Il Calabrescia pensiero

E l’orchestra suonava ancora

Posted on: 9 aprile 2012

A FINE TESTO, L’INNO “NEARER, MY GOD, TO THEE”, ULTIMO BRANO SUONATO DALL’ORCHESTRA DEL TITANIC

Volente o nolente, in questi giorni ti ci fanno pensare. Una tragedia di un secolo fa, situazioni umane che valgono per sempre. Anche oggi.

No, non voglio raccontare della tragedia del Titanic, credo che già la conosciate, e comunque un documentario può raccontare tutto molto meglio di come possa farlo io. Per una versione romanzata dei fatti c’è pure uno dei migliori kolossal moderni di Holliwood, il famoso film di James Cameron del 1997.

Voglio ricordare solo un particolare di quella vicenda: mentre era chiaro a tutti come la cosa sarebbe andata a finire, e cioè che si stava andando a fondo e che non c’erano scialuppe di salvataggio per tutti, alcune persone hanno scelto di sacrificarsi per aiutarne altre.

Ed è stato un sacrificio non imposto: si poteva cercare una scialuppa con le unghie e con i denti, un modo per salvarsi lo si poteva trovare. E non era nemmeno un sacrificio sostanziale: nessuno aveva, in realtà, il potere di salvare una sola vita che fosse una.

Era un sacrificio che, in quelle spietate circostanze, serviva semmai ad aiutare coloro che sicuramente sarebbero stati obbligati a restare a bordo e morire, a farlo in un’atmosfera che onorasse il trapasso di un essere umano.

Ed è così che otto uomini, George Krins, Roger Bricoux, W. Theodore Brailley, J. Wesley Woodward, P.C. Taylor, J.F.C. Clarke, John Law Hume, diretti da Wallace Henry Hartley, hanno scelto di restare a bordo e suonare. Fino a portarsi sul ponte, davanti alle scialuppe, suonando mentre altri si imbarcavano verso la salvezza davanti ai loro occhi.

Un disastro iniziato con una percezione distorta delle capacità umane da parte di progettisti e responsabili, che consideravano quell’opera umana come “inaffondabile”, fino a spingersi a dire che “Nemmeno Dio potrebbe far affondare questa nave”.

Un disastro finito con degli eroi (ricordiamo che oltre all’orchestra, certamente, ci furono atti di eroismo meno conosciuti) che, consapevoli della loro piccolezza, sceglievano di accompagnare altre persone verso la fine nel modo migliore che conoscessero: facendo il loro dovere. E sapendo di dover condividere con loro la stessa sorte.

E lo facevano suonando, come ultimo brano, “Nearer, my God, to thee” (Più vicino a te, mio Dio), un inno che, siate voi credenti o meno, simboleggia in quelle circostanze la presa di coscienza da parte dell’uomo della propria debolezza davanti a quel Dio che si riteneva incapace di eguagliare un’opera umana, o, se preferite, della propria debolezza davanti alla natura.

Anche oggi siamo in difficoltà. C’è una grave crisi che sta mettendo in ginocchio mezzo mondo. Anche in Italia ne stiamo risentendo. Nessuno di noi singoli cittadini italiani ha il potere di cambiare le cose: il timone sta nelle mani di altri, noi non abbiamo voce diretta in capitolo. Eleggiamo persone, votiamo, è vero, ma poi sono quelle persone a dover manovrare. Noi, singoli, non valiamo niente.

Ma l’eroe non è sempre quello che salva tutti, non è sempre il tizio dall’aspetto scultoreo che ammazza tutti i cattivi e riporta la pace. Eroe è anche quello che, senza clamore, fa qualcosa, per quanto piccola, per il prossimo. E state certi che la somma di questi tanti piccoli “eroi silenziosi” può portare veramente a risultati grandiosi.

La storia dovrebbe insegnare: quelli di noi che hanno particolari competenze, o anche un cuore sufficientemente grande da concepire il privarsi di qualcosa per darlo agli altri, lo faccia. Sento in ogni dove solo gente che incolpa il comandante (I comandantI) di questa nave Italia per averla portata a schiantarsi contro chissà cosa: ci si siede, si piange, si incolpano persone che certamente sono responsabili, si annaspa cercando la propria salvezza. Quanti scelgono di gestire, con un piccolo gesto, la situazione?

Italiani, e popoli che in questo momento stanno vivendo situazioni terrificanti per via di questa crisi: chi di noi può farlo prenda un violino e suoni per tutti quelli che, anche volendo, non possono essere salvati. Chi di noi è in grado di farlo, cerchi, con attrezzi di fortuna, di costruire delle rudimentali scialuppe per rimediare all’errore di quei progettisti che, per decenni, hanno pensato che le navi-nazione non potessero affondare. E faccia salire delle persone.

E chi sopravviverà, impari che l’essere umano non ha mai, in nessun campo, né ingegneristico né economico, la capacità di costruire cose inaffondabili.

Non bisogna essere Rambo, per essere eroi.

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4 Risposte to "E l’orchestra suonava ancora"

Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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Bellissima la tua riflessione!!! Condivido le tue idee e il senso civico. Come sempre hai le parole giuste nella situazione giusta!!
Francy

Grazie! Solo una curiosità: sei una Francesca che conosco di persona? XD

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