Il Calabrescia pensiero

Green Hill

Posted on: 3 maggio 2012

Abito a pochissimi km da Green Hill. Dieci km. Qui da noi sono anni che si conosce questo luogo. Sono anni che si sa cosa succede al suo interno.

Io, fin da piccolo, possiedo animali. Cani. Li ho sempre trattati con affetto, praticamente come se fossero membri della mia famiglia.

Voglio fare alcuni ragionamenti sul caso Green Hill, ora che è diventato “di moda”: un articolo del genere, infatti, nel 2006 -quando questo blog è nato- non avrebbe incontrato l’interesse di nessuno.

Punto primo: la sperimentazione animale. Io non so se la sperimentazione di un farmaco su un animale possa o meno essere utile alla medicina e alla farmacologia che si rivolgano ad esseri umani. Non sono medico, né mi intendo di cose scientifiche. Posso, umilmente, rimettermi ai pareri di autorevoli persone che ne sanno più di me; purtroppo, però, lo scienziato A mi dice che la sperimentazione animale è fondamentale, e lo scienziato B mi dice che è una puttanata assurda.

Quindi, sulla sperimentazione animale, per ora, ho un parere doppio: se serve, ben venga. Preferisco che un farmaco venga testato su un animale che non su di un essere umano. Se deve avere effetti tossici -magari letali- è meglio che a lasciarci le penne sia un animale (cane, gatto, scimmia, cincillà o sorcio) piuttosto che un essere umano. Questo mi pare semplice buonsenso, epurato da qualsiasi sentimentalismo idiota.

Se non serve, la si fermi subito. Nella mia ignoranza ho dei dubbi sul fatto che non serva: non credo che grosse aziende farmacologiche investano fior di soldi per iniettare farmaci a degli animali così, per sport. Ma ripeto, se non serve, la si fermi. E lo si faccia di corsa.

Finché qualcuno non mi dà un parere serio, definitivo e scientificamente supportato, non posso prendere una posizione altrettanto seria a favore o contro la sperimentazione animale.

Un punto fermo sulla questione Green Hill, però, c’è. E si tratta delle condizioni di detenzione disumane dei cani beagle: indipendentemente dal fine ultimo al quale questi cani siano destinati (sperimentazione, vendita al dettaglio a proprietari premurosi o altro) mantenerli a centinaia in mezzo al sudiciume, nell’oscurità, al chiuso, e nutrirli con cibo sbattuto nelle gabbie -cibo che a un certo punto marcisce- mescolandolo per forza di cose ai bisogni dei cagnolini suddetti, ecco, questa è una assurdità a prescindere.

Ben vengano quindi le proteste.

Ma non TUTTI i tipi di protesta.

Avrete sentito della recente protesta durante la quale alcuni manifestanti si sono introdotti nella struttura -danneggiandola- e hanno sottratto alcuni cani. Dodici di questi manifestanti sono stati arrestati.

Ebbene, queste dodici persone hanno incontrato la solidarietà, praticamente, di tutta Italia. E qui, pur nello schifo che mi fanno le condizioni di detenzione degli animali di Green Hill, m’incazzo io.

C’è modo e modo di protestare. In nessun caso è consentito scatenare il far west. In nessun caso, per quanto una situazione possa apparire (ed essere, in effetti) una porcata, ci si può permettere di infilarsi in una struttura privata e distruggere o rubare quanto sia contenuto al suo interno. Se lo si fa, si viene arrestati. Semplice.

Si può condividere la protesta contro Green Hill; e qui mi troverete sempre dalla parte dei manifestanti.

NON si può condividere quelle degenerazioni della protesta che portano alla distruzione e al furto degli animali. NON SIAMO NEL FAR WEST. Una battaglia, per quanto nobile, non va combattuta con mezzi violenti e illegali.

Ciò detto, consentitemi un paragone. Forse vi darà fastidio, ma me ne sbatto francamente, la ciolla.

Si può essere anti-Green Hill. Si può protestare contro Green Hill. Perché a Green Hill si maltrattano gli animali. Ok.

Allo stesso tempo si può (che so?) essere antiabortisti. Si può protestare contro l’aborto. Perché siamo in democrazia, e si può protestare -rispettosamente, pacificamente e con mezzi leciti- contro quello che si vuole.

Quello che un pochettino mi fa senso è quello che succede dal momento in cui la protesta passa il segno della legalità.

Dei  manifestanti hanno deciso di darsi a una protesta illegale (introducendosi clandestinamente nella struttura e sottraendo ai legittimi proprietari un certo numero di cani) e ottenendo, per questo, il plauso di tutta -dài, siamo ottimisti, mezza- Italia. Per aver perorato, con mezzi illeciti, la causa (nobilissima) del rispetto degli animali.

Che succederebbe se alcuni manifestanti, illegalmente, in un contesto di protesta contro l’aborto, decidesse di infilarsi in una clinica abortiva distruggendo e sottraendo alcuni macchinari più o meno costosi, di fatto perorando, con mezzi illeciti, la causa (che piaccia o no, nobilissima) del rispetto e difesa della vita di esseri umani non ancora nati? Non della difesa degli animali, ma di esseri umani non ancora nati?

A me piace pensare che mezza Italia leverebbe gli scudi a difesa di questi manifestanti esagitati.

Sono un ingenuo?

Eccome.

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8 Risposte to "Green Hill"

Finalmente leggo qualcosa di sensato su tutta questa storia di Green Hill!

Purtroppo la Storia insegna che laddove lo Stato non interviene a frenare ingiustizia o crudeltà questo compito ingrato è sempre affidato al popolo. Anche la Rivoluzione Francese è iniziata nella illegalità ma ci ha portato a concepire quello che fino ad allora erano solo parole mistiche: fratellanza, uguaglianza, legalità. E proprio sulla legalità intervengo: il Parlamento è l’espressione del popolo, che è sovrano…fino a che punto si può ritenere legale l’indifferenza verso i voleri di quasi tutta la popolazione (e non, si badi bene, di pochi esaltati manifestanti) ?…Questa di Green Hill (Hamburgher Hill) è una vera vergogna che deve essere, a mio modesto avviso, fermata. Come, vista l’inerzia del Parlamento, a questo punto non importa più. Nel bilanciamento degli interessi, laddove il sentire sociale rinnega una legge infame, prevale e prevarrà sempre la difesa di vittime torturate in modi crudeli. Non importa se oggetto di tali crudeltà e l’uomo o altro essere, senziente, animale.

Il tuo è un ragionamento nobilissimo. Ma c’è un problema: qual è il limite che la civiltà si deve porre per evitare una continua rivoluzione? Ci sono e ci saranno sempre leggi e situazioni che qualcuno (e in una Nazione intera non è difficile radunare anche svariate migliaia di “dissidenti”) non apprezza: dove sta il confine al di qua del quale è criminale ribellarsi, e al di là del quale la ribellione, anche con mezzi illeciti, diventa sacrosanta?

Per quelli che, come me (e siamo migliaia e migliaia non solo in Italia, ma nel mondo) credono -stesso esempio che ho fatto nel mio pezzo- che l’aborto sia né più né meno un omicidio -ma con il consenso della legge, che come dici tu può essere “infame”, è una valutazione soggettiva- diventerebbe lecito imbracciare le armi e distruggere le cliniche nelle quali si pratichi l’aborto?
Non credo. Perché? Perché per me l’aborto è omicidio, per altri è (addirittura!!!) un atto di civiltà.

Siamo in uno Stato di diritto: le leggi e le situazioni possono piacerci o meno, siamo autorizzati a far sentire la nostra voce quando qualcosa non ci piace, MA SEMPRE RESTANDO NELLA LEGALITà.

Altrimenti una legge non piace a me, una situazione non piace a te, quell’altra legge non piace a Tizio, e che succede? Il far west.

Quante stronzate

Quanta saggezza, nel tuo commento. Dopotutto, non mi aspetto che tu abbia letto oltre alla terza riga. Saluti.

Fermo restando che ognuno ha le proprie credenze e convinzioni, tutte rispettabili, e nessuno ha la verità in tasca per definire quale sia il modo “giusto” di pensarla, c’è solo una cosa che a me da fastidio: l’ipocrisia. Io studio biologia, quindi ho una visione della sperimentazione sugli animali “da dentro” e purtroppo devo dire che la ricerca, se la vuoi fare, si fa in un certo modo. Ovviamente non siamo obbligati, vero, ma tutto ha un suo prezzo, possiamo anche smetterla con tutto e tornarcene a vivere nelle caverne senza luce e acqua corrente, ma non mi pare che qui ci sia nessuno disposto a farlo. Le vuoi le medicine quando stai male? Le vuoi le chemioterapie se una persona che conosci si ammala di cancro? La vuoi la cura per l’aids? Le vuoi le cremine antirughe e tutte quelle puttanate che servono a farci più carine? Bene, la sperimentazione si fa sugli animali, fattene una ragione. Se vuoi dissociartene in toto allora mettiti due mutande in una borsa e vattene a vivere in una caverna del Tibet, smetti con i medicinali, con i detergenti, con i cosmetici e tutto il resto. Nemmeno a me piacerebbe che si testasse sugli animali, potessi scegliere, ma non è vero che possiamo scegliere, o meglio, l’umanità la sua scelta l’ha già fatta, abbiamo scelto di vivere in un certo modo, e per sostenere il costo di questa scelta bisogna giungere a compromessi, scegliere il male minore. Che poi tutti voi a parlare di quanto sia ingiusta la sperimentazione sugli animali e poi non mandate i vostri figli a scuola se ci sono i topi. Lo sai come viene fatta la derattizzazione? Con anticoagulanti che non fermano il flusso nel topo femmine quando ha “il ciclo”, così che muore dissanguata. Niente femmine, niente nuova generazione, tutti muoiono. E credimi, morire dissanguato non è una morte bella. Eppure a tutti piace andare a scuola senza ratti, non ho mai visto nessuno lamentarsene, avessi mai visto qualcuno che su internet si professa tanto contro la sperimentazione sugli animali cercare di bloccare la derattizzazione del proprio quartiere, degli ospedali, della scuola dei figli. Cerchiamo almeno di mettere un pò di coerenza nelle scelte che facciamo, qualsiasi esse siano, e poi ne possiamo parlare.

Eh, voce della verità!

Chissà perchè in Italia c’è la strana convinzione che la libertà di manifestare possa giustificare qls cosa, a discapito di beni e interessi altrui. A titolo di esempio, oltre al caso di specie,, con una analogia (che verrà di sicuro criticata), ricordo: – le proteste anti tav con annesse e connesse distruzioni: di beni privati, di onore e integrità personale (perchè anche i poliziotti hanno un onore personale); le proteste no global condotte da figli di papà, che portano – con distruzione di vetrine, incendi vari, lesioni all’integrità fisica – migliaia di euro di danni, a persone che hanno lavorato una vita per aprire un esercizio commerciale. Infine, con analogia ancora più provocatoria, il diritto di sciopero esercitato in modo arbitrario (peraltro, da gente assunta con contratto – magari a tempo indeterminato – e stipendio dignitoso, gli unici che in Italia si possono ancora permettere di scioperare) a discapito di persone che a lavoro ci devono andare per forza e non possono permettersi di scioperare, perchè un giorno di assenza equivale a 50 o 100 euro in meno nella “busta paga”. IL DIRITTO DI MANIFESTARE, DI ESPRIMERE IL PROPRIO PENSIERO (ART. 21 COST) NON PUo’ ESSERE ESERCITATO A DISCAPITO DI ALTRI DIRITTI, UGUALMENTE COSTITUZIONALMENTE GARANTIT (2, 3, 13, 41), NE’ SVOLGERSI CON AZIONI ILLEGALI.

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