Il Calabrescia pensiero

Archive for the ‘Notizie e politica’ Category

Ennesima occasione per cui la nobile causa della difesa della vita può facilmente essere mistificata dal fan club della legge 194.

La Cassazione, con Sentenza n. 14979/2013 ha rigettato il ricorso di una dottoressa condannata a un anno di reclusione (pena sospesa) per rifiuto od omissione di atti d’ufficio con relativa sospensione per un anno dall’esercizio della professione medica e pagamento di 8000 euro a titolo di risarcimento – più spese processuali – per essersi rifiutata, essendo in servizio di guardia medica presso un ospedale e in quanto obiettrice di coscienza, di assistere una paziente poco prima sottoposta ad aborto, nonostante le richieste di intervento dell’ostetrica e i successivi ordini di servizio, costringendo il primario a recarsi in ospedale per intervenire d’urgenza. Era attuale una situazione di cosiddetto aborto incompleto: il feto era stato espulso, ma non anche la placenta; a ciò era stato richiesto l’intervento della dottoressa.

Non è specificato, elemento fondamentale, se in quei momenti il feto fosse ancora vivo o se la morte fosse già sopraggiunta.

Legalmente, l’obiezione di coscienza può essere opposta per il “compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza”. L’assistenza delle donne nelle fasi precedenti e successive all’operazione costituisce invece preciso dovere del sanitario, benché obiettore. Nel caso di specie, l’aborto è stato indotto mediante pillola RU486: accade raramente che in questi casi il bimbo sia espulso (e la gravidanza sia di fatto interrotta) ancora vivo; può un obiettore essere obbligato, in un caso del genere, a procedere distaccando la placenta ed essendo quindi lui stesso la causa ultima della morte del bimbo?

Stando al tenore letterale della legge, si direbbe di sì.

Ma non si può non comprendere che il diritto all’obiezione di coscienza è volto a garantire al medico non tanto la facoltà di non provocare un’interruzione di gravidanza, quanto il diritto a non divenire causa della morte del concepito.

L’art. 12 delle preleggi dispone che la legge vada interpretata secondo il significato proprio delle parole che la compongono, ma dispone anche che questa sia interpretata guardando alle intenzioni del legislatore; questi ha voluto preservare la coscienza morale del medico che non voglia privare alcuno della vita, non certo consentirgli di non partecipare a un atto di per sé moralmente neutro come un’interruzione di gravidanza (posto che, sottilmente, si potrebbe dire che anche un parto prematuro o un parto fisiologico costituiscono “interruzione di gravidanza”, ma senza l’accezione negativa che deriva dalla morte del concepito).

La Cassazione avrebbe dovuto essere più precisa; dirimenti sono le condizioni del feto nel momento in cui la dottoressa è stata chiamata al dovere: se fosse stato morto, allora la dottoressa avrebbe dovuto procedere senz’altro all’assistenza della paziente poiché questo non avrebbe infranto la personalissima legge morale che l’obiezione di coscienza tutela.

Se il feto fosse stato ancora vivo, obbligare l’obiettore a distaccare la placenta (e condannarlo penalmente, qualora si rifiuti di procedere) provocando il decesso del piccolo costituirebbe una vergognosa violazione del diritto all’obiezione, cozzando con le più elementari disposizioni in tema d’interpretazione giuridica.

Ma credo che questo, il fan club della 194, non lo specificherà.

 

Alberto Calabrò

Annunci

Siamo all’incapacità totale di considerare situazioni di fatto e dar loro un peso relativo. Negli USA gli attivisti del movimento in difesa dell’aborto legalizzato hanno estratto un nuovo coniglio dal cilindro: l’aborto sarebbe buono e giusto poiché baluardo della libertà dei sessi; a dover sopportare l’onere di una gravidanza – com’è ovvio – è sempre una donna. Dato che gli uomini sono naturalmente dispensati da questo gravoso compito, bisognerebbe consentire – senza restrizioni, senza particolari motivazioni che giustifichino la scelta – a qualsiasi donna di abortire. Tu, uomo, non partorisci? Bene, nemmeno io. Evviva la parità dei sessi. Parrebbe il solito ragionamento all’americana, la solita sparata buttata lì. Lo sarebbe, se il Presidente Obama non avesse avvalorato questa immane bestialità rilasciando la seguente dichiarazione: “Dobbiamo essere certi che le nostre figlie abbiano gli stessi diritti, opportunità e libertà dei nostri figli di poter seguire i loro sogni.”

Massì, noi siamo in Italia. Noi abbiamo la Costituzione, che prevede pacificamente che ci possano essere diversità – purché naturali, non imposte – tra essere umano ed essere umano, e che in tal caso sia compito dello Stato rimuovere qualsiasi ostacolo che possa impedire, a causa di queste, il pieno sviluppo della persona umana. Eguaglianza sostanziale, si chiama. E siccome la riproduzione è necessaria, pena l’estinzione del genere umano, nella nostra società è da escludere che la parità tra uomo e donna possa raggiungersi attraverso la soppressione di questa; semmai saranno adottati provvedimenti statali atti a tutelare le donne madri a livello economico, lavorativo e sociale. Abbiamo la scienza medica, che nel suo orientamento maggioritario vede coincidere l’inizio della vita umana fin dalla fusione tra uno spermatozoo e una cellula uovo. Abbiamo la nostra Corte di Cassazione, che in una Sentenza del 2009 afferma testualmente: “Il concepito, pur non avendo una piena capacità giuridica, è comunque un soggetto di diritto, perché titolare di molteplici interessi personali riconosciuti dall’ordinamento sia nazionale che sovranazionale, quali il diritto alla vita, alla salute, all’onore, all’identità personale, a nascere sano”. Abbiamo il diritto europeo e la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che vietano la brevettabilità di qualsiasi invenzione che preveda l’utilizzo di embrioni umani – e vietando l’uso di embrioni per scopi scientifici, ad maiora se ne vieta la soppressione sistematica – e la precisazione che “costituisce un «embrione umano» qualunque ovulo umano fin dalla fecondazione, qualunque ovulo umano non fecondato in cui sia stato impiantato il nucleo di una cellula umana matura e qualunque ovulo umano non fecondato che, attraverso partenogenesi, sia stato indotto a dividersi e a svilupparsi.” Siamo colti, noi, e la filosofia ci racconta da millenni come l’essere rimanga sempre uguale a s’è stesso pur mutando continuamente nelle forme; è il panta rei di Eraclito, il nascituro si fa’ infante, che si fa’ adulto, quindi anziano; ma resta sempre un essere umano.

Abbiamo la legge 194 che, al suo art. 4, consente a ogni donna gravida di abortire per qualsiasi motivo. Formalmente dei limiti ci sono, ma sono facilmente eludibili. E questo è concesso da oltre trent’anni.

Prepariamoci, l’America non è poi lontana come sembra.

Alberto Calabrò

 

Sessantasette anni fa il popolo italiano, vittima del secolo più sanguinoso e liberticida della storia, costruì un’Italia repubblicana, democratica e libera. Si diede poi una Costituzione, perché i propositi di chi aveva combattuto le pene della dittatura fino alla morte non fossero dimenticati da chi, venuto dopo, avesse avuto la fortuna di goderne pacificamente i benefici.

Noi dobbiamo onorare ciò che quegli italiani ci hanno regalato; dobbiamo difendere la libertà più importante di tutte: la libertà d’espressione.

Oggi alla Camera s’è aperta la discussione generale sul disegno di legge contro l’omofobia, che dietro alle buone intenzioni della tutela di persone discriminate nasconde la mostruosa fattispecie d’un reato d’opinione.

L’omosessualità è una condizione che prescinde dalla volontà del singolo, e nessun uomo dotato di raziocinio penserebbe mai di attaccare – verbalmente o fisicamente – un altro uomo per via di un modo di essere che lui stesso non ha scelto.

Le condizioni che prescindono dalla volontà umana sono infinite: si può essere alti o bassi, bianchi o neri, mori o biondi, uomini o donne; ciascuno di noi, nei limiti di leggi che già esistono, ha facoltà di preferire – nel rispetto di tutte le altre – solo alcune di queste condizioni umane.

Ciascuno di noi, nei limiti di leggi che già esistono, ha facoltà di difendersi da chiunque pretenda di imporsi con la violenza, qualsiasi forma essa assuma.

La Costituzione ci ricorda che tutti gli uomini hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge. Gli omosessuali sono esseri umani; perché pretendere di tutelarli più di altre persone, impedendo alla gente di criticare costruttivamente le questioni che li riguardano?

Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro modo di diffusione; perché pretendere che il pensiero possa essere liberamente espresso in tutto, tranne che in pacifiche e rispettose considerazioni che riguardano l’omosessualità?

Io non sono contro gli omosessuali, ma ritengo che l’omosessualità sia incompatibile con alcuni istituti: non credo nel matrimonio omosessuale, non credo che due omosessuali possano crescere adeguatamente dei bambini. E voglio continuare a esprimere le mie idee affinché si possa arrivare, in futuro, a un punto fermo per mezzo del dialogo democratico e civile.

E’ nostro preciso dovere impegnarci perché nessun altro uomo debba, ora come tanti anni fa, rischiare la galera per riconquistare la libertà di esprimere le proprie idee.

Ci dobbamo impegnare – e per questo chiamiamo al nostro fianco il più alto numero di persone, credenti e non credenti, di destra e di sinistra, eterosessuali e omosessuali, come già del resto sta avvenendo con l’omosessuale Nino Spirlì e alcuni intellettuali – perché, attraverso la promulgazione di questa legge, non si giunga all’annientamento di quella pari dignità sociale ed eguaglianza conquistate con il sacrificio, anche estremo, dei nostri genitori e dei nostri nonni; il nostro non è un impegno volto al contrasto della legge contro l’omofobia, è un impegno più alto, volto a garantire ad ogni uomo di essere tutelato alla pari di tutti gli altri uomini, senza che alcuno venga preferito e posto su un piedistallo.

Noi non siamo chiamati a rischiare la nostra vita come lo sono stati invece i nostri genitori e i nostri nonni, siamo chiamati a non rendere vano il loro sacrificio affinché, attraverso il rispettoso dibattito democratico, la sovranità continui ad appartenere a tutto il popolo italiano.

Sono vicino agli amici francesi (si legga http://www.ilfoglio.it/soloqui/18928) che già stanno sperimentando la morte del più basilare diritto democratico.

 

Alberto Calabrò

E’ dell’ultim’ora l’assurda voce che viene dal Ministero dell’Istruzione: pare che vogliano spostare a settembre (l’eventuale decreto sarà firmato mercoledì) tutti i test di ammissione alle Facoltà universitarie a numero chiuso.

La decisione del precedente governo di anticipare tali test dal mese di settembre al mese di luglio aveva provocato non poche polemiche; ma una modifica delle regole a un mese e mezzo dagli esami (io parlo, in particolare, di quelli per l’ammissione a Medicina e Chirurgia) è un gravissimo danno a tutti coloro che finora hanno impostato le loro scelte economiche e di vita al fine di poter sostenere queste difficili prove; qualcuno ha pensato a chi ha dovuto prenotare un volo e un soggiorno? A chi ha organizzato visite e ricoveri ospedalieri affinché non cadessero nel mese delle prove di ammissione? A chi ha studiato, buttando sangue, durante gli ultimi mesi di scuola superiore, con la maturità alle porte, non potendo contare sulla tranquillità dell’estate? A chi ha buttato soldi in ripetizioni in un periodo (pochi mesi prima della maturità) in cui le lezioni di ripetizione costano più del solito?

Non sarà una vergognosa manovra per raccattare più soldi? Fare i test a luglio significa avere meno candidati: e se contiamo che ogni candidato paga 50 euro… ma allora cosa siamo, studenti o bancomat???

La protesta è già vivissima sulla pagina facebook del ministro dell’istruzione Maria Chiara Carrozza.
https://www.facebook.com/pages/Maria-Chiara-Carrozza/267651383363047?fref=ts

E si presume che la protesta coinvolgerà pure il Movimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia e Libertà, dato che sono loro ad aver proposto questo assurdo decreto.

Ovviamente coinvolgerà anche il solito sgangherato Partito Democratico, al quale il Ministro Carrozza appartiene…

MERCOLEDì NON CAMBIATE LE DATE DEI TEST D’INGRESSO A UN MESE DAL LORO SVOLGIMENTO, SEMMAI FATELO A PARTIRE DAL 2014! LE PERSONE NON SONO BURATTINI!

Il giudice tutelare del Tribunale di Spoleto, in riferimento al caso di una diciassettenne che voleva abortire senza che i genitori sapessero alcunché, qualche tempo fa ha sollevato una questione di costituzionalità sulla legge 194 del 1978 (legge sull’aborto), e precisamente sul relativo articolo 4, che così recita:

Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia.  

La norma in questione è il pilastro portante della legge 194. Il giudice di Spoleto ritiene la norma incostituzionale sulle seguenti (e valide) basi:

  1. In ragione di una Sentenza della Corte di Giustizia Europea, la quale definisce l’embrione come «soggetto da tutelarsi in assoluto», ovvero a prescindere dal diritto di autodeterminazione della donna sul proprio corpo.
  2. In ragione di un contrasto con la nostra Costituzione: sia con i principi espressi nell’articolo 2, che tutela i diritti inviolabili dell’uomo e dunque quello della vita, e sia con l’articolo 32 che tutela il diritto alla salute.

Il ragionamento è questo: siccome la Corte di Giustizia Europea tutela l’embrione come soggetto umano a prescindere dal diritto di autodeterminazione della donna sul proprio corpo, la legge 194 viola, nell’art. 4, i principi sanciti dalla Corte di Giustizia Europea, e altresì contrasta con gli artt. 2 e 32 della nostra Carta Costituzionale, i quali stabiliscono il diritto alla vita dell’essere umano e il suo diritto alla salute. Questo perché, in detto articolo di legge, non c’è alcun bilanciamento tra i diritti della donna e il diritto alla vita dell’embrione: entro i primi 90 giorni, secondo la legge, la donna può sempre e comunque decidere di abortire.

Le ragioni del giudice non sono poi così campate per aria. Anche perché il diritto di autodeterminazione della donna sul proprio corpo non ha niente a che vedere con l’embrione il quale è sì ospitato nel corpo femminile ma non ne è parte integrante. L’embrione è una forma di vita a sé stante rispetto all’organismo ospite, e affermare che l’aborto sia basato su tale diritto è illogico oltreché in effettivo contrasto con i diritti fondamentali e inalienabili degli esseri umani.

La Corte di Giustizia Europea ha affermato che l’embrione è “soggetto da tutelarsi in assoluto”, senza se e senza ma.

Ebbene, la nostra Corte Costituzionale, davanti a un articolo della legge 194 che chiaramente potrebbe essere riassunto con un “Entro i primi 90 giorni, la donna può abortire sempre e comunque, basta che si inventi un motivo sufficientemente valido” -e non esiste un giurista degno di questo nome che non interpreti la disposizione di legge in questo modo-, davanti all’art. 2 della Carta Costituzionale, davanti a una sentenza chiarissima della Corte di Giustizia Europea, ha ancora oggi avuto il coraggio di giudicare la questione

MANIFESTAMENTE INAMMISSIBILE.

Della serie “non prendiamo nemmeno la cosa in considerazione”.

Abbiamo la scienza che ci dice che molte donne, dopo l’aborto, soffrono terribilmente. Abbiamo i dati, che confermano che le procedure abortive, come ogni operazione medica, comportano dei rischi. Abbiamo le statistiche, che ci dicono che la famosa storia della povera ragazza stuprata che vuole abortire è una straminoranza: gli aborti più frequenti sono quelli di donne o (molto più spesso) ragazzine che non sanno gestire il risultato di allegre scopate. Abbiamo la Corte di Giustizia Europea che ci dice che l’embrione va tutelato. Abbiamo un art. 4 della legge 194 che nonostante tutto continua a consentire, entro i primi 90 gg, di abortire sempre e comunque, come se si trattasse di un party. Venghino signore venghino.

Ci lamentiamo tanto della Chiesa che non è certo uno sponsor degli anticoncezionali, e poi, invece di promuoverne la diffusione, ci preoccupiamo di mantenere in vita un articolo di legge che è l’inno nazionale dell’ignoranza anticoncezionale. E festeggiamo se la nostra Corte Costituzionale nemmeno prende in considerazione l’idea che questo articolo possa essere in qualche modo rivisitato. Perché la questione è addirittura manifestamente inammissibile.

Gli anticoncezionali sono un segno di civiltà e libertà. Non una generica licenza di uccidere contenuta nell’art. 4 della legge sull’aborto.

Ma magari sbaglio, ed è davvero un trionfo di civiltà avere migliaia di mamme che hanno abortito e che ora sono in cura antidepressiva. Magari è civiltà sostenere ideologicamente una procedura medica, con tutti i suoi rischi, e sostenere molto meno una procedura quale quella di infilarsi un cappuccio di lattice sul pisello. Magari è civiltà potersi sbarazzare del frutto delle proprie trombate spensierate. Magari la Corte di Giustizia Europea dice cazzate.

Magari è civiltà che una bimba di 17 anni chieda a un giudice di poter abortire senza che i genitori sappiano niente.

Io, personalmente, voglio essere incivile, allora. E voglio preferire i preservativi, le pillole anticoncezionali, le spirali, finanche il “coito interrotto”.

Almeno non ammazzo nessuno.

Se lo chiedono tutti: il movimento 5 stelle di Beppe Grillo riuscirà a reggere il peso della politica? A Parma, infatti, il nuovo sindaco è un grillino.

Personalmente ho una mia idea. Discutere “per partiti” non ha senso, non ne ha mai avuto e mai ne avrà. Per capire se un determinato sindaco -o qualsiasi altra carica politica- sarà o meno in grado di governare bene è necessario guardare, molto semplicemente ed esclusivamente, alla sua persona.

La cosa è abbastanza chiara, sta davanti ai nostri occhi da anni e anni. Un programma di partito, per quanto casto e puro, non porta automaticamente i membri di quel partito a prendere decisioni che siano in linea con quel programma. La Lega, per anni, ha sbraitato contro uno Stato che riteneva ladro. Eppure molti esponenti leghisti -anche di altissimo livello, non parliamo certo della manovalanza- si sono dimostrati ladri, intascandosi finanziamenti pubblici, almeno tanto quanto gli odiati “romani”. La sinistra moderata (attuale PD) che da sempre ha sbandierato come un proprio marchio di fabbrica la “questione morale” -che è una filosofia per la quale la politica deve (dovrebbe…) sempre essere esercitata guardando anche all’aspetto morale- e ne ha fatto un’arma contro qualunque avversario politico, considerato immorale e incolto, ha fatto esattamente come la Lega: si è intascata svariati milioni di soldi pubblici. Questo sta infatti emergendo dalle dichiarazioni del tesoriere Lusi. Sono così etici e morali che non hanno avuto la dignità (come almeno è avvenuto in Lega) di buttar fuori dal partito a calci nel culo chiunque si fosse a suo tempo intascato dei soldi destinati al partito.

La destra moderata, che a parole è tanto ligia alla famiglia e ai valori tradizionali, è caduta dopo mesi di scandali e scandalicchi attorno a svariate questioni di signorine ben liete di distribuire momenti di gioiosa spensieratezza sessuale. Possibilmente in cambio di qualche regalino.

Signori, i partiti, i programmi di partito, le ideologie di partito, non sono un computer centrale al quale si possano collegare le menti degli esponenti di quel partito per ispirare il loro governo solo ed esclusivamente su quelle ideologie. Ogni uomo, ogni sindaco, ogni militante di qualsivoglia partito è una persona a sé: se si tratta di una persona onesta e disinteressata amministrerà bene indipendentemente da tutto, se è un farabutto ruberà a destra e a manca anche se fosse un rappresentante del partito delle ancelle della carità.

Come superare questa condizione? Un sistema elettorale che preveda la possibilità di eliminare il concetto di “partito” e che sia più concentrato sul singolo eletto, obbligandolo a un qualcosa che in Italia ancora non esiste: il “mandato imperativo”. Cioè l’obbligo, per la persona eletta, di conformarsi a quanto promesso durante la campagna elettorale, pena la revoca dalla carica ricoperta. Un po’ come quando si assume un imbianchino: se ci accordiamo per pitturare un muro di blu e tu me lo fai verde, io ti caccio a pedate e mi rimborsi pure le spese necessarie a ricominciare il lavoro daccapo.

Il Parlamento è fatto da due camere: Camera e Senato. In tutto, 945 parlamentari. Si potrebbe modificare la Costituzione in modo tale da avere un Parlamento monocamerale e formato da 100 parlamentari. Come eleggerli? In Italia ci sono 20 Regioni. Chiunque voglia ambire alla carica di parlamentare potrebbe pubblicare in rete (magari in un sito istituito dalla Regione stessa) il proprio curriculum e il proprio progetto ideologico, sottoponendolo all’attenzione degli elettori della propria Regione. I cinque soggetti di ogni Regione che abbiano raggiunto il maggior numero di voti sarebbero eletti alla carica di parlamentare. Cinque parlamentari (eletti nominalmente e dopo aver consultato curriculum e progetto politico personale) moltiplicati per ognuna delle venti regioni porta esattamente al numero totale di cento.

Un Parlamento molto più snello, agile, democratico e veramente rappresentativo -in maniera equa- di tutta l’Italia. Chiaramente andrebbero modificati anche gli iter legislativi e di riforma costituzionale in riferimento alla nuova struttura parlamentare.

Tutto questo per dire una cosa sola: personalmente non vedo bene Beppe Grillo nelle vesti di uomo politico. Mi sembra non sia in grado di governare. Ma mi riferisco A LUI, alla sua persona: magari il neo sindaco di Parma, che pure è un grillino, è una persona intelligente, preparata e concreta, in grado di amministrare bene indipendentemente dal partito di provenienza.

Io spero -pia illusione!- che prima o poi il sistema partitico verrà superato con una riforma costituzionale che assomigli a quanto ho scritto poco sopra, in favore di una politica che tenda a concentrare l’attenzione sulle qualità e capacità del singolo eletto e non sulla bellezza delle parole di un programma di partito.

Fino ad allora, per lo meno, cerchiamo di avere la decenza di non godere del malgoverno del tale esponente di un partito che magari non abbiamo votato: se Tizio, del tal Partito, governa male e manda il proprio territorio gambe all’aria, non è che il danno è meno grave perché provocato da un grillino o da un leghista. Tot milioni di euro buttati nel cesso sono sempre e comunque una disgrazia. Gioirne è un po’ come essere felici di finire contro un muro di cemento ai centosessanta all’ora mentre si è alla guida di un auto di proprietà di una persona che ci sta antipatica: è vero che gli facciamo un dispetto perché gli polverizziamo la sua -magari costosissima- automobile, ma è anche vero che a bordo di quella macchina ci siamo pure noi…

I grillini hanno avuto buoni risultati: auguriamo loro (e a tutti gli eletti) di svolgere un lavoro eccellente. Non nell’interesse del loro partito, magari perché possano in futuro avere più voti.

Ma nell’interesse della nostra Nazione. Checché ve ne dicano, piddini, pidiellini, leghisti, grillini, vendoliani, sono solo modi variegati e idiotamente separatisti per definire una cosa sola.

Gli italiani tutti.

E’ in corso un blitz della polizia nel rione Sant’Elia, in via Paolo Uccello, Brindisi. Le forze dell’ordine avrebbero individuato l’uomo registrato da una telecamera di sicurezza, il presunto artefice dell’attentato alla scuola brindisina Morvillo Falcone. Si chiama Claudio Strada, tecnico tv, sposato con una donna dell’Est. Ha la mano destra menomata. L’uomo non è stato trovato, è ipotizzabile una sua fuga in Albania, terra d’origine della moglie.

Pubblicherò una sua fotografia (nella quale si possa vedere il viso) non appena mi sarà possibile. Chiunque abbia informazioni su di lui, contatti immediatamente le forze dell’ordine.

PARE CHE CLAUDIO STRADA ABBIA UN ALIBI, QUINDI L’ATTENTATORE NON SAREBBE LUI. AGGIORNERò LA QUESTIONE MAN MANO.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: