Il Calabrescia pensiero

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Qualche tempo fa auspicavo un intervento militare contro le forze di Gheddafi, in quel momento in apparente e totale disfatta, con la Libia quasi completamente conquistata dal popolo insorto. Successivamente, intervento militare mancato, analizzavo la situazione rivedendo la mia posizione: dato che Gheddafi, non fermato nel momento della sua massima debolezza, si stava rafforzando sempre più, una azione militare contro di lui rischiava di diventare un bagno di sangue epocale e, comunque, in caso di (improbabile?) sconfitta delle forze antilibiche, un grandissimo problema dal punto di vista dei rifornimenti di gas e petrolio; è inverosimile pensare che uno ti dia ancora il petrolio di cui necessiti dopo che gli hai dichiarato guerra, e dopo che lui ti ha randellato di santa ragione. “Abbiamo perso tempo, non si può più far nulla”, dicevo.

Ora che Gheddafi non solo si sta rafforzando, ma ha totalmente riconquistato la Libia e sta spazzando via gli ultimi quattro gatti che gli si oppongono, ORA, l’ONU cosa mi inventa? Il via libera alla no fly zone. Che come ricordavo in un precedente articolo altro non è che una azione di guerra nella quale si elimina tutta l’aviazione militare del nemico, le sue postazioni antiaeree, e se ne pattugliano notte e giorno i cieli con aeremobili militari. Abbattendo tutti quei velivoli militari che, sopravvissuti all’eliminazione iniziale, osino infrangere il divieto di sorvolare la zona. Non venitemi a raccontare che è semplicemente un pacifico divieto imposto a uno Stato di far decollare i suoi aeromobili: pacifico lo è finchè lo Stato rispetta il divieto; alla prima mosca che vola scatta il conflitto. E voi credete che Gheddafi obbedisca al divieto, come un bravo cagnolino? Imbecilli.

Oppure sì, obbedirà. “Limitandosi” a proseguire le purghe verso gli oppositori via terra: “Voi imponetemi la no fly zone, vabbè, io proseguo con carriarmati, missili e fanteria. Chissene.”. In questo modo, riuscirebbe non solo a prenderci per il culo, ma forse riuscirebbe anche a farci sparare (per esasperazione) il primo colpo senza alcuna legittimazione internazionale. Farebbe la vittima. “Io ho invitato gli ispettori ONU, ho rispettato la no fly zone, e voi mi bombardate? Ho tutte le ragioni di questo mondo, i cattivi siete voi, reagirò combattendo fino alla morte.” Bella mossa.

Fatto quando il Colonnello era rintanato a Tripoli, sarebbe stata un’ottima e risolutiva idea. Fatto ora, anche nella migliore delle ipotesi (la sconfitta del dittatore) sarà un interminabile, terribile bagno di sangue. Una guerra pericolosissima. Ricordo a lorsignori che la Libia non è in culo ai lupi, è incollata all’Europa. E che il Colonnello non ha alcun problema a inviare (magari su di noi, che siamo i più vicini) i suoi bombardieri. Dopotutto ha bombardato la sua stessa gente. Magari non proprio i bombardieri, forse qualche missile. Magari non sarebbe in pericolo l’Italia intera, ma solo la Sicilia e la Calabria. Questo rende il quadro più confortante?

Lo dico non solo ai paciocconi dell’ONU, che forse sono carenti in geografia, ma anche alla politica italiana, che sembra rapita dall’eroico progetto, e ha prontamente messo a disposizione svariate basi aeree e svariati mezzi della Marina Militare. Ricordo anche che nessuno sa se Gheddafi abbia accordi militari con altri stati filoislamici, in caso di conflitto armato. Chi è il nemico?

Nel caso si giungesse realmente alle vie di fatto, sono costretto a dirlo: spero in una azione violentissima che spazzi via in men che non si dica ogni forza del nemico; ciò significa una strage assurda, ma non si può fingere di non capire che, se non si agisce con violenza estrema, se si lascia respirare il Colonnello un secondo in più, la controffensiva sarebbe un bombardamento immediato del territorio italiano. Con buona pace di Sicilia e Calabria. Se va bene.

“Armatevi”, dice l’ONU al mondo. “Partite”, dice il mondo all’Italia.

Continuando a credere che una azione militare avrebbe dovuto essere condotta molto prima, spero che all’ONU d’ora in poi mettano dei militari esperti, come consulenti per certe risoluzioni.

E che licenzino Paperino e Topolino.

E per l’amor di Dio, non sparate il primo colpo, è quello che vuole lui.

Amen

Posted on: 18 marzo 2011

Soile Lautsi è diventata cittadina italiana per aver sposato il dott. Massimo Albertin, ateo. Costoro pretendevano l’eliminazione del crocefisso dalle scuole.

Luigi Tosti, giudice di pace, si era rifiutato di lavorare finchè tutti i crocefissi in tutte le aule dei Tribunali italiani non sarebbero stati rimossi.

Dopo varie peripezie giudiziarie, la Cassazione ha confermato la rimozione dall’Ordine Giudiziario del giudice di pace di Luigi Tosti del tribunale di Camerino. Ovviamente non a causa delle sue posizioni ateiste: il provvedimento è stato preso a causa del suo insensato rifiuto di lavorare. La Cassazione aggiunge anche che un crocefisso in un’aula di Tribunale non può configurare minaccia alla libertà religiosa di alcuno.

E come si è conclusa l’azione proposta dalla Lautsi? La Corte di Strasburgo, organismo dipendente dal Consiglio d’Europa afferma, in riguardo al rifiuto delle Corti italiane ad acconsentire la rimozione dei crocefissi dalle scuole, che “decidendo di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche frequentate dai figli della ricorrente, le autorità hanno agito entro i limiti dei poteri di cui dispone l’Italia nel quadro del suo obbligo di rispettare, nell’esercizio delle proprie funzioni in materia di educazione e d’insegnamento, il diritto dei genitori di garantire tale istruzione secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche; di conseguenza, non c’è stata violazione dell’articolo 2 del Protocollo n. 1”.

“Il Governo italiano (ricorrente in secondo grado alla Corte di Strasburgo, n.d.a.) sosteneva che la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche rispecchia ancora oggi un’importante tradizione da perpetuare. Aggiungeva poi che, oltre ad avere un significato religioso, il crocifisso simboleggia i principi e i valori che fondano la democrazia e la civilizzazione occidentale, e ciò ne giustificherebbe la presenza nelle aule scolastiche. Quanto al primo punto, la Corte sottolinea che, se da una parte la decisione di perpetuare o meno una tradizione dipende dal margine di discrezionalità degli Stati convenuti, l’evocare tale tradizione non li esonera tuttavia dall’obbligo di rispettare i diritti e le libertà consacrati dalla Convenzione e dai suoi Protocolli. In relazione al secondo punto, rilevando che il Consiglio di Stato e la Corte di Cassazione hanno delle posizioni divergenti sul significato del crocifisso e che la Corte Costituzionale non si è pronunciata sulla questione, la Corte considera che non è suo compito prendere posizione in un dibattito tra giurisdizioni interne. Di fatto gli Stati contraenti godono di un certo margine di discrezionalità nel conciliare l’esercizio delle funzioni che competono loro in materia di educazione e d’insegnamento con il rispetto del diritto dei genitori di garantire tale educazione e insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche. La Corte deve quindi di regola rispettare le scelte degli Stati contraenti in questo campo, compreso lo spazio che questi intendono consacrare alla religione, sempre che tali scelte non conducano a una qualche forma d’indottrinamento. In quest’ottica, la scelta di apporre il crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche (e nelle aule di Tribunale? n.d.a.) rientra in principio nell’ambito del margine di discrezionalità dello Stato, a maggior ragione in assenza di un consenso europeo . Tuttavia questo margine di discrezionalità si accompagna a un controllo della Corte, la quale deve garantire che questa scelta non conduca a una qualche forma di indottrinamento”.

Tradotto? Signori, il crocefisso rimane, amen. Piaccia o non piaccia. Ora, visto che le cose sembrano chiarite, vogliamo andare oltre ed evitare di intasare le aule di Tribunale con questioni squisitamente inutili e ideologiche? Perchè non voglio credere che chi si scagli contro il crocefisso lo faccia per vere e concrete questioni sostanziali (davvero qualcuno pensa che un crocefisso in un’aula di Tribunale possa seriamente impensierire un imputato, o che un ragazzino a scuola ne sia più infastidito rispetto alla odiosa, terribile, interrogazione di matematica dell’ora successiva?).

Siamo seri.

Andiamo oltre. E se sei ateo, o non cristiano, allora vedila così: quella cosa lì appesa al muro altro non è che un pezzetto di legno, un oggetto di arredamento. Perchè è così che viene visto (legittimamente) da una persona non cristiana. Datosi che si tratta di semplice oggetto di arredamento, magari per te carente di buon gusto, trattalo come tale. O magari vuoi portare in Tribunale qualche scuola perchè detesti il design dei cancellini? Un oggetto, un soprammobile. Nulla più.

Nota a piè di pagina, argomento diverso: qualche tempo fa auspicavo un intervento militare contro le forze di Gheddafi, in quel momento in apparente e totale disfatta, con la Libia quasi completamente conquistata dal popolo insorto. Successivamente, intervento militare mancato, analizzavo la situazione rivedendo la mia posizione: dato che Gheddafi, non fermato nel momento della sua massima debolezza, si stava rafforzando sempre più, una azione militare contro di lui rischiava di diventare un bagno di sangue epocale e, comunque, in caso di (improbabile?) sconfitta delle forze antilibiche, un grandissimo problema dal punto di vista dei rifornimenti di gas e petrolio; è inverosimile pensare che uno ti dia ancora il petrolio di cui necessiti dopo che gli hai dichiarato guerra, e dopo che lui ti ha randellato di sana ragione. “abbiamo perso tempo, non si può più far nulla”, dicevo.

Ora che Gheddafi non solo si sta rafforzando, ma ha totalmente riconquistato la Libia e sta spazzando via gli ultimi quattro gatti che gli si oppongono, ORA, l’ONU cosa mi inventa? Il via libera alla no fly zone. Che come ricordavo in un precedente articolo altro non è che una azione di guerra nella quale si elimina tutta l’aviazione militare del nemico, le sue postazioni antiaeree, e se ne pattugliano notte e giorno i cieli con aeremobili militari. Abbattendo tutti quei velivoli militari che, sopravvissuti all’eliminazione iniziale, osino infrangere il divieto di sorvolare la zona.

Fatto quando il Colonnello era rintanato a Tripoli, sarebbe stata un’ottima e risolutiva idea. Fatto ora, anche nella migliore delle ipotesi (la sconfitta del dittatore) sarà un interminabile, terribile bagno di sangue. Una guerra pericolosissima. Ricordo a lorsignori che la Libia non è in culo ai lupi, è incollata all’Europa. E che il Colonnello non ha alcun problema a inviare (magari su di noi, che siamo i più vicini) i suoi bombardieri. Dopotutto ha bombardato la sua stessa gente. Lo ricordo non solo ai paciocconi dell’ONU, che forse sono carenti in geografia, ma anche alla politica italiana, che sembra rapita dall’eroico progetto, e ha prontamente messo a disposizione svariate basi aeree e svariati mezzi della Marina Militare. Ricordo anche che nessuno sa se Gheddafi abbia accordi militari con altri stati filoislamici, in caso di attacco. Chi è il nemico?

Nel caso si giungesse realmente alle vie di fatto, sono costretto a dirlo: spero in una azione violentissima che spazzi via in men che non si dica ogni forza pro-Gheddafi; ciò significa una strage assurda, ma non si può fingere di non capire che, se non si agisce con violenza estrema, se si lascia respirare il Colonnello un secondo in più, la controffensiva sarebbe un bombardamento immediato del territorio italiano. Con buona pace di Sicilia e Calabria. Se va bene.

Continuando a credere che una azione militare avrebbe dovuto essere condotta molto prima, spero che all’ONU d’ora in poi mettano dei militari esperti, come consulenti per certe risoluzioni.

E che licenzino Paperino e Topolino.

 

Il prezzo del petrolio è aumentato sensibilmente a causa dell’instabilità politica nordafricana e del Medio Oriente. La benzina in Italia è arrivata a costare 1,568 euro al litro, superando i livelli massimi toccati nel 2008 durante i momenti più intensi della crisi economica, e potrebbe ancora aumentare a causa della rivolta in Libia, paese dal quale nel 2010 soltanto l’Italia ha importato 376mila barili di petrolio al giorno.

Il Medio Oriente e il Nordafrica producono più di un terzo di tutto il petrolio usato nel mondo. I fermenti in Libia dimostrano che una rivoluzione potrebbe rapidamente interromperne la fornitura. Mentre Muammar Gheddafi cerca di resistere, la fornitura di petrolio dalla Libia si è dimezzata, a causa della fuga dei lavoratori stranieri e della progressiva frammentazione del paese. La diffusione del malcontento nell’area minaccia di causare una ulteriore interruzione dei rifornimenti, benchè dalla zona provengano rassicurazioni e l’eventualità sembra assai lontana.

Il prezzo del petrolio da raffinare era cresciuto del 15% con l’inizio delle proteste in Libia, arrivando a costare 120 dollari al barile lo scorso 24 febbraio. Poi l’Arabia Saudita è intervenuta promettendo di aumentare la produzione e questo ha consentito di ridurre lievemente il prezzo, che oggi s’aggira intorno ai 116 dollari. Cifra del 20% superiore rispetto all’inizio di quest’anno.

Per quanto sia ben distante dai picchi raggiunti nel 2008, ci sono però elementi che fanno temere un progressivo aumento del prezzo del petrolio; L’Arabia Saudita tecnicamente ha una capacità sufficiente per compensare quel che non arriva dalla Libia, dall’Algeria e da altri piccoli produttori. E i sauditi hanno chiarito che intensificheranno la produzione.

C’è però un problema che riguarda la stessa Arabia Saudita. Il paese ha caratteristiche molto simili a quelle degli Stati in cui si sono verificate rivolte che hanno portato all’anarchia, e questo dato preoccupante va aggiunto al fatto che in quell’area stanno effettivamente nascendo movimenti, per ora ancora controllati e controllabili, fortemente antigovernativi. Se le autorità saudite dovessero perdere il controllo, il mercato petrolifero si troverebbe seriamente nel pieno di una crisi, forse peggiore (nel medio periodo) di quella degli anni ’70.

Stando ai calcoli degli analisti, un aumento del 10% del costo del petrolio riduce il prodotto lordo mondiale di un quarto di punti percentuale. L’attuale crescita dell’economia mondiale è pari al 4,5% e per fiaccare la ripresa dalla crisi il petrolio dovrebbe quindi superare i 150 dollari al barile. Un aumento più contenuto dei prezzi sul mercato petrolifero implicherebbe comunque un rallentamento per l’economia.

In Europa la preoccupazione più grande non è data tanto dall’aumento in sé del petrolio, ma dal relativo inevitabile aumento dei prezzi che ne conseguirebbe e che potrebbe compromettere i piani di rilancio dell’economia per uscire dalla crisi, quella attuale nata nel 2008 negli Stati Uniti. Il meccanismo? Il prezzo del petrolio cresce, il petrolio serve come fonte di energia per la produzione di beni, il prezzo dei beni sale, la domanda scende, i piccoli investitori vendono i propri titoli, la borsa scende, imprese che chiudono… Comprendi?

Prove oggettive della probabilità di questa evenienza?

I Governi di molti paesi emergenti hanno deciso di intervenire preventivamente per attenuare l’inflazione utilizzando sussidi per i prezzi del cibo e della benzina, soluzione onerosa che rischia di condizionare seriamente l’andamento delle loro economie. Della serie: morire dobbiamo morire, almeno scegliamo il modo. Anche nel Medio Oriente molti Governi hanno scelto questa strada per calmare gli animi della popolazione ed evitare nuove rivolte, ma questo incide sui loro bilanci e potrebbe portare a un circolo vizioso.

L’Occidente, invece, dovrebbe imparare dalla lezione degli anni Settanta: magari è ora di realizzare una ricetta nota da tempo ma mai seriamente adottata, che prevede investimenti in altre (e già esistenti) fonti energetiche in modo da ridurre inquinamento e dipendenza da combustibili fossili.

Ci vuole questo per prendere quelli che vivono in un mondo tutto loro fatto di fiori e farfalle, dove l’energia si crea da sola, e fargli accettare l’energia nucleare?

Siamo a un passo da un nuovo tracollo della finanza mondiale. Tutto dipende dalla famosa “botta di culo”, dalla risposta alla domanda “l’Arabia Saudita reggerà?”

Gran bella politica energetica, quella mondiale.


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