Il Calabrescia pensiero

Nulla si crea, nulla si distrugge. Manco la munnezza.

Posted on: 24 maggio 2011

Non è che si debbano elaborare grandi teorie. Non si devono analizzare territori sterminati. Non è che da Roma in giù ci sia pieno di immondizia, non si può dire “è un problema generalizzato”.

Vai a Reggio Calabria, a Santa Maria di Leuca, a Catania e a Palermo. Lì ci sono altri problemi, ma non troverai mai montagne di immondizia ai lati della strada. E’ ovvio che il problema di Napoli è un qualcosa di definito, definibile, e pure senza tanti cazzi e filosofie astratte.

Tutto inizia nel 1994, con la dichiarazione dello stato d’emergenza in relazione allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Questo perché negli anni precedenti il sistema di smaltimento si era (colposamente? Dolosamente?) inceppato: l’immondizia non si smaltiva e, come ovvio, si accumulava. Finché nel 1994 si è arrivati a una intollerabile situazione che ha portato allo “stato d’emergenza”. Si nomina quindi un Commissario di Governo. Per essere chiari, si nomina un tizio al quale si dice “ti do poteri straordinari al fine di gestire la situazione. Vai e risolvi.”

Questo Commissario è, per sua natura, temporaneo. Nel senso che viene nominato, risolve le questioni che deve risolvere, e via. Peccato che a Napoli il commissariamento straordinario sia durato fino alla fine dell’anno 2009. Quindici anni. Senza risultati.

Come mai è così difficile risolvere la questione? Insomma, non basterebbe prendere ruspe e badili, incenerire tutto (a norma di legge, non coi falò) e “resettare” la situazione? Vabbè, magari non ci si mette una settimana, ma in un annetto…

Sbagliato.

Il fatto è che dal 1994 in poi, come è costume in quelle terre disperate, laddove lo Stato si inceppa si inserisce in automatico la malavita. L’immondizia non si smaltisce? Tranquilli, arriva la camorra.

Come? Abbastanza semplice. La camorra si organizza al fine di smaltire i rifiuti. Ovviamente non diventano tutti dame di San Vincenzo. Non è che il mattino sparano in faccia a un poverocristo e la sera badano a smaltire i rifiuti badando all’ambiente. Prendono, caricano tutto (rifiuti speciali e pericolosi annessi) e alè via, li sotterrano, gli danno fuoco, li buttano a mare. Tutto questo a un prezzo di gran lunga inferiore a quello richiesto per un corretto smaltimento. Ed è qui che il meccanismo si autoalimenta: la camorra prende soldi facili, toglie un po di immondizia di torno, l’imprenditoria coglie la palla al balzo al fine di smaltire a basso costo i propri rifiuti, alle volte si inserisce essa stessa nel circolo dello smaltimento illegale.

Un vero e proprio sistema parallelo a quello statale. Certo, un sistema inquinante e criminale. Ma i prezzi sono bassi e il servizio è garantito; questo basta.

Come risolvere? Il punto non è tanto andare e ripulire quello che c’è. Anche se si dovesse tirare a lucido tutta Napoli e se si dovessero costruire diecimila inceneritori, rimarrebbe ancora in vita il sistema parallelo di smaltimento camorrista. E siccome qui nessuno è imbecille, sappiamo tutti che l’uomo sceglierà sempre la strada meno costosa. Quindi anche con una Napoli tirata a nuovo e inceneritori a perdita d’occhio, se non si debellasse il sistema camorrista si tornerebbe, nel giro di cinque anni (ad esser buoni) alla stessa situazione di oggi.

Forse affiancare al repulisti generale e alla costruzione di inceneritori una legislazione estremamente dura per tutti coloro che non smaltiscano correttamente i rifiuti non sarebbe male. Smaltisci male i tuoi rifiuti e sei un privato? Diecimila euro di multa. Magari associati a lavori socialmente utili, una settimanella a spalare immondizia per le strade con un cartello “non ho smaltito correttamente”. Lo fai a livello industriale? Un milioncino di multa e sequestro dell’impresa. E un mesetto di spalamenti. Poi magari dico boiate, però la strada non credo sia del tutto errata.

E a livello nazionale, preventivo, non sarebbe il caso di imporre per legge la raccolta differenziata? Vedo già alcuni comuni che l’hanno imposta: se tu produci immondizia (come è normale) la devi smaltire differenziandola. La gente lascia i sacchi fuori dalle abitazioni -quello del vetro, plastica e via discorrendo- i quali vengono quotidianamente raccolti e portati al ricicloN.

A Napoli non so quanto ci vorrebbe per attivare un meccanismo del genere: bisogna prima ripulire e debellare il sistema parallelo di smaltimento camorrista. Ma per tutte le altre zone d’Italia questo vorrebbe dire minor costo di produzione di materie prime (non devo prendere nuovo vetro per costruire -bottiglie ad esempio- ma riutilizzo quello che gratuitamente mi torna indietro dalla raccolta differenziata. La mia impresa potrà risparmiare.) e maggiore facilità di smaltimento di tutto ciò che non sia riciclabile. Perchè un conto è dover smaltire 100 tonnellate, altro è smaltirne 30, perchè 70 sono state riciclate.

Il mio non è un discorso da ambientalista coi fiorellini tra i capelli e gli striscioni pronti per la lotta alla caccia alla balena. Il mio è un discorso di pura logica.

Non dimentichiamo che a Napoli è cominciato tutto da un sistema inceppato. Potrebbe succedere anche altrove.

Ma è più facile incepparsi con 100 tonnellate o con 30?

Fate voi.

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