Il Calabrescia pensiero

La fine, un inizio

Posted on: 3 maggio 2011

Circa dieci anni fa iniziavo a interessarmi a cosa succedeva nel mondo. Ero appena entrato al liceo, mancava un mese ai quattordici anni. Normale essere ancora immersi in una vita fatta semplicemente di famiglia, amici, e qualche pettegolezzo di paese.

Poi cambia tutto. L’undici settembre. Ho già scritto un pezzo sulle mie sensazioni di quel giorno, lo trovi in questo blog, il titolo è semplicemente 9/11. Questo è il link.

https://calabrescia.wordpress.com/2007/05/17/911/

Dal giorno dopo sento un gran desiderio di imparare e di capire. Prendo il quotidiano di papà, e leggo. Da quel giorno lo avrei letto sempre. Sarebbe diventato una sorta di dovere. Un imperativo, davanti alle porcherie del mondo. Ho conservato quel quotidiano fino ad oggi.

Fino a quando, alle nove di stamattina, ho comprato lo stesso quotidiano, ma dieci anni dopo. Quanta sofferenza, in quello vecchio. Quanta speranza, in quello nuovo. Non voglio fare un discorso politico: chiunque abbia un briciolo di cervello sa che un’organizzazione -che sia terroristica o malavitosa- non si estingue con la morte o la cattura del suo capo. Lo sanno tutti. E’ nominato un vice, il quale prenderà immediatamente il posto del capo. E solitamente il vice è parecchio incazzato e tende a vendicare la morte del predecessore. Una organizzazione del genere o la polverizzi totalmente, o se ti limiti a catturarne il capo concludi ben poco.

Queste sono le considerazioni politiche e logiche.

Ma io ora sto scrivendo con la pancia. Bin Laden era diventato un simbolo, più che un semplice capo. Era una specie di simbolo di un male silenzioso e letale, che tante volte ha attaccato l’occidente. Un uomo che aveva ispirato la morte di migliaia di persone, pur restando imprendibile. Quasi fosse fatto di aria.

Sì, non è bello gioire per la morte di un uomo. Ma forse ci sono delle eccezioni. Qui non si parla di una persona che, come tutti, ha commesso degli errori ed è meritevole di perdono e di cordoglio, in caso di prematura e violenta scomparsa. Si parla di una bestia che ha volutamente istigato al suicidio altre persone, con il chiaro intento di provocare il massimo numero di vittime possibili. E si trattava di vittime civili, persone disarmate. Che ci fossero donne, bambini, ragazzi, vecchi, giovani non contava niente: l’importante era ammazzare gli occidentali. Madrid, Londra, New York sono stati gli obbiettivi più noti, ma vi basterà informarvi un pò per capire che la lista di devastazione è molto più lunga.

Speriamo -concedetemi un pensiero utopico- che ora i fondamentalisti islamici decidano di lasciar perdere. Speriamo che capiscano che non si può andare avanti a spargere terrore, essere cercati e ammazzati per vendetta, spargere ancora terrore, essere ammazzati, spargere terrore. Non si va da nessuna parte. Speriamo che, di conseguenza, si decida di ritirare quanto prima le truppe da quei territori islamici la cui “occupazione” (ma si può parlare davvero di occupazione? Tant’è) dà un ulteriore stupido motivo di martirio e “guerra santa”. Speriamo che, dopo dieci anni di massacri, la gente si sia stancata di giocare a fare una guerra destinata a durare per sempre. Che può finire solo con un atto di responsabilità e coscienza.

Piccola osservazione: che bello sentire Obama che riconosce la metà del merito a Bush. Lo chiama, gli comunica il risultato, parla alla nazione facendo il suo nome. Si incontrano, si stringono le mani. Gli USA uniti, due uomini politici di diversa ideologia che si incontrano e si danno pacche sulle spalle. Magari da domani si riparte con le beghe. Ma per oggi siamo tutti americani. Lo stesso fa il popolo: repubblicani e democratici, tutti in piazza a strombazzare con i clacson e a innaffiarsi l’un l’altro di birra e champagne. Immagini di una partita di football nella quale lo stadio, ricevuta la notizia, inizia a battere le mani e a gridare di gioia. Tutti ripetono insieme un coro infinito “USA!!!”. I giocatori sono increduli e un pò confusi, dopotutto non possono verificare la notizia sui cellulari. Ma se avessero potuto, anche loro avrebbero mollato palla e guantoni e si sarebbero abbracciati, affanculo la partita, siamo tutti americani, ora festeggiamo.

Fosse stato un obbiettivo italiano? Consentimi di immaginare la situazione.

I reparti speciali italiani trovano il terrorista e lo accoppano. Il presidente del consiglio comunica, a reti unificate, che entro mezz’ora pronuncerà un discorso riguardo a questioni di rilevanza internazionale. La metà degli italiani se ne frega e va a dormire. L’altra metà si divide tra chi ascolta il discorso in diretta e chi prosegue nella visione di “human take control”. La metà di chi ascolta il messaggio gioisce, l’altra metà pensa subito al complotto. Le opposizioni, il giorno dopo, accusano il governo di voler strumentalizzare a fini politici il risultato ottenuto. Il governo risponde che l’opposizione è fatta di talebani. Beppe Grillo lancia un “Vaffanculo” lacerante, sbraitando che TUTTI sono talebani, escluso lui. Di Pietro, tra un corto circuito neuronale e l’altro, dice che è tutta una bufala perchè Bin Laden è Berlusconi, e Berlusconi è vivo. Quindi Bin Laden è vivo. Bersani grida “Si dimetta!!!!”. Non si capisce se si debba dimettere Berlusconi, Bin Laden, il comandante dei reparti speciali o lui stesso. Il Vaticano che dice che è scorretto gioire per la morte di un uomo. I sinistri che, da mangiapreti, colgono l’assist e diventano ferventi cristiani osannanti la Santa Sede. Il popolo che si scanna: chi crede all’uccisione del terrorista è definito “stupido servo che si beve tutte le stronzate del potere”. Chi non ci crede si becca del cretino cannaiolo che non sa vivere senza masturbarsi pensando alle cospirazioni.

Il terrorista che, due giorni dopo, appare in video e dice “Mah… in verità io sono ancora qui, poi oh… fate voi…”

Dopotutto si sa: l’inefficienza italica colpisce un pò dappertutto. Si scopre così che il defunto era in verità un sosia.

Gran figura di merda.

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3 Risposte to "La fine, un inizio"

Credo che il fondamentalismo sia molto più complesso di ‘istigare persone al suicidio’ o di un semplice discorso di ‘tagliata la testa al toro andrà tutto meglio’.
Infatti Al Qaeda non si regge solo grazie alla (fu) presenza di Bin Laden, ma anche dal suo numero due e da chissà quante altre figure oscure legate ad organizzazioni segrete afghane e pakistane. Questi movimenti rappresentano un’espressione del malessere della religione, su cui si ripercuotono gli effetti di questa devastante guerra.
La morte di quest’uomo – giusta o meno – non redimerà qualcuno , nè terminerà la storia, come da alcuni paventato.

Anche se scritto a pancia, ci sono spunti interessanti! Per questo, da corretti blogger, ti invito a leggere il mio articolo, confrontandoci!
http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/05/03/air-tagl-one/

Alla prossima 😉

Il punto è che ancora non ho deciso se esser vongola, oppur merluzzo.

E’ un’arte maieutica abbastanza difficile!! Però alla fine chissà se usciremo paguri! 🙂

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