Il Calabrescia pensiero

Archive for febbraio 2012

Ora scrivo un pezzo che potrebbe essere intitolato “La scoperta dell’acqua calda”, tanto è ovvio. Ma alle volte le ovvietà possono passare inosservate.

Siamo ufficialmente (non lo dico per disfattismo da osteria, lo dico perché è così) il Paese con il carico fiscale più alto del mondo. Questo vuol dire che lo Stato, proporzionalmente, chiede agli italiani più denaro rispetto a quanto tutti gli altri Stati chiedano ai loro popoli.
Ora: se le patrie casse sono ancora disperatamente vuote nonostante la tassazione da record mondiale, i motivi possono essere due.

1) EVASIONE FISCALE DA RECORD: lo Stato chiede soldi, ma questi soldi non arrivano. Questo è un aspetto che ultimamente si sta cercando di combattere in tutti i modi. Personalmente non credo che l’evasione sarà mai debellata finché ogni scambio di denaro di mano in mano non avverrà esclusivamente con bancomat o carte di credito, per assicurare una assoluta tracciabilità. Stato di polizia tributaria? Certamente. Ma se devo scegliere tra finire come la Grecia o accettare che lo Stato guardi nelle tasche di tutti per scoprire chi non paga le tasse mandandoci tutti gambe all’aria, allora… signori, guardatemi nel portafogli finché volete.

2) SPESE E SPRECHI ASSURDI: lo Stato chiede soldi, ne ottiene molti meno per via dell’evasione, e di quelli che ottiene fa un uso assolutamente imbecille. Questo, al contrario dell’evasione fiscale, è un aspetto reso molto meno evidente dai media. Il fatto è che la Pubblica Amministrazione, nel suo complesso (Parlamento, Ministeri, Comuni, Province, Regioni, consigli comunali, provinciali, regionali, sindaci, authority, portaborse, sottosegretari, viceministri, vicesindaci, auto blu, auto bianche, auto argento, auto viola a pois arancioni…) SI MANGIA UNA QUANTITà DI SOLDI TALMENTE GRANDE CHE SE ANCHE NON ESISTESSE L’EVASIONE SAREMMO COMUNQUE IN GRAVE DIFFICOLTà.

Ora, non voglio fare il solito minestrone antipolitico. Trovo giusto che la politica possa gestire grandi somme di denaro e possa mostrarsi alle personalità internazionali con sfarzo e lustro. Perché diciamocelo, avere una politica “di lusso” non comporterebbe tutta questa grande spesa. Basti guardare la Corona britannica. Sono ferocemente contrario a tutti quelli che, come se fossero all’osteria, gridano frasi del tipo “Dovrebbero lavorare, altro che!!! Per fare quello che fanno non dovrebbero prendere nemmeno una lira!!!”

No. Quello che fanno, se fatto bene, è fondamentale. E necessita di grandi flussi di denaro. Il problema sono gli sprechi, la moltiplicazione di enti e poteri. Tutto è nato dalla Costituzione, in un periodo nel quale la paura del potere assoluto (si era appena usciti da anni di dittature e tragedie, e nuove dittature comuniste stavano nascendo o affermandosi nell’est) ha portato i Costituenti a creare un sistema ridondante nel quale tutti potevano fare tutto e nessuno poteva fare niente. Ti conferisco questo potere, ma creo un altro organo che possa limitarti.

Oggi abbiamo ancora necessità di credere che un Parlamento bicamerale con più di 900 persone (contando solo Onorevoli e Senatori, se contiamo pure i loro portaborse ecc ecc non finiamo più) sia più democratico di uno monocamerale composto da 200 (che son già tante)?

Dobbiamo ancora credere nell’utilità di un Presidente della Repubblica (il Quirinale, un mostro tritasoldi che nemmeno Man in Black) quando potremmo optare per -che so- un presidenzialismo all’americana? Un Governo, un capo del Governo (e dello Stato) e un Parlamento monocamerale. Chiuso.

Ce ne sarebbero di cose da fare, per rendere il sistema politico molto più snello ed efficiente.

Altro che pavoneggiarsi per aver rotto le palle a quattro evasori imbecilli a Cortina il giorno di Natale.

Capì, Monti?

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Da Wikipedia, estratti.

Franklin Delano Roosevelt è stato il 32º presidente degli U.S.A.

Finora è l’unico presidente ad essere stato eletto per più di due mandati consecutivi, vincendo le elezioni per ben quattro volte e rimanendo in carica dal 1933 fino alla sua morte, nell’aprile del 1945.

Larga parte della sua fama è dovuta al vasto e radicale programma di riforme economiche e sociali conosciuto con il nome di New Deal, grazie al quale gli U.S.A. riuscirono a superare la grande depressione dei primi anni ’30. Fra le sue più importanti innovazioni vanno ricordati il Social Security Act -con il quale vennero introdotte per la prima volta negli Stati Uniti d’America l’assistenza sociale e le indennità di disoccupazione, malattia e vecchiaia- e la creazione dell’Agenzia per il controllo del mercato azionario.

Coinvolse gli U.S.A. nella II guerra mondiale a seguito dell’attacco a Pearl Harbour e con il suo ottimismo, la sua calma e la sua capacità di giudizio, ebbe un ruolo di grande rilievo nel grandioso sviluppo della potenza militare americana, nella conduzione politico-strategica della guerra, nel consolidamento della “Grande Alleanza” con il Regno Unito e l’Unione Sovietica e nelle decisioni geopolitiche della fase finale del conflitto.

Contribuì alla formazione delle Nazioni Unite.

Nel 1921 (prima di fare tutte le cose sopra richiamate), mentre era in vacanza all’isola di Campobello, Roosevelt contrasse una malattia -ritenuta al tempo una grave forma di poliomielite, oggi si ipotizza che fosse sindrome di Guillain-Barré- che ne causò la paralisi degli arti inferiori. La malattia gli provocò sin dall’inizio seri problemi di movimento: usava spesso una sedia a rotelle, ma si sforzò di nascondere la sua disabilità per tutta la vita, anche apparendo pubblicamente dando l’impressione di essere sano: si manteneva in posizione eretta appoggiandosi senza dare nell’occhio o a un collaboratore o a un qualsiasi supporto, guidava fiammanti automobili decappottabili usando comandi manuali per i pedali.

In effetti, sono conosciute solo due fotografie di Roosevelt sulla sua sedia a rotelle.

Vi ho tediato con questo breve racconto (troverete più informazioni sulla pagina di Wikipedia, o su un buon libro) perché voglio mettere bene in chiaro un concetto. Essere handicappati nel fisico, o come dicono i benpensanti “essere diversamente abili” non significa automaticamente vivere una vita devastata sotto ogni aspetto.

In questo periodo di crisi economica e di evasori fiscali sta passando, strisciante, l’odio per tutte quelle persone che, munite di apposito contrassegno arancione, utilizzano i parcheggi riservati ai portatori di handicap posteggiandovi costose auto sportive.

Certo, la probabilità che si tratti di bastardi falsi invalidi è alta. Fate bene a segnalare queste situazioni sospette all’Autorità.

Quello che non va fatto è credere che un invalido debba necessariamente essere povero, derelitto, rinchiuso in casa sbavante e inondato del suo stesso piscio: signori, anche noi invalidi (sì, noi, pure io ho un corpo imperfetto) abbiamo una vita. Anche noi invalidi, seppure col corpo malandato, possiamo fare grandi cose. Possiamo guadagnare onestamente, pagare le tasse onestamente, e se siamo così fortunati da guadagnare tanto possiamo anche prenderci (onestamente) una Ferrari.

Anzi, è abbastanza probabile che questo succeda: molti di noi cercano di compensare con studio e successo personale la frustrazione di un corpo malandato.

Quello che non possiamo fare (e credetemi, lo faremmo volentieri) è rinunciare alla possibilità di usufruire dei posti riservati. Perché se uno spirito di ferro può portarti al successo nel lavoro e di conseguenza può portarti a grandi guadagni, nessuno può guarirti da una malattia cronica. E quindi puoi diventare fantamiliardario, ma la necessità di un parcheggio riservato che ti permetta di andare a fare la spesa senza distruggerti le gambe rimane.

Anche se diventi il presidente degli Stati Uniti d’America.

Essere falsi invalidi è una cosa, essere veri invalidi che sono riusciti a vivere, lavorare, guadagnare e godere dei propri guadagni è un’altra. Siamo esseri umani come voi.

Roosevelt a bordo della sua auto

Roosevelt in automobile

Roosevelt in pubblico (viene sorretto con discrezione)

Roosevelt


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