Il Calabrescia pensiero

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Allora: mi sto leggerissimamente alterando.

I maya mi dicono che la fine del mondo è nel 2012.

I testimoni di Geova sono in allarme rosso dal 1914. Stanno in Defcon 1 da 97 anni, ma comunque mi dicono che “la fine è vicina”. Pazienti, non c’è che dire.

Raffaele Bendandi mi dice che doveva esserci, qualche giorno fa, un terremoto devastante in Roma, dal quale sarebbe iniziata una catena d’eventi che avrebbe portato alla fine del mondo.

Ora leggo (ora, intendo cinque minuti fa) che un vulcano sommerso nel mar Tirreno, per inciso il vulcano attivo più grande d’Europa -il Marsili- sarebbe in procinto di saltare in aria come un tappo di Prosecco. Il bello è che quest’ultima informazione è supportata dalla comunità scientifica, la quale prevede uno tsunami così modesto da permettere a tutti gli abitanti del Belpaese di andare al mare senza spostarsi da casa. Anche abitando al Courmayeur. E la fine del mondo per via di polveri che oscurerebbero tutto il globo, glaciazione, morte e devastazione.

Tranquillo, c’è ancora tempo. Questa devastante eruzione è prevista per domani.

Quale che sia la teoria, gli effetti sono uguali per tutti: fine del mondo, Armageddon, resurrezione dei morti.

I morti resusciteranno, ma il quando è controverso.

Ma io per quando devo preparare le Desert Eagle, gli Uzi, il Barrett, le granate e il mitragliatore calibro 50???

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Bello il Festival di Sanremo. Ha vinto Vecchioni. Eh, però Benigni, chissà com’è la storia del suo compenso… il 17 marzo facciamo festa o non la facciamo? Ma no, porco di quel Garibaldi! Ma sì, trogloditi separatisti! Stasera fanno Amici! Dio, se me la scoperei, la Belen.

Questi i discorsi, ringalluzziti da un’informazione demente, mentre a un tiro di schioppo da noi sta succedendo l’inferno. Inferno in territori già resi infernali dalle dittature a comando di questi, dittature che pare stiano cadendo come mosche. Si tratta del nord Africa, condito da qualche rivolta in medio oriente.

Noi europei, fino a qualche giorno fa, ce ne stavamo (come tutta la comunità internazionale, USA inclusi) a farci le pippe e a guardare da lontano. Ma sì, qualche comunicato, qualche

“Ragazzi, fate i bravi, lottate per la vostra libertà ma fatelo democraticamente. Sparatevi, ma con garbo.”

Risolviamo tutti così noi, con la democrazia e la calma. Forse perchè non c’è proprio un cazzo da risolvere. E ce ne possiamo star qui, con la faccia come il culo, a fingere di risolvere grosse problematiche, ci inventiamo nemici inesistenti, problemi inesistenti, che ovviamente potremo risolvere democraticamente e garbatamente, con il sorriso sulle labbra.

Grazie al cazzo che sorridiamo. Ci inventiamo finti dittatori, andiamo in piazza, spacchiamo qualcosina, qualcuno magari viene arrestato e mollato il giorno dopo. Le città distrutte dai manifestanti? Qualcun’altro ci penserà, suvvia, saranno mica questi i problemi. E torniamo a letto, comodi e paciosi, perchè “Abbiam manifestato contro il dittatore, abbiamo la coscienza pulita”. E siam convinti, in fondo, che la lotta contro le vere dittature -quelle che ti piantano nel terreno con solo la testa fuori e ti lasciano lì a crepare di colpo di calore se solo osi dissentire- si debba condurre con la medesima tranquillità d’animo. La lotta da salotto.

I nostri potenti? Pure. Non vorranno mica sporcarsi le mani prendendo apertamente le parti dell’una o dell’altra fazione. Così invitano alla calma, e a metodi pacati e democratici. Provaci tu, manifestante con l’esercito che ti spara, vedi dove la ficchi la calma a chi te la suggerisce. Provaci tu, militare, che se non fai il tuo lavoro vieni fucilato dal tuo regime come traditore e se lo fai ti tocca per forza di cose sparare ai civili in rivolta, e essere a tua volta esposto al fuoco di questi ultimi. Massì, potresti (forse) premere il grilletto del tuo fucile mitragliatore, però democraticamente.

Ora però, anche la Libia sta andando a puttane. E allora caspita, qui il problema diventa reale. Questi negrettini -pensa la comunità internazionale- non potevano continuare a scannarsi tra loro, guarda che pastrocchio che han combinato. Muammar Gheddafi, personaggio da tutti odiato e straodiato, tronfio, sudicione, matto come un cavallo bisognoso di terapia elettroconvulsiva, è finito nel tritacarne dell’incazzatura nordafricana.

Solo che per l’Europa la Libia non è semplicemente una pezza sabbiosa dove (diciamolo francamente) gli indigeni possono tranquillamente prendersi a schioppettate senza che a noi ne venga in tasca nulla, consentendoci di avere una parvenza di coscienza pulita solo limitandoci a dire “Su ragazzi, non fate i cattivelli”.

La Libia è, per l’Italia in particolare, la porta che collega Europa e Africa. Porta che, piaccia o meno, è stata finora sbarrata dal colonnello Gheddafi al fine di limitare i flussi migratori dal continente più povero e martoriato a quello più ricco e libero. Se questa porta dovesse vedere rotti i suoi cardini e le sue serrature, facile intuire cosa accadrebbe. E sarebbe disastroso non perchè noi siamo cattivi, e non vogliamo i negretti che puzzano e costruiscono moschee. Andiamo, non siamo ridicoli. Sarebbe disastroso perchè inizierebbe un flusso migratorio incontrollabile di persone disperate (come biasimarle?) alla ricerca di un destino meno gramo.

Non siamo nel paese delle meraviglie, ogni territorio ha una riserva limitata di posti di lavoro, di terreno su cui costruire case degne di essere abitate da esseri umani, di forze dell’ordine che garantiscono (o almeno ci provano) l’ordine e il rispetto delle leggi sul territorio. Già noi arranchiamo. Figurati che succede se mi arriva qualche milione di persone disperate. Il colonnello è decisamente un matto col botto, ma è  (era?) il nostro cane da guardia.

Se c’è è un male. Se non c’è è un male.

Il figlio, Saif Al-Islam, ha l’ideona. Dato che il problema è la rivolta al regime dell’islam più radicale, da sempre osteggiato dal raìs in cambio dell’amicizia occidentale, la sua proposta è “Ok, voi islamici fondamentalisti non volete più il mio paparino, allora facciamo da bravi bambini, prendiamo la Libia, la dividiamo in due, e facciamo a metà. Metà a papino e metà a voi islamici radicali”.

Magari dagli anche il materasso con le doghe in legno e un set di pentole in omaggio. Cretino.

Se la soluzione fosse questa, avremmo quanto prima un territorio sovrano islamico radicale, circondato da territori in pienissima anarchia in cui sarebbe facilissimo andare a favorire le componenti estremistiche, magari con l’aiuto iraniano, costituendo così un unico estesissimo territorio dominato dal fondamentalismo, talmente esteso e potente da potersi permettere la conquista della metà della Libia precedentemente trattenuta dal colonnello. Bella mossa. Il tutto per poi iniziare una guerra (santa???) contro Israele. Il che poi porterebbe ad un conflitto di proporzioni quasi mondiali.

Poi parla, per qualche secondo, il papino (e la sua parola, in quanto attuale leader, è quella che ha peso reale). Il suo discorso farebbe rizzare il capelli anche a Claudio Bisio. Alla fine di questo pezzo troverete il filmato del discorso con relativa traduzione. Decisamente meno accomodante del suo figlioletto. Ti vien l’impressione che dopo aver sentito il discorso di Saif, lo abbia preso a sberle e mandato a coltivare Merlot nel Sahara. ‘Sto debosciato.

Dopo quello che il colonnello ha combinato, non è più possibile accettare la sua presenza al comando di una nazione. Il mondo civile non potrebbe permetterlo. Non possiamo nemmeno più parlare di libertà e democrazia, senza attivarci per abbattere un tizio che arrivi a bombardare (e non è un’iperbole) il proprio popolo in rivolta. Perchè questo ha fatto: “Voi manifestate: io do ordine a caccia e bombardieri di sganciare sopra le folle in rivolta. Fate voi.” E lo ha fatto, altrochè.

Se se ne andasse, allo stesso tempo, sarebbe gravissimo il pericolo della nascita di un nuovo territorio fondamentalista. Il quale forse non sarebbe un pericolo per l’Europa (da un punto di vista militare) ma per Israele lo sarebbe eccome. Partirebbe una guerra di conquista nella quale si vedrebbero attratti, per varie ragioni, un gran numero di paesi del mondo. A questo si aggiunge il gravissimo e concretissimo pericolo di una immigrazione incontrollabile (questa sarebbe l’arma contro l’occidente europeo: attaccare militarmente sarebbe idiota per il semplice fatto che secondo l’articolo 5 dell’alleanza atlantica, se uno stato terzo attaccasse un membro dell’alleanza, tutti i membri dell’alleanza devono intervenire militarmente a difesa dell’alleato attaccato. E nessuno vorrebbe trovarsi contro una coalizione di 28 nazioni guidate dagli USA, che per inciso ha la potenza militare maggiore del mondo). Una situazione drammatica.

Come dicevo prima, se Gheddafi resta, è male. Se se ne va, è male.

Che fare? Smetterla di stare qui a farci le pippe, piantarla con le “dichiarazioni di simpatia” al popolo libico (dichiarazioni di simpatia. Che bello il linguaggio diplomatico: dire “sono cazzi vostri” suonerebbe molto più sgarbato), inviare quanto prima forze armate (e, per Dio, non in missione di pace, smettiamola con questi edulcoranti semantici) trattare con le forze armate libiche, indurle alla resa, iniziare a martellarle se non si arrendono. Eliminare ogni attività a sostegno di questo pazzo furioso. In questo modo, eliminare un soggetto che non è più degno di restare dove sta. Ma è necessaria franchezza e determiazione, non i fiori nei cannoni.

Una volta spezzate le reni dei sostenitori di Gheddafi, guidare il paese verso un governo di matrice moderata. Che sia in grado di tener testa al fondamentalismo e di limitare i flussi migratori in misure assorbibili dall’Europa, dall’Italia in primis.

Il resto è politichetta, che ci possiamo permettere solo noi. Che abbiam la pancia piena, e i fucili a salve. Che abbiamo “dittatori” che, nel top della cattiveria, concepiscono il legittimo impedimento. Ridicoli, siamo ridicoli.

Nella speranza che una azione, anche violenta, per condurre la situazione a controllabili conseguenze, possa evitare che si debba arrivare, entro nemmeno troppo tempo, al sorgere di nazione contro nazione, e regno contro regno. Con Gerusalemme circondata d’eserciti. E se avete capito il riferimento, e ci credete, sapete anche che poi sarebbero cazzi davvero amari.

Saif, da bravo beduino combattente e fiero, tratterebbe coi generali nemici stabilendo ferree condizioni: “Ok, ci arrendiamo. Però io non intendo trattare: in cambio voglio il set di pentole e il materasso con le doghe in legno.”

Una trattativa accettabile.


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