fatto è che dal 1994 in poi, come è costume in quelle terre disperate, laddove lo Stato si inceppa si inserisce in automatico la malavita. L’immondizia non si smaltisce? Tranquilli, arriva la camorra.

Come? Abbastanza semplice. La camorra si organizza al fine di smaltire i rifiuti. Ovviamente non diventano tutti dame di San Vincenzo. Non è che il mattino sparano in faccia a un poverocristo e la sera badano a smaltire i rifiuti badando all’ambiente. Prendono, caricano tutto (rifiuti speciali e pericolosi annessi) e alè via, li sotterrano, gli danno fuoco, li buttano a mare. Tutto questo a un prezzo di gran lunga inferiore a quello richiesto per un corretto smaltimento. Ed è qui che il meccanismo si autoalimenta: la camorra prende soldi facili, toglie un po di immondizia di torno, l’imprenditoria coglie la palla al balzo al fine di smaltire a basso costo i propri rifiuti, alle volte si inserisce essa stessa nel circolo dello smaltimento illegale.

Un vero e proprio sistema parallelo a quello statale. Certo, un sistema inquinante e criminale. Ma i prezzi sono bassi e il servizio è garantito; questo basta.

Come risolvere? Il punto non è tanto andare e ripulire quello che c’è. Anche se si dovesse tirare a lucido tutta Napoli e se si dovessero costruire diecimila inceneritori, rimarrebbe ancora in vita il sistema parallelo di smaltimento camorrista. E siccome qui nessuno è imbecille, sappiamo tutti che l’uomo sceglierà sempre la strada meno costosa. Quindi anche con una Napoli tirata a nuovo e inceneritori a perdita d’occhio, se non si debellasse il sistema camorrista si tornerebbe, nel giro di cinque anni (ad esser buoni) alla stessa situazione di oggi.

Forse affiancare al repulisti generale e alla costruzione di inceneritori una legislazione estremamente dura per tutti coloro che non smaltiscano correttamente i rifiuti non sarebbe male. Smaltisci male i tuoi rifiuti e sei un privato? Diecimila euro di multa. Magari associati a lavori socialmente utili, una settimanella a spalare immondizia per le strade con un cartello “non ho smaltito correttamente”. Lo fai a livello industriale? Un milioncino di multa e sequestro dell’impresa. E un mesetto di spalamenti. Poi magari dico boiate, però la strada non credo sia del tutto errata.

E a livello nazionale, preventivo, non sarebbe il caso di imporre per legge la raccolta differenziata? Vedo già alcuni comuni che l’hanno imposta: se tu produci immondizia (come è normale) la devi smaltire differenziandola. La gente lascia i sacchi fuori dalle abitazioni -quello del vetro, plastica e via discorrendo- i quali vengono quotidianamente raccolti e portati al ricicloN.

A Napoli non so quanto ci vorrebbe per attivare un meccanismo del genere: bisogna prima ripulire e debellare il sistema parallelo di smaltimento camorrista. Ma per tutte le altre zone d’Italia questo vorrebbe dire minor costo di produzione di materie prime (non devo prendere nuovo vetro per costruire -bottiglie ad esempio- ma riutilizzo quello che gratuitamente mi torna indietro dalla raccolta differenziata. La mia impresa potrà risparmiare.) e maggiore facilità di smaltimento di tutto ciò che non sia riciclabile. Perchè un conto è dover smaltire 100 tonnellate, altro è smaltirne 30, perchè 70 sono state riciclate.

Il mio non è un discorso da ambientalista coi fiorellini tra i capelli e gli striscioni pronti per la lotta alla caccia alla balena. Il mio è un discorso di pura logica.

Non dimentichiamo che a Napoli è cominciato tutto da un sistema inceppato. Potrebbe succedere anche altrove.

Ma è più facile incepparsi con 100 tonnellate o con 30?

Fate voi.

Ah, che divertimento le campagne elettorali.

No no, non è un controsenso. Vedi, una campagna elettorale è noiosa (per chi non s’appassiona di politica) solo se è veramente tale. La fortuna, per chi non mastica questioni di Stato nemmeno a livello amatoriale, è che si scrive “campagna elettorale” e si legge “puntata straordinaria di Zelig”.

Prendo spunto da alcune dichiarazioni dalle campagne elettorali delle recenti elezioni amministrative. Occhio a non farti cadere la mandibola.

–VOTERANNO PER ME PERCHè HO DEI PROGETTI PER MILANO.

Bene. Pensavo che la gente dovesse votarti perché fai un’ottima pasta alla norma.

–DEVONO VOTARE NOI PERCHè VEDIAMO MILANO DA UN’ALTRA PROSPETTIVA.

In effetti mi ero stancato della Moratti. Mi faceva vedere Milano sempre di profilo.

–STIAMO DALLA PARTE DELLA FAMIGLIA E DELLA PICCOLA-MEDIA IMPRESA.

In che senso?

NON LO SO.

–VOTERANNO PER ME TUTTI QUELLI CHE VOGLIONO UN CAMBIAMENTO.

Tecnicamente essere imballati da un TIR e rimanere vegetali a vita è un “cambiamento”. Il punto è capire quale sia questo cambiamento. A richiesta di chiarimento, il candidato risponde

LEI è UN PROVOCATORE. LA SUA DOMANDA è STUDIATA A TAVOLINO PER APPESANTIRE OLTREMODO IL CLIMA ELETTORALE.

Chiedo venia.

–SE I CITTADINI MI SCEGLIERANNO, FARò IN MODO DA ANNULLARE TUTTE LE CONTRAVVENZIONI DATE DALL’ECOPASS

Bruscolini, patatine signori! Venghino signori venghino! Un voto, un premio! Venghino! Si vince sempre signori!

–E’ EVIDENTE LA PERSONALITà DELL’ALTRO CANDIDATO: UN SUO SOSTENITORE HA PICCHIATO LA ZIA DI UN UOMO CHE VOLANTINAVA A MIO FAVORE.

Forse non si ricorda, caro signore, che il prozio di un suo trisavolo, nel 1724, osò sottrarre un pollo (ruspante, ciò è aggravante del fatto) al proprio datore di lavoro, presso il quale era mezzadro. Ciò testimonia un evidente odio verso i proprietari terrieri, il capitale e la società in generale. Indi per cui lei è -geneticamente, incurabilmente- un pericoloso bolscevico.

–INTENDO GOVERNARE IN MANIERA ILLUMINATA, SEMPRE BEN DISPOSTO VERSO IL PARERE ALTRUI, ANELO A UN GOVERNO VOLTAIRIANO.

Senta, che mi dice sul terzo punto del suo programma? Io non lo condivido…

QUESTO DIMOSTRA INEQUIVOCABILMENTE CHE LEI è UN IDIOTA.

–E’ TUTTA PROPAGANDA: MILANO NON SARà MAI UNA ZINGAROPOLI.

Mi pare ovvio: o ci metti gli imam, o ci metti i rom. Lo sanno tutti che se li mescoli poi succede un casino.

–MI SEMBRA ORAMAI CHIARISSIMO CHE IL CLIMA SIA APPESTATO DA INUTILI QUANTO DANNOSI PRETESTI PER ABBANDONARSI -COME FOSSIMO ANIMALI- A SCIOCCHI SCONTRI. INTENDO CONTRIBUIRE ATTIVAMENTE ALL’ABBASSAMENTO DEI TONI E A UN INCIVILIMENTO DEL DIBATTITO POLITICO. POTETE FARE DOMANDE, SE VOLETE.

Sì, io vorrei sapere…

LEI “VORREBBE”??? LEI è UN VILE PROVOCATORE! IL SUO MEFISTOFELICO USO DEI TEMPI VERBALI LO DIMOSTRA! “VORREBBE”! STA INSINUANDO CHE IO NON SIA UNA PERSONA DEMOCRATICA? LEI è UN INFILTRATO DEL PARTITO AVVERSARIO! CHIAMATE LA STAMPA, DIVULGATE IL MISFATTO! RINCHIUDETE QUESTO STRONZO NELLA TORRE PIù ALTA! MURATELO!

–NON è CHE IO NON VOGLIA UN CONFRONTO TV: è L’ALTRO CANDIDATO CHE NON ME LO ACCORDA.

L’altro candidato afferma di volere spasmodicamente un confronto. Ma il proprio concorrente lo rifiuta. Mah.

–CREDO CHE IL RISPETTO SIA UNA COSA FONDAMENTALE, UNA QUALITà NECESSARIA PER CHIUNQUE INTENDA GOVERNARE QUESTO BELLISSIMO PAESE. IL MIO AVVERSARIO? UN FIGLIO DI PUTTANA.

–SE MI VOTERETE, TOGLIERò L’ECOPASS.

Tre giorni prima, per far felici gli ambientalisti, aveva promesso un ecopass a 350 euro al giorno, venti frustate per coloro che non rispettino le targhe alterne, biciclette obbligatorie anche nei giorni di neve. Ah, ci sono gli invalidi, han bisogno di mezzo motorizzati? E’ un problema mio? Restino a casa, tanto vegetare sbavando nel loro letto o in un bar del centro, cambia un cazzo.

–NON CI ALLEEREMO CON NESSUNO, NON SIAMO INTERESSATI ALLE POLTRONE, A NOI INTERESSA SVOLGERE UNA FUNZIONE DI CONTROLLO.

Bene. Ciò attirerà i voti dei cattolici: un movimento che spera nella moltiplicazione dei pani, dei pesci e dei seggi.

–NON SIAMO DI DESTRA Nè DI SINISTRA. SIAMO NOI.

“Io sono Colui che sono.”

–PER NAPOLI SARESSE MEGLIO UN CANDIDATO CHE, PORCO MONDO, POTREBBE RENDERE LE COSE PIù CHIARE, PERCHè QUESTA POLITICA, TUTTO UN MAGNA MAGNA, TUTTI CHE LITIGANO… NOI SIAMO DIVERSI… NOI SIAMO PER LA LEGALITà, LA CHIAREZZA. CHE POI LA DROGA, SE UNO SPACCIA DROGA E SI DROGA, BISOGNA TOGLIERLA LA DROGA. DALLE STRADE. CHE POI SI SA. CON LA DROGA. INSOMMA, VOGLIAMO ESSERE IL PARTITO DELLA CHIAREZZA.

Tutto chiaro.

–MI PARE EVIDENTE CHE I CITTADINI, AL BALLOTTAGGIO, FAVORIRANNO NOI. AL PRIMO TURNO LE COSE ERANO GIà CHIARISSIME.

Il candidato, al primo turno, aveva preso i voti di mamma, papà e fratello. La sorella ha votato per un partito avversario. Ci sono già i requisiti per l’elezione al primo turno. Mica da tutti un 75%.

–UNA GRANDE VITTORIA PER IL NOSTRO PARTITO.

Gli altri quindici partiti dicono la stessa cosa, anche il movimento della torta sbrisolona.

–MA QUELLO DEI NOSTRI AVVERSARI NON è FAR POLITICA… è VOLER STRUMENTALIZZARE TUTTO… A QUANDO LE DISCUSSIONI SU DATI REALI E CONCRETI?

Giusto, senta, ho letto il suo programma e mi chiedevo: cosa intende dire lei a pagina venti, quando afferma che vorrebbe…

LEI è UN PROVOCATORE! NON HA ALTRO DA FARE CHE PASSARE LE NOTTI A LEGGERE IL MIO PROGRAMMA? PENSI AI NOSTRI AVVERSARI, GUARDI IL CATTIVO GUSTO DI QUELL’ASSESSORE NELLO SCEGLIERSI LE CRAVATTE! IL PROGRAMMA GUARDA, LUI.

–NOI VOGLIAMO ESSERE ELETTI PER CAMBIARE LE COSE E GUARDARE ALLA PROBLEMATICHE DEL TERRITORIO.

Per esempio, cosa farete per il territorio? Su quali problematiche vi concentrerete?

NO BEH, COSì ALLA SPROVVISTA NON SAPREI, SONO QUESTIONI SECONDARIE DA TRATTARSI AL MOMENTO.

INTANTO VOTATEMI; POI VEDIAMO.

Allora: mi sto leggerissimamente alterando.

I maya mi dicono che la fine del mondo è nel 2012.

I testimoni di Geova sono in allarme rosso dal 1914. Stanno in Defcon 1 da 97 anni, ma comunque mi dicono che “la fine è vicina”. Pazienti, non c’è che dire.

Raffaele Bendandi mi dice che doveva esserci, qualche giorno fa, un terremoto devastante in Roma, dal quale sarebbe iniziata una catena d’eventi che avrebbe portato alla fine del mondo.

Ora leggo (ora, intendo cinque minuti fa) che un vulcano sommerso nel mar Tirreno, per inciso il vulcano attivo più grande d’Europa -il Marsili- sarebbe in procinto di saltare in aria come un tappo di Prosecco. Il bello è che quest’ultima informazione è supportata dalla comunità scientifica, la quale prevede uno tsunami così modesto da permettere a tutti gli abitanti del Belpaese di andare al mare senza spostarsi da casa. Anche abitando al Courmayeur. E la fine del mondo per via di polveri che oscurerebbero tutto il globo, glaciazione, morte e devastazione.

Tranquillo, c’è ancora tempo. Questa devastante eruzione è prevista per domani.

Quale che sia la teoria, gli effetti sono uguali per tutti: fine del mondo, Armageddon, resurrezione dei morti.

I morti resusciteranno, ma il quando è controverso.

Ma io per quando devo preparare le Desert Eagle, gli Uzi, il Barrett, le granate e il mitragliatore calibro 50???

Ti linko questo pezzo, un servizio delle Iene riguardo alle reti WiFi e alle password in generale.

Capirai come mettere maggiormente in sicurezza i tuoi dati, personalmente l’ho appena fatto.

CONSIGLI PER LA SICUREZZA DEI TUOI DATI

Tu, tu che leggi. Dimmi la verità. Sei una di quelle persone un pò patetiche che ultimamente si stanno dando anima e corpo alla lotta “contro la mercificazione del corpo della donna”? Sei una di quelle persone che partecipano a centinaia di manifestazioni al grido di “se non ora, quando???”? Sei una di quelle persone che negli anni ’70 gridavano come scimmie urlatrici che la Chiesa era un’organizzazione repressiva, rivendicando (con tanto di forma stilizzata di una vulva riprodotta con le mani) il tuo diritto a scopare, abortire, divorziare, vestire in modo provocante, (“IO SONO MIA!!!”) salvo convertirti -quarant’anni dopo, forse per una vecchiaia che t’impedisce la zoccolaggine di un tempo- a una filosofia bacchettona dove ogni ragazza che abbia una vita sessuale spregiudicata o un abbigliamento succinto -magari in TV, orrore!!!- diventa automaticamente una puttanella ignorantona schiava di una società corrotta?

Sei una persona di questo genere?

Guarda il breve spot pubblicitario che segue, riguardo a un popolare programma statunitense. Forse ti aiuterà a capire la differenza tra sfruttamento patologico del corpo (corpo altrui, si intende) e sfruttamento furbesco e volontario delle proprie grazie di pulzelle avvenenti e provocanti.

Forse.

Ma è anche vero che non devi capire proprio nulla: sono certo che già condividi il mio pensiero. Perchè non è di pensiero e di princìpi che si tratta. Si tratta di lotta politica senza quartiere, che sfrutta qualsiasi argomento sul quale si possa polemizzare.

Le prove che si tratta di semplicissima presa di posizione politica? Ne parliamo dopo il video su Little Miss America.

Personalmente, dopo al visione di queste bimbe portate inconsapevolmente allo sculettamento da genitori lobotomizzati, consiglierei l’assunzione di massicce dosi di Valium: quanto seguirà sarà ancora più fastidioso.

Perchè vedrete un filmato nel quale emerge chiaramente come, per certe persone, il corpo della donna non sia violato in situazioni quali lo sfruttamento della prostituzione (minorile e non), né quando vi siano odiosi (e talvolta sanguinosi) maltrattamenti in famiglia. Macchè.

La signora intervistata (Lorella Zanardo) si lancia in una ardita ricostruzione della peggior tortura alla quale possono essere sottoposte le donne nel XXI secolo. FARE LA VELINA.

Partono le dichiarazioni: lo stare in ginocchio (posizione sovente adottata dalle veline a fine stacchetto) diventa un becero e crudele strumento di tortura. Le parole precise della Zanardo sono:

“Alziamoci tutti e facciamolo (inginocchiarsi nella stessa posizione delle veline, n.d.r.). Quindici secondi, venti… basta, mi fa male la coscia! Ah! E quindi da ventitré anni, tutte le sere, otto milioni di persone che lo guardano, le veline stanno in una posizione che fa malissimo! Perché? Ah, perché così la telecamera può inquadrare sotto la gonna…”

Cacchio, ha ragione. E’ una tortura allucinante. Dieci, venti secondi su un ginocchio, a un’età in cui l’artrite la fa da padrona. Come si può concepire una zozzeria simile? E poi le oscene inquadrature sotto le gonne: tutti noi ne siamo testimoni, chi di noi non guarda Striscia per risparmiare sulla pay per view a luci rosse?

Il filmato continua, e la Nostra rivela alla Barolo, che la intervista:

“Tu vieni usata dagli autori!”

Giusto. Elena Barolo, per diventare velina, non ha sgomitato con altre centinaia di ragazze. E’ stata presa a viva forza ed è stata soggiogata dalla volontà di perversi autori che la sfruttano come un animale. Speriamo le concedano un osso e una ciotola d’acqua. Anche calda, purché sia.

Ma ecco la rivelazione, la riconferma di quanto dicevo sopra

“Io non ce l’ho con te, Elena, ma con Ricci tanto! Con te non ce l’ho, te lo giuro, ma col tuo padrone tanto.”

Ah ecco. E’ una questione personale nei confronti di Ricci e “del padrone”, quando solitamente viene così definito Silvio Berlusconi. Peccato che la parola “padrone” si usi o nei confronti delle bestie, o nei confronti degli schiavi. Delicatezza a vagonate.

Ora gustati il servizio. Te lo linko, devi cliccare su “Velina di Montecristo”.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pansa la Zanardo di un’operaia tessile. Perchè se ballicchiare e inginocchiarsi per un totale di settanta secondi al giorno -con stipendi lauti- comporta un degrado umano sia intellettuale che sociale (eh, sono stupidine e schiavette) chissà cosa comporta lavorare otto ore al giorno per trenta, quarant’anni affaticandosi gli occhi, logorandosi mani e spirito per pochi denari.

Chissà che degrado, per la Zanardo, lavorare in acciaieria. Chissà che orrore zappare la terra.

Chissà.

LE VELINE SECONDO LORELLA ZANARDO

Ti rimando a un articolo scritto qualche tempo fa, dato che secondo una teoria, domani… beh, leggi sotto!

ROMA SARA\’ RASA AL SUOLO DA UN TERREMOTO L\’UNDICI MAGGIO 2011?


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