Il Calabrescia pensiero

Posts Tagged ‘Crisi economica

Ora scrivo un pezzo che potrebbe essere intitolato “La scoperta dell’acqua calda”, tanto è ovvio. Ma alle volte le ovvietà possono passare inosservate.

Siamo ufficialmente (non lo dico per disfattismo da osteria, lo dico perché è così) il Paese con il carico fiscale più alto del mondo. Questo vuol dire che lo Stato, proporzionalmente, chiede agli italiani più denaro rispetto a quanto tutti gli altri Stati chiedano ai loro popoli.
Ora: se le patrie casse sono ancora disperatamente vuote nonostante la tassazione da record mondiale, i motivi possono essere due.

1) EVASIONE FISCALE DA RECORD: lo Stato chiede soldi, ma questi soldi non arrivano. Questo è un aspetto che ultimamente si sta cercando di combattere in tutti i modi. Personalmente non credo che l’evasione sarà mai debellata finché ogni scambio di denaro di mano in mano non avverrà esclusivamente con bancomat o carte di credito, per assicurare una assoluta tracciabilità. Stato di polizia tributaria? Certamente. Ma se devo scegliere tra finire come la Grecia o accettare che lo Stato guardi nelle tasche di tutti per scoprire chi non paga le tasse mandandoci tutti gambe all’aria, allora… signori, guardatemi nel portafogli finché volete.

2) SPESE E SPRECHI ASSURDI: lo Stato chiede soldi, ne ottiene molti meno per via dell’evasione, e di quelli che ottiene fa un uso assolutamente imbecille. Questo, al contrario dell’evasione fiscale, è un aspetto reso molto meno evidente dai media. Il fatto è che la Pubblica Amministrazione, nel suo complesso (Parlamento, Ministeri, Comuni, Province, Regioni, consigli comunali, provinciali, regionali, sindaci, authority, portaborse, sottosegretari, viceministri, vicesindaci, auto blu, auto bianche, auto argento, auto viola a pois arancioni…) SI MANGIA UNA QUANTITà DI SOLDI TALMENTE GRANDE CHE SE ANCHE NON ESISTESSE L’EVASIONE SAREMMO COMUNQUE IN GRAVE DIFFICOLTà.

Ora, non voglio fare il solito minestrone antipolitico. Trovo giusto che la politica possa gestire grandi somme di denaro e possa mostrarsi alle personalità internazionali con sfarzo e lustro. Perché diciamocelo, avere una politica “di lusso” non comporterebbe tutta questa grande spesa. Basti guardare la Corona britannica. Sono ferocemente contrario a tutti quelli che, come se fossero all’osteria, gridano frasi del tipo “Dovrebbero lavorare, altro che!!! Per fare quello che fanno non dovrebbero prendere nemmeno una lira!!!”

No. Quello che fanno, se fatto bene, è fondamentale. E necessita di grandi flussi di denaro. Il problema sono gli sprechi, la moltiplicazione di enti e poteri. Tutto è nato dalla Costituzione, in un periodo nel quale la paura del potere assoluto (si era appena usciti da anni di dittature e tragedie, e nuove dittature comuniste stavano nascendo o affermandosi nell’est) ha portato i Costituenti a creare un sistema ridondante nel quale tutti potevano fare tutto e nessuno poteva fare niente. Ti conferisco questo potere, ma creo un altro organo che possa limitarti.

Oggi abbiamo ancora necessità di credere che un Parlamento bicamerale con più di 900 persone (contando solo Onorevoli e Senatori, se contiamo pure i loro portaborse ecc ecc non finiamo più) sia più democratico di uno monocamerale composto da 200 (che son già tante)?

Dobbiamo ancora credere nell’utilità di un Presidente della Repubblica (il Quirinale, un mostro tritasoldi che nemmeno Man in Black) quando potremmo optare per -che so- un presidenzialismo all’americana? Un Governo, un capo del Governo (e dello Stato) e un Parlamento monocamerale. Chiuso.

Ce ne sarebbero di cose da fare, per rendere il sistema politico molto più snello ed efficiente.

Altro che pavoneggiarsi per aver rotto le palle a quattro evasori imbecilli a Cortina il giorno di Natale.

Capì, Monti?

Monti è ufficialmente nominato Presidente del Consiglio, e si prevede una fiducia parlamentare.

Monti è un tecnico. Non gli frega un cazzo di scontentare gli elettori -perché non ne ha- e può permettersi di risanare i conti senza subire conseguenze elettorali dal popolo bove. Se fossi un politico? Comincerei ad appoggiarlo, piantarla con le vaccate del tipo “la sua nomina è antidemocratica” (lo ripeto, il popolo vota il Parlamento, non il Governo, accidenti!), i piagnistei del tipo “con lui sono lacrime e sangue” (ma davvero? Non è perché è lui, ma perché con QUALSIASI soggetto che voglia risanare saranno lacrime e sangue), e alle prossime elezioni farei carne di porco con la campagna elettorale più semplice della storia: “Abbiamo, in due anni, insieme a Mario Monti, contribuito a salvare l’Italia. Con sacrifici, ma ci siamo riusciti. Vedete voi se rivotarci.”.

Chi, tanto per farsi politicamente figo, prevede e pontifica “rivolte popolari” contro Monti, e cose del tipo “ostruzionismo, il popolo non farà passare leggi di sacrificio”, forse non ricorda che il popolo bove non sarà interpellato. Non serve la sua approvazione per varare misure decise, scomode, ma necessarie. Quindi il problema non sussiste.

Quella del popolo che si rivolta mettendo il potente in difficoltà è una favola romantica. Il popolo può far casino, ma non più di tanto. O si arriva letteralmente ai forconi e alle ghigliottine, oppure un politico serio si sbatte delle manifestazioni e, in coscienza, procede verso la via scomoda ma giusta. E vedrai che queste misure scomode, se saranno legittimate con pari sacrifici della politica, il popolo bove le accetterà. La storia lo insegna: gli inglesi sopportavano le bombe e i massacri, ma Churchill era un giorno sì e l’altro pure tra le macerie. Non stava a fumarsi sigari cubani rintanato in un bunker dorato. Re Giorgio (non Napolitano, il babbo di Elisabetta II) continuava a stare vicino al suo popolo con continui discorsi e incitamenti alla nazione, senza scappare magari in un paese neutrale per salvarsi la pellaccia. Nessuno, o meglio, molto pochi si rivoltano, se in un Paese c’è grande coesione e condivisione tra governati e governanti.

SE IN UN PAESE C’è GRANDE COESIONE E CONDIVISIONE TRA GOVERNANTI E GOVERNATI, T’è CAPì, MARIO?

Ah, lo dico da leghista quale sono (e forse, se le cose continuano così, non lo sarò più): il discorso di Bossi qui sotto non ti ricorda l’assessor Cangini, di Zelig? Quello di “Noi siamo contro…!” “Siete contro cosa?” “Non lo so, dopo vediamo.”

Umbè, ti voglio bene, ma c’hai le pile scariche. Fai un passo indietro, fallo di lato, fallo adelante, fai un movimento sexy, fa il cazzo che vuoi, ma per il bene del Movimento vai in pensione.

Il prezzo del petrolio è aumentato sensibilmente a causa dell’instabilità politica nordafricana e del Medio Oriente. La benzina in Italia è arrivata a costare 1,568 euro al litro, superando i livelli massimi toccati nel 2008 durante i momenti più intensi della crisi economica, e potrebbe ancora aumentare a causa della rivolta in Libia, paese dal quale nel 2010 soltanto l’Italia ha importato 376mila barili di petrolio al giorno.

Il Medio Oriente e il Nordafrica producono più di un terzo di tutto il petrolio usato nel mondo. I fermenti in Libia dimostrano che una rivoluzione potrebbe rapidamente interromperne la fornitura. Mentre Muammar Gheddafi cerca di resistere, la fornitura di petrolio dalla Libia si è dimezzata, a causa della fuga dei lavoratori stranieri e della progressiva frammentazione del paese. La diffusione del malcontento nell’area minaccia di causare una ulteriore interruzione dei rifornimenti, benchè dalla zona provengano rassicurazioni e l’eventualità sembra assai lontana.

Il prezzo del petrolio da raffinare era cresciuto del 15% con l’inizio delle proteste in Libia, arrivando a costare 120 dollari al barile lo scorso 24 febbraio. Poi l’Arabia Saudita è intervenuta promettendo di aumentare la produzione e questo ha consentito di ridurre lievemente il prezzo, che oggi s’aggira intorno ai 116 dollari. Cifra del 20% superiore rispetto all’inizio di quest’anno.

Per quanto sia ben distante dai picchi raggiunti nel 2008, ci sono però elementi che fanno temere un progressivo aumento del prezzo del petrolio; L’Arabia Saudita tecnicamente ha una capacità sufficiente per compensare quel che non arriva dalla Libia, dall’Algeria e da altri piccoli produttori. E i sauditi hanno chiarito che intensificheranno la produzione.

C’è però un problema che riguarda la stessa Arabia Saudita. Il paese ha caratteristiche molto simili a quelle degli Stati in cui si sono verificate rivolte che hanno portato all’anarchia, e questo dato preoccupante va aggiunto al fatto che in quell’area stanno effettivamente nascendo movimenti, per ora ancora controllati e controllabili, fortemente antigovernativi. Se le autorità saudite dovessero perdere il controllo, il mercato petrolifero si troverebbe seriamente nel pieno di una crisi, forse peggiore (nel medio periodo) di quella degli anni ’70.

Stando ai calcoli degli analisti, un aumento del 10% del costo del petrolio riduce il prodotto lordo mondiale di un quarto di punti percentuale. L’attuale crescita dell’economia mondiale è pari al 4,5% e per fiaccare la ripresa dalla crisi il petrolio dovrebbe quindi superare i 150 dollari al barile. Un aumento più contenuto dei prezzi sul mercato petrolifero implicherebbe comunque un rallentamento per l’economia.

In Europa la preoccupazione più grande non è data tanto dall’aumento in sé del petrolio, ma dal relativo inevitabile aumento dei prezzi che ne conseguirebbe e che potrebbe compromettere i piani di rilancio dell’economia per uscire dalla crisi, quella attuale nata nel 2008 negli Stati Uniti. Il meccanismo? Il prezzo del petrolio cresce, il petrolio serve come fonte di energia per la produzione di beni, il prezzo dei beni sale, la domanda scende, i piccoli investitori vendono i propri titoli, la borsa scende, imprese che chiudono… Comprendi?

Prove oggettive della probabilità di questa evenienza?

I Governi di molti paesi emergenti hanno deciso di intervenire preventivamente per attenuare l’inflazione utilizzando sussidi per i prezzi del cibo e della benzina, soluzione onerosa che rischia di condizionare seriamente l’andamento delle loro economie. Della serie: morire dobbiamo morire, almeno scegliamo il modo. Anche nel Medio Oriente molti Governi hanno scelto questa strada per calmare gli animi della popolazione ed evitare nuove rivolte, ma questo incide sui loro bilanci e potrebbe portare a un circolo vizioso.

L’Occidente, invece, dovrebbe imparare dalla lezione degli anni Settanta: magari è ora di realizzare una ricetta nota da tempo ma mai seriamente adottata, che prevede investimenti in altre (e già esistenti) fonti energetiche in modo da ridurre inquinamento e dipendenza da combustibili fossili.

Ci vuole questo per prendere quelli che vivono in un mondo tutto loro fatto di fiori e farfalle, dove l’energia si crea da sola, e fargli accettare l’energia nucleare?

Siamo a un passo da un nuovo tracollo della finanza mondiale. Tutto dipende dalla famosa “botta di culo”, dalla risposta alla domanda “l’Arabia Saudita reggerà?”

Gran bella politica energetica, quella mondiale.


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