Il Calabrescia pensiero

Archive for maggio 2012

Se lo chiedono tutti: il movimento 5 stelle di Beppe Grillo riuscirà a reggere il peso della politica? A Parma, infatti, il nuovo sindaco è un grillino.

Personalmente ho una mia idea. Discutere “per partiti” non ha senso, non ne ha mai avuto e mai ne avrà. Per capire se un determinato sindaco -o qualsiasi altra carica politica- sarà o meno in grado di governare bene è necessario guardare, molto semplicemente ed esclusivamente, alla sua persona.

La cosa è abbastanza chiara, sta davanti ai nostri occhi da anni e anni. Un programma di partito, per quanto casto e puro, non porta automaticamente i membri di quel partito a prendere decisioni che siano in linea con quel programma. La Lega, per anni, ha sbraitato contro uno Stato che riteneva ladro. Eppure molti esponenti leghisti -anche di altissimo livello, non parliamo certo della manovalanza- si sono dimostrati ladri, intascandosi finanziamenti pubblici, almeno tanto quanto gli odiati “romani”. La sinistra moderata (attuale PD) che da sempre ha sbandierato come un proprio marchio di fabbrica la “questione morale” -che è una filosofia per la quale la politica deve (dovrebbe…) sempre essere esercitata guardando anche all’aspetto morale- e ne ha fatto un’arma contro qualunque avversario politico, considerato immorale e incolto, ha fatto esattamente come la Lega: si è intascata svariati milioni di soldi pubblici. Questo sta infatti emergendo dalle dichiarazioni del tesoriere Lusi. Sono così etici e morali che non hanno avuto la dignità (come almeno è avvenuto in Lega) di buttar fuori dal partito a calci nel culo chiunque si fosse a suo tempo intascato dei soldi destinati al partito.

La destra moderata, che a parole è tanto ligia alla famiglia e ai valori tradizionali, è caduta dopo mesi di scandali e scandalicchi attorno a svariate questioni di signorine ben liete di distribuire momenti di gioiosa spensieratezza sessuale. Possibilmente in cambio di qualche regalino.

Signori, i partiti, i programmi di partito, le ideologie di partito, non sono un computer centrale al quale si possano collegare le menti degli esponenti di quel partito per ispirare il loro governo solo ed esclusivamente su quelle ideologie. Ogni uomo, ogni sindaco, ogni militante di qualsivoglia partito è una persona a sé: se si tratta di una persona onesta e disinteressata amministrerà bene indipendentemente da tutto, se è un farabutto ruberà a destra e a manca anche se fosse un rappresentante del partito delle ancelle della carità.

Come superare questa condizione? Un sistema elettorale che preveda la possibilità di eliminare il concetto di “partito” e che sia più concentrato sul singolo eletto, obbligandolo a un qualcosa che in Italia ancora non esiste: il “mandato imperativo”. Cioè l’obbligo, per la persona eletta, di conformarsi a quanto promesso durante la campagna elettorale, pena la revoca dalla carica ricoperta. Un po’ come quando si assume un imbianchino: se ci accordiamo per pitturare un muro di blu e tu me lo fai verde, io ti caccio a pedate e mi rimborsi pure le spese necessarie a ricominciare il lavoro daccapo.

Il Parlamento è fatto da due camere: Camera e Senato. In tutto, 945 parlamentari. Si potrebbe modificare la Costituzione in modo tale da avere un Parlamento monocamerale e formato da 100 parlamentari. Come eleggerli? In Italia ci sono 20 Regioni. Chiunque voglia ambire alla carica di parlamentare potrebbe pubblicare in rete (magari in un sito istituito dalla Regione stessa) il proprio curriculum e il proprio progetto ideologico, sottoponendolo all’attenzione degli elettori della propria Regione. I cinque soggetti di ogni Regione che abbiano raggiunto il maggior numero di voti sarebbero eletti alla carica di parlamentare. Cinque parlamentari (eletti nominalmente e dopo aver consultato curriculum e progetto politico personale) moltiplicati per ognuna delle venti regioni porta esattamente al numero totale di cento.

Un Parlamento molto più snello, agile, democratico e veramente rappresentativo -in maniera equa- di tutta l’Italia. Chiaramente andrebbero modificati anche gli iter legislativi e di riforma costituzionale in riferimento alla nuova struttura parlamentare.

Tutto questo per dire una cosa sola: personalmente non vedo bene Beppe Grillo nelle vesti di uomo politico. Mi sembra non sia in grado di governare. Ma mi riferisco A LUI, alla sua persona: magari il neo sindaco di Parma, che pure è un grillino, è una persona intelligente, preparata e concreta, in grado di amministrare bene indipendentemente dal partito di provenienza.

Io spero -pia illusione!- che prima o poi il sistema partitico verrà superato con una riforma costituzionale che assomigli a quanto ho scritto poco sopra, in favore di una politica che tenda a concentrare l’attenzione sulle qualità e capacità del singolo eletto e non sulla bellezza delle parole di un programma di partito.

Fino ad allora, per lo meno, cerchiamo di avere la decenza di non godere del malgoverno del tale esponente di un partito che magari non abbiamo votato: se Tizio, del tal Partito, governa male e manda il proprio territorio gambe all’aria, non è che il danno è meno grave perché provocato da un grillino o da un leghista. Tot milioni di euro buttati nel cesso sono sempre e comunque una disgrazia. Gioirne è un po’ come essere felici di finire contro un muro di cemento ai centosessanta all’ora mentre si è alla guida di un auto di proprietà di una persona che ci sta antipatica: è vero che gli facciamo un dispetto perché gli polverizziamo la sua -magari costosissima- automobile, ma è anche vero che a bordo di quella macchina ci siamo pure noi…

I grillini hanno avuto buoni risultati: auguriamo loro (e a tutti gli eletti) di svolgere un lavoro eccellente. Non nell’interesse del loro partito, magari perché possano in futuro avere più voti.

Ma nell’interesse della nostra Nazione. Checché ve ne dicano, piddini, pidiellini, leghisti, grillini, vendoliani, sono solo modi variegati e idiotamente separatisti per definire una cosa sola.

Gli italiani tutti.

E’ in corso un blitz della polizia nel rione Sant’Elia, in via Paolo Uccello, Brindisi. Le forze dell’ordine avrebbero individuato l’uomo registrato da una telecamera di sicurezza, il presunto artefice dell’attentato alla scuola brindisina Morvillo Falcone. Si chiama Claudio Strada, tecnico tv, sposato con una donna dell’Est. Ha la mano destra menomata. L’uomo non è stato trovato, è ipotizzabile una sua fuga in Albania, terra d’origine della moglie.

Pubblicherò una sua fotografia (nella quale si possa vedere il viso) non appena mi sarà possibile. Chiunque abbia informazioni su di lui, contatti immediatamente le forze dell’ordine.

PARE CHE CLAUDIO STRADA ABBIA UN ALIBI, QUINDI L’ATTENTATORE NON SAREBBE LUI. AGGIORNERò LA QUESTIONE MAN MANO.

Io non so chi abbia messo quella bomba vicino alla scuola Morvillo Falcone.

Potrebbe essere stata la sacra corona unita. Potrebbero essere stati altri. C’è chi non crede alla pista mafiosa; io stesso ho sempre letto di omicidi “utili”: il mafioso ammazza solo quando la persona da ammazzare costituisce un pericolo concreto. Ammazzano il magistrato che li sta massacrando, il commissario che sta iniziando a conoscere troppe cose, il commerciante che non pagando il pizzo gli manca di rispetto. Non è mai successo che mettessero una bomba con l’intento di ammazzare gente a casaccio, “solo” perché una scuola si era distinta per la lotta ideologica contro la malavita organizzata. Nella fredda logica mafiosa una strage di liceali è una strage inutile, non consente di eliminare nessun personaggio influente e anzi, provoca grane con una giustizia che sicuramente si attiverà con forza.

Però tutto è possibile.

Se di sacra corona unita si tratta, e quindi di mafia, sappiano quei signori che il loro “potere” si fonda sulla paura. Finché questi cani ammazzano dei rappresentanti dello Stato, la reazione della popolazione è la paura. “Se sono riusciti ad ammazzare questo o quel magistrato vuol dire che sono davvero forti: meglio non contrastarli”.

Ma quando iniziano ad ammazzare ragazzini, magari perché infastiditi dalla loro attività culturale dichiaratamente antimafiosa, questi porci smettono di creare paura e iniziano a creare rabbia.

Sappiate che se la paura, finora, ha funzionato, gli italiani sono sessanta milioni.

Avete fatto incazzare sessanta milioni di persone.

Adesso rischiate che la lupara che finora avete rivolto verso l’innocente, venga rivolta verso di voi.

Adesso sono cazzi vostri.

Riposa, Melissa.

 

Abito a pochissimi km da Green Hill. Dieci km. Qui da noi sono anni che si conosce questo luogo. Sono anni che si sa cosa succede al suo interno.

Io, fin da piccolo, possiedo animali. Cani. Li ho sempre trattati con affetto, praticamente come se fossero membri della mia famiglia.

Voglio fare alcuni ragionamenti sul caso Green Hill, ora che è diventato “di moda”: un articolo del genere, infatti, nel 2006 -quando questo blog è nato- non avrebbe incontrato l’interesse di nessuno.

Punto primo: la sperimentazione animale. Io non so se la sperimentazione di un farmaco su un animale possa o meno essere utile alla medicina e alla farmacologia che si rivolgano ad esseri umani. Non sono medico, né mi intendo di cose scientifiche. Posso, umilmente, rimettermi ai pareri di autorevoli persone che ne sanno più di me; purtroppo, però, lo scienziato A mi dice che la sperimentazione animale è fondamentale, e lo scienziato B mi dice che è una puttanata assurda.

Quindi, sulla sperimentazione animale, per ora, ho un parere doppio: se serve, ben venga. Preferisco che un farmaco venga testato su un animale che non su di un essere umano. Se deve avere effetti tossici -magari letali- è meglio che a lasciarci le penne sia un animale (cane, gatto, scimmia, cincillà o sorcio) piuttosto che un essere umano. Questo mi pare semplice buonsenso, epurato da qualsiasi sentimentalismo idiota.

Se non serve, la si fermi subito. Nella mia ignoranza ho dei dubbi sul fatto che non serva: non credo che grosse aziende farmacologiche investano fior di soldi per iniettare farmaci a degli animali così, per sport. Ma ripeto, se non serve, la si fermi. E lo si faccia di corsa.

Finché qualcuno non mi dà un parere serio, definitivo e scientificamente supportato, non posso prendere una posizione altrettanto seria a favore o contro la sperimentazione animale.

Un punto fermo sulla questione Green Hill, però, c’è. E si tratta delle condizioni di detenzione disumane dei cani beagle: indipendentemente dal fine ultimo al quale questi cani siano destinati (sperimentazione, vendita al dettaglio a proprietari premurosi o altro) mantenerli a centinaia in mezzo al sudiciume, nell’oscurità, al chiuso, e nutrirli con cibo sbattuto nelle gabbie -cibo che a un certo punto marcisce- mescolandolo per forza di cose ai bisogni dei cagnolini suddetti, ecco, questa è una assurdità a prescindere.

Ben vengano quindi le proteste.

Ma non TUTTI i tipi di protesta.

Avrete sentito della recente protesta durante la quale alcuni manifestanti si sono introdotti nella struttura -danneggiandola- e hanno sottratto alcuni cani. Dodici di questi manifestanti sono stati arrestati.

Ebbene, queste dodici persone hanno incontrato la solidarietà, praticamente, di tutta Italia. E qui, pur nello schifo che mi fanno le condizioni di detenzione degli animali di Green Hill, m’incazzo io.

C’è modo e modo di protestare. In nessun caso è consentito scatenare il far west. In nessun caso, per quanto una situazione possa apparire (ed essere, in effetti) una porcata, ci si può permettere di infilarsi in una struttura privata e distruggere o rubare quanto sia contenuto al suo interno. Se lo si fa, si viene arrestati. Semplice.

Si può condividere la protesta contro Green Hill; e qui mi troverete sempre dalla parte dei manifestanti.

NON si può condividere quelle degenerazioni della protesta che portano alla distruzione e al furto degli animali. NON SIAMO NEL FAR WEST. Una battaglia, per quanto nobile, non va combattuta con mezzi violenti e illegali.

Ciò detto, consentitemi un paragone. Forse vi darà fastidio, ma me ne sbatto francamente, la ciolla.

Si può essere anti-Green Hill. Si può protestare contro Green Hill. Perché a Green Hill si maltrattano gli animali. Ok.

Allo stesso tempo si può (che so?) essere antiabortisti. Si può protestare contro l’aborto. Perché siamo in democrazia, e si può protestare -rispettosamente, pacificamente e con mezzi leciti- contro quello che si vuole.

Quello che un pochettino mi fa senso è quello che succede dal momento in cui la protesta passa il segno della legalità.

Dei  manifestanti hanno deciso di darsi a una protesta illegale (introducendosi clandestinamente nella struttura e sottraendo ai legittimi proprietari un certo numero di cani) e ottenendo, per questo, il plauso di tutta -dài, siamo ottimisti, mezza- Italia. Per aver perorato, con mezzi illeciti, la causa (nobilissima) del rispetto degli animali.

Che succederebbe se alcuni manifestanti, illegalmente, in un contesto di protesta contro l’aborto, decidesse di infilarsi in una clinica abortiva distruggendo e sottraendo alcuni macchinari più o meno costosi, di fatto perorando, con mezzi illeciti, la causa (che piaccia o no, nobilissima) del rispetto e difesa della vita di esseri umani non ancora nati? Non della difesa degli animali, ma di esseri umani non ancora nati?

A me piace pensare che mezza Italia leverebbe gli scudi a difesa di questi manifestanti esagitati.

Sono un ingenuo?

Eccome.


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