Il Calabrescia pensiero

Codici autenticati. Pronti al lancio. Fuoco

Posted on: 9 dicembre 2011

Sì, ho iniziato il mio praticantato notarile. Sì, sto prendendo confidenza con i tipici dispositivi da ufficio. Uno pensa che siano due cazzate: un telefono, un fax, un computer, una stampante. In effetti è così. Ma prova a usarli, se ci riesci.

Quanto segue è un ritratto dell’ufficio medio italiano.

La prima cosa che colpisce il novizio, il novellino degli ambienti ufficiali, ufficiosi, da ufficio insomma, sono LE CARAMELLE DI RAPPRESENTANZA.

Tu entri e vedi ‘sto gran contenitore di cristallo, pieno di caramelle coloratissime. L’occhio è appagato, ti viene la strampalata idea di mangiarne una. Vieni fermato, placcato simultaneamente dalla segretaria, dalla donna delle pulizie e da un cliente passato da lì per caso. Solo dopo mesi leggerai la cartina di una delle caramelle, la data di scadenza è “ottobre ’15”.

Si intende 1915. Era una partita di caramelle da imbarcare sul Titanic. Un lusso, oggettistica d’antiquariato. Vabbè.

Poi c’è il fax. La gente sta tanto a rompere le palle con la storia del disboscamento della foresta amazzonica e nel 2011 siamo ancora qui a smanettare coi fax. Usare le mail no, troppo semplice. Tant’è. Il problema è che i fax, in tutto il mondo, sono progettati da scimmie urlatrici brasiliane e montati da operai cinesi sulle sponde del Fiume Giallo.

Tu pensi che servano ad avere direttamente la stampata di un documento segretissimo e da proteggere a costo della vita. Fremi nel sentire la macchinetta che si avvia, pregusti il momento in cui qualche tizio in ufficio ti chiederà “Cosa è arrivato?” e tu, con piglio alla Salvo Sottile “Sono informazioni riservate.”

Passerai invece le tue giornate con il macinino che si avvia ogni 75 secondi. Il messaggio è “dlafnwnfinqòrenfaconfoaxxxxx”.

No, non è un codice segreto. Oddio, magari lo è, ma la dicitura “error” fa poco sperare.

La stampante. Ecco, quella funziona, sono io che non funziono. Tipo di foglio, lo vuoi grande, lo vuoi piccolo, lo vuoi fronte-retro, lo rimpicciolisci, lo ingrandisci… se mi azzardo a fotocopiare un assegno, mi esce una riproduzione in scala 10000000:1. Ci si possono tappezzare le pareti di tutto lo stabile. Meglio, risparmiamo, c’è crisi, gli imbianchini costano. Che poi fa chic quel cifrone indicato nell’importo. Fa tanto upper class. Oppure ti escono tanti fogliettini grandi come francobolli: dall’altra stanza giunge una voce. “Alberto, tutto ok?”. Cerchi di rispondere sicuro mentre stai spalando coriandoli fuori dalla finestra e la fotocopiatrice inizia a sciogliersi. “A meraviglia, adesso arrivo”.

La macchinetta del caffè: l’unica cosa che funziona come nel resto del mondo e, come nel resto del mondo, ti concede un momento di umanità.

Ma la cosa più bella è IL TELEFONO.

Tu, a casa, sei abituato a vedere una scatola con i tasti. Se squilla rispondi, pronto? Se vuoi chiamare alzi la cornetta, componi il numero e attendi.

In ufficio NO.

Il telefono ha 455 tasti. Chiamare è il procedimento relativamente più semplice. L’unica scomodità è la cifra da digitare prima del numero da chiamare. Funziona così. Chiami la segretaria, e le fai indossare un corpetto salvagente. Abbassi il periscopio. Ti sistemi i gradi sulla giacca. Le chiedi di andare in cassaforte a prendere la cifra, il codice di autenticazione. Chiedi al marconista quale sia la cifra comunicata direttamente dal Ministero della Difesa. La fai rileggere alla segretaria. Codice autenticato. Chiami l’ufficiale in seconda, inserisci la tua e la sua chiave di lancio nel telefono. Le giri in contemporanea. Sei sudato. Guardi il tuo equipaggio.

“Signori, sapete tutti cosa può derivare da questa azione. Dobbiamo farlo. Mi assumo ogni responsabilità. E che Dio ci aiuti.”

Premi il bottone rosso e componi la cifra.

 

 

 

Occupato. Lo dicevo che il commercialista c’ha la parlantina pesante.

Parte un fanculo generale indirizzato al telefono. Sono i rischi del mestiere.

Ma il bello viene quando devi rispondere a una chiamata (cosa che ho rinunciato a fare). Dio benedica chi lo fa al posto mio. Rispondi. Già lì devi ricordare, a memoria e in un decimo di secondo, con quale cliente stai parlando, la sua pratica, tutte le cifre, tutte le carte, gli dici che manca (su un totale di quindicimila) UNA marca da bollo, come sta la famiglia? E i figli? Oh, stupenda la nuova nuance dei capelli di sua moglie. Adoro il ROSSO CINABRO.

Poi ovviamente devi passare la parola a chi di dovere: non è che tutti quelli che chiamano vogliono per forza parlare con te. A casa, solitamente, copri la cornetta con la mano e GINOOOOOOOOOOOO VIENI CHE C’è IL FALEGNAMEEEEEEEEEEEEEE.

In ufficio no. C’è un apposito tasto che mette in attesa il tizio, a te cade la linea, componi il numero interno, risponde il vero destinatario della chiamata, dai il nominativo del tizio che ha chiamato, dirotti la chiamata sul telefono del vero destinatario.

L’ultima volta che ho provato, ho dirottato per sbaglio un aereo dell’American Airlines. Fortuna siamo assicurati.

Le linee interne, dicevo. A casa la gente parla a quattr’occhi. In ufficio no. Sei nella stanza a fianco? Sei a più di quaranta centimetri dal tuo interlocutore? Tranquillo, in ufficio ci sono seimila telefoni tutti tra loro collegati con la linea interna. Fai un numerino e tak, squilla il telefono nella stanza a fianco. Ne fai un altro e tak, squilla il telefono alla scrivania a fianco. Ne fai un altro ancora e tak, squilla il telefono sotto alla tazza del cesso. Il denaro non dorme mai, figurati se va a far pipì.

E così entri in un mondo parallelo nel quale guardi la persona con cui parli, ma comunichi attraverso la cornetta. Cioè, ne senti perfettamente anche la voce naturale, ma usare il telefono è maledettamente PRO.

L’ultima volta che ho usato la linea interna ho sbagliato numero e ho fatto partire l’operazione Odyssey Dawn. Gheddafi mi ha tenuto il broncio per mesi.

Eh, insomma, un errore può capitare.

Anche quando l’han preso, se ascoltate bene l’audio dei filmati, in sottofondo si sente un “Lui e quel suo strafottuto telefono.”

Esagerato.

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1 Response to "Codici autenticati. Pronti al lancio. Fuoco"

Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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