Il Calabrescia pensiero

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Il giudice tutelare del Tribunale di Spoleto, in riferimento al caso di una diciassettenne che voleva abortire senza che i genitori sapessero alcunché, qualche tempo fa ha sollevato una questione di costituzionalità sulla legge 194 del 1978 (legge sull’aborto), e precisamente sul relativo articolo 4, che così recita:

Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia.  

La norma in questione è il pilastro portante della legge 194. Il giudice di Spoleto ritiene la norma incostituzionale sulle seguenti (e valide) basi:

  1. In ragione di una Sentenza della Corte di Giustizia Europea, la quale definisce l’embrione come «soggetto da tutelarsi in assoluto», ovvero a prescindere dal diritto di autodeterminazione della donna sul proprio corpo.
  2. In ragione di un contrasto con la nostra Costituzione: sia con i principi espressi nell’articolo 2, che tutela i diritti inviolabili dell’uomo e dunque quello della vita, e sia con l’articolo 32 che tutela il diritto alla salute.

Il ragionamento è questo: siccome la Corte di Giustizia Europea tutela l’embrione come soggetto umano a prescindere dal diritto di autodeterminazione della donna sul proprio corpo, la legge 194 viola, nell’art. 4, i principi sanciti dalla Corte di Giustizia Europea, e altresì contrasta con gli artt. 2 e 32 della nostra Carta Costituzionale, i quali stabiliscono il diritto alla vita dell’essere umano e il suo diritto alla salute. Questo perché, in detto articolo di legge, non c’è alcun bilanciamento tra i diritti della donna e il diritto alla vita dell’embrione: entro i primi 90 giorni, secondo la legge, la donna può sempre e comunque decidere di abortire.

Le ragioni del giudice non sono poi così campate per aria. Anche perché il diritto di autodeterminazione della donna sul proprio corpo non ha niente a che vedere con l’embrione il quale è sì ospitato nel corpo femminile ma non ne è parte integrante. L’embrione è una forma di vita a sé stante rispetto all’organismo ospite, e affermare che l’aborto sia basato su tale diritto è illogico oltreché in effettivo contrasto con i diritti fondamentali e inalienabili degli esseri umani.

La Corte di Giustizia Europea ha affermato che l’embrione è “soggetto da tutelarsi in assoluto”, senza se e senza ma.

Ebbene, la nostra Corte Costituzionale, davanti a un articolo della legge 194 che chiaramente potrebbe essere riassunto con un “Entro i primi 90 giorni, la donna può abortire sempre e comunque, basta che si inventi un motivo sufficientemente valido” -e non esiste un giurista degno di questo nome che non interpreti la disposizione di legge in questo modo-, davanti all’art. 2 della Carta Costituzionale, davanti a una sentenza chiarissima della Corte di Giustizia Europea, ha ancora oggi avuto il coraggio di giudicare la questione

MANIFESTAMENTE INAMMISSIBILE.

Della serie “non prendiamo nemmeno la cosa in considerazione”.

Abbiamo la scienza che ci dice che molte donne, dopo l’aborto, soffrono terribilmente. Abbiamo i dati, che confermano che le procedure abortive, come ogni operazione medica, comportano dei rischi. Abbiamo le statistiche, che ci dicono che la famosa storia della povera ragazza stuprata che vuole abortire è una straminoranza: gli aborti più frequenti sono quelli di donne o (molto più spesso) ragazzine che non sanno gestire il risultato di allegre scopate. Abbiamo la Corte di Giustizia Europea che ci dice che l’embrione va tutelato. Abbiamo un art. 4 della legge 194 che nonostante tutto continua a consentire, entro i primi 90 gg, di abortire sempre e comunque, come se si trattasse di un party. Venghino signore venghino.

Ci lamentiamo tanto della Chiesa che non è certo uno sponsor degli anticoncezionali, e poi, invece di promuoverne la diffusione, ci preoccupiamo di mantenere in vita un articolo di legge che è l’inno nazionale dell’ignoranza anticoncezionale. E festeggiamo se la nostra Corte Costituzionale nemmeno prende in considerazione l’idea che questo articolo possa essere in qualche modo rivisitato. Perché la questione è addirittura manifestamente inammissibile.

Gli anticoncezionali sono un segno di civiltà e libertà. Non una generica licenza di uccidere contenuta nell’art. 4 della legge sull’aborto.

Ma magari sbaglio, ed è davvero un trionfo di civiltà avere migliaia di mamme che hanno abortito e che ora sono in cura antidepressiva. Magari è civiltà sostenere ideologicamente una procedura medica, con tutti i suoi rischi, e sostenere molto meno una procedura quale quella di infilarsi un cappuccio di lattice sul pisello. Magari è civiltà potersi sbarazzare del frutto delle proprie trombate spensierate. Magari la Corte di Giustizia Europea dice cazzate.

Magari è civiltà che una bimba di 17 anni chieda a un giudice di poter abortire senza che i genitori sappiano niente.

Io, personalmente, voglio essere incivile, allora. E voglio preferire i preservativi, le pillole anticoncezionali, le spirali, finanche il “coito interrotto”.

Almeno non ammazzo nessuno.

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Ti riporto un discorso pronunciato da Gianna Jessen nel 2008. Non mi dilungherò a spiegarti chi lei sia: puoi facilmente googlare, nel caso volessi avere informazioni. Il discorso è un pò lungo, ma leggerlo vale veramente la pena. Sappi che quello che stai per leggere non è un discorso frutto di fantasia, ma una testimonianza reale. Nella speranza che le sue parole, sia se pronunciate da lei, sia se divulgate da altri, possano in qualche modo smuovere le coscienze.

“Sono stata adottata.

I miei genitori biologici avevano 17 anni. Lei era al sesto mese e mezzo quando si rivolse al “Planned Parenthood”, il più grande ente abortista al mondo. Le consigliarono un aborto salino tardivo; si inietta una soluzione salina che corrode il bambino nel grembo materno. Questo viene partorito morto nelle successive 24 ore.

Ma con grande sorpresa di tutti non sono arrivata morta, ma viva, il 6 aprile 1977, nella clinica abortista della contea di Los Angeles.

Una cosa stupenda sul perfetto tempismo del mio arrivo è che il medico abortista non era ancora in servizio, così non ha potuto terminare il suo progetto sulla mia vita, ovvero la mia morte.

So di parlare in un ufficio governativo; amo il vostro Paese quanto amo il mio, ma so che di questi tempi è politicamente MOLTO scorretto nominare Gesù Cristo in un luogo pubblico, metterlo in mezzo in questo tipo di riunioni, perché il Suo nome può causare ad alcuni un tremendo disagio.

Ma io non sono sopravvissuta per mettere le persone a proprio agio… sono sopravvissuta per agitare un po’ le acque. [ironica] E mi piace molto farlo.

Sono stata partorita viva, come già detto, dopo 18 ore. Dovrei essere cieca, ustionata. Dovrei essere morta. Ma non lo sono.

Una bellissima rivincita è il fatto che il medico abortista dovette firmare il mio certificato di nascita, così so chi é.

Chiunque esanimi le mie carte può leggere: “Nata per aborto salino”… ah! Non hanno vinto!

Ho fatto qualche ricerca sull’uomo che tentò di abortirmi. Ha la più grande catena di cliniche degli Stati Uniti, che rende 70 milioni di dollari all’anno.

Lessi una sua intervista anni fa, e diceva: “Ho abortito più di un milione di bambini, la considero la mia passione.”

Vi dico questo, cari signori, perché siamo in un’interessante battaglia. Che lo sappiate o meno, è in corso una battaglia tra la vita e la morte. Da che parte state VOI?

Così un’infermiera chiamò un’ambulanza e mi trasferirono in ospedale, ed è un miracolo. La pratica comune allora -e fino al 2002 nel mio Paese- era di sopprimere i sopravvissuti all’aborto per strangolamento, soffocamento, o lasciandoli morire o buttandoli via. Ma il 5 agosto 2002 il mio amato presidente Bush ha firmato la legge di “Protezione dei nati vivi”, affinché questo non accada mai più.

Vedete, noi facciamo sul serio. Io spero di essere odiata prima di finire questa vita, così, quando sarò presso Dio, saprò cosa significhi essere stati odiati. Lui, Cristo, venne odiato. E non mi fa piacere, ma so di essere già odiata, perché proclamo la vita, io dico “non mi avete avuta, l’olocausto silenzioso non ha vinto su di me.”

Fra le altre cose, la mia missione è anche questa: infondere umanità in un dibattito che abbiamo archiviato, messo sugli scaffali. L’abbiamo chiamato “una questione”, abbiamo rimosso i sentimenti, ci siamo induriti.

E’ veramente questo che volete?

Quanto siete disposti a sopportare e a rischiare per proclamare la verità, nell’amore e nella grazia, facendovi avanti, disposti almeno a farvi odiare?

O forse siete voi il problema? O io?

Così, mi misero in una prima casa d’accoglienza, dove decisero che non gli piacevo. [ironica] Non so come si possa non adorarmi a prima vista! Che strana gente!

Sono stata odiata fin dal concepimento da così tanti, ma amata da molti di più. Ma più di tutti da Dio. Sono la Sua bambina. La bambina di Dio non si tocca! Sulla mia fronte c’è scritto: “Trattatemi bene, perché mio padre è padrone del mondo.”

Così da quella casa mi trasferirono a un’altra, bellissima, la casa di Penny.

Avevo 17 mesi, 14 chili di peso morto, e quello che chiamo il dono della paralisi cerebrale, per la mancanza di ossigeno al cervello mentre lottavo per sopravvivere. Ora, mi sento obbligata a dire questo: se l’aborto riguarda solo i diritti della donna, come la mettiamo con i miei diritti? Nessuna femminista radicale manifestava per i miei diritti, quel giorno. La mia vita veniva soppressa in nome dei diritti della donna.

Io non soffrirei di paralisi cerebrale se non fossi sopravvissuta. Quando sento l’orribile e disgustoso ragionamento che dovremmo abortire i bambini perché a rischio di disabilità, il mio cuore si riempie di orrore…

Cari Signori, ci sono cose che si possono imparare solo dai più deboli tra noi. Se li sopprimete siete voi a rimetterci. Il Signore avrà cura di loro, ma voi soffrirete per sempre. E che arroganza, assoluta arroganza! E’ stato un tema a lungo sostenuto in questo nostro mondo che il forte dovrebbe dominare sul debole, stabilire chi vive e chi muore. Non vedete l’arroganza? Non capite che non potete nemmeno far battere il vostro cuore, non capite che tutto il potere che credete di avere non lo possedete affatto. E’ la misericordia di Dio che vi sostiene! Anche quando Lo odiate.

Così la gente diceva alla mia Penny “Gianna non sarà mai nulla.” [ironica] Molto incoraggiante… lei decise di ignorarli, lavorava con me tre volte al giorno. Riuscivo a sollevare la testa e, per farla breve, a tre anni e mezzo camminavo con il deambulatore e i tutori, ora sto in piedi -zoppico un pochino- senza deambulatore e senza tutori. [ironica] A volte cado elegantemente, altre volte meno elegantemente, dipende dalle situazioni. Ma è tutto per la gloria di Dio.

Sono più debole di voi, ma questo è il mio discorso: è un piccolo prezzo da pagare per poter appiccare il fuoco nel mondo come sto facendo, e offrire speranza.

Nella nostra incomprensione di come vanno le cose, ci sfugge quanto può essere bella la sofferenza. Non che me l’andrei a cercare, ma quando arriva ci dimentichiamo che Dio ha il controllo e che è capace di rendere belle le cose più miserabili.

Ho incontrato la mia madre biologica. L’ho perdonata. Sono una cristiana.

E’ una donna distrutta. Venne ad un mio incontro due anni fa, si alzò e disse: “Ciao, sono tua madre.” Fu un giorno difficile, ma mentre sopportavo la situazione -voi penserete che sono stupida- io stavo lì e pensavo: “Io non ti appartengo. Io sono di Cristo, sono la Sua bambina, e sono una principessa. Qualunque cosa tu dica nella tua amarezza, nella tua rabbia, non è un peso per me, e non lo porterò.” Dicevo queste cose dentro di me.

Avete un’opportunità, vorrei parlare agli uomini in sala, una cosa che non si fa mai. Uomini, voi siete fatti per la grandezza. Voi siete fatti per alzarvi ed essere uomini. Siete fatti per difendere donne e bambini, non per farvi da parte e voltare la testa quando sapete che è in corso un omicidio, e non fate niente. Non siete fatti per usare la donna e poi abbandonarla. Siete fatti per essere gentili, grandi, aggrazziati, forti, per prendere posizioni. Ascoltatemi. Sono stufa di fare il VOSTRO lavoro.

Donne, voi non siete fatte per essere abusate, non siete fatte per starvene lì e ignorare il vostro valore. Meritate che si combatta per voi, sempre.

Ora è il vostro momento: che tipo di persone volete essere? Immagino: straordinarie. Immagino: che siano all’altezza.

Ai politici in sala, in particolare agli uomini: siete fatti per la grandezza, mettete da parte la politica. Siete fatti per difendere il bene e la giustizia. Questa ragazza vi dice: è il vostro momento. Che uomini volete essere? Uomini preoccupati solo per la loro gloria, o uomini preoccupati per la gloria di Dio?

Dio vi aiutera, sarà con voi.

Voglio finire con questo: alcuni potrebbero essere seccati dal mio parlare di Gesù, ma come posso andarmene zoppicando per questo mondo e non dare tutto il mio cuore, mente, spirito e forza al Cristo che mi ha dato la vita? Se pensate che sia sciocca è solo un gioiello in più per la mia corona. Il mio unico scopo nella vita, è far sorridere Dio.

Spero di aver detto qualcosa di sensato. Mi è venuto dal cuore.

Dio vi benedica e protegga.”

Potrai vedere il video di questo discorso su youtube digitando “Gianna Jensen 2008 Melbourne”. E’ diviso in due filmati. Oppure sulla mia pagina facebook, che è pubblica.


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