Il Calabrescia pensiero

Che vogliamo fare?

Posted on: 11 novembre 2011

Mi scusi MontAlfano se gli rubo l’espressione.

L’italiano è geneticamente calciofilo. A me il calcio non interessa, ma sono una mosca bianca. L’italiano generico sbava nel vedere una palla, e tende a vedere la vita, tutta, come se fosse un derby.

Prima della caduta del muro di Berlino c’era il comunismo da combattere con la fede in Dio e nella DC. E alè, tutti a tifare per l’una o per l’altra squadra. Anche a prendersi rispettivamente a pistolettate, se necessario. La P38, dopotutto, costa poco ed è affidabile.

Poi cade il muro, e per pochi anni la politica è orfana. Non ci sono più le squadre, il comunismo muore, la politica si rinsecchisce. La DC perde mostruosamente voti, e pure i compagni si raffreddano. Tranquilli, ghe pensi mi. Ecco che, per la gioia del popolo italico, arriva un nuovo personaggio, tale Berlusconi, che ringraziando Iddio fa ripartire il campionato. E avanti per altri diciassette anni, con una politica che se prima era un “Avanti compagni! No, state indietro, in nome di Dio!” ora è diventata un “Sono il nuovo argine del comunismo! No, Berlusconi si deve dimettere!”.

E’ così, purtroppo. La politica, come tutte le scienze umane, è cosa seria e complessa. Impone studio, fatica e tempo, per essere compresa. Ma se si è in democrazia, se a contare sono anche i voti di casalinghe disperate, muratori, contadini, medici, ingegneri e architetti che di politica vera in vita loro hanno forse letto quattro righe -e sono la stragrande maggioranza- allora devi, per accalappiare il loro voto, spiegarti con termini e argomenti a loro comprensibili. L’uomo politico ha imparato a sfruttare e abusare del meccanismo del derby.

Pensi che dica idiozie? Lo spread, in questo momento, è politica reale. Quanti di noi sanno cosa sia? Quanti -addirittura!!!- parlamentari sanno cosa sia? Quanti saprebbero suggerire un diverso sistema elettorale, visto che un caposaldo del derby è proprio “l’incostituzionalità della attuale legge elettorale”? Quanti saprebbero, per lo meno, fare due esempi di sistema elettorale?

Però siam tutti qui a dire che la legge elettorale che abbiamo ora fa schifo.

Ora è finita un’altra partita. Non c’è più (non ci sarà più a breve, per essere precisi) un Silvio da contestare, niente più intercettazioni più o meno irrilevanti, niente più signorine discinte, niente più conflitti di interessi vari, niente processi. Basta.

Non mi aspetto che, per questo, il popolo italiano si metta a cercare di capire i meccanismi della politica, per sconfiggere definitivamente il meccanismo calciofilo o il disfattismo ignorante (dài, dire che “tutto fa schifo”, dopotutto, è semplice, veloce, e ti dà sempre un’aria da intellettuale). Spero solo che il nuovo personaggio che entrerà -non so chi, non ho la sfera di cristallo- sappia sfruttare il meccanismo per creare una maggioranza schiacciante che possa, in qualche modo, aiutare a stabilizzare un pochettino le cose.

Perché dico che sarà un “personaggio nuovo”?

Guardati attorno. Tra gli esistenti non ne esiste uno che possa infiammare la politica e, di conseguenza, raccattare forti consensi. Il PDL esiste ancora, ma il delfino di Berlusconi, MontAlfano, non ha assolutamente charme. Uno può avere sei premi nobel, otto lauree ed essere un genio politico, ma se non si sa vendere non verrà mai votato dal popolo bue. Dopotutto, questo era il segreto elettorale di Silvio: essere, sostanzialmente, uno showman. MontAlfano ha il brio di un tonno pinnagialla. Bersani? Non se ne parla. Bossi? Dopo aver fatto un’impennata di consensi, ha iniziato sistematicamente a prendersi a bottigliate nei maroni -e, diciamolo, prenderebbe volentieri a sprangate Maroni-: Roma è ladrona, ma metto il figliuolo in Consiglio Regionale. Federalismo, ce l’abbiamo fatta! Ma nessuno francamente se n’è accorto. Immigrazione, abbiamo bloccato i barco… occazzo, è caduto il cane da guardia Gheddafi. Ci sono più baluba di prima. Fini, appena qualcuno lo vede, scappa per paura di essere pugnalato, possibilmente alle spalle. Casini… mah, è lì. Di Pietro è anche simpatico, ma ancora non s’è trovato un interprete che lo aiuti. Il resto son frattaglie.

Colui che verrà dovrà avere il coraggio di prendere la Costituzione, nella quale si dettano le norme che disciplinano la politica italiana, e cambiarle radicalmente. Non è difficile: basta guardare a un sistema democratico estero che sappia garantire la stabilità politica. Il presidenzialismo statunitense, tanto per dirne una. Non è possibile che, ai tempi della partita comunismo-anticomunismo i governi durassero, in media, poco più di un anno. Quando avrebbero dovuto durarne cinque. Non è possibile che nel 2008 venga eletta una maggioranza schiacciante, che sembrava invincibile, ma nonostante tutto caduta in disgrazia dopo tre annetti. Senza una politica forte e stabile non si va da nessuna parte, semplicemente si continua all’infinito una partita politica. Che non serve a niente e costa una barcata di soldi.

Dopotutto l’attuale sistema deriva da una situazione nella quale, caduto il fascismo, i costituenti avevano una paura dannata di commettere l’atroce errore di conferire troppo potere a una sola istituzione. Hanno così provveduto a creare un parlamento con circa mille persone, un Presidente della Repubblica che conta come il due di picche, un Governo che conta ancora meno, un baraccone enorme dove tutti possono (democraticamente, per carità) dire la loro senza però concludere nulla. E quando, finalmente, si riesce a concludere qualcosina, questo qualcosina è un insieme scoordinato di tante voci tra loro disomogenee, una gravidanza di mesi per una legge che sembra un quadro di Picasso.

Ora che lo spettro della tirannia è lontano, potremmo anche iniziare a capire che, forse, sarebbe anche bene ideare un sistema politico dove X ha tot poteri, Y ne ha altri e Z altri ancora, e nel quale questi tre soggetti non possano mettersi reciprocamente i bastoni tra le ruote, ma debbano piuttosto assumersi le responsabilità del loro operato. Perché un problema dell’attuale sistema è anche questo: tutti dicono tutto e alla fine la responsabilità del risultato non se la piglia nessuno.

Napolitano ha firmato la tale legge, non la doveva firmare! Ma accidenti, cosa deve fare, non firma, così poi (è la Costituzione che lo dice) il Parlamento gliela può rispedire tale e quale e, a quel punto, sarebbe COSTRETTO a firmarla? Un Presidente firma sempre e comunque, tanto il suo veto, potenzialmente, non vale una cicca. Almeno si risparmia tempo.

Al nuovo showman: cerca di fare incetta di voti, prenditi una maggioranza schiacciante e con questa rivedi il sistema politico. Perché avanti di questo passo non so cosa potrebbe succedere alla prossima crisi economica. Che ci sarà, eccome se ci sarà.

Il sistema-derby non cambierà: dopotutto anche negli USA esiste, da decenni, la partita repubblicani-democratici. Ma almeno la politica reale è stabile.

Io, nel mio piccolo, pur avendo sempre tifato a destra, spero che il nuovo allenatore sia Renzi. Mi piace, quel pacioccone rompipalle.

 

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