Il Calabrescia pensiero

Omissione d’atti d’ufficio

Posted on: 3 settembre 2013

Ennesima occasione per cui la nobile causa della difesa della vita può facilmente essere mistificata dal fan club della legge 194.

La Cassazione, con Sentenza n. 14979/2013 ha rigettato il ricorso di una dottoressa condannata a un anno di reclusione (pena sospesa) per rifiuto od omissione di atti d’ufficio con relativa sospensione per un anno dall’esercizio della professione medica e pagamento di 8000 euro a titolo di risarcimento – più spese processuali – per essersi rifiutata, essendo in servizio di guardia medica presso un ospedale e in quanto obiettrice di coscienza, di assistere una paziente poco prima sottoposta ad aborto, nonostante le richieste di intervento dell’ostetrica e i successivi ordini di servizio, costringendo il primario a recarsi in ospedale per intervenire d’urgenza. Era attuale una situazione di cosiddetto aborto incompleto: il feto era stato espulso, ma non anche la placenta; a ciò era stato richiesto l’intervento della dottoressa.

Non è specificato, elemento fondamentale, se in quei momenti il feto fosse ancora vivo o se la morte fosse già sopraggiunta.

Legalmente, l’obiezione di coscienza può essere opposta per il “compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza”. L’assistenza delle donne nelle fasi precedenti e successive all’operazione costituisce invece preciso dovere del sanitario, benché obiettore. Nel caso di specie, l’aborto è stato indotto mediante pillola RU486: accade raramente che in questi casi il bimbo sia espulso (e la gravidanza sia di fatto interrotta) ancora vivo; può un obiettore essere obbligato, in un caso del genere, a procedere distaccando la placenta ed essendo quindi lui stesso la causa ultima della morte del bimbo?

Stando al tenore letterale della legge, si direbbe di sì.

Ma non si può non comprendere che il diritto all’obiezione di coscienza è volto a garantire al medico non tanto la facoltà di non provocare un’interruzione di gravidanza, quanto il diritto a non divenire causa della morte del concepito.

L’art. 12 delle preleggi dispone che la legge vada interpretata secondo il significato proprio delle parole che la compongono, ma dispone anche che questa sia interpretata guardando alle intenzioni del legislatore; questi ha voluto preservare la coscienza morale del medico che non voglia privare alcuno della vita, non certo consentirgli di non partecipare a un atto di per sé moralmente neutro come un’interruzione di gravidanza (posto che, sottilmente, si potrebbe dire che anche un parto prematuro o un parto fisiologico costituiscono “interruzione di gravidanza”, ma senza l’accezione negativa che deriva dalla morte del concepito).

La Cassazione avrebbe dovuto essere più precisa; dirimenti sono le condizioni del feto nel momento in cui la dottoressa è stata chiamata al dovere: se fosse stato morto, allora la dottoressa avrebbe dovuto procedere senz’altro all’assistenza della paziente poiché questo non avrebbe infranto la personalissima legge morale che l’obiezione di coscienza tutela.

Se il feto fosse stato ancora vivo, obbligare l’obiettore a distaccare la placenta (e condannarlo penalmente, qualora si rifiuti di procedere) provocando il decesso del piccolo costituirebbe una vergognosa violazione del diritto all’obiezione, cozzando con le più elementari disposizioni in tema d’interpretazione giuridica.

Ma credo che questo, il fan club della 194, non lo specificherà.

 

Alberto Calabrò

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9 Risposte to "Omissione d’atti d’ufficio"

[…] Omissione d’atti d’ufficio, in Notizie Pro Vita, MP cooperativa giornalistica, Roma, luglio/agosto 2013, p. 6, link all’articolo, trascritto nel mio blog dalla rivista cartacea; […]

Diritto all’obiezione di coscienza, ok. Bello, carino, puffoso.
Il diritto all’aborto, invece? Quello dipende dai punti di vista?

L’aborto NON è un diritto. È una credenza comune che lo sia, ma non lo è. Googla, troverai diverse pronunce sul punto.

Non cerco nulla in quanto l’interruzione di gravidanza, nel 2013, in Italia, secondo determinate specifiche, è legale. E ringrazio gli Dei che lo sia, viste le innumerevoli giustificate ragioni per cui una donna possa trovarsi a fare questa terribile scelta.

È legale ma a determinate condizioni. Per questa ragione NON è un diritto, come ribadito dalla corte costituzionale (e non dai giuristi per la vita) ed è subordinato all’obiezione di coscienza del personale sanitario. Questa è la legge vera, epurata da partigianerie 🙂

Usiamo le parole come meglio crediamo maaaa….resta il fatto che se voglio, posso abortire, e se trovo un obiettore di coscienza, chiamano qualcun altro…ma io ho abortito lo stesso. Inoltre, potendolo fare, significa che ne ho diritto. 🙂
Il girotondo di parole è tanto carino, ma cambia poco.
Inoltre, vogliamo considerare il diritto alla vita (della madre, nel caso specifico)?

Diritto alla vita e alla salute della donna sono indiscutibili. Il resto non sono parole, ma pilastri sui quali si fonda tutto il diritto di un intero Paese, per capire i quali servono anni di studio. Né più né meno come in tutte le scienze e discipline. Ciò detto, come ben dici tu, se c’è un lecito e rispettabile obiettore, ci sono anche medici che lecitamente obiettori non sono. Né gli uni né gli altri, dato che si muovono in un contesto perfettamente lecito, meritano critiche, a meno che da un’analisi legale si voglia passare a una disquisizione politica. Ma questo passaggio mi ripugna, quindi non mi ci butto. Un saluto! 🙂

Mi trovi concorde col tuo ultimo post.
Il mio primo commento nasce dalla considerazione del fatto che l’obiettrice in oggetto non era incaricata di effettuare l’interruzione di gravidanza, bensì d’intervenire, in quanto medico, in seguito a complicazioni. Come giustamente hai scritto, il fulcro sta nel sapere se il feto fosse in quel momento vivo oppure no.
Un saluto a te!

Non solo è fulcro, ma è discrimine tra una rispettabile obiettrice e una fondamentalista che dovrebbe essere buttata fuori dall’ordine dei medici a calci nei denti. Purtroppo non lo sappiamo 🙂

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