Il Calabrescia pensiero

Archive for giugno 2011

Ritrovo un mio vecchio tema di seconda elementare. Spicca un segno rosso, violento, feroce. Si vede la rabbia repressa della maestra che trova libero sfogo. Oggi il rosso non lo usano più: usano altri colori, le correzioni dei temi sembrano tele futuriste. Così il bimbo non ha frustrazioni. Sei ignorante, ma non così tanto. Ho corretto le tue cappellate con la biro verde, visto che non è grave?

Tant’è.

La violenza della maestra trovava giustificazione nella assoluta porcheria di un bimbo di sette anni che osa mettere un articolo davanti al nome di un amico. Che per ragioni di privacy (come sono professional) chiamerò “Marco”.

IL Marco.

Poi gli anni passano, e ti ritrovi all’università. E leggi libri, tanti libri. Libri scritti da sapienti che consumano la propria vita nello studio e nella contemplazione di -solitamente defunti- altri sapienti. Dopotutto si sa, quando crepi diventi sempre più bello, più alto, più buono, più intelligente, se hai buttato giù due righe diventi anche più meritevole di considerazione e di studio.

Così passi i tuoi cinque anni a leggere le opere (più o meno inutili, in quanto riassumibili in venti righe senza perdere un solo concetto) di questi figuri che la società e il mondo accademico ritengono “sapienti” e ti rendi conto che, forse, a sette anni eri già uno di loro. E che la maestra altro non era che una povera contadinotta.

Pare, infatti, che più l’opera sia considerata dotta e brillante, più abbondino al suo interno citazioni di nomi con il loro bravo articolo determinativo. Pare anzi che sia grave sfregio privare di cotanto onore una personalità appartenente al mondo culturale.

Lasciamo perdere poi la chiarezza espositiva: più sei colto, e più la tua opera dovrà assomigliare a una novella Stele di Rosetta. Che per inciso, appena rinvenuta, fece esclamare “Ma che cazzo c’è scritto?”

Provate voi a parlare di Manzoni. Il vostro interlocutore (se avete un interlocutore disposto ad ascoltarvi mentre parlate di Manzoni, questo sarà sicuramente un uomo con la barba, sui cinquanta, e avrà una compulsiva tendenza a sistemarsi e stringersi il nodo della cravatta -ci sono 40 gradi, ma il dotto è dotto-) assumerà involontariamente un’aria di superiorità. Vi guarderà dall’alto in basso, contestando ogni vostra singola sillaba. Poi passerà a curare scrupolosamente la propria pipa (il dotto fuma la pipa), lasciando le vostre -così dozzinali!- teorie al vento. Siete bollati, siete identificati come ignorantelli che hanno appiccicato (chissà come, chissà come!) quattro nozioni nella loro testolina, tra una aratura di campo e una semina di granturco.

Se invece parlerete DEL Manzoni, il vostro dotto interlocutore si liscerà la barba sale e pepe, sorriderà, inspirerà profondamente (sistemandosi gli occhiali) per prepararsi a sostenere la vostra tesi. Fa nulla se avete appena detto che IL Manzoni fosse un valente sostenitore di Martin Luter King: il dotto vi darà ragione, commenterà la questione, arricchirà l’argomento giurando e spergiurando di aver letto -in un inedito e dottissimo documento- che IL Manzoni fosse, altresì, stato nella Stanza Ovale per discutere con JFK della delicata questione dei diritti civili degli afroamericani.

Perché il mondo della cultura è fatto così: nessuno sa. Più sai, solitamente, e più ti incazzi per quanto ti rendi conto di non sapere. Di solito ti vergogni ferocemente. Indi per cui, quando trovi una persona che ti lancia segnali di vera o presunta (solitamente presunta) cultura, senti il bisogno di aggregarti a lei sostenendo le sue tesi; sostanzialmente non sai, né capisci, una fava di quanto l’altro stia farneticando; il mondo dei colti è, sostanzialmente, il più incolto di tutti.

Alla fine della stesura della monumentale opera di turno, dell’immenso Professor X, questa verrà letta (e puntualmente non capita) da altri immensi Professori i quali la citeranno nelle loro future opere monumentali, indicandone il dotto autore come “IL -o, alle volte, LO- X”.

Se il mio tema verrà mai preso in considerazione, per via DEL Mario?

No.

Troppa chiarezza espositiva.

Ma un giorno sarò IL Calabrò. Me lo sento.

 

 

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Dal 17 giugno è sparita da Campiglia dei Foci, frazione del comune di Colle di Val d’Elsa, provincia di Siena, ALESSANDRA FALCO, 15 anni, nata il 13/12/1995.

Al momento della scomparsa aveva uno zaino di jeans, indossava pantaloni neri lunghi fino al ginocchio e scarpe bianche di marca Nike. Porta con sé un cellulare Samsung Touch di colore bianco, che risulta spento. E’ alta circa un metro e sessanta, lunghi capelli castano chiaro, occhi castani e corporatura normale. Sono momentaneamente disponibili solo tre foto che ne ritraggono il viso.

Pare che il motivo della fuga sia una bocciatura: si sarebbe recata al proprio liceo per verificare gli esiti dell’anno scolastico e, constatata la bocciatura, è tornata a casa, ha preso con sé 500 euro ed è fuggita dicendo alla mamma di avere un impegno in parrocchia; poi è sparita.

Chiunque la veda chiami immediatamente l’Autorità (112) e successivamente il seguente numero. Risponderà la madre della ragazza.

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Ecco le fotografie.

ALESSANDRA è STATA RITROVATA QUESTA MATTINA (20/06/2011) DA UN UOMO, MENTRE DORMIVA SU UNA SPIAGGIA DI REGGIO CALABRIA. SI TROVA IN BUONO STATO DI SALUTE.


Alcuni miei amici, più giovani di me, si stanno prodigando per la maturità. All’inizio dell’estate, quando cominciano i servizi dei TG a riguardo (ogni anno la stessa cosa, insieme ai dotti consigli di medici illuminati, che ti dicono che per sfuggire alla calura, se non hai un condizionatore, potresti andare in chiesa o infilarti in un congelatore della Coop insieme ai Polaretti) e a questi si aggiunge l’attacco incrociato di qualche conoscente maturando, non posso fare a meno di ripensare alla mia, di maturità.

Bestialità assurda. Non perché fosse facile, ma perché intimamente, geneticamente idiota. Un pò come scalare l’Everest in mutande. Sfido chiunque a dire che sia facile. E’ impossibile, ciò non toglie che sia una puttanata.

Se non vado errato, ora gli esami di quinta elementare (ringraziando nostro Signore) sono stati tolti di mezzo. Quando ero un poco più piccino mi sono dovuto pippare, come tutti, gli esami di quinta elementare, terza media, e la maturità scientifica.

Una idiozia devastante. Sorvoliamo sul fatto che, francamente, 13 anni di scuola -dalle elementari alla maturità- sono una immane boiata. Inizi a farti i cinque anni di elementari, entri alle medie e ripeti il programma di quarta e quinta elementare per il primo e secondo anno, il terzo anno fai qualcosina in più. Alle superiori, per i primi due anni, ripeti, in maniera più approfondita, quanto già imparato alle medie.

Riducete gli anni, porca miseria. Per partire dall’abbiccì finendo al Manzoni, e dal 2+2 agli integrali, francamente, 8-10 anni mi sembrano già abbastanza. Si allunghino invece i corsi universitari, in modo tale da formare laureati competenti non solo in campo teorico, ma pure pratico. Io sono quasi laureato, ma la mia esperienza è praticamente del tutto teorica: prendi il libro, studia il libro, esponi il libro. Non mi farebbe schifo farmi tre anni in più, nei quali potrei imparare (terminando il corso alla medesima età, perchè 13 anni + 5 fa 18 anni di studi, così come 10 anni + 8 di università) la professione nella sua essenza reale.

Milioni di riforme della scuola e dell’università, nessuna proposta simile. Prima o poi passerà, il cadavere. Non essendo ministri né parlamentari, sediamoci sulla riva e aspettiamo.

Ma torniamo agli esami. Ti fai un mazzo così per cinque anni (tralasciamo il discorso elementari e medie, sennò rischio un’ulcera -Cristo santo, davvero avete bisogno di esaminare un povero diavolo di 13 anni all’alba dell’estate, col caldo e con la stanchezza di un anno alle spalle, in un momento nel quale ha già il cervello sufficientemente cotto per la scelta della scuola superiore?-) dicevo, ti fai un mazzo così, tieni la tua media a livelli stellari, e poi arriva l’esame. Teoricamente dovresti essere preparato su tutti e cinque gli anni. La prassi vuole che tu conosca a menadito solamente il programma dell’ultimo anno. Grazie, troppo umano.

Poi fai l’esame. Se va bene bravo, esci con un votone. Se va male, vai a farti fottere. Ah, sei stato un genio per cinque anni? E’ un mio problema?

Personalmente? Al liceo non ero certo un mostro di bravura. Me ne stavo lì, galleggiando, alle volte imbarcavo acqua, azionavo le pompe idrovore, rattoppavo i buchi nello scafo, e continuavo a navigare. Mai stato rimandato a settembre: ciò non toglie che io non brillassi.

Altri amici, a me molto cari, si facevano un culo così. Sputavano sangue, puntavano alto, studiavano come bestie. E via che fioccavano gli otto e i nove.

Poi arriva l’esame, e tutto si azzera. Bella cazzata. Io ho fatto un buon esame. Questi miei amici, che per cinque anni si erano sfiancati -e perciò erano arrivati alla maturità con il cervello bollito- hanno avuto un risultato migliore del mio, è vero. Ma di soli cinque-sei centesimi di voto. Del tipo, io prendo 75, tu 80.

Ma poi, a parte questa idiozia di un voto che se ne sbatte degli sforzi di un quinquennio, siamo sicuri che l’esame in sé abbia senso? Un professore è davvero così rincoglionito da necessitare di tre prove scritte e un’ennesima interrogazione per capire se il poveretto sia o meno degno di un diplomino del quale l’universo mondo si sbatterà sonoramente? Francamente, credo di no. Francamente, si dovrebbe solo che fare una summa del comportamento dell’allievo. Se ha imparato, bene, promosso. Se ha cazzeggiato, male, bocciato. Non offendete la mia e la sua intelligenza, chiedendomi di interrogarlo ancora.

Oltretutto, che presunzione. Facciamo tanti esami. Siamo seri noi, in Italia. Facciamo anche durare la scuola per un’infinità di tempo. Azzo, che bravi. Abbiamo pure la scuola dell’obbligo. Perché è importante istruirsi.

Fa nulla se il risultato della scuola dell’obbligo è il seguente: chi vuole studiare va oltre il minimo sindacale imposto, chi non vuole fare un cazzo viene spinto fino a questo limite continuando a non fare un cazzo. Voglio dire, che facciamo, bocciamo una persona, la teniamo in terza media fino ai suoi quarant’anni? No. La promuoviamo, pur di toglierla di mezzo. Promoveatur, ac amoveatur.

Però noi siamo seri, abbiamo anche la scuola dell’obbligo.

Poi ti trovi i concorsi per essere assunti, che so, in Comune. Peggio ancora, ti trovi a un concorso per entrare in Magistratura. Concorsi pubblici nei quali, presumibilmente, non accedono persone che fino a due minuti prima reggevano una zappa e si ornavano con un grande cappello di paglia.

Ebbene, in tali occasioni capita che nessun candidato superi le selezioni. Allora pensi che in Italia le cose siano veramente serie, voglio dire, nessuno è passato, vorrà dire che per diventare Magistrato o per essere assunto in Comune bisogna avere una preparazione disumana.

Invece scopri che, per passare la selezione, sarebbe bastato imbroccare i congiuntivi, gli accenti, gli apostrofi, e la consecutio temporum.

Ma noi, in Italia, facciamo tanti esami. E tanti anni di squola. Perché così impareremmo a scrivere bene, non come farebbimo se saremmo semplici studenti che studierebbero solo pochi anni, senza avere la maturità di mezzo e con un’università (pardon, un università) più terra-terra.

Siamo gente seria.

Inserisco questo pezzo nella categoria “intrattenimento” perché si tratta di congettura. Un esercizio della mente. Oppure una intuizione valida, ma senza riscontri.

Bin Laden viene fatto fuori. La cosa viene molto poco opportunamente sbandierata. Gli islamici più cattivelli confermano la morte del loro capo, e stragiurano vendetta contro USA e i loro amici. Cioè l’occidente in generale. E’ oramai impossibile infilare una bomba in un aereo, o portare in esso coltellini e lamette per fare in modo che alcuni kamikaze ne prendano possesso e lo usino come un missile.

Fossi un invasato con enormi quantità di denaro (uno dei tanti “sceicchi del terrore”) e disponibilità di uomini intellettualmente e culturalmente capaci (è risaputo che negli ambienti del terrorismo islamico non manchino certo capacissimi ingegneri, medici, biologi e via discorrendo) darei disposizione di creare un arma per la quale ancora non esiste metal detector che tenga.

Un batterio.

Prendi un piccolo bastardo facilmente reperibile -un E. Coli- gli dai una modificata (non è poi così complicato), lo rendi resistente a tutti quegli antibiotici che normalmente riescono ad ammazzare il batterio comune. Fai in modo (perché così è) che qualora si riesca ad ammazzarlo, questo provochi comunque dei danni collaterali piuttosto gravi. Non tutti sanno, infatti, che questo nuovo ceppo di Escherichia, nel momento in cui un antibiotico efficace riesce ad eliminarlo, rilascia, mentre muore, una sostanza tossica. Kamikaze pure lui. Se ti contagia e non lo ammazzi, ti ammazza. Se ti contagia e lo ammazzi, ti intossica. E’ evidente che se l’infezione dovesse essere diffusa, porterebbe a un’intossicazione letale. Decisamente furbo.

Un piccolo batterio bastardo che può facilmente appestare sia la carne che la verdura. Potenzialmente, può infilarsi in qualsiasi cosa sia commestibile. Lo inoculi in un kamikaze, questa volta umano. Questo uomo (o questi uomini) sa già che morirà per via dell’infezione. Ma c’è gente -tanta- disposta a suicidarsi con dell’esplosivo ad alto potenziale nella cintura. Di colpo l’idea di un tizio che si contagia volontariamente per diventare una “bomba batteriologica” vivente non pare poi così azzardata.

Spedisci questi kamikaze in una nazione occidentale non ancora colpita eccessivamente dalla crisi economica. Sarebbe idiota mandarli in Grecia. Là stanno già in crisi per conto loro. Li mandi in Germania. Provvederanno a diffondere il microrganismo. Dopo tot tempo, la gente inizia ad ammalarsi. Non si sa bene da dove venga questo batterio, si suppone dalla verdura. Panico collettivo, la gente evita la verdura. Il mercato ortofrutticolo subisce una botta mostruosa. Poco dopo si capisce che lo sgradito ospite può infilarsi anche nella carne. Anche il mercato della carne ne risente. Non si capisce bene da dove provenga il piccolo Escherichia: pare dalla Germania, ma nessuno (esclusi coloro che, in questa versione, sarebbero i colpevoli di tutto) può dirlo con certezza. Si pensa a una provenienza generica: l’Europa.

Così si cominciano ad evitare accuratamente le verdure e le carni prodotte in Europa. La Russia (enorme Stato che importa tonnellate e tonnellate di merci, il che significa che ci dà tonnellate e tonnellate di soldi) decide di chiudere i battenti: cari europei, i vostri cibi mangiateveli voi.

Milioni di euro buttati nel cesso, in una situazione economica generale già gravemente compromessa.

Lo avevano detto: ci vendicheremo.

Clima da referendum. Siccome sono in periodo di critica, mi permetto un altro piccolo pezzo caustico.

Milioni di persone che si riempiono la bocca della parola “libertà”. LIBERTà DI VOTO! Siamo liberi! Evviva!

La libertà, intesa come la intendono milioni di persone, non è libertà. E’ una minchiata.

La libertà vera è una cosa stancante. E’ impegnativa. Molti scommetto che la definirebbero “noiosa”. Vuoi le prove, al tuo solito? Pronti.

Prendi questo referendum. La gente potrà votare “sì”, potrà votare “no”, potrà astenersi dal votare. Qualsiasi cosa scelga, porterà a una ripercussione sul sistema di una Nazione intera.

Ora io vorrei sapere quanti italiani (me incluso, accidenti) sono veramente preparati riguardo ai quesiti referendari. Quanti conoscono bene gli argomenti trattati. Quanti possono mettere la loro crocettina (o stare a casa e non metterla, fa lo stesso) pensando “sì, questa è davvero la scelta giusta.”.

Qui bisogna conoscere, per esprimere un voto consapevole, il funzionamento dell’amministrazione pubblica, i meccanismi delle privatizzazioni, lo stato degli acquedotti italiani, il funzionamento esatto di una moderna centrale nucleare, lo stato dell’arte delle energie rinnovabili (e una loro proiezione ventennale, perché le centrali nucleari impiegano anni prima di “carburare”, quindi la domanda diventa: “tra tot anni, le rinnovabili saranno o non saranno più vantaggiose del nucleare?”) e avere nozioni quantomeno basilari di procedura penale.

TU hai queste competenze? Io le ho? Non credo.

Votiamo, non votiamo, o sparando a cazzo (conosco gente che farà così, sul serio), o basandoci su idee altrui (ah, i dibattiti televisivi!), o basandoci su nostre convinzioni certamente incomplete o errate, data l’estrema difficoltà degli argomenti trattati. E la domanda è: sparare a caso, farsi istruire da terzi, scegliere in base a informazioni scorrette o comunque incomplete è libertà di voto? O forse è libertà di fare qualcos’altro? Libertà di sparare a caso. Libertà di milioni di persone incompetenti (io in testa) che si mettono in fila, sperando Iddio che la maggioranza di loro azzecchi, a culo, quale sia la soluzione migliore per il nostro Paese. Libertà di giocare alla roulette. Se esce il numero 10, hai vinto. Rièn ne va plus.

La vera libertà? Mettersi lì minimo minimo tre mesi a studiare. Procedura penale, tecnologia nucleare, biotecnologie, amministrazione pubblica, diritto civile… che dici, ti piace la vera libertà? Noiosa, eh? Ci scommetterei centinaia (non avendoli, mi limiterò a scommetterne due) di euro sul fatto che 80% -forse più!- delle persone preferirebbero, piuttosto, fustigarsi con le ortiche. La libertà è fatica. Altrimenti, semplicemente, non è libertà. E’ qualcosa che le assomiglia, e che gli idioti confondono per libertà vera.

Elezioni politiche? Puoi votare Tizio, Caio o Sempronio. Bene. Una volta votati, l’articolo 67 della Costituzione dice quanto segue:

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Te lo traduco. “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni nella piena libertà di fare il benemerito cazzo che vuole.” Da noi non esiste, infatti, il MANDATO IMPERATIVO. Per spiegarti cosa sia, mi rifaccio a Wikipedia, che lo dice chiaramente:

In Diritto Costituzionale si parla di mandato imperativo quando coloro che sono eletti a far parte di un organo, in particolare del Parlamento, sono direttamente responsabili nei confronti dei loro elettori e hanno il dovere di conformarsi alla loro volontà, tanto che, in caso contrario, possono essere dagli stessi revocati.

E’ quella situazione in cui l’uomo politico eletto DEVE eseguire quanto promesso in campagna elettorale e non sgarrare di un millimetro, perché in tal caso gli elettori, così come lo han votato, lo possono rimandare a casa a pedate nel culo. In Italia questo meccanismo illuminato… non è previsto.

La cosa divertente, quindi, è che alle politiche ti puoi informare quanto vuoi, puoi avere una laurea in Legge e sette dottorati, e tutto questo, potenzialmente, non ti servirà. Perché una volta eletto, non avrai più alcun controllo sul tuo candidato preferito, o sul tuo partito in generale. Ti possono promettere, che so, meno inquinamento. Tu voti, perché giustamente non vuoi l’inquinamento. Una volta votato, questo partito non solo non fa niente per abbattere gli agenti inquinanti, anzi, pare che faccia tutto quanto sia nelle sue facoltà per insozzare l’ambiente a più non posso.

E tu che fai? Nulla. Non puoi. Non c’è mica il MANDATO IMPERATIVO, non conosci la Costituzione?

Queste sono informazioni reali, non sono pareri soggettivi. Sono dati oggettivi. Qualunque scimmia che abbia concluso il primo anno di Giurisprudenza potrà confermarti ogni singola virgola.

Che fare? Non so, quella deve essere una scelta vostra. Posso solo consigliare di esprimere il proprio voto solo dopo un attento e approfondito studio delle questioni proposte. Magari non servirà a niente, come nel caso delle elezioni politiche; ma fingiamo almeno di mantenere un pochettino di decoro. Un pò come farsi la barba quando si sa benissimo che si starà tutto il giorno chiusi in casa. Non serve a un cazzo. Eppure…

In generale poi, evitate di rendervi ridicoli credendo seriamente di essere liberi. Riempiendovi la bocca con concetti altisonanti. Anzi no, liberi lo siete, in effetti. Lo siamo.

Liberi di non contare una ceppa.

Dopo i bidelli che si definiscono “Collaboratori Scolastici” (ricordi? La maiuscola è obbligatoria, magari in grassetto e corsivo. Collaboratori Scolastici) c’è pure il momento della collettiva follia perbenista.

L’insulto più grave che ci si possa sentir affibbiare, quello che -come nei migliori film horror anni ’80- fa sollevare stormi di corvi, risuonare le campane a morto e crepare di infarto un arcivescovo è il seguente:

“Sei un egoista.”

Va di moda l’idea (l’idea, solo quella) dell’uomo che si fustiga, si disfa per gli altri, ricicla la plastica e parte per due anni lasciando casa e famiglia per prestare assistenza medica nei lazzaretti di Calcutta.

Io sono egoista. E pure tu.

Egoismo è agire in una maniera tale da perseguire un proprio interesse, di qualsiasi tipo.

Offri da bere ad un amico? Egoista. Se la cosa non ti facesse piacere (ecco l’interesse personale), di certo non offriresti.

La tua ragazza (o una persona a te generalmente cara) necessita di un trapianto di fegato. Tu sei compatibile, non si trovano altre compatibilità. Potresti darle un pezzetto del tuo: tu vivi, lei vive. Egoista. Pensi di essere un eroe? Il tuo scopo non è il salvare la vita altrui (ti saresti privato di un pezzo di fegato per uno stronzo qualunque?) ma il tenere in vita una persona alla quale TU tieni.

Fai periodiche donazioni ai bambini dell’Africa? Egoista. Il farlo placa in te una sorta di senso di colpa che provi nel vivere nella più totale agiatezza. Il fatto che siano BAMBINI e che tu li AIUTI con i tuoi stradannati dieci euro al mese ti fa stare meglio. Fa stare meglio TE.

Mai chiesto perché le sindromi depressive sono patologie così devastanti? La persona depressa NON PROVA PIù ALCUN PIACERE, né alcuna soddisfazione. Nei casi più gravi si rintana in casa, rimane a letto. Non è infrequente il suicidio. Non fa più niente, non vive più, perché più nulla è in grado di darle quel piacere, quel qualcosa in cambio. Smette di essere egoista.

Senza quel corrispettivo di piacere che si riceve nel fare qualsiasi cosa facciamo (anche quando facciamo qualcosa che i più idioti definiscono ALTRUISTA) saremmo depressi. Addirittura morti.

Ah, l’altruismo. L’altruismo, il “fare qualcosa per gli altri”, non esiste. Non in questa accezione. Esiste il “fare qualcosa per gli altri, ricevendo in cambio un piacere ritenuto più grande. Fosse solo il piacere di aver fatto del bene.”

Il movente di tutto.

L’egoismo è la vita. Diventa negativo solo quando portato all’eccesso, quando per il piacere proprio si provoca un danno (di qualsiasi tipo) ad altri. Ma in questo caso la definizione non è più “egoismo”. Diventa “furto”, “ingiuria”, “stupro”, “truffa”, “omicidio”.

Pensaci.

Mi piacerebbe se la gente dicesse “Sei un egoista!” col sorriso sulle labbra, come a voler dire “Bravo, sai stare al mondo, magari fai del bene ad altri stando bene pure tu.”

Mi piacerebbe se la gente pronunciasse le parole “Che altruista!” sottintendendo un concetto tipo “Che idiota…” oppure, nei casi peggiori “Cazzo, questo qui ha bisogno di uno psichiatra. Subito.”

Mi piacerebbe se chiunque approfitti del fisiologico egoismo venisse chiamato con un appellativo più specifico. Ladro. Omicida. Bugiardo. Non “egoista”.

L’altruista, chi si definisce tale, sa benissimo di essere egoista. Innocentemente egoista, ma egoista.

L’altruista è un egoista travolto dalle imposizioni perbeniste della società.

E’ un egoista sodomizzato da altri sodomizzati.

Io non amo particolarmente prenderlo nel culo.

E tu?

Sono a fare le spese. Cazzeggio. Bevo un caffè. Guardo la gente che passa.

Una mamma spinge un passeggino. Mamma giovane, carina e curata. Gran bel passeggino.

Belle ruote. Il battistrada sembra quello delle Pirelli Pzero Corse.

Occazzo.

Freni a disco. Qualcuno ha pensato di mettere i freni a disco (forati, eh, bisogna pur dissipare il disumano calore sprigionato dalle staccate nella corsia del latte in polvere) su ogni ruota del passeggino. Ognuno a due pistoncini. Con quell’impianto il Titanic avrebbe frenato in quattro metri e mezzo. Vabbè che era una nave.

Tutto ‘sto ben di Dio è collegato con una manopola accanto alla mano destra della mamma. Bisogna pur avere la frenata pronta. Si sa mai che un carrello non rispetti il dare la precedenza.

C’erano una volta i freni azionabili col piede sulle ruotine posteriori. La mamma metteva il freno, si allontanava due passi, e il passeggino non scappava via. Punto.

Ora ci mettono il sistema frenante di un camion, con la possibilità di frenare in movimento. Con la manopola. E i dischi. Forati. Magari anche il servosterzo e l’ABS.

Dimenticavo: sulle ruote anteriori sono montati due ammortizzatori. Cominciavo a preoccuparmi, mi chiedevo come fosse possibile contenere il sottosterzo, senza.

Mi viene da pensare che il supermercato abbia degli spazi appositi: a metà spesa la mamma corre via, mette il limitatore di velocità, entra ai box e cambia le gomme. Il bambino, sudato, tracanna mezzo litro di Gatorade. A tre quarti di spesa si deve tornare ai box per un danno all’ala anteriore: lo dicevo io, i carrelli che non rispettano le precedenze.

Dopo la cassa viene costruito, da quattro operai maghrebini, un podio.

Freni a disco su un passeggino, touchscreen sul cellulare (che fa fico, ma ti porta a premere 6 bottoni alla volta e a scheggiare lo schermo tre volte a settimana), radar e visione notturna sulle auto (con filtro antiparticolato, così in città non inquini, ma fuori città la tua auto diventa paggio di un’industria chimica albanese) pentole di ceramica (ma non lo sai che il rame è tossico? Usa il teflon! Ma non lo sai che il teflon è tossico? Usa la ceramica! Ma non lo sai che…) termometri elettronici (“ma non lo sai, bifolco, che il mercurio dei termometri è altamente tossico?” “Sì, ma i metalli pesanti e gli acidi delle batterie?” “ZITTO IGNORANTE!” Vabè.) insetticidi NATURALI (anche l’Amanita Falloide è naturale. Naturalissima. Assaggiane un pezzetto.) frutta biologica (tre volte più piccina, dieci volte più ammaccata, quaranta volte più costosa) animali non OGM (ma sul serio la gente crede che un codice genetico modificato porti a un prodotto pericoloso? A meno che nei geni di una vacca non si inserisca una sequenza di geni di pesce palla, rendendola GIALLA E VELENOSA, la manipolazione non porta a nulla! I geni, di per sè, sono innocui! Non è che se la bestia è modificata ci modifichiamo pure noi!) farmaci omeopatici (funzionano, eccome, ammesso che tu stia bene, o che tu abbia un problema irrilevante).

Perché?

Società avanzata.

Ah ecco.


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