Il Calabrescia pensiero

Archive for gennaio 2012

Nel 1978 vengono aboliti i manicomi tramite la legge Basaglia.

I manicomi. Senza dubbio di strutture inumane. I malati venivano imprigionati, più che curati. Prendi il malato, lo infili in manicomio, se hai un pochino di pietà lo sedi, altrimenti alè con gli elettroshock e il menefreghismo generale. Era necessario chiudere?

No.

Era necessario prendere queste strutture e regolarle a dovere. Era necessario introdurre cure serie. Era necessario iniziare a vedere il malato di mente come un essere umano. Rispettarlo e curarlo, non rinchiuderlo in una stanza facendolo crepare tra i suoi escrementi.

Cosa si è fatto? Si è chiuso tutto. Tipica italianata: qualcosa non funziona? Non lo si aggiusta, si chiude e poi chissà.

Spero non dobbiate mai sopportare il dispiacere di un parente mentalmente malato. Non c’è bisogno di immaginare granché, basta pensare alla tipica nonna malata di alzheimer. Spero non dobbiate sopportarlo perché oltre al dolore umano c’è anche un enorme problema gestionale.

Le malattie mentali sono patologie che impongono cura e attenzione 24 ore su 24. Di palle non ce n’è. E’ come avere in casa una persona in coma. Non è che prendi e vai a lavorare, non è che la lasci da sola, qualcuno deve rimanere. Ecco: da più di 30 anni la legge Basaglia (coi suoi nobili intenti e idioti risultati) sta mandando a farsi benedire centinaia di famiglie. Non è più possibile porre queste persone malate in strutture nelle quali possano essere seguite con la necessaria attenzione e diligenza.

Il malato di mente può essere coattivamente ricoverato in ospedale solo se “esistano alterazioni psichiatriche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, se gli stessi non vengano accettati dall’infermo e se non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extraospedaliere.”

Della serie: ci deve essere già una grave alterazione psichica (la situazione deve già essere sfuggita di mano alla famiglia), il malato di mente deve rifiutare di sottoporsi alle cure a casa propria (della serie: c’è una fortissima alterazione psichica ma pensiamo che il paziente possa decidere consciamente riguardo alle proprie terapie) e se, in buona sostanza, non vi sia proprio altra scelta se non il ricovero ospedaliero.

Tradotto: il ricovero è possibile solo dopo che la famiglia e il malato stesso siano andati vicini, vicinissimi al punto di rottura.

Non solo: tutta la procedura per rendere possibile il “ricovero coatto”, il cosiddetto TSO, prevede un’insieme di decisioni prese da un medico, un sindaco e un giudice. Gran bella procedura d’emergenza. Come se per andare in soccorso di una nave che affonda bisognasse avere prima il permesso del sindaco del paese, del prete, del panettiere e chiedere per favore al comandante.

Se poi tutto va bene la durata massima del ricovero è di 7 giorni, rinnovabili di volta in volta.

Ri-tradotto: famiglie, arrangiatevi voi, lo Stato interviene solo in caso di estrema necessità. Se il malato di mente completamente non autosufficiente “decide” di essere sottoposto a cure a casa propria, allora bisogna attrezzarsi privatamente. O un membro (o più) della famiglia molla il lavoro per seguire il malato, oppure si assume una persona che lo faccia. E sono denari, tanti soldi che non tutti possono permettersi.

Non era più intelligente fare in modo che il trattamento dei malati psichici nei manicomi fosse uniformato a criteri di umanità e scientificità come in qualsiasi ospedale degno di questo nome? Macché.

Ora, in un risveglio generale di buonismo e idiozia, vogliono abolire gli OPG. Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari sono strutture nelle quali viene temporaneamente rinchiuso chi si sia macchiato di un reato e venga prosciolto per “infermità psichica, ovvero per intossicazione cronica da alcool o da sostanze stupefacenti, ovvero per sordomutismo” (o più semplicemente “prosciolto perché incapace di intendere o volere”).

Gli OPG, oggi, escluso forse quello di Castiglione delle Stiviere in provincia di Brescia, sono delle strutture gestite in maniera assolutamente indecorosa. I malati non vengono curati come dovrebbero. Questo imporrebbe una seria riorganizzazione degli istituti, non la loro chiusura.

Altrimenti che succede? O mescoliamo detenuti malati di mente e non malati di mente e rischiamo che si facciano bellamente del male tra loro, oppure creiamo dei reparti appositi per i malati di mente nelle prigioni “normali”, rendendo inutile, a questo punto, la chiusura degli OPG. Che senso avrebbe, infatti, chiudere strutture adibite alla riabilitazione dei malati mentali per poi aprire appositi reparti separati nelle prigioni ordinarie?

Spero che si trovi una soluzione ragionevole, che possa tutelare sia i malati sia chi malato non è. Perché è vero che ogni uomo è uguale a tutti gli altri riguardo alla sua dignità, ma è anche vero che ognuno di noi ha esigenze diverse. C’è chi può mangiare solo certe cose per via di alcune allergie, c’è chi ha due gambe e chi purtroppo ne ha una sola, c’è chi ci vede bene e chi ci vede male, c’è chi ragiona e chi purtroppo ha il cervello malandato. Non confondiamo la assoluta e imprescindibile necessità di un’eguale dignità tra tutti gli uomini con una necessità, invece, di garantire le differenze di trattamento tra uomo e uomo per meglio rispondere alle esigenze di ognuno.

E garantire cure e strutture adeguate a spese dello Stato per i malati mentali, signori miei, mi sembra un gesto di grande responsabilità sociale e rispetto della persona umana. Sicuramente più che lasciare che la gente se la veda privatamente con la malattia e possa ricorrere all’aiuto dello Stato e di strutture apposite solo quando il nonno, lo zio, la zia o chi per essi abbia deciso di farsi o fare inconsciamente del male.

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CHI SI LAUREA DOPO I VENTOTTO ANNI è UNO SFIGATO.

Questa la dichiarazione del viceministro Martone. Apriti, oh cielo!

Certamente un’uscita molto poco sobria, in un clima che pare ormai ovattato, fatto di cachemire, loden e doppipetti. Avrebbe dovuto, forse, sostituire la parola “sfigato” con “debosciato”. Vuoi mettere?

Parliamoci chiaramente: un conto è chi si fa un culo tanto, studia e contemporaneamente lavora per potersi comprare libri e pagare un affitto solitamente esorbitante; in questo caso mi pare parecchio onorevole laurearsi anche a 35 anni. Altro che da sfigati.

Ma non fingiamo di avere il prosciutto (pardon, salame, tempi d’austerity e sobrietà) sugli occhi. Tantissimissimi si iscrivono alle scuole superiori per poi non fare un beneamato tutto il tempo. Un po’ di meno (ma comunque tanti) per oscuri motivi decidono di iscriversi pure all’università, seguitando la tanto amata condotta liceale del fancazzismo. Solo che al liceo la promozione è quasi uno scatto automatico: arrivi a fine anno e vabbé, è scarsino ma sì, un calcio nel culo e via, avanti alla classe superiore.

Promuovetelo, purché se ne vada fuori dai maroni. Per i più sobri e colti “promoveatur ac amoveatur”.

All’università non è così. O dai esami, o niente promozione (o bocciatura) a fine anno. Lì sei e lì resti.

Credo che, seppur in un modo discutibile, il viceministro abbia voluto dire questo: in un momento di crisi nel quale buttare via soldi è ancora più peccato, stracciare centinaia di euro per restare infruttuosamente iscritti all’università (non perché bisogna studiare e lavorare, ma perché si ama particolarmente passare le proprie giornate svaccati sul letto) è da sfigati. Aggiungerei che oltre ad essere da sfigati è pure da idioti irrispettosi, perdindirindina.

Il “perdindirindina” serve a dare un tono sobrio.

Ciò detto, tutto il resto è certamente criticabile:

la generalizzazione estrema dell’uscita del viceministro (laurearsi tardi è sempre onorevole, se il ritardo ha una giustificazione)

la sua nomina a professore ordinario di Diritto del Lavoro nel 2005 (dal 2001 era professore associato, peccato non abbia mai conseguito un dottorato di ricerca, necessario per chiunque ambisca alla docenza universitaria. Mah.)

il suo stesso nome, così antipaticamente USA in un momento di così ambita sobrietà, con un cognome che ti vien voglia di pronunciarlo alla maniera anglosassone -Martòn- e che invece scopri essere volgarmente italico -Martone-

la sua nomina a viceministro, nonostante i suoi rapporti umani con il ministro Fornero paiano essere al limite della belligeranza (come se io, come mio vice, scegliessi la persona più antipatica della terra… a ri-mah)

il suo aspetto da intellettuale fighettino sapientino saccentino decisamente demodè

il fatto che, nonostante i suoi agganci (primo tra tutti suo padre Antonio Martone, avvocato generale in Cassazione, ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati) sia diventato viceministro (non ministro, vice) a trentotto anni, quando altri sono diventati ministri (non viceministri, ministri) a 31 pur essendo di umili origini (Giorgia Meloni) o a 33 pur essendo state, precedentemente, semplici showgirl (Mara Carfagna)

Come dire, Michè, un pochino sfigatello lo sei pure tu.

E andiamo.

 

E’ sufficiente leggere i pezzi precedenti per capire come personalmente non sia contrario a questo Governo Monti.

Le grida d’incostituzionalità, le puttanate riguardo alla necessità assoluta di nuove elezioni, gli stracciamenti di vesti di chi si riparava dietro a un “Ma gli italiani hanno votato noi…” mi hanno dato il voltastomaco. E non sono di sinistra, quindi si astenga chi ha già un commentino pronto del tipo “Sei un comunista”. No cari, sono uno che conosce la legge.

Questo Governo (come ogni Governo, data la nostra Costituzione) è stato nominato dal Presidente della Repubblica, le elezioni (come ogni elezione dalla nascita della Repubblica) hanno da sempre portato alla formazione di un Parlamento -non di un Governo- e di conseguenza gli italiani (piaccia o meno, non è un mio problema) NON hanno votato “il governo Berlusconi” ma hanno espresso la loro preferenza riguardo a un Parlamento che avesse una maggioranza di seggi targati “PdL”. E quel Parlamento deciso dagli italiani esiste ancora, con la propria maggioranza e opposizione. Se poi certi membri della maggioranza han fatto il salto della quaglia e sono finiti all’opposizione, beh, non è colpa di Napolitano o di Monti. Punto.

Fatte queste precisazioni, magari un piccolo suggerimento al Governo Monti lo darei volentieri.

Stiamo vedendo tutti il macello che si sta consumando in Sicilia. Stiamo vedendo tutti gli scioperi selvaggi di tassisti e benzinai.

Noi italiani siamo un popolo molto disponibile, malleabile e combattivo: non abbiamo, però, lo spirito dei martiri. Della serie che se ci sono delle magagne da sopportare, vabbè, sopportiamo, ma sopportiamo tutti. Se queste magagne devono essere sopportate solo da alcuni, allora parte l’incazzamento generale.

Per farla breve: c’è crisi e dobbiamo svecchiare, liberalizzare, tagliare, stringere. Evvabbene oh, dopotutto nessuno vuol finire culo all’aria. Ma la politica non è solo “tecnica”, è pure “psicologia” se vogliamo, è pure “tatto”, conoscenza dello spirito umano.

Quando Londra sanguinava sotto le bombe tedesche, il governo non si limitava alla “tecnica” di nuove tecnologie militari che permettessero una difesa più efficace. Churchill andava tra le macerie, re Giorgio faceva frequentissimi discorsi. E restava in Patria, non andava a nascondersi chissà dove con famiglia e ricchezze. La gente lo vedeva lì, e sopportava.

Sopportava pensando “possiamo vincere, forza!”.

Ecco signori: voi siete troppo tecnici. Tagliate, amputate, modificate -a volte in maniera discutibile, andiamo- laddove c’è da innovare e rinfrescare, ma non parlate alla pancia della gente.

Se aveste tagliato gli sprechi di un’Amministrazione mostruosamente dispendiosa per tenere, come ultima carta, l’aumento di imposte e accise varie, allora gli italiani sarebbero tutti con voi. Avremmo sopportato -a malincuore, ma avremmo sopportato- anche un’IVA al 25%, magari pure la benzina a due euro. Sarebbe stato necessario.

Nella mia terra non ci sono più sprechi, l’uomo politico lavora otto ore al giorno dal lunedì al venerdì (massì, concediamogli il sabato…), i vitalizi sono stati aboliti, il sistema pensionistico è stato equiparato a quello dei comuni mortali, le auto blu sono state relegate a ruoli di rappresentanza internazionale (un conto è presentarsi a un meeting internazionale con una bella ammiraglia italiana, un altro è andarci con una Panda bianca del 1988. Ma finché si resta in un contesto nazionale non credo che i politici si ridano addosso l’un l’altro per la scarsa cilindrata della vettura).

Le Province sono state abolite (tutti, a destra e a sinistra, concordano sul fatto che siano enti ridondanti; nessuno fa nulla) la lotta all’evasione è ai massimi storici (fino, magari, all’abolizione del contante, per una massima tracciabilità. Economia da Stato di Polizia? Evvabbè.), Parlamento monocamerale con 300 anime.

La regola del dannato pareggio in bilancio è stata inserita in Costituzione. Amen.

Taglia, sega, amputa gli sprechi e se sarà ancora necessario gli italiani ti seguiranno. Pagheranno anche loro, stringeranno la cinghia e via, prima o poi la situazione tornerà rosea.

Ma finché resterete nei Palazzi, finché un signore d’età avanzata parlerà di sobrietà e sacrifici da un Quirinale che costa più della presidenza USA e della Corona britannica messi insieme…

Mario, basta mangiare brioche, c’è una nave che affonda.

Scenda dai Monti e VADA A BORDO, CAZZO.



    • Piero Sallusti: te saluto......pure i galli hanno capito che il mentitore di professione era solo un cavallo di troia per indagare Valle....un finto accusatore, d'acc
    • Franco (@Francostars1): Gli atti osceni in autovettura possono essere evitati come reato se i vetri sono appannati o tutti coperti, come citato dalle Sentenze della Cassazion
    • calabrescia: Esistono anche assassini magri. E non possiamo sapere se Simonetta non conoscesse il Valle.
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