Il Calabrescia pensiero

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Un paio di amici mi chiedono perchè io non scriva sulla guerra in Libia. Non scrivo perchè non c’è nulla da dire. Si inizia, si combatte, si finisce, prima o poi.

Ma se sui fatti più strettamente legati al conflitto libico credo si possa sorvolare (Il mio blog non è sottoposto a no fly zone) credo si possa invece parlare dei retroscena, della politica politicante. Perchè se un conteggio matematico delle forze che si annientano a vicenda può sembrare deprimente (e, ammettiamolo, anche un pò noioso), quello che giunge dalle bocche e dai fatti dei capoccioni coalizzati è un qualcosa di cabarettistico.

L’ONU approva la risoluzione 1973: con questa il Consiglio di Sicurezza autorizza qualsiasi azione, anche militare, volta a garantire una no fly zone sui cieli della Libia e la difesa dell’incolumità del popolo insorto. Solo questo. Non si autorizza la destituzione, anche con l’uso delle armi, del dittatore: paradossalmente, se Gheddafi decidesse all’improvviso di non far più decollare i propri mezzi e la smettesse di sparare sui rivoltosi, un protrarsi dei bombardamenti “volenterosi” sarebbe una violazione della risoluzione. Come se, nell’ottica ONU, il problema sia semplicemente una difesa attuale dei civili. Personalmente Gheddafi l’ho sempre visto come un male, borioso e insopportabile, ma un male necessario. Sia perchè garantiva un contenimento migratorio, sia perchè ha sempre visto come  fumo negli occhi l’islam più invasato e radicale. Ma se proprio si vuole arrivare alle armi, cara ONU, almeno si abbia la decenza di ammettere che l’obbiettivo non è “la difesa dei civili”, non solo quello. L’obbiettivo è tirare, una volta per tutte, un colpo fatale al vecchio beduino e metterlo a tacere per l’eternità. Non a caso ieri, se non vado errato, un “missile fuori controllo ha colpito accidentalmente il bunker di Gheddafi, distruggendolo, senza tuttavia provocare la morte nè il ferimento del raìs”.

Come no. Un missile impazzisce, e tra tutte le direzioni che può prendere decide proprio di buttarsi sul bunker del dittatore. Ecco, questo deve essere uno dei famosi “missili intelligenti” o, perlomeno, un missile non ipocrita.

Se proprio volete farlo fuori, almeno abbiate la decenza di autorizzare a livello ufficiale una guerra a tutti gli effetti. Con obbiettivo principale l’annientamento delle forze nemiche (volanti o meno, sparanti sulla folla o meno) e la destituzione del Colonnello. Fuori i coglioni, per la miseria.

Escludendo questo piccolo frutto del pacifismo imperante (dove non si riesce a DICHIARARE GUERRA formalmente manco sotto tortura, e si usano forme edulcorate tipo AZIONE AUTORIZZATA DAL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELLE NAZIONI UNITE), ecco che si passa all’azione.

Comando io! No io! Bombardo io! No io! Io ho più navi di te! Il cazzo, io ho i Tornado ECR. Sono il più fico! Spara anche tu! No, io non sparo! Ehi ragazzi, è qui la festa? Ho portato i salatini.

Un troiaio incredibile. Tutto d’un colpo l’orgia di volenterosi (anche qui, volenterosi un cazzo, non che io abbia nulla da lamentare, ma lo vogliamo dire che non andiamo in Libia per amor del popolo bistrattato, ma per avere la nostra fetta di combustibili fossili? Ripeto, nulla da obiettare, la benzina e il gas ci servono, piantiamola con le lamentele. Si abbiano le palle di ammettere che non siamo “volenterosi” illuminati dalla misericordia di Dio che ci spinge a difendere i più deboli, cazzo. Un briciolo di onestà morale.) dicevo, i volenterosi scoprono che per fare la guerra (perchè E’ guerra) ci vuole un’organizzazione, un piano strategico, e, cosa più importante, un comando unificato. Non serve a niente avere quattrocento aerei se per colpa di un comando spaccato li si fa partire a due a due, e non tutti insieme in un attacco unito e inarrestabile, tanto per dare un’idea del concetto.

E così la Francia attacca, ma piano piano, per quanto a parole sia cattivissima, quasi nevrotica (Sarkò, mi spiace che Carlà ti soddisfi poco, passerà, vedrai), limitandosi a far fuori qualche camionetta del regime. Ore dopo, in tutta fretta, gli USA (fino a qualche ora prima decisi a inviare i propri mezzi, ma a non aprire il fuoco) fanno partire 110 missili dalle loro navi e sottomarini, iniziando, di fatto, il conflitto. Solo il Signore sa quanti porconi avrà sparato il buon Barack nel venire a conoscenza dello scherzetto francese.

Dopo aver fatto la frittata (e non lo dico io, ma un generale aeronautico fuori servizio “distruggere per prima cosa le postazioni radar del nemico è il primo passo da fare, l’ABC della guerra. Mi chiedo come mai si siano concentrati su altri obbiettivi…”) alcuni si ricordano del loro corso serale di strategia bellica, sbiancano, ricordano che nessuno ha strumenti specifici contro i radar… no, ci sono i Tornado ECR, li hanno i tedeschi e gli italiani. Opporcamiseria, i crucchi non vogliono guerreggiare. Non ci danno nemmeno un fucile a tappo. Proviamo con gli italiani…

Come cazzo sarebbe a dire che i Tornado italiani non sono schierati in Sicilia? Dove cazzo sono? Decollate porcaputtanaeva, decollate!

E decollano sei Tornado ECR, in una missione di due ore circa. I nostri militi tornano, serafici, e confessano di non aver sparato perchè… non c’era niente a cui sparare. Però abbiamo portato la birra.

La cosa divertente è che a rivelare il dettaglio della mancanza di conflitto a fuoco è il maggiore Nicola Scolari in un’intervista a sky tg24, e verrà immediatamente richiamato alla sua base di provenienza come provvedimento disciplinare. E la consueta reticenza dei militari impiegati in operazioni di guerra???

Branca Branca Branca, Leon Leon Leon…

I paesi arabi nella coalizione volenterosa si ricordano di essere arabi, e di odiare pesantemente l’occidente. Che ci facciamo qui? Ahmed, che cazzo di casino hai fatto, siamo finiti in una compagnia di infedeli! MANGIANO PROSCIUTTO!!!

Al che qualche nostro ministro si incazza, inclusi pure il Presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica (ma quest’ultimo in maniera molto pacata e democratica): signori, ma qui chi cazzo comanda???

La festa si ferma di scatto. I danesi si mettono a fischiettare. La Merkel riprende a fare gli gnocchi, stranita. Sarkò prende una coppa di champagne e grida “MOI!!!”.

Dalla sala si leva un pernacchione generale.

Bene, dicono i nostri ministri, d’ora in poi o il comando lo prende la NATO (col cazzo: la NATO, da regolamento, deve decidere all’unanimità: avete voluto far la cazzata di tirar dentro anche la Tunisia, paese filoislamico? Adesso ve la pippate voi, col suo veto all’intervento dell’Alleanza Atlantica) oppure il comando lo prendiamo noi, visto che siamo a un tiro di schioppo dalla Libia e se fate i cazzoni chi ci va di mezzo siamo noi.

Dalla Francia arriva un sonoro pernacchione.

Dopo che i nostri hanno assicurato che non ci sono valide difese antiaeree, stamattina cade un F 15E Eagle statunitense. Mah, sarà stato un problema al carburatore. O allo spinterogeno.

Dopotutto è sempre lo spinterogeno.

In questo clima, i siciliani sono comprensibilmente preoccupati. Il nostro Presidente, sempre nella sua flemma da salotto chic, distribuisce al mondo la sua lezione accademica: “Non preoccupatevi! Non è mica guerra, scioccherelli! E’ un’azione autorizzata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite!”

Dalla Sicilia arrivano svariate pernacchie.

Giorgio, io capisco che sei colto e pacato, io pure ho studiato diritto internazionale e so che, sui libri, questo pasticcio non lo trovi sotto al paragrafo “guerra” ma sotto a “Consiglio di Sicurezza ONU”. Ma metterti a fare una lezione breve a una nazione che teme l’arrivo di qualche missile o qualche bombardiere, andiamo, è ridicolo. Piuttosto non dire nulla. Piuttosto dì che dal Mediterraneo non può passare manco una mosca. Inventati qualcosa.

Ce lo vedo bene, il Giorgio, a fare il medico. Alla povera moglie preoccupata per il cuore malato del marito direbbe “No, signora, non è che GLI è PRESO UN COLPO. Ha avuto un infarto del miocardio.”

“Eh, certo che è morto! E’ che non sopporto queste imprecisioni terminologiche.”

Dalla moglie parte un cazzotto invisibile ai radar.

Andiamo, signori, abbiamo scelto il momento peggiore per schierarci contro il raìs. Viste le notizie sulle inclinazioni estremiste degli insorti libici, forse, avremmo addirittura fatto bene a non agire. Cinico? Da bastardi? Forse. Si vedrà in futuro chi abbiamo favorito bombardando Gheddafi, se siamo passati dalla padella alla brace o meno.

Perchè vorrei ricordare ai paladini delle rivolte del popolo che quarant’anni fa il leader della rivolta “per la libertà della Libia” era proprio un giovane colonnello ventisettenne di nome Muammar Gheddafi, che puntava a rovesciare il governo di re Idris. Che poi s’è visto quanto fosse per la libertà.

Chi stiamo difendendo? Povera gente che si ribella o una massa di estremisti?

E, se proprio vogliamo combattere contro Gheddafi, diamoci una cazzo di regolata. Con le forze messe a disposizione dalla coalizione “volenterosa” si potrebbe distruggere mezzo mondo, altro che mettere in difficoltà quattro beduini armati con cazzatelle di fabbricazione sovietica.

Evitiamo, solo per bagatelle sulla leadership, un’altra disfatta in stile baia dei porci. O meglio, dei Proci. Dopotutto, l’operazione si chiama Odissea all’Alba.

Bene, birra e salatini ci sono. Chi ha portato le patatine?

Giorni fa ho scritto un pezzo titolato “Tripoli, bel suol… d’amore?”. Auspicavo un intervento militare contro il regime libico, che si sta macchiando di ignominiosi crimini contro l’umanità.

Sono un ingenuo.

Parlo tanto di realpolitik, per poi ragionare in maniera totalmente svincolata da qualsivoglia considerazione politico-economica: ragiono come un essere umano. Errore imperdonabile, in questo mondo. Arrivavo io, giovane di buoni principii e pii pensieri, a insegnare come si doveva gestire la situazione. Senza fare i conti col mondo reale, che pio e buono non è.

Perchè -mi chiedevo ingenuamente, da stupido- la comunità internazionale si limita a tanto inutili quanto ridicoli appelli contro il modus operandi del regime, e non opta per soluzioni più tangibili?

Ecco perchè:

COMBATTERE IL REGIME SCHIERANDOSI COI RIVOLTOSI: Soluzione umanamente più accettabile e comprensibile. Avversata per un semplice motivo (realpolitik, signori, realpolitik): i rivoltosi, per quanto vittime di crimini contro l’umanità (dai cazzo, vai a bombardarli?) non si sa che faccia abbiano. Che ideologia abbiano. A chi facciano capo. Da chi prendano ordini. Negli anni ’80 gli Stati Uniti (allora acerrimi nemici dell’Unione Sovietica) fecero il terrificante errore di armare il regime talebano in Afghanistan per permettergli di contrastare l’avanzata sovietica in quel Paese; sconfitti i russi, i talebani rivolsero le armi e l’addestramento militare ricevuto (11 settembre docet) contro coloro i quali li avevano armati in precedenza. Si vuole evitare una nuova gaffe di questo tipo, perciò MAI la comunità internazionale azzarderà un intervento militare contro Gheddafi. Senza contare che se poi il regime nonostante tutto resiste e vince, col cazzo che poi ci darà il suo petrolio.

STABILIRE UNA NO-FLY ZONE: Se ne parla tanto, senza però chiarire cosa cazzo voglia dire “stabilire una no fly zone”. Vuol dire impedire allo Stato libico (che fino a prova contraria è sovrano) di usufruire dei propri mezzi militari aerei nel proprio territorio nazionale. In breve “caro Gheddafi, da oggi non fai volare nè caccia, nè bombardieri, nè elicotteri, nè una cazzo di mosca”. Il che equivale al punto sopra: dichiarare guerra a Gheddafi. Perchè per far “accettare” la no fly zone devi pattugliare i cieli libici con aerei militari di paesi stranieri, abbattere velivoli libici che non rispettino l’ordine di restare col culo a terra e distruggere, ovviamente, ogni postazione antiaerea libica, in quanto il Colonnello non starebbe certo a farsi le seghe guardando aerei militari stranieri svolazzare sul suo territorio. Anche questo, quindi, non avverrà MAI. Perchè, come sopra, se nonostante tutto il regime torna in auge, col cazzo che darà ancora petrolio a quei paesi che avranno massacrato la sua aeronautica militare. E questi Capi di Stato e Ministri, che parlano di no fly zone come se fosse realmente una soluzione praticabile e facile come rubare caramelle a un bimbo. Ma dire la verità, per quanto dura, no? Essere sinceri, no?

COMBATTERE I RIVOLTOSI SCHIERANDOSI COL REGIME: Oltre allo sputtanamento morale, se per qualche ragione i rivoltosi vincono, col cazzo che poi daranno il petrolio a quegli Stati che si saranno schierati contro di loro. Ed è inutile che fingiamo di vivere in un mondo perfetto, dove infili la presa in un buco fatto col trapano e trovi la corrente: non abbiamo investito nel nucleare e nelle rinnovabili? Bene, ci serve il petrolio. E per averlo dobbiamo fare la piega. E un intervento al fianco di Gheddafi potrebbe avere, nel caso qualcosa vada storto, conseguenze economiche devastanti, oltre ad essere moralmente riprovevole. Quindi non si fa.

SANZIONI ECONOMICHE ALLO STATO LIBICO: Parliamoci chiaro. La Libia se ne sbatte il cazzo. Già nel 1991 sono state applicate sanzioni allo stato libico e al regime di Gheddafi. Il modo per aggirare embarghi e cazzatelle varie lo trovi sempre. Cina e Cuba insegnano. Si potrebbe fare, ma senza risultati, e comunque rischiando, in caso di ritorno al potere incontrastato del dittatore, di rimanere a secco di petrolio. Eh, se mi applichi sanzioni, io m’incazzo e il petrolio non te lo do. Pappappero.

NON FARE UN PLURIDECORATO CAZZO: L’unica cosa da fare, se si vuole stare in questo mondo. Vediamo che succede, non ci inimichiamo nè Gheddafi nè i rivoltosi, poi quando tutto sarà calmo e ci sarà un vincitore ci metteremo il lubrificante nel culetto e lo accoglieremo con larghi sorrisi come un amico e un alleato. E il vincitore ci degnerà del suo petrolio a prezzi accettabili. E questo si sta facendo e si farà, non aspettatevi altro, non credete ai vari capi e capetti di Stato che parlano (mentendo e sapendo di mentire) di interventi armati o di altre cazzate per far cessare i massacri in Libia. Non si fa nè farà nulla.

Si attende sulla sponda del fiume che passi il cadavere, lo si identifica, si capisce chi è il contendente rimasto vivo; lo si osanna. Semplice.

Fa schifo, ma non possiamo nemmeno lamentarci, noi civili, noi opinione pubblica. Nemmeno io, che sto scrivendo a un Mac che usa corrente elettrica (prodotta con combustibili fossili esteri, forse libici), pregusto la cena (cucinata con metano forse libico), mi scaldo accendendo il riscaldamento che funziona a metano, forse libico. Uso un’auto, alimentata a benzina. Quindi anche io ho bisogno di petrolio.

Se mi lamento, se vi lamentate, vuol dire che siete pronti a rinunciare a tutto, energia, benzina, riscaldamento, in nome del sostegno al popolo libico. In caso contrario, zitti, aspettate di vedere il cadavere, e non prendete le parti di nessuno. Lo stesso facciano i potenti, e almeno per decenza la smettano di fingere di voler prendere una posizione: non possono.

Intanto forze armate libiche colpiscono il campo di stoccaggio di petrolio di Ras Lanuf, dove si erano concentrati alcuni ribelli. Strage umana, ecologica, economica.

Zitti, non possiamo lamentarci.

La situazione fa schifo. Io faccio schifo. Voi fate schifo. Tu che leggi, e pensi che si debba fare qualcosa, ma nonostante tutto usi la corrente per far funzionare il tuo pc, tu fai schifo.

E’ politica. E’ mondo reale.

Zitti. Stanno morendo delle persone.

Il prezzo del petrolio è aumentato sensibilmente a causa dell’instabilità politica nordafricana e del Medio Oriente. La benzina in Italia è arrivata a costare 1,568 euro al litro, superando i livelli massimi toccati nel 2008 durante i momenti più intensi della crisi economica, e potrebbe ancora aumentare a causa della rivolta in Libia, paese dal quale nel 2010 soltanto l’Italia ha importato 376mila barili di petrolio al giorno.

Il Medio Oriente e il Nordafrica producono più di un terzo di tutto il petrolio usato nel mondo. I fermenti in Libia dimostrano che una rivoluzione potrebbe rapidamente interromperne la fornitura. Mentre Muammar Gheddafi cerca di resistere, la fornitura di petrolio dalla Libia si è dimezzata, a causa della fuga dei lavoratori stranieri e della progressiva frammentazione del paese. La diffusione del malcontento nell’area minaccia di causare una ulteriore interruzione dei rifornimenti, benchè dalla zona provengano rassicurazioni e l’eventualità sembra assai lontana.

Il prezzo del petrolio da raffinare era cresciuto del 15% con l’inizio delle proteste in Libia, arrivando a costare 120 dollari al barile lo scorso 24 febbraio. Poi l’Arabia Saudita è intervenuta promettendo di aumentare la produzione e questo ha consentito di ridurre lievemente il prezzo, che oggi s’aggira intorno ai 116 dollari. Cifra del 20% superiore rispetto all’inizio di quest’anno.

Per quanto sia ben distante dai picchi raggiunti nel 2008, ci sono però elementi che fanno temere un progressivo aumento del prezzo del petrolio; L’Arabia Saudita tecnicamente ha una capacità sufficiente per compensare quel che non arriva dalla Libia, dall’Algeria e da altri piccoli produttori. E i sauditi hanno chiarito che intensificheranno la produzione.

C’è però un problema che riguarda la stessa Arabia Saudita. Il paese ha caratteristiche molto simili a quelle degli Stati in cui si sono verificate rivolte che hanno portato all’anarchia, e questo dato preoccupante va aggiunto al fatto che in quell’area stanno effettivamente nascendo movimenti, per ora ancora controllati e controllabili, fortemente antigovernativi. Se le autorità saudite dovessero perdere il controllo, il mercato petrolifero si troverebbe seriamente nel pieno di una crisi, forse peggiore (nel medio periodo) di quella degli anni ’70.

Stando ai calcoli degli analisti, un aumento del 10% del costo del petrolio riduce il prodotto lordo mondiale di un quarto di punti percentuale. L’attuale crescita dell’economia mondiale è pari al 4,5% e per fiaccare la ripresa dalla crisi il petrolio dovrebbe quindi superare i 150 dollari al barile. Un aumento più contenuto dei prezzi sul mercato petrolifero implicherebbe comunque un rallentamento per l’economia.

In Europa la preoccupazione più grande non è data tanto dall’aumento in sé del petrolio, ma dal relativo inevitabile aumento dei prezzi che ne conseguirebbe e che potrebbe compromettere i piani di rilancio dell’economia per uscire dalla crisi, quella attuale nata nel 2008 negli Stati Uniti. Il meccanismo? Il prezzo del petrolio cresce, il petrolio serve come fonte di energia per la produzione di beni, il prezzo dei beni sale, la domanda scende, i piccoli investitori vendono i propri titoli, la borsa scende, imprese che chiudono… Comprendi?

Prove oggettive della probabilità di questa evenienza?

I Governi di molti paesi emergenti hanno deciso di intervenire preventivamente per attenuare l’inflazione utilizzando sussidi per i prezzi del cibo e della benzina, soluzione onerosa che rischia di condizionare seriamente l’andamento delle loro economie. Della serie: morire dobbiamo morire, almeno scegliamo il modo. Anche nel Medio Oriente molti Governi hanno scelto questa strada per calmare gli animi della popolazione ed evitare nuove rivolte, ma questo incide sui loro bilanci e potrebbe portare a un circolo vizioso.

L’Occidente, invece, dovrebbe imparare dalla lezione degli anni Settanta: magari è ora di realizzare una ricetta nota da tempo ma mai seriamente adottata, che prevede investimenti in altre (e già esistenti) fonti energetiche in modo da ridurre inquinamento e dipendenza da combustibili fossili.

Ci vuole questo per prendere quelli che vivono in un mondo tutto loro fatto di fiori e farfalle, dove l’energia si crea da sola, e fargli accettare l’energia nucleare?

Siamo a un passo da un nuovo tracollo della finanza mondiale. Tutto dipende dalla famosa “botta di culo”, dalla risposta alla domanda “l’Arabia Saudita reggerà?”

Gran bella politica energetica, quella mondiale.

Sto girovagando. Girovago tra i blog, vedo, tra quelli più frequentati, “Il post viola”, blog ufficiale del Popolo Viola, movimento politico-ideologico fondato da Beppe Grillo.

Ora, personalmente non ho mai avuto grande ammirazione per i seguaci ed elettori di tale movimento. Però si sa mai che possano avere qualche bella idea, qualche ragionamento acuto, leggere i loro pezzi, magari, può solo che farmi bene. Invece devo prendermi una scatoletta di Maalox plus per non farmi venire un attacco d’ulcera.

Titolo del pezzo: “Libia, il logo dell’ENI sulla giacca del mercenario”. Ecco il testo.

Journal Blog ha pubblicato questo filmato nel quale il logo dell’italianissima Eni, controllata dallo Stato, appare sul giubbotto di un mercenario a cui è stato ordinato di sparare sulla folla dei dimostranti a Bengasi. “E’ noto -scrive Journal Blog”- che Berlusconi e il colonnello libico Gheddafi siano in affari. Altrettanto noto -continua Journal Blog-  è che la politica energetica di Berlusconi è basata sui rifornimenti di idrocarburi provenienti dalla Libia (l’Italia assorbe il 38% delle sue esportazioni di petrolio) e dalla Russa. In particolare, l’Eni ha concessioni petrolifere in Libia fino al 2035; ha investito nel Paese 50 miliardi di dollari negli ultimi 10 anni e gli accordi italo-libici prevedono investimenti per altri 20 miliardi di dollari entro il 2020″. Ecco il filmato”

“I manifestanti domandano: «Di chi sono gli ordini?».
L’uomo risponde: «Degli ufficiali. Giuro. giuro.. ordini ordini».
La folla chiede ancora: «Vi hanno detto di sparare contro la gente con pallottole da guerra?»
Il prigioniero risponde: «Sì, Sì»
A quel punto si scatena la ferocia del branco.
Molti dicono: «No, No non fate così… facciamolo parlare. Non possiamo fare come loro…».”

Qui si conclude l’articolo.

 

Peccato che quella del mercenario sia la maglietta della squadra di calcio “Al-Ahly Tripoli”, squadra che, come tutte, ha uno sponsor. Lo sponsor è ENI: ecco perchè lo stemma dell’impresa spicca sulla t-shirt. Un pò come se io andassi a sfasciare una vetrina con la maglia della Ferrari, e qualcuno dicesse che sono un contractor della Marlboro. Ridicolo.

Ma loro no, loro, il Popolo Viola, movimento politico che come programma ha una sola parola (VAFFANCULO), leggono il post di un altro blog, il Journal Blog, vedono riferimenti che possano dare il la a critiche al Governo e hanno un orgasmo, come no, l’ENI è azienda di Stato, il mercenario è “marchiato” ENI, ecco qui, è Berlusconi che, avendo grossi affari in Libia, ha pagato tutti i mercenari in combutta con Gheddafi.

Ma che profonda analisi economico-politica.

Quello però che fa più incazzare è la visione da isola che non c’è che ispira pezzi come questi. “La politica energetica DI BERLUSCONI -dicono- è basata sui rifornimenti di idrocarburi provenienti da Libia e Russia.”

Eh certo. Berlusconi, che è tanto cattivo, compra petrolio dai cattivi Gheddafi e Putin e li finanzia.

Consiglio al Popolo Viola di piantarla di farsi le canne, sfanculare meno, immergersi nel mondo reale della politica. Noi non abbiamo il nucleare, e l’energia pulita e rinnovabile, per quanto intelligentissima, non sarebbe sufficiente a coprire il nostro fabbisogno. Ciò detto, dobbiamo importare energia. E se dobbiamo importarla, la importiamo da chi ce l’ha. E se la Russia e la Libia hanno petrolio, per quanto i loro leader possano essere dei pazzi suonati, questo lo compreremo da loro. Non è la politica energetica DI BERLUSCONI (che peraltro sta portando avanti una battaglia pro-nucleare), ma la politica energetica di un popolo che, attualmente, non ha mezzi sufficienti per essere indipendente. Cazzi non ce ne sono.

O cominciamo seriamente col nucleare (senza trascurare le energie rinnovabili), e limitiamo così le importazioni di idrocarburi (ma il Popolo Viola vive sull’isola che non c’è: non vogliono che s’importino idrocarburi, non vogliono il nucleare. Però vogliono l’energia, loro) oppure viviamo nelle capanne, scaldandoci  al fuoco, non usiamo automobili, non usiamo corrente elettrica.

O restiamo così come ora, ma non ci lamentiamo se per vivere da persone civili, con una casa riscaldata, con un auto che ci porti dove vogliamo quando vogliamo, dobbiamo dipendere da altri Stati con capi brutti e cattivi. Soprattutto se per scrivere certe stronzate usiamo un PC che funziona a corrente elettrica.

Quel che è certo, è che sarebbe meglio evitare di eccitarsi sessualmente ogni volta che pare esserci uno spunto per criticare il Governo, riportando ardite ricostruzioni complottiste come se fossero la parola di Dio.

 

 

Comunque, se i calciatori del Tripoli sono ridotti a fare i contractors, suppongo che la squadra non vada molto bene.


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