Il Calabrescia pensiero

Posts Tagged ‘Berlusconi si dimette

Mi scusi MontAlfano se gli rubo l’espressione.

L’italiano è geneticamente calciofilo. A me il calcio non interessa, ma sono una mosca bianca. L’italiano generico sbava nel vedere una palla, e tende a vedere la vita, tutta, come se fosse un derby.

Prima della caduta del muro di Berlino c’era il comunismo da combattere con la fede in Dio e nella DC. E alè, tutti a tifare per l’una o per l’altra squadra. Anche a prendersi rispettivamente a pistolettate, se necessario. La P38, dopotutto, costa poco ed è affidabile.

Poi cade il muro, e per pochi anni la politica è orfana. Non ci sono più le squadre, il comunismo muore, la politica si rinsecchisce. La DC perde mostruosamente voti, e pure i compagni si raffreddano. Tranquilli, ghe pensi mi. Ecco che, per la gioia del popolo italico, arriva un nuovo personaggio, tale Berlusconi, che ringraziando Iddio fa ripartire il campionato. E avanti per altri diciassette anni, con una politica che se prima era un “Avanti compagni! No, state indietro, in nome di Dio!” ora è diventata un “Sono il nuovo argine del comunismo! No, Berlusconi si deve dimettere!”.

E’ così, purtroppo. La politica, come tutte le scienze umane, è cosa seria e complessa. Impone studio, fatica e tempo, per essere compresa. Ma se si è in democrazia, se a contare sono anche i voti di casalinghe disperate, muratori, contadini, medici, ingegneri e architetti che di politica vera in vita loro hanno forse letto quattro righe -e sono la stragrande maggioranza- allora devi, per accalappiare il loro voto, spiegarti con termini e argomenti a loro comprensibili. L’uomo politico ha imparato a sfruttare e abusare del meccanismo del derby.

Pensi che dica idiozie? Lo spread, in questo momento, è politica reale. Quanti di noi sanno cosa sia? Quanti -addirittura!!!- parlamentari sanno cosa sia? Quanti saprebbero suggerire un diverso sistema elettorale, visto che un caposaldo del derby è proprio “l’incostituzionalità della attuale legge elettorale”? Quanti saprebbero, per lo meno, fare due esempi di sistema elettorale?

Però siam tutti qui a dire che la legge elettorale che abbiamo ora fa schifo.

Ora è finita un’altra partita. Non c’è più (non ci sarà più a breve, per essere precisi) un Silvio da contestare, niente più intercettazioni più o meno irrilevanti, niente più signorine discinte, niente più conflitti di interessi vari, niente processi. Basta.

Non mi aspetto che, per questo, il popolo italiano si metta a cercare di capire i meccanismi della politica, per sconfiggere definitivamente il meccanismo calciofilo o il disfattismo ignorante (dài, dire che “tutto fa schifo”, dopotutto, è semplice, veloce, e ti dà sempre un’aria da intellettuale). Spero solo che il nuovo personaggio che entrerà -non so chi, non ho la sfera di cristallo- sappia sfruttare il meccanismo per creare una maggioranza schiacciante che possa, in qualche modo, aiutare a stabilizzare un pochettino le cose.

Perché dico che sarà un “personaggio nuovo”?

Guardati attorno. Tra gli esistenti non ne esiste uno che possa infiammare la politica e, di conseguenza, raccattare forti consensi. Il PDL esiste ancora, ma il delfino di Berlusconi, MontAlfano, non ha assolutamente charme. Uno può avere sei premi nobel, otto lauree ed essere un genio politico, ma se non si sa vendere non verrà mai votato dal popolo bue. Dopotutto, questo era il segreto elettorale di Silvio: essere, sostanzialmente, uno showman. MontAlfano ha il brio di un tonno pinnagialla. Bersani? Non se ne parla. Bossi? Dopo aver fatto un’impennata di consensi, ha iniziato sistematicamente a prendersi a bottigliate nei maroni -e, diciamolo, prenderebbe volentieri a sprangate Maroni-: Roma è ladrona, ma metto il figliuolo in Consiglio Regionale. Federalismo, ce l’abbiamo fatta! Ma nessuno francamente se n’è accorto. Immigrazione, abbiamo bloccato i barco… occazzo, è caduto il cane da guardia Gheddafi. Ci sono più baluba di prima. Fini, appena qualcuno lo vede, scappa per paura di essere pugnalato, possibilmente alle spalle. Casini… mah, è lì. Di Pietro è anche simpatico, ma ancora non s’è trovato un interprete che lo aiuti. Il resto son frattaglie.

Colui che verrà dovrà avere il coraggio di prendere la Costituzione, nella quale si dettano le norme che disciplinano la politica italiana, e cambiarle radicalmente. Non è difficile: basta guardare a un sistema democratico estero che sappia garantire la stabilità politica. Il presidenzialismo statunitense, tanto per dirne una. Non è possibile che, ai tempi della partita comunismo-anticomunismo i governi durassero, in media, poco più di un anno. Quando avrebbero dovuto durarne cinque. Non è possibile che nel 2008 venga eletta una maggioranza schiacciante, che sembrava invincibile, ma nonostante tutto caduta in disgrazia dopo tre annetti. Senza una politica forte e stabile non si va da nessuna parte, semplicemente si continua all’infinito una partita politica. Che non serve a niente e costa una barcata di soldi.

Dopotutto l’attuale sistema deriva da una situazione nella quale, caduto il fascismo, i costituenti avevano una paura dannata di commettere l’atroce errore di conferire troppo potere a una sola istituzione. Hanno così provveduto a creare un parlamento con circa mille persone, un Presidente della Repubblica che conta come il due di picche, un Governo che conta ancora meno, un baraccone enorme dove tutti possono (democraticamente, per carità) dire la loro senza però concludere nulla. E quando, finalmente, si riesce a concludere qualcosina, questo qualcosina è un insieme scoordinato di tante voci tra loro disomogenee, una gravidanza di mesi per una legge che sembra un quadro di Picasso.

Ora che lo spettro della tirannia è lontano, potremmo anche iniziare a capire che, forse, sarebbe anche bene ideare un sistema politico dove X ha tot poteri, Y ne ha altri e Z altri ancora, e nel quale questi tre soggetti non possano mettersi reciprocamente i bastoni tra le ruote, ma debbano piuttosto assumersi le responsabilità del loro operato. Perché un problema dell’attuale sistema è anche questo: tutti dicono tutto e alla fine la responsabilità del risultato non se la piglia nessuno.

Napolitano ha firmato la tale legge, non la doveva firmare! Ma accidenti, cosa deve fare, non firma, così poi (è la Costituzione che lo dice) il Parlamento gliela può rispedire tale e quale e, a quel punto, sarebbe COSTRETTO a firmarla? Un Presidente firma sempre e comunque, tanto il suo veto, potenzialmente, non vale una cicca. Almeno si risparmia tempo.

Al nuovo showman: cerca di fare incetta di voti, prenditi una maggioranza schiacciante e con questa rivedi il sistema politico. Perché avanti di questo passo non so cosa potrebbe succedere alla prossima crisi economica. Che ci sarà, eccome se ci sarà.

Il sistema-derby non cambierà: dopotutto anche negli USA esiste, da decenni, la partita repubblicani-democratici. Ma almeno la politica reale è stabile.

Io, nel mio piccolo, pur avendo sempre tifato a destra, spero che il nuovo allenatore sia Renzi. Mi piace, quel pacioccone rompipalle.

 

Looo so, è tanto che non scrivo. Mix di mancanza di ispirazione e impegni universitari.

Un breve pensiero notturno, visto che dovrei iscrivermi a un esame e il sito della mia Facoltà è impallato, almeno son stato sveglio per qualcosa.

Allora, il vecchio Silvio pare voglia andare in prepensionamento. Che facciamo? Si affaccia la figura di Mario Monti, un mostro -in senso positivo- dell’economia. Verrebbe nominato Presidente del Consiglio senza che vengano indette le elezioni. Ed ecco che alcuni politici iniziano a gridare allo scandalo, non sia mai, smacco alla democrazia, Costituzione usata per ripulirsi il deretano dopo gloriosa cagata, e via di questo passo.

Queste dichiarazioni mi fanno ribrezzo, anche perché chi le fa è consapevole della loro cretineria. Non mi credete? Ecco qua.

Art. 56 Costituzione: “La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto”
Art. 58 Costituzione: “I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età”

Quindi IL PARLAMENTO è eletto dal popolo, con le elezioni.

Art. 92 Costituzione: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”                                                                                                                                                                                 Art. 94 Costituzione: “Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.”

Quindi E’ IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA che nomina il Presidente del Consiglio e i Ministri, nomina che successivamente deve essere “confermata” dal Parlamento.

Tradotto? Se Monti diventerà Presidente del Consiglio, non ci sarà proprio nessuno schiaffo alla democrazia. Ci sarà, semplicemente, l’applicazione di regole costituzionali. L’equivoco nasce da una sbagliata “credenza popolare”: quando nel 2008 siamo andati a votare, non abbiamo votato Berlusconi, ma il PDL (che ha, quindi, ottenuto la maggioranza parlamentare). Berlusconi è stato nominato da Napolitano, che poteva scegliere anche un’altra persona. Nel 2006 non abbiamo votato Prodi, ma il suo partito, che ha vinto le elezioni e ottenuto la maggioranza in Parlamento; ma Prodi è stato nominato da Napolitano.

Il Presidente del Consiglio, elezioni o no, non viene MAI eletto dal popolo, ma dal Presidente della Repubblica.

Quindi non credete a chi cerca di incularvi ideologicamente. Sfogliate la Costituzione, se non mi credete. Ah, un piccolo inciso: il nuovo Presidente del Consiglio (vedi art. 94), nominato dal Presidente della Repubblica, senza la fiducia del Parlamento -questo sì che è eletto dal popolo- non va da nessuna parte. Semplicemente non diventa Presidente del Consiglio. Mi pare che la democrazia sia salva, alla fine. Dopotutto sono pur sempre gli eletti del 2008, i “rappresentanti del popolo” che avranno l’ultima parola.

L’unica cosa che si può legittimamente dire è “Mario Monti non mi piace”, ma non che la democrazia sia in pericolo.

Mi dispiace solo che la fu Margherita ora si chiami PD, avrei potuto fare un gioco di parole alla pizzaiola del tipo “Bisogna capire se piace la Mari e Monti o se vogliamo andare alle elezioni e mangiare la Margherita”. Peccato.

Son costretto a dire una cosa più raccapricciante (o raccapricciosa, fai tu): se andiamo alle elezioni, i sondaggi danno vincente il PD di Bersani. Non so perché, ma improvvisamente l’accostamento funghi-frutti di mare mi pare paradisiaco.

Buonanotte!

Ho avuto un sogno. O un incubo. Una manifestazione onirica, mettiamola così, almeno il lettore non si lamenterà. E poi dicono che non faccio sforzi per essere imparziale. Mah.

Silvio, finita questa legislatura, mollava tutto. La fine di un ventennio, insomma. Per lui, ringraziando il cielo, niente piazzale Loreto. Esilio in Polinesia, attorniato da quintalate di gnocca. Altro che Alcatraz. Per trattenerlo funziona più una mulatta in topless che un marine con armi automatiche ed esplosivo al plastico.

Bene, come alla fine di ogni ventennio che si rispetti, via alla stesura di una Costituzione. Sennò che gusto c’è.

Si ritiene che sia più facile scriverla sulla falsariga di quella attuale. Pronti.

Art. 1) Qui Bossi si scalda. Ha accanto un prosatore, datosi che il suo Verbo risulta oramai incomprensibile ai più. Tra un rutto, una dichiarazione di virilità e una fucilata a salve sparata in aria (si scoprirà poi che il fucile era caricato a pallettoni, e il bersaglio era Di Pietro) propone il testo.

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, e porcaputtana non solo su quello dei padani, quindi la Costituzione riconosce e tutela organizzazioni di fustigatori che dal Po in giù incentiveranno la produttività. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Se poi è il popolo padano, tanto meglio.”

Art. 2) Prende la parola Gianfranco Fini. Si infila una kippah sulla testa e una kefiah al collo. Si inginocchia verso la Mecca. Dopo quarantacinque minuti di arabo maccheronico, parte in quarta.

“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. In particolare, si impegna ad accogliere venti milioni di immigrati al mese, a finanziare regolarmente ogni stato africano con venti milioni di euro mensili, e a costruire quanto prima moschee e sinagoghe nel numero di venti per ogni Regione.”

Calderoli è fulminato da ictus.

Art. 3) Fini, oramai temprato come acciaio appena forgiato, è lanciatissimo. Dopo una invocazione in ebraico e una dichiarazione (che non sta mai male) sul berlusconismo -definito come “male assoluto”- propone anche l’articolo seguente.

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Quindi la Repubblica si impegna a riconoscere i matrimoni omosessuali, costruire luoghi di culto per ogni religione esistente sulla Terra, a tutelare il fondamentalismo islamico in quanto lecita manifestazione di opinione politico-socia…”

Viene freddato da un dardo avvelenato sparato da La Russa con una cerbottana.

Art. 4) Silenzio in aula. La Camusso, convocata alla Costituente come membro onorario, cerca di contenersi ma si fa scappare un sorrisino. Come un tuono, esplode l’ilarità generale nei confronti del riformando articolo. Casini si asciuga i lacrimoni e scandisce, al suo solito, “Susu, santo cielo… dobbiamo… recuperare… la nostra dignità… il nostro…” non riesce a concludere, gli scappa da ridere. Bossi riesce a riprendere il controllo, dà due tiri alla bombola d’ossigeno, e propone.

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il dovere al lavoro ( DOVERE, capito terroni???) e promuove le condizioni che rendano effettivo questo dovere. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Anche se la Repubblica dubita che un terrone possa concorrere al progresso materiale o spirituale, ma si sa mai.”

Art. 5) Maroni salta in piedi, fino a quel momento stava menando la polenta taragna. Sennò poi fa i grumi, e valli a rompere.

“La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento. In pratica quanto detto fino al primo “punto e virgola” non vale un cazzo, è una Repubblica federale, ogni regione fa per sè, e le regioni del nord sono separate dalla terronia (emendamento Bindi: sostituire “dalla terronia” con “dalle regioni meridionali”, accolto) con un muro di cemento armato sorvegliato da guardie autorizzate a fare fuoco. Ai terroni, non ai nordici.”

La Lega accoglie festosamente la proposta a suon di rutti.

Art. 6) Un onorevole mediorientale di fresca nomina propone:

جمهورية يحمي الأقليات اللغوية مع قواعد خاصة. ومع ذلك، اللغة العربية هي اللغة الرسمية. ما الارتياح.

Nessuno capisce un cazzo, ma il testo viene approvato sulla fiducia. Si prodighi il mio lettore nella traduzione del testo, utilizzando l’apposita applicazione di Google impostando la traduzione dall’arabo all’italiano. Poi fatemi sapere, io non lo faccio per paura.

Bersani propone una rinvio della discussione a quattro mesi dopo: deve andare a pranzo, e si sa che il tortellino con la zucca è di lenta digeribilità.

Mi sveglio di soprassalto, madido di sudore.

Dio ce ne scampi.

Comunque, caro lettore, ti terrò informato sui lavori della Costituente.

ISCRIVITI ALLA PAGINA FACEBOOK “IL CALABRESCIA PENSIERO” 🙂


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: