Il Calabrescia pensiero

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Ma non prendiamoci in giro. Tutti a dire che la Francia sbaglia a non voler prendersi i migranti.

Guardiamoci in faccia: noi li volevamo? Eravamo bramosi di accogliere quanto prima migliaia e migliaia di disperati NON dalla sola Libia (che poi sarebbero gli unici ad aver diritto di venir da noi, in quanto profughi) ma potenzialmente dall’intera Africa? Perchè c’è da dire questo: se un poverocristo in Congo viene a sapere che è saltato il “tappo” nordafricano verso l’Europa, pensi che si faccia qualche remora a fare armi e bagagli e a tentare la sorte? No.

Non li desideravamo.

Però ci lamentiamo se altre nazioni -sulla base della Realpolitik, non per strumentalizzare al fine politico- si attrezzano e difendono i propri confini.

L’ho detto fino alla nausea: non me ne frega niente se un uomo è bianco, nero, giallo o rosso. Non è una questione di razzismo. E’ il semplice e intuitivo fatto che in una nazione possono convivere un certo numero di persone, numero oltre il quale l’occupazione, gli alloggi, la situazione igienico-sanitaria cominciano a scricchiolare. Per ora siamo fortunati, abbiamo solo cinquantamila clandestini dall’inizio di questa storiaccia. Con un pò di organizzazione, li si può distribuire senza troppi casini, forse gli si può trovare pure un lavoro. Ma quando saranno un milione, due milioni? E non sto esagerando. Prima o poi, con questi ritmi si arriverà a questi numeri. E che faremo? Dove li metteremo? A quanto arriverà la percentuale di popolazione senza un lavoro?

Sì, ho detto “strumentalizzare a fini politici”. Perchè è questo che qui in Italia si sta facendo. Sia da parte del Governo, che dell’opposizione. Dal momento in cui sono iniziate le rivolte contro Gheddafi, ogni politico (Maroni in testa, testimoni sono i servizi dei TG e le testate giornalistiche) aveva previsto una migrazione di massa, aveva previsto una invasione (per ragioni di opportunità geografica) di Lampedusa.

Qualcuno ha fatto qualcosa? Si sono mobilitate navi, civili o militari che fossero? Qualcuno ha detto “Andate, attraccate a Lampedusa, aspettate i clandestini e fate in modo di portarli sulla Penisola non appena i numeri diventeranno poco gestibili su quella disgraziata isola grande come uno sputo?”

No. La tecnica del Governo (e lo dico da leghista, non da “zecca rossa” come alcuni definiscono i sinistri) è stata quella vecchia, cara, assurda, oscena strategia del “C’è un problema, lo lascio crescere, crescere, crescere, do la colpa agli altri (o al destino) se la situazione è degenerata, mi attivo in extremis, sistemo tutto, faccio la parte dell’eroe.”

Non ci credi? Analizza: al posto di mandare navi a Lampedusa PREVENENDONE l’invasione e distruggendone la stagione turistica, si è preferito lasciar aggravare il problema, salvo poi mandare Silvio in quello che oramai era diventato un territorio parificabile a un cesso di Calcutta, attivare le navi (cosa che si poteva fare prima) dare la colpa a chicchessia, se la situazione era degenerata, e vendersi come salvatori dell’isoletta: “Avete visto? Alla fine arrivo io e sistemo tutto. Sono un gran fico.”

La tecnica dell’opposizione è stata quella cara, oscena (e via discorrendo, come sopra) strategia del “C’è un problema, prendo qualsiasi posizione che sia in contrasto con quella della maggioranza.”

Siamo divisi tra “destri” e “sinistri”, la politica è diventata una grande partita di calcio. Ognuno per la propria squadra, nessuno che guardi alla reale bontà di una decisione, di una legge, di una scelta. L’hai detta tu, che sei di sinistra? Allora, anche se mi pare una buona strategia, dirò che è una cazzata. L’hai detta tu, di destra? Allora dirò che è una stronzata, e chi ti seguirà sarà “servo del padrone”.

Così, sapendo che (prima o poi) il Governo si sarebbe schierato contro l’immigrazione clandestina, sono iniziati da subito gli ululati e le accuse di razzismo, xenofobia, le proposte di accoglimento, venghino signori venghino.

Siam democratici noi, mica come quei bestioni leghisti mangiapolenta.

Due squadre di calcio. Una che fa di tutto per poter riuscire a tenere il vantaggio avuto nel 2008 (a costo di mandare in vacca un’isola), l’altra che rifiuta categoricamente una visione reale della vita, proponendo accoglienza a gogò in una situazione in cui una scelta simile porterebbe il Paese al disastro.

Prima ho detto che tutti prevedevano l’invasione di Lampedusa, per ragioni di opportunità geografica. Col cazzo. Opportunità politica, semmai. Date un’occhiata alle cartine: se voi foste africani (e conosceste gli immensi pericoli che derivano da un tragitto via mare in una di quelle carrette usate dagli scafisti), preferireste navigare per 15 km, o per minimo 150? Quindici, credo.

Ecco, la distanza minima via mare tra l’Africa e l’Europa continentale è di circa 15 km, e corrisponde allo Stretto di Gibilterra. Perchè allora questi poveracci, se proprio vogliono sbarcare, non optano per lo Stretto? Cosa sono, tutti deficienti? Cosa sono, tutti masochisti? No.

Semplicemente è accaduto, un bel dì, che mr. Zapatero -così amato dalle italiche sinistre (che odiano noi leghisti, così ruvidi, così xenofobi!) per aver avviato la Spagna verso i matrimoni gay- s’è alzato con la luna storta e, quando gli han detto che alcuni stavano tentando di entrare in Spagna da clandestini attraverso lo Stretto si è vestito da torero, ha preso il drappo rosso in mano e, agitandolo, ha gridato:

“Sparate! Oooooooolè!”

Eh sì. Noi leghisti saremo anche brutti e cattivi, ma in Spagna han fatto il tiro al clandestino. Ecco perchè vengono a Lampedusa. Mica gli piace farsi impallinare.

E Sarkozy, semplicemente, prende gli immigrati, li sbatte sui treni, e ce li rispedisce a Ventimiglia.

Et voilà.

La Merkel non so cosa faccia a riguardo: riesco solo a immaginarla mentre prepara gnocchi e lasagne. Che ci devo fare.

Noi paghiamo lo scotto di una politica idiota, dove si grida “Oggi mangiamo il pollo arrosto!” e dall’altra parte si grida “Non capite niente, il pollo allo spiedo è più buono!”

E l’animale, intanto, pensa “Mah… io non sono mica un pollo, sono un maiale… di che stanno discutendo???”

E finiamo per prendere una decisione che vada bene a tutti, che non sia nè pollo nè maiale. Stiam digiuni. Chebbellezza.

La politica dello scontro fine a sè stesso.

Prendiamo una decisione, uniti, che faccia bene al nostro Paese. Vogliamo accogliere? Allora accogliamo, basta che lo si faccia con serietà. Vogliamo sparare? Imitiamo il “democratico” Zapatero, se lui non ha avuto conseguenze sul piano interno nè internazionale, allora non ne avremo nemmeno noi.

Basta con la politica infrociata dalla paura di perder voti. Basta con la politica inutile dello scontro necessario.

“Noi fummo da secoli calpesti e derisi, perchè non siam popolo, perchè siam divisi.”

Sicuri che quel “fummo” sia coniugato nel tempo verbale corretto?

Io dico di no.

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Il prezzo del petrolio è aumentato sensibilmente a causa dell’instabilità politica nordafricana e del Medio Oriente. La benzina in Italia è arrivata a costare 1,568 euro al litro, superando i livelli massimi toccati nel 2008 durante i momenti più intensi della crisi economica, e potrebbe ancora aumentare a causa della rivolta in Libia, paese dal quale nel 2010 soltanto l’Italia ha importato 376mila barili di petrolio al giorno.

Il Medio Oriente e il Nordafrica producono più di un terzo di tutto il petrolio usato nel mondo. I fermenti in Libia dimostrano che una rivoluzione potrebbe rapidamente interromperne la fornitura. Mentre Muammar Gheddafi cerca di resistere, la fornitura di petrolio dalla Libia si è dimezzata, a causa della fuga dei lavoratori stranieri e della progressiva frammentazione del paese. La diffusione del malcontento nell’area minaccia di causare una ulteriore interruzione dei rifornimenti, benchè dalla zona provengano rassicurazioni e l’eventualità sembra assai lontana.

Il prezzo del petrolio da raffinare era cresciuto del 15% con l’inizio delle proteste in Libia, arrivando a costare 120 dollari al barile lo scorso 24 febbraio. Poi l’Arabia Saudita è intervenuta promettendo di aumentare la produzione e questo ha consentito di ridurre lievemente il prezzo, che oggi s’aggira intorno ai 116 dollari. Cifra del 20% superiore rispetto all’inizio di quest’anno.

Per quanto sia ben distante dai picchi raggiunti nel 2008, ci sono però elementi che fanno temere un progressivo aumento del prezzo del petrolio; L’Arabia Saudita tecnicamente ha una capacità sufficiente per compensare quel che non arriva dalla Libia, dall’Algeria e da altri piccoli produttori. E i sauditi hanno chiarito che intensificheranno la produzione.

C’è però un problema che riguarda la stessa Arabia Saudita. Il paese ha caratteristiche molto simili a quelle degli Stati in cui si sono verificate rivolte che hanno portato all’anarchia, e questo dato preoccupante va aggiunto al fatto che in quell’area stanno effettivamente nascendo movimenti, per ora ancora controllati e controllabili, fortemente antigovernativi. Se le autorità saudite dovessero perdere il controllo, il mercato petrolifero si troverebbe seriamente nel pieno di una crisi, forse peggiore (nel medio periodo) di quella degli anni ’70.

Stando ai calcoli degli analisti, un aumento del 10% del costo del petrolio riduce il prodotto lordo mondiale di un quarto di punti percentuale. L’attuale crescita dell’economia mondiale è pari al 4,5% e per fiaccare la ripresa dalla crisi il petrolio dovrebbe quindi superare i 150 dollari al barile. Un aumento più contenuto dei prezzi sul mercato petrolifero implicherebbe comunque un rallentamento per l’economia.

In Europa la preoccupazione più grande non è data tanto dall’aumento in sé del petrolio, ma dal relativo inevitabile aumento dei prezzi che ne conseguirebbe e che potrebbe compromettere i piani di rilancio dell’economia per uscire dalla crisi, quella attuale nata nel 2008 negli Stati Uniti. Il meccanismo? Il prezzo del petrolio cresce, il petrolio serve come fonte di energia per la produzione di beni, il prezzo dei beni sale, la domanda scende, i piccoli investitori vendono i propri titoli, la borsa scende, imprese che chiudono… Comprendi?

Prove oggettive della probabilità di questa evenienza?

I Governi di molti paesi emergenti hanno deciso di intervenire preventivamente per attenuare l’inflazione utilizzando sussidi per i prezzi del cibo e della benzina, soluzione onerosa che rischia di condizionare seriamente l’andamento delle loro economie. Della serie: morire dobbiamo morire, almeno scegliamo il modo. Anche nel Medio Oriente molti Governi hanno scelto questa strada per calmare gli animi della popolazione ed evitare nuove rivolte, ma questo incide sui loro bilanci e potrebbe portare a un circolo vizioso.

L’Occidente, invece, dovrebbe imparare dalla lezione degli anni Settanta: magari è ora di realizzare una ricetta nota da tempo ma mai seriamente adottata, che prevede investimenti in altre (e già esistenti) fonti energetiche in modo da ridurre inquinamento e dipendenza da combustibili fossili.

Ci vuole questo per prendere quelli che vivono in un mondo tutto loro fatto di fiori e farfalle, dove l’energia si crea da sola, e fargli accettare l’energia nucleare?

Siamo a un passo da un nuovo tracollo della finanza mondiale. Tutto dipende dalla famosa “botta di culo”, dalla risposta alla domanda “l’Arabia Saudita reggerà?”

Gran bella politica energetica, quella mondiale.


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