Il Calabrescia pensiero

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 Come promesso, pubblicherò le testimonianze dirette di alcuni amici e amiche aquilani, per dar loro voce e farvi comprendere la loro situazione e i loro pensieri dopo quella notte che, per via del terremoto, li ha obbligati a cambiare radicalmente la loro vita. I pezzi non sono in alcun modo censurati o modificati da me.

Quando mi sarà permesso dal diretto interessato, pubblicherò anche il contatto dell’autore in modo tale che chiunque lo desideri lo possa contattare, per qualsiasi motivo.

In questo caso, il contatto (facebook) dell’autrice del pezzo è https://www.facebook.com/sara.aquila

“Gridarono tutti insieme:

Facciamo una città così bella

che nessun’altra nel regno

le si possa paragonare!”

(Buccio di Ranallo

Cronache della fondazione dell’Aquila)

Voglio raccontarvi una storia che risale al 1254, una storia fatta da 99 principi, 99 castelli, 99 piazze, 99 chiese e 99 fontane.

È la storia della mia città, L’Aquila, ed io voglio raccontarvela come nessuno ha mai fatto dopo la notte del 6 Aprile 2009.

Quando arrivavi la mattina per andare all’università, c’erano la fontana luminosa e il forte spagnolo a darti il buongiorno, col Gran Sasso innevato sullo sfondo; caffè veloce lungo il corso e poi a Via Verdi, accanto al teatro e alla chiesa di S. Bernardino, a seguire le lezioni o a dare qualche esame. A pranzo, pizza alla Perla Nera, caffè all’Arcobaleno da Paola e Armando, magari anche una capatina alla biblioteca comunale, con quel silenzio quasi sacro, che ti dispiaceva rompere strusciando una sedia o facendo cadere una penna!

Quando uscivi dalla biblioteca era già buio.. un salto al Boss per un bicchiere di vino con gli amici e di nuovo a Piazza Palazzo.. se quella piazza potesse parlare, ne racconterebbe di cose!!

Questa era una mia giornata tipo, prima di quella notte.. e si, magari alla fine era noioso, magari tutti saremmo andati via di li una volta trovato un lavoro, per tornare a malapena nei weekend a trovare i nostri genitori..

Poi, però, è arrivata quella notte: 22 secondi che spazzano via 309 vite, 22 secondi in cui io non facevo che pensare “ok, sto per morire, è finita qua!”.

Una notte di polvere, lacrime e sangue, di feriti, dispersi, telefoni che non funzionavano, di te che guardavi la tua casa, ignaro che non ci avresti mai più messo piede, che la guardavi come si guarda un mostro, senza riuscire a spiegarti come, cosa e, soprattutto, perchè.

È arrivato anche il sole dopo quella notte, come uno schiaffo, come a dirti “guarda, coglione, inutile che speri, non c’è più nulla in piedi!”

Ed è così che sono andate e vanno tutt’ora le cose!

Spenti i riflettori sull’emergenza, più mediatica e politica che umanitaria, passato il G8 con le gente nelle tende e i politici comodi negli appartamenti (arredati di tutto punto per l’occasione!) della Guardia di Finanza, passate le porcate della Protezione Civile e dei militari che fanno i padroni a casa degli altri, non è rimasto nulla!!

Montagne di scartoffie, una ricostruzione mai partita, casi antisismiche puntellate (!!!) dopo le ultime nevicate, case sventrate in centro storico, paesi interi ridotti a cumuli di macerie, un silenzio spettrale, rotto ogni tanto da qualche tonfo di muri e travi di legno che ancora continuano a cadere.

Ma non solo! La morte ha colpito i nostri parenti ed amici, le nostre case e le nostre abitudini, ma anche la nostra economia; ormai a L’Aquila o ti accontenti di un contratto a progetto in un call center o te ne vai!

Io sono andata via, dopo quasi 3 anni, ho resistito più che potevo.. è una lotta tremenda tra mente e cuore e, se vuoi sopravvivere, deve vincere la mente.

A L’Aquila ancora si muore! Dopo il terremoto ci siamo ammalati, siamo entrati in depressione, siamo morti di crepacuore..

Il cuore è in frantumi, la mente è in frantumi, l’aquilano è alienato, senza più abitudini, luoghi, semplici sorrisi;

l’aquilano è ancora in esilio sulla costa, perchè le case antisismiche del governo Berlusconi non sono bastate per tutti;

l’aquilano paga il mutuo su cumuli di macerie;

l’aquilano è stato manganellato solo perchè chiedeva una casa, senza colori politici, senza violenza alcuna;

l’aquilano è accusato di essere “piagnone”, di lamentarsi, di pensare che tutto gli è dovuto;

l’aquilano è abbandonato dalle istituzioni e dalla voglia di lottare e farsi valere.. e così si accontenta di un bar che riapre in un palazzo inagibile, di poter fare il “tour degli orrori” per le vie del centro storico riaperte al pubblico, ma deserte e silenziose. Si accontenta per paura di altri rifiuti, per pigrizia, per indolenza, per rassegnazione..

Io avevo 22 anni quando è successo e mi lacera sapere che non rivedrò mai più i posti che amavo, che sono talmente sfiduciata da non riuscire nemmeno a pensare che riuscirò a farli vedere ai miei figli!

Gli italiani non sanno.. sanno solo quello che politici e media hanno decretato come “giusto da sapere” ed io mi metto a completa disposizione di chiunque volesse approfondire, interessarsi alla questione, anche nei suoi lati più macabri, disgustosi, senza porre censura alcuna.

Sono giovane e innamorata di ogni singolo sassolino di quella città, voglio vederla rinascere, voglio farla conoscere a voi, come l’ho conosciuta io: meravigliosa e pulsante di vita, gioiello dell’architettura e mio unico rifugio sicuro.

Informatevi, manifestate con noi, raccogliete fondi, qualsiasi cosa.. ma fatelo!

Non solo per noi, ma soprattutto per una ripresa delle redini della situazione, per far capire ai nostri politici da “quattro soldi” cosa vuol dire POPOLO SOVRANO, per ricordarci che ogni popolo ha il governo che merita e che noi potremmo avere molto di più, soprattutto da noi stessi.

Da una discussione nata attorno a uno scatch di Crozza sul Papa.

 

E’ molto facile farsi belli scimmiottando il Sommo Pontefice e una religione dopotutto innocua per cavalcare l’onda del populismo. E’ infatti ingenuo credere che un comico non cerchi di cavalcare il sentimento popolare al fine di aumentare il proprio personale consenso, l’apprezzamento del popolo bove. Molto facile. Così come è facile e abbastanza meschino cercare di addossare alla Chiesa, che pure di difetti ne ha, colpe generalizzate. Esempio? Lo scandalo (vergognoso e vomitevole) dei preti pedofili: da quando è esploso, giù tutti a dire con sarcasmo che le cariche vaticane, forse, prevedono il requisito della perversione sessuale per essere ricoperte.

Se vogliamo perorare la causa della civiltà anche attraverso la risata (se vogliamo, perché no, perorare un’idea laicista di vita) allora non fermiamoci così odiosamente sul Papa e sulla Chiesa. Su u Papa in particolare tra l’altro, perché Giovanni Paolo II, per esempio, è da tutti ricordato come una sorta di santo, mentre anche lui, come i suoi predecessori, ha coperto -per dirne una!- il gravissimo documento “Crimen sollicitationis”. Però lui era tanto buono. Dove sta la logica? Forse era malatissimo, biascicava più che parlare, e quindi non poteva star lì a far tanti discorsi che potessero politicamente dar fastidio?

Ratzinger?
Dalla falsa accusa di sostegno al regime nazista, al considerarlo capro espiatorio di 2000 anni di errori religiosi sparsi qua e là, fino a spingersi a cose assurde quali l’accusarlo di essere liberticida: liberticida non è chi ti consiglia di fare/non fare qualcosa, ma chi ti impone con la forza il proprio volere. Magari sparandoti salate sanzioni se non chini la testolina. Il Papa parla, parla tanto, esprime il proprio pensiero anche in vicende che riguardano leggi italiane e, generalmente, leggi di ogni Paese del mondo. E parla esprimendo giudizi del tipo “questa tale legge vi consentirebbe di far questo e quello (abortire, uccidere legalmente, drogarsi…) sappiate che da un buon cristiano, queste cose, non devono essere fatte.” Punto. Nessun obbligo, nessuna pretesa di abrogazione di leggi altrui. Semplice indirizzo dei fedeli. Che non si discosta da qualsiasi indirizzo dato da qualsiasi politico a qualsiasi popolo della terra. Anzi, in questo caso i fedeli possono fare quello che vogliono, senza incappare in sanzioni da parte della Chiesa.

Mi chiedo: se di lotta di civiltà e laicismo si tratta, perché solo il Papa? Perché solo la Chiesa? Perché questi comici guardano solo al cristianesimo? Perché non l’islamismo? Perché non -e soprattutto, visti gli avvenimenti degli ultimi anni- il satanismo? Perché (ma questo più per la civiltà che per il laicismo) non parlare -anche attraverso il sarcasmo, visto che son tanto bravi- della condizione di assoluta sottomissione femminile nelle culture islamiche più radicali?

Forse il fatto che un Papa CONSIGLI (non comandi, consigli) di non abortire è più grave di una moglie islamica che viene quotidianamente e pesantemente sottomessa dal marito, con la benedizione dei “ministri di Allah” che anzi incitano la cosa?

Forse il fatto che un Papa ritenga peccaminosa la convivenza more uxorio al di fuori del matrimonio è più grave di certi episodi di satanismo nei quali bambini, donne, giovani e chi più ne ha più ne metta vengono seviziati, ammazzati, violentati? E non sto certo parlando a cazzo, leggetevi qualche episodio di cronaca nera.

Forse no, non è più grave.

Forse è solo politicamente più utile indirizzare il popolo a pensarla così.

Così come, un mesetto fa, era utile far credere al popolo che caduto Berlusconi saremmo stati tutti meglio, vada via quel vecchio sporcaccione.

Venitemi pure a dire, ora, che sono un caprone schiavo dei preti e dei berlusconisti. Sarò felice di rispondervi che siete schiavi, a vostra volta, di un insieme di persone che vi fanno credere di parlare come uomini liberi, sparando contro questo e contro quello, per poi farvi comunque fare e dire ciò che vogliono che diciate o facciate.

Siate felici, Silvio è caduto, pagherete un mille euro in più di tasse ogni anno e (mi rivolgo ai lavoratori, astenendomi da qualsiasi giudizio di merito sul punto) vi abrogheranno l’art. 18 dello Statuto, cose che se le avesse fatte Silvio apriti oh cielo, ma voi siate felici, oh alfieri della libertà di pensiero. Oh dotti. Oh colti.

Io sarò felice di restare uno schiavo caprone. Almeno ne ho la consapevolezza.

Monti è ufficialmente nominato Presidente del Consiglio, e si prevede una fiducia parlamentare.

Monti è un tecnico. Non gli frega un cazzo di scontentare gli elettori -perché non ne ha- e può permettersi di risanare i conti senza subire conseguenze elettorali dal popolo bove. Se fossi un politico? Comincerei ad appoggiarlo, piantarla con le vaccate del tipo “la sua nomina è antidemocratica” (lo ripeto, il popolo vota il Parlamento, non il Governo, accidenti!), i piagnistei del tipo “con lui sono lacrime e sangue” (ma davvero? Non è perché è lui, ma perché con QUALSIASI soggetto che voglia risanare saranno lacrime e sangue), e alle prossime elezioni farei carne di porco con la campagna elettorale più semplice della storia: “Abbiamo, in due anni, insieme a Mario Monti, contribuito a salvare l’Italia. Con sacrifici, ma ci siamo riusciti. Vedete voi se rivotarci.”.

Chi, tanto per farsi politicamente figo, prevede e pontifica “rivolte popolari” contro Monti, e cose del tipo “ostruzionismo, il popolo non farà passare leggi di sacrificio”, forse non ricorda che il popolo bove non sarà interpellato. Non serve la sua approvazione per varare misure decise, scomode, ma necessarie. Quindi il problema non sussiste.

Quella del popolo che si rivolta mettendo il potente in difficoltà è una favola romantica. Il popolo può far casino, ma non più di tanto. O si arriva letteralmente ai forconi e alle ghigliottine, oppure un politico serio si sbatte delle manifestazioni e, in coscienza, procede verso la via scomoda ma giusta. E vedrai che queste misure scomode, se saranno legittimate con pari sacrifici della politica, il popolo bove le accetterà. La storia lo insegna: gli inglesi sopportavano le bombe e i massacri, ma Churchill era un giorno sì e l’altro pure tra le macerie. Non stava a fumarsi sigari cubani rintanato in un bunker dorato. Re Giorgio (non Napolitano, il babbo di Elisabetta II) continuava a stare vicino al suo popolo con continui discorsi e incitamenti alla nazione, senza scappare magari in un paese neutrale per salvarsi la pellaccia. Nessuno, o meglio, molto pochi si rivoltano, se in un Paese c’è grande coesione e condivisione tra governati e governanti.

SE IN UN PAESE C’è GRANDE COESIONE E CONDIVISIONE TRA GOVERNANTI E GOVERNATI, T’è CAPì, MARIO?

Ah, lo dico da leghista quale sono (e forse, se le cose continuano così, non lo sarò più): il discorso di Bossi qui sotto non ti ricorda l’assessor Cangini, di Zelig? Quello di “Noi siamo contro…!” “Siete contro cosa?” “Non lo so, dopo vediamo.”

Umbè, ti voglio bene, ma c’hai le pile scariche. Fai un passo indietro, fallo di lato, fallo adelante, fai un movimento sexy, fa il cazzo che vuoi, ma per il bene del Movimento vai in pensione.


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