Il Calabrescia pensiero

Il Mario

Posted on: 29 giugno 2011

Ritrovo un mio vecchio tema di seconda elementare. Spicca un segno rosso, violento, feroce. Si vede la rabbia repressa della maestra che trova libero sfogo. Oggi il rosso non lo usano più: usano altri colori, le correzioni dei temi sembrano tele futuriste. Così il bimbo non ha frustrazioni. Sei ignorante, ma non così tanto. Ho corretto le tue cappellate con la biro verde, visto che non è grave?

Tant’è.

La violenza della maestra trovava giustificazione nella assoluta porcheria di un bimbo di sette anni che osa mettere un articolo davanti al nome di un amico. Che per ragioni di privacy (come sono professional) chiamerò “Marco”.

IL Marco.

Poi gli anni passano, e ti ritrovi all’università. E leggi libri, tanti libri. Libri scritti da sapienti che consumano la propria vita nello studio e nella contemplazione di -solitamente defunti- altri sapienti. Dopotutto si sa, quando crepi diventi sempre più bello, più alto, più buono, più intelligente, se hai buttato giù due righe diventi anche più meritevole di considerazione e di studio.

Così passi i tuoi cinque anni a leggere le opere (più o meno inutili, in quanto riassumibili in venti righe senza perdere un solo concetto) di questi figuri che la società e il mondo accademico ritengono “sapienti” e ti rendi conto che, forse, a sette anni eri già uno di loro. E che la maestra altro non era che una povera contadinotta.

Pare, infatti, che più l’opera sia considerata dotta e brillante, più abbondino al suo interno citazioni di nomi con il loro bravo articolo determinativo. Pare anzi che sia grave sfregio privare di cotanto onore una personalità appartenente al mondo culturale.

Lasciamo perdere poi la chiarezza espositiva: più sei colto, e più la tua opera dovrà assomigliare a una novella Stele di Rosetta. Che per inciso, appena rinvenuta, fece esclamare “Ma che cazzo c’è scritto?”

Provate voi a parlare di Manzoni. Il vostro interlocutore (se avete un interlocutore disposto ad ascoltarvi mentre parlate di Manzoni, questo sarà sicuramente un uomo con la barba, sui cinquanta, e avrà una compulsiva tendenza a sistemarsi e stringersi il nodo della cravatta -ci sono 40 gradi, ma il dotto è dotto-) assumerà involontariamente un’aria di superiorità. Vi guarderà dall’alto in basso, contestando ogni vostra singola sillaba. Poi passerà a curare scrupolosamente la propria pipa (il dotto fuma la pipa), lasciando le vostre -così dozzinali!- teorie al vento. Siete bollati, siete identificati come ignorantelli che hanno appiccicato (chissà come, chissà come!) quattro nozioni nella loro testolina, tra una aratura di campo e una semina di granturco.

Se invece parlerete DEL Manzoni, il vostro dotto interlocutore si liscerà la barba sale e pepe, sorriderà, inspirerà profondamente (sistemandosi gli occhiali) per prepararsi a sostenere la vostra tesi. Fa nulla se avete appena detto che IL Manzoni fosse un valente sostenitore di Martin Luter King: il dotto vi darà ragione, commenterà la questione, arricchirà l’argomento giurando e spergiurando di aver letto -in un inedito e dottissimo documento- che IL Manzoni fosse, altresì, stato nella Stanza Ovale per discutere con JFK della delicata questione dei diritti civili degli afroamericani.

Perché il mondo della cultura è fatto così: nessuno sa. Più sai, solitamente, e più ti incazzi per quanto ti rendi conto di non sapere. Di solito ti vergogni ferocemente. Indi per cui, quando trovi una persona che ti lancia segnali di vera o presunta (solitamente presunta) cultura, senti il bisogno di aggregarti a lei sostenendo le sue tesi; sostanzialmente non sai, né capisci, una fava di quanto l’altro stia farneticando; il mondo dei colti è, sostanzialmente, il più incolto di tutti.

Alla fine della stesura della monumentale opera di turno, dell’immenso Professor X, questa verrà letta (e puntualmente non capita) da altri immensi Professori i quali la citeranno nelle loro future opere monumentali, indicandone il dotto autore come “IL -o, alle volte, LO- X”.

Se il mio tema verrà mai preso in considerazione, per via DEL Mario?

No.

Troppa chiarezza espositiva.

Ma un giorno sarò IL Calabrò. Me lo sento.

 

 

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16 Risposte to "Il Mario"

Complimentoni per il “pezzo” sul video hard della giovane pisana.
Bravo, l’hai cancellato, meglio tardi che mai.

Mi pare di scorgere un certo sarcasmo, nelle tue parole. L’ho tolto, è vero, ma rimanendo nella più totale convinzione di non aver fatto nulla di male: non sono un agente segreto, non sono una spia, non mi avvalgo di collaboratori, non conosco la ragazza in questione e nemmeno abito in Toscana, tanto per dire. Tutto quanto da me riportato era, semplicemente, alla portata di tutti. Che poi nessuno prima di me avesse scostato pigramente la polvere per vedere la superficie del tavolo, allora sono d’accordo. Ma ripeto, chiunque avrebbe potuto arrivare dove sono arrivato io. Perché l’ho eliminato, allora? Per un motivo molto semplice: sono informazioni reperibili da tutti, è vero, ma con un minimo di impegno. Laddove il mio intento era semplicemente di esprimere un pensiero del tipo “ma non sarebbe ora che ognuno possa fare quel che più gli garba nella propria vita, escluso tutto quanto sia illecito?”, la questione è scivolata sulla base di tale pensiero, cioè sul racconto di un evento che credevo fosse oramai chiaro a tutti. Perlomeno a coloro in grado di fare le “o” col bicchiere. Dal momento in cui è cominciato a sembrare che fossi una sorta di agente segreto in possesso di chissà quali contatti e informazioni, e dal momento in cui l’episodio ha preso totalmente il sopravvento sul messaggio che mi premeva dare (che riassumevo con un simpatico “Libera mutanda in libero Stato”, con buona pace di Cavour), da quel momento ho deciso che le mie parole non avevano più motivo di rimanere dov’erano. E’ stato un pò come se ci fosse stata una tenda, con tante persone a chiedersi “ma cosa diavolo ci sarà mai, là dietro?”. Poi, a un certo punto, arriva un Tizio che la scosta e dice “dietro a questa tenda c’è…”. E via, tutti invasati a cercare di capire chi sia questo tizio, a capire come abbia fatto, a insultarlo perché le cose dietro a quel mezzo millimetro di plastica erano, in verità, preziosissimi e irrivelabili segreti. Mah. Solo una cosa, mi chiedo: se così tanti italiani (si parla nell’ordine delle decine di migliaia, avrebbero potuto essere di più se avessi lasciato “vivere” quell’articolo) si sono chiesti -alcuni chiedendolo direttamente via commento- come diavolo facessi ad avere certe -chiarissime!- informazioni, quante altre informazioni riguardo a questioni ben più importanti e intricate non vengono recepite dalla massa informe dei pecoroni? A voi la dura risposta.

un’altra prova della tua levatura intellettuale e morale: uno sproloquio interminabile per rispondere alla nota di sarcasmo che hai percepito in un commento, poi per mancanza di risposte plausibili e dignitose cancelli un intervento argomentato, chiaro ed esplicito sullo stesso tema.
comunque che tu sia un poveretto lo hanno capito tutti dal momento in cui hai pubblicato l’articolo dell’altro giorno, cancella pure quello che ti pare…

Cancello un intervento nel quale mi si insulta senza troppe difficoltà. Ecco cosa cancello. Ora vedi di startene tranquillo: ulteriori insulti non saranno tollerati.

non è difficile insultarti, anzi viene abbastanza spontaneo.
puoi anche attivare la moderazione preventiva dei commenti e lasciar passare solo quelli di chi ti fa i complimenti… certo ne arriverebbero molti meno, ma per difendere l’onore si può fare questo sacrificio, no?

Non ho mai avuto necessità di filtrare alcunchè: dall’anno 2006 ho ricevuto parecchie critiche, ma mai volgarità. Complimenti, hai vinto il primo posto.

perchè hai eliminato l’articolo della ragazza pisana e i relativi commenti?

L’ho già detto a Apo, guarda sopra 🙂

non mi sembrava ci fossero insulti nei tuoi confronti, specie nel mio post -uno dei primi- che hai eliminato.
Non puoi lamentarti di esser “attaccato” quando sul tuo blog banni a destra e a manca, specie dopo un articolo controverso come quello che hai scritto.
E comunque, ripeto, la ragazza ha fatto bene a dimettersi, perchè il suo non è un comportamento moralmente accettabile per un politico, sono infatti fra quelli che ammirano i politici d’oltreoceano che si dimettono per una foto col petto scoperto.
Parliamo di una storia di provincia, è vero, ma quella ragazza si è dimessa pur non avendo commesso nessun reato, nè favoreggiamento della prostituzione minorile, nè concussione.. a suo modo, ha dato una lezione di onestà e correttezza.
Questa è la risposta migliore alle tue battute e alla tua blanda ironia.

Questo è tutto, ora puoi pure eliminare il mio post, ma non dire che ti ho insultato.

e, per concludere, il tuo “libera mutanda in libero stato” altro non è che una banale scorciatoia per giustificare il tuo ingiustificabile presidente del consiglio, in quel triste adagio del “così fan tutti”, con buona pace di mozart.. tutti colpevoli, nessun colpevole, ma il gioco non era troppo velato -quasi come la mascherina della ragazza- ed era palese già dalle tue prime parole dove andavi a parare.

ci azzittiamo, e il problema aleggia intorno a noi. frattanto, i bassifondi sono pieni di gente disincantata, emarginata; i poveri crepano all’ospedale perchè i medici scarseggiano, per loro; le prigioni sono tanto piene di gente perduta e smarrita che non bastano le cuccette e i carcerati dormono per terra; non tutti possono vivere di carità; e i manicomi sono pieni zeppi perchè una società che adopera la gente come pedine … è dannatamente piacevole essere un intellettuale o uno scrittore e osservare tutte queste quisquili, fintanto che non è il tuo culo preso a zampate. Ecco una cosa che non va con gli intellettuali e gli scrittori: sono sensibili solo alle loro gioie e ai loro dolori. il che è normale ma schifoso.

Hank.

Hank carissimo

Posso comprendere e giustificare il tuo commento, e lo comprendo per il semplice motivo che -per fortuna o sfortuna- non conosci il sottoscritto. Perché se ci conoscessimo non solo non lo comprenderei; ti manderei molto semplicemente a fare in culo. Lasciami spiegare. Nel tuo commento parti dal presupposto che la mia consapevolezza del mondo si limiti a questo mio ironico scritto, e dal presupposto che io mi limiti ad essere un complicato figuro intellettualoide che, in quanto a problemi e difficoltà, si limiti a disperarsi ogniqualvolta ceda l’impaginazione dei propri preziosissimi tomi.

Non sai che sono, dalla nascita, affetto da spina bifida. Non sai che per via delle conseguenze ho seriamente rischiato prima di crepare, e poi di finire su di una sedia a rotelle. Non sai che, scampato dalla sedia, ho ottenuto faticosamente la deambulazione: sono storpio, però. Non sai che per via della spina bifida sono stato sottoposto a più di 15 pesantissime operazioni chirurgiche. Non sai che nell’anno del Signore 2000 mi è venuto il diabete mellito: patologia che comporta una più difficile cicatrizzazione delle ferite. Indi per cui ho dovuto concentrare (prima che il diabete provocasse una faticosa cicatrizzazione) le operazioni chirurgiche programmate nell’arco di 13 anni in 5 semplici anni; e che per non perdere anni scolastici ho, semplicemente, massacrato ogni mia estate liceale votandola alla chirurgia. Tradotto? Inverno scuola, estate sempre e perennemente rinchiuso in ospedale, tra fortissimi dolori. Per tutta la durata del liceo. S’aveva da fare.

Ora, amico mio, pur continuando ad essere malato (spina bifida e diabete sono patologie croniche, te le porti fino alla tomba) perdonami se, ogni tanto, mi concedo pezzi ironici nei quali mi permetto anche di vantarmi dell’unica cosa che mi possa rendere orgoglioso: la mia mente e la mia cultura in divenire. Perché, amico mio, dei problemi da te accennati potrei scrivere un trattato, soprattutto riguardo alle sofferenze dei malati. Ho conosciuto svariati ragazzi, quando venivo ricoverato nei reparti di chirurgia pediatrica: non di rado dopo una settimana di amicizia mi veniva comunicato che il mio nuovo “compagno di battaglie” era deceduto. Ma questo trattato, che tu evidentemente gradiresti, provocherebbe in me una gran melanconia e, nei miei lettori, forse un gran disinteresse. Senza contare che il mio è un blog pubblico, e non è di mio gradimento far sapere a un potenziale “uomo qualunque” i fatti che vanno a comporre la mia persona nelle pieghe più recondite del mio animo.

Certo, a te queste cose le ho confessate: dovevo, in qualche modo, spiegarti perché fosse così forte la tentazione di mandare -te e la tua presunzione di uomo vissuto- pesantemente a fare in culo.

Ti auguro ogni bene, soprattutto ti auguro, qualora vorrai aprire un blog, di non essere mai in grado di parlare delle problematiche che, così saccentemente, accenni: se così fosse, vorrebbe dire che la tua vita è (o è stata) ricca di sofferenza. E non lo meriti, come non lo meritavo io. Come non lo meriterebbe nessuno. Ahimè, però, le cose capitano.

I miei rispetti
Calabrescia.

Carissimo,

se t’ho ferito me ne scuso, non era il mio intento.

Sono stato lievemente tranchant. Rispondevo al tuo modo di scrivere, di commentare, di interpretare il reale che si esprime attraverso una verbalità pomposa ed essenzialmente vacua. Forse è solo una questione di espressione estetica del pensiero, che non apprezzo.
Questa è la mia idea. Vale poco. In fondo, Terenzio ci insegna che «quot homines, tot sententiae».

Sono incappato per caso in questo spazio virtuale; ho potuto “conoscere” il pensiero di qualcuno che non conosco; ho commentato, senza sproloqui nè blasfemie, ciò che mi veniva presentato. Secondo il galateo virtuale. Riconosco che questi non luoghi, questi fuochi fatui del pensiero lasciano molto a desiderare, ma è un discorso generale, questo. Permettimi solo di dire che la suscettibilità, seppur plausibilmente motivata, è un sentimento qui inopportuno. Forse è meglio che tu chiuda il tuo spazio virtuale ai commenti altrui, per realizzare un flusso monologico senza rischi di incidenti o personalizzazioni eccesive che derivano dal dia-logo.

Mi scuso ancora.

P.S prim: Hank è il grande Henry Charles Bukowski, da cui ho tratto la citazione che ti ho scritto nel post precedente.
P.S sec: conosco e studio la patologia chirurgica di cui parlavi. Fra pochi anni sarà il mio mestiere.

In primis apprezzo la tua capacità di chiedere scusa. Molti non lo sanno fare. Vorrei precisare una cosa: dici che dovrei impedire i commenti, al fine di darmi a un monologo onanistico e autocelebrativo; non è decisamente il mio volere. Vedi, il problema non è chi abbia idee divergenti dalle mie. Anzi, il divertimento sta proprio nel confrontarmi con persone che, magari, possano essere anche radicalmente differenti da me. Quello che non tollero -e pure questa è un’idea mia, che può valer poco- è chi pretenda di esprimersi non tanto sul pezzo de quo, ma sparare sentenze cercando di indovinare le mie esperienze di vita. Così non c’è un semplice e ben accetto “Bel pezzo!” oppure un altrettanto ben accetto “Non sono d’accordo, io la penso così”, ma un odioso “Se scrivi in questo modo vuol dire che sei uno che non sa niente, sei un intellettuale che non vive nel mondo reale”. Ciò è doppiamente spregevole: primo, perché -al contrario di quanto tu dici- non è assolutamente “galante” pretendere di giudicare quanto non è richiesto di giudicare, secondo, perché quello che tu riporti è, oltretutto, un pensiero incredibilmente ipocrita. Di quell’ipocrisia tipica dell’ignorante fallito e geloso dell’altrui cultura e (magari) successo economico e professionale, il quale si sfoga con l’unica (e spuntata) arma a sua disposizione; lo sbraitare in faccia al colto di turno la propria “superiorità morale”, perché in quanto povero e derelitto lui sì che conosce la sofferenza, la fame, magari la prigione. Lui sì che conosce la vita e le sue sofferenze. Quanto al dotto, egli conosce, invece, solo il denaro, il successo, e la semplice fatica di svoltare qualche decina di pagine al dì.

E’ questa pretesa di giudicare quanto non richiesto che mi infastidisce. E’ questa rabbia da lotta di classe che mi infastidisce. Soprattutto se sostenuta -anche tramite semplice citazione che, ammetto, non avevo colto- non da un povero derelitto della società (che almeno potrei giustificare), ma da uno studente di medicina, quindi un uomo che si avvia, a grandi falcate, verso i vertici della società.

Rinnovo i miei rispetti e i miei auguri per la tua carriera.

Hypocrite lecteur, — mon semblable, — mon frère!

Mi fai molto ridere. Dico davvero. Mi spiace che ti sia “infastidito”, caro mio, ma capita. Quello che dici è proprio comico. Persino la “lotta di classe” tiri fuori, come un burattinaio sclerotizzato con poche marionette a disposizione. Lo spettacolino però è davvero penoso. E un po’ ridicolo. Non fa per me.

(non è una citazione, questa; solo all’inizio, non ne potevo fare a meno, sai, noi dei “vertici della società” …)

(n.d.r, le due righe di prima sono sarcastiche)

Va bene, sono un burattinaio sclerotico e penoso. Scrivo idiozie, e peraltro in uno stile pomposo e vacuo. Non so nemmeno avere un dia-logo sereno. Oh, che essere umano primitivo. Ciò detto, dato che il tuo commento, più che sul pezzo particolare, voleva essere un giudizio generalizzato, che mi pare di aver recepito, e dato che ogni mia difesa viene interpretata come mancanza apertura al dialogo fino a spingersi nella ridicolaggine (evidentemente avrei dovuto prendere il tuo commento e accettarlo in religioso silenzio) la domanda è: a chi giova continuare? Voglio dire: i tuoi “consigli” stilistici e argomentativi non li posso accogliere: il mio modo di scrivere e ragionare è il risultato di una personalità edificata (come è normale per ognuno di noi) in anni di vita vissuta. Ammesso che la tua parola sia il Verbo, non potrei certamente cambiare all’istante. Quindi il perorare la tua posizione può solo che essere infruttuoso. Allo stesso modo, ogni mio tentativo di difendere le mie parole scribacchiate viene automaticamente bollato di ridicolaggine. Quindi il perorare la mia posizione risulta altrettanto infruttuoso. In questa posizione di stallo, lascio ai lettori “l’ardua sentenza”…

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