Il Calabrescia pensiero

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Ci siamo, è iniziata la settima stagione del dottor House, una delle poche serie tv che riesca ad appassionarmi. Insomma: vuoi mettere il politicamente corretto dilagante, il buonismo, il volemose ben contrapposti al saccente e spiritoso cinismo bastardo del medico più irriverente della TV?

In realtà c’è una particolare situazione che attendo dalla prima stagione, e scommetto che anche tu, lettore, se sei fan, la attendevi con curiosità morbosa e porcellesca: la sonora, gloriosa, assatanata, lussuriosa maratona sessuale tra il buon vecchio House e la sensuale dottoressa Lisa Cuddy.

La sesta stagione si era infatti conclusa con i due dottori che, dopo aver prestato soccorso ad una povera donna restata sotto le macerie di un edificio crollato (la donna creperà nonostante House abbia cercato di salvarla amputandole la gamba con un seghetto per riuscire a liberarla da un grosso pezzo di cemento che la intrappolava… NONOSTANTE???) si ritrovavano, stanchi e depressi, a casa di lui, scambiandosi le tipiche e pacate tenerezze che sono il preludio ad una trombata di proporzioni epiche. Peccato che la produzione, furbetta, abbia deciso di fermare tutto proprio in quel momento: “vuoi vedere come va a finire? Sono cazzi tua, aspetti la prossima serie.”

E va bene, attendiamo. Arriva la “serata House”. Mi stravacco sul divano, un bel bicchierozzo di interfero… ehm, di birretta fredda alla mia sinistra. Non ci sono cazzi, nessuno mi rovinerà lo spettacolo. E si inizia.

Beh… ma che ha il doppiatore di House? Mah, avrò sentito male… le altre voci sono tutte uguali… dopotutto magari, chissà, sono appena stato operato al naso, avevo il setto nasale deviato, i turbinati grossi come due proiettili cal. 50, mi hanno dovuto pure scalpellare un pezzo di osso etmoide… eccheccazzo, magari anche l’orecchio ne sta risentendo, e ho avuto uno storpiamento uditivo. Poi ascolto meglio. No, qui c’è qualcosa che non va.

Mando un sms scherzoso ad una amica, anche lei grande fan. La risposta è illuminante: il vecchio caro doppiatore di Hugh Laurie, Sergio di Stefano, è passato a miglior vita nel settembre del 2010. Occazzo! Insomma, quella voce là, io la attribuivo ad un uomo di… 30, 40 anni. Di cosa sarà mai morto? Do una googlata: il buon Sergio è morto di infarto. La cosa che veramente, ma veramente, ti lascia basito è che avesse la bellezza di anni 71. No caro il mio lettore, non ho scritto male.

Sergio di Stefano aveva settantuno anni! Immagino questo vecchietto con la voce di House, la velocità nel parlare, la raffinatezza del tono, il sarcasmo pungente non solo nelle parole, ma nell’intonazione. Immagino questo vecchietto mentre si agita davanti al microfono, dando la paga a tanti che hanno la metà (forse) dei suoi anni, e che riesce a far apprezzare un personaggio che, di per sè, avrebbe semplicemente i tratti di un bastardo senza un briciolo di umanità. Già lo stimavo: data l’età posso dire che fosse un mito.

E così vedo la puntata, già carente di suo (ok che dopo 6 stagioni ti aspetti che i due scopino di santa ragione, ma non puoi fare una puntata SOLO con loro due che fanno i loro porci comodi… o per lo meno fateci vedere la Cuddy in nudo integrale XD) senza lupus, senza rush cutanei, senza gente che vomita rospi, bimbi che ruotano la testa di 360 gradi, donne incinte che partoriscono schermi LCD della Samsung.

E con la nuova voce di House (il nuovo doppiatore è Luca Biagini), con questo doppiatore che DICONO essere molto valido, ma che io vedrei bene a fare la voce della pubblicità dei biscotti. Tipo

“Biscotti Doria… latte, farina, zucchero e tanto amore…”

Eddai, andiamo. House deve scoparsi Cuddy, risolvere la misteriosa successione dei numeri primi facendo una TAC full body ad una calcolatrice scientifica, far sbiancare Foremann, resuscitare un morto della guerra civile americana, bere un mojito e ingerire 8 Vicodyn. E lo deve fare CONTEMPORANEAMENTE.

Non scoparsi Cuddy per tutta la puntata (senza avere il buon cuore di farle scoprire almeno una zizza a favore di camera, Gregory, sei un egoista!) per poi recuperare le forze con i biscotti Doria.

E andiamo…

A parte che sono n poco scazzato perchè non riesco a dare una “categoria” ai miei post, dice che l’opzione è bloccata per motivi di sicurezza. Ed è il motivo che mi ha impedito di scrivere per tutto questo tempo: ogni virgola che provavo a digitare era bloccata dal popup del cazzo, semmai si chiama così, perchè io non sono un tecnico e con sti nomi mi ingarbuglio. Lo chiamerò, quindi, “opzione rompiballe che da qualche settimana mi impedisce una tranquilla scrittura”.
Ma oggi è più forte di me.
Quando si vede qualche puntata di fila del “Dottor House” NON PUOI non dedicargli almeno un piccolo post. Un postino, insomma.
Salta all occhio, già all inizio della puntata, l’ambientazione.
Tu hai presente solo gli italici opedali, accoglienti come un cesso di Calcutta. Li invece, gli stessi cessi fanno a gara con i migliori hotel, pare di stare nella hall dell Hilton di New York.
Poi gli studi medici. Ogni medico ha uno studio gande e lussuoso quanto la Casa Bianca. Il che, costi a parte, implicherebbe un notevole bisogno di spazio. MA, signori, dalle riprese aeree della clinica risulta che la sua estensione sia pari alla metà del più piccolo ospedale italiano: è ovvio che gli statunitensi hanno scoperto come inserirsi in altre dimensioni per limitare gli spazi. Lo studio di House non è, in realtà, li, negli States, ma in un universo parallelo.
Furbi questi yankees.
Come poi non rilevare la singolarità dell’organizzazione di tale clinica. Non esiste un ordine, una differenziazione, un reparto, che so, di nefrologia, geriatria, pediatria, una sezione distaccata per gli infettivi…
NO, sono tutti ammassati in una informe massa di invalidi.
Che poi, NON sono semplici ammalati. Nella clinica di House non arriva mai un semplice ustionato, un semplice ammalato di influenza, un semplice pirla che si sia schiantato in motorino.
Arrivano solo casi in cui i povericristi di turno presentano sintomi quali il vomitare il fegato, lo schizzare degli occhi fuori dalle orbite, il distaccamento di arti superiri o inferiori (a scelta), il farneticare in aramaico in pieno stile esorcista.
E tra i medici dello staff, nessuno indossa delle precauzioni, anche una semplice mascherina, ma non capita mai che in questa massa di casi estranei alla medicina (estranei finchè non vengono catalogati da House, si intende) ci sia un infetto da virus a propagazione aerea che si insnui nei polmoni di Foremann, infettando poi tutta la squadra, e mandando tutti al Creatore.
No.
Ma analizziamo la sitazione.
Arriva il poverocristo, che presenta svariati sintomi, tra i quali il meno grave è una emorragia di mezzo litro al minuto dalle orecchie.
House convoca quindi la sua squadra, dando pressochè le medesime disposizioni terapeutiche iniziali, che stroncherebbero anche ventiquattro bestie da soma in perfetta salute.
“Somministrate dodici chili di vitamina C, quindici di aspirina, sottoponetelo a centoventi cicli di chemioterapia, iniettategli tramite flebo centoventisette litri di antibiotico a scelta, fategli una TAC e infine dategli un Benagol.”
Allorchè salta in piedi la dottoressa gnocca di turno, dicendo:
“Gregory… ma… non sarà un pò azzardato? Un Benagol???”
No comment.
Quindi il poveraccio comincia a schiumare dalla bocca a causa della infausta terapia, House viene illuminato dallo Spirito Santo, capisce quale sia la patologia (che per essere diagnosticata necessiterebbe di dodici esami, e non di dodici secondi di contemplazione Zen dell infinito), va dal paziente, scazzotta con la famiglia radunata attorno al letto, butta il bastone a terra, arriva arrancando dal moribondo, gli inietta un farmaco misterioso direttamente nel cuore, il poverocristo si riprende subito e House diventa il reuccio della siutazione.
Poi egli convoca tutto il suo staff in una grande sala, ne licenzia il 30%, invita a cena i componenti femminili dei trombati, che, ovviamente, lo mandano prontamente affanculo.
L’unica parte logica del programma.

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