Il Calabrescia pensiero

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Un paio di amici mi chiedono perchè io non scriva sulla guerra in Libia. Non scrivo perchè non c’è nulla da dire. Si inizia, si combatte, si finisce, prima o poi.

Ma se sui fatti più strettamente legati al conflitto libico credo si possa sorvolare (Il mio blog non è sottoposto a no fly zone) credo si possa invece parlare dei retroscena, della politica politicante. Perchè se un conteggio matematico delle forze che si annientano a vicenda può sembrare deprimente (e, ammettiamolo, anche un pò noioso), quello che giunge dalle bocche e dai fatti dei capoccioni coalizzati è un qualcosa di cabarettistico.

L’ONU approva la risoluzione 1973: con questa il Consiglio di Sicurezza autorizza qualsiasi azione, anche militare, volta a garantire una no fly zone sui cieli della Libia e la difesa dell’incolumità del popolo insorto. Solo questo. Non si autorizza la destituzione, anche con l’uso delle armi, del dittatore: paradossalmente, se Gheddafi decidesse all’improvviso di non far più decollare i propri mezzi e la smettesse di sparare sui rivoltosi, un protrarsi dei bombardamenti “volenterosi” sarebbe una violazione della risoluzione. Come se, nell’ottica ONU, il problema sia semplicemente una difesa attuale dei civili. Personalmente Gheddafi l’ho sempre visto come un male, borioso e insopportabile, ma un male necessario. Sia perchè garantiva un contenimento migratorio, sia perchè ha sempre visto come  fumo negli occhi l’islam più invasato e radicale. Ma se proprio si vuole arrivare alle armi, cara ONU, almeno si abbia la decenza di ammettere che l’obbiettivo non è “la difesa dei civili”, non solo quello. L’obbiettivo è tirare, una volta per tutte, un colpo fatale al vecchio beduino e metterlo a tacere per l’eternità. Non a caso ieri, se non vado errato, un “missile fuori controllo ha colpito accidentalmente il bunker di Gheddafi, distruggendolo, senza tuttavia provocare la morte nè il ferimento del raìs”.

Come no. Un missile impazzisce, e tra tutte le direzioni che può prendere decide proprio di buttarsi sul bunker del dittatore. Ecco, questo deve essere uno dei famosi “missili intelligenti” o, perlomeno, un missile non ipocrita.

Se proprio volete farlo fuori, almeno abbiate la decenza di autorizzare a livello ufficiale una guerra a tutti gli effetti. Con obbiettivo principale l’annientamento delle forze nemiche (volanti o meno, sparanti sulla folla o meno) e la destituzione del Colonnello. Fuori i coglioni, per la miseria.

Escludendo questo piccolo frutto del pacifismo imperante (dove non si riesce a DICHIARARE GUERRA formalmente manco sotto tortura, e si usano forme edulcorate tipo AZIONE AUTORIZZATA DAL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELLE NAZIONI UNITE), ecco che si passa all’azione.

Comando io! No io! Bombardo io! No io! Io ho più navi di te! Il cazzo, io ho i Tornado ECR. Sono il più fico! Spara anche tu! No, io non sparo! Ehi ragazzi, è qui la festa? Ho portato i salatini.

Un troiaio incredibile. Tutto d’un colpo l’orgia di volenterosi (anche qui, volenterosi un cazzo, non che io abbia nulla da lamentare, ma lo vogliamo dire che non andiamo in Libia per amor del popolo bistrattato, ma per avere la nostra fetta di combustibili fossili? Ripeto, nulla da obiettare, la benzina e il gas ci servono, piantiamola con le lamentele. Si abbiano le palle di ammettere che non siamo “volenterosi” illuminati dalla misericordia di Dio che ci spinge a difendere i più deboli, cazzo. Un briciolo di onestà morale.) dicevo, i volenterosi scoprono che per fare la guerra (perchè E’ guerra) ci vuole un’organizzazione, un piano strategico, e, cosa più importante, un comando unificato. Non serve a niente avere quattrocento aerei se per colpa di un comando spaccato li si fa partire a due a due, e non tutti insieme in un attacco unito e inarrestabile, tanto per dare un’idea del concetto.

E così la Francia attacca, ma piano piano, per quanto a parole sia cattivissima, quasi nevrotica (Sarkò, mi spiace che Carlà ti soddisfi poco, passerà, vedrai), limitandosi a far fuori qualche camionetta del regime. Ore dopo, in tutta fretta, gli USA (fino a qualche ora prima decisi a inviare i propri mezzi, ma a non aprire il fuoco) fanno partire 110 missili dalle loro navi e sottomarini, iniziando, di fatto, il conflitto. Solo il Signore sa quanti porconi avrà sparato il buon Barack nel venire a conoscenza dello scherzetto francese.

Dopo aver fatto la frittata (e non lo dico io, ma un generale aeronautico fuori servizio “distruggere per prima cosa le postazioni radar del nemico è il primo passo da fare, l’ABC della guerra. Mi chiedo come mai si siano concentrati su altri obbiettivi…”) alcuni si ricordano del loro corso serale di strategia bellica, sbiancano, ricordano che nessuno ha strumenti specifici contro i radar… no, ci sono i Tornado ECR, li hanno i tedeschi e gli italiani. Opporcamiseria, i crucchi non vogliono guerreggiare. Non ci danno nemmeno un fucile a tappo. Proviamo con gli italiani…

Come cazzo sarebbe a dire che i Tornado italiani non sono schierati in Sicilia? Dove cazzo sono? Decollate porcaputtanaeva, decollate!

E decollano sei Tornado ECR, in una missione di due ore circa. I nostri militi tornano, serafici, e confessano di non aver sparato perchè… non c’era niente a cui sparare. Però abbiamo portato la birra.

La cosa divertente è che a rivelare il dettaglio della mancanza di conflitto a fuoco è il maggiore Nicola Scolari in un’intervista a sky tg24, e verrà immediatamente richiamato alla sua base di provenienza come provvedimento disciplinare. E la consueta reticenza dei militari impiegati in operazioni di guerra???

Branca Branca Branca, Leon Leon Leon…

I paesi arabi nella coalizione volenterosa si ricordano di essere arabi, e di odiare pesantemente l’occidente. Che ci facciamo qui? Ahmed, che cazzo di casino hai fatto, siamo finiti in una compagnia di infedeli! MANGIANO PROSCIUTTO!!!

Al che qualche nostro ministro si incazza, inclusi pure il Presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica (ma quest’ultimo in maniera molto pacata e democratica): signori, ma qui chi cazzo comanda???

La festa si ferma di scatto. I danesi si mettono a fischiettare. La Merkel riprende a fare gli gnocchi, stranita. Sarkò prende una coppa di champagne e grida “MOI!!!”.

Dalla sala si leva un pernacchione generale.

Bene, dicono i nostri ministri, d’ora in poi o il comando lo prende la NATO (col cazzo: la NATO, da regolamento, deve decidere all’unanimità: avete voluto far la cazzata di tirar dentro anche la Tunisia, paese filoislamico? Adesso ve la pippate voi, col suo veto all’intervento dell’Alleanza Atlantica) oppure il comando lo prendiamo noi, visto che siamo a un tiro di schioppo dalla Libia e se fate i cazzoni chi ci va di mezzo siamo noi.

Dalla Francia arriva un sonoro pernacchione.

Dopo che i nostri hanno assicurato che non ci sono valide difese antiaeree, stamattina cade un F 15E Eagle statunitense. Mah, sarà stato un problema al carburatore. O allo spinterogeno.

Dopotutto è sempre lo spinterogeno.

In questo clima, i siciliani sono comprensibilmente preoccupati. Il nostro Presidente, sempre nella sua flemma da salotto chic, distribuisce al mondo la sua lezione accademica: “Non preoccupatevi! Non è mica guerra, scioccherelli! E’ un’azione autorizzata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite!”

Dalla Sicilia arrivano svariate pernacchie.

Giorgio, io capisco che sei colto e pacato, io pure ho studiato diritto internazionale e so che, sui libri, questo pasticcio non lo trovi sotto al paragrafo “guerra” ma sotto a “Consiglio di Sicurezza ONU”. Ma metterti a fare una lezione breve a una nazione che teme l’arrivo di qualche missile o qualche bombardiere, andiamo, è ridicolo. Piuttosto non dire nulla. Piuttosto dì che dal Mediterraneo non può passare manco una mosca. Inventati qualcosa.

Ce lo vedo bene, il Giorgio, a fare il medico. Alla povera moglie preoccupata per il cuore malato del marito direbbe “No, signora, non è che GLI è PRESO UN COLPO. Ha avuto un infarto del miocardio.”

“Eh, certo che è morto! E’ che non sopporto queste imprecisioni terminologiche.”

Dalla moglie parte un cazzotto invisibile ai radar.

Andiamo, signori, abbiamo scelto il momento peggiore per schierarci contro il raìs. Viste le notizie sulle inclinazioni estremiste degli insorti libici, forse, avremmo addirittura fatto bene a non agire. Cinico? Da bastardi? Forse. Si vedrà in futuro chi abbiamo favorito bombardando Gheddafi, se siamo passati dalla padella alla brace o meno.

Perchè vorrei ricordare ai paladini delle rivolte del popolo che quarant’anni fa il leader della rivolta “per la libertà della Libia” era proprio un giovane colonnello ventisettenne di nome Muammar Gheddafi, che puntava a rovesciare il governo di re Idris. Che poi s’è visto quanto fosse per la libertà.

Chi stiamo difendendo? Povera gente che si ribella o una massa di estremisti?

E, se proprio vogliamo combattere contro Gheddafi, diamoci una cazzo di regolata. Con le forze messe a disposizione dalla coalizione “volenterosa” si potrebbe distruggere mezzo mondo, altro che mettere in difficoltà quattro beduini armati con cazzatelle di fabbricazione sovietica.

Evitiamo, solo per bagatelle sulla leadership, un’altra disfatta in stile baia dei porci. O meglio, dei Proci. Dopotutto, l’operazione si chiama Odissea all’Alba.

Bene, birra e salatini ci sono. Chi ha portato le patatine?

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Qualche tempo fa auspicavo un intervento militare contro le forze di Gheddafi, in quel momento in apparente e totale disfatta, con la Libia quasi completamente conquistata dal popolo insorto. Successivamente, intervento militare mancato, analizzavo la situazione rivedendo la mia posizione: dato che Gheddafi, non fermato nel momento della sua massima debolezza, si stava rafforzando sempre più, una azione militare contro di lui rischiava di diventare un bagno di sangue epocale e, comunque, in caso di (improbabile?) sconfitta delle forze antilibiche, un grandissimo problema dal punto di vista dei rifornimenti di gas e petrolio; è inverosimile pensare che uno ti dia ancora il petrolio di cui necessiti dopo che gli hai dichiarato guerra, e dopo che lui ti ha randellato di santa ragione. “Abbiamo perso tempo, non si può più far nulla”, dicevo.

Ora che Gheddafi non solo si sta rafforzando, ma ha totalmente riconquistato la Libia e sta spazzando via gli ultimi quattro gatti che gli si oppongono, ORA, l’ONU cosa mi inventa? Il via libera alla no fly zone. Che come ricordavo in un precedente articolo altro non è che una azione di guerra nella quale si elimina tutta l’aviazione militare del nemico, le sue postazioni antiaeree, e se ne pattugliano notte e giorno i cieli con aeremobili militari. Abbattendo tutti quei velivoli militari che, sopravvissuti all’eliminazione iniziale, osino infrangere il divieto di sorvolare la zona. Non venitemi a raccontare che è semplicemente un pacifico divieto imposto a uno Stato di far decollare i suoi aeromobili: pacifico lo è finchè lo Stato rispetta il divieto; alla prima mosca che vola scatta il conflitto. E voi credete che Gheddafi obbedisca al divieto, come un bravo cagnolino? Imbecilli.

Oppure sì, obbedirà. “Limitandosi” a proseguire le purghe verso gli oppositori via terra: “Voi imponetemi la no fly zone, vabbè, io proseguo con carriarmati, missili e fanteria. Chissene.”. In questo modo, riuscirebbe non solo a prenderci per il culo, ma forse riuscirebbe anche a farci sparare (per esasperazione) il primo colpo senza alcuna legittimazione internazionale. Farebbe la vittima. “Io ho invitato gli ispettori ONU, ho rispettato la no fly zone, e voi mi bombardate? Ho tutte le ragioni di questo mondo, i cattivi siete voi, reagirò combattendo fino alla morte.” Bella mossa.

Fatto quando il Colonnello era rintanato a Tripoli, sarebbe stata un’ottima e risolutiva idea. Fatto ora, anche nella migliore delle ipotesi (la sconfitta del dittatore) sarà un interminabile, terribile bagno di sangue. Una guerra pericolosissima. Ricordo a lorsignori che la Libia non è in culo ai lupi, è incollata all’Europa. E che il Colonnello non ha alcun problema a inviare (magari su di noi, che siamo i più vicini) i suoi bombardieri. Dopotutto ha bombardato la sua stessa gente. Magari non proprio i bombardieri, forse qualche missile. Magari non sarebbe in pericolo l’Italia intera, ma solo la Sicilia e la Calabria. Questo rende il quadro più confortante?

Lo dico non solo ai paciocconi dell’ONU, che forse sono carenti in geografia, ma anche alla politica italiana, che sembra rapita dall’eroico progetto, e ha prontamente messo a disposizione svariate basi aeree e svariati mezzi della Marina Militare. Ricordo anche che nessuno sa se Gheddafi abbia accordi militari con altri stati filoislamici, in caso di conflitto armato. Chi è il nemico?

Nel caso si giungesse realmente alle vie di fatto, sono costretto a dirlo: spero in una azione violentissima che spazzi via in men che non si dica ogni forza del nemico; ciò significa una strage assurda, ma non si può fingere di non capire che, se non si agisce con violenza estrema, se si lascia respirare il Colonnello un secondo in più, la controffensiva sarebbe un bombardamento immediato del territorio italiano. Con buona pace di Sicilia e Calabria. Se va bene.

“Armatevi”, dice l’ONU al mondo. “Partite”, dice il mondo all’Italia.

Continuando a credere che una azione militare avrebbe dovuto essere condotta molto prima, spero che all’ONU d’ora in poi mettano dei militari esperti, come consulenti per certe risoluzioni.

E che licenzino Paperino e Topolino.

E per l’amor di Dio, non sparate il primo colpo, è quello che vuole lui.

Giorni fa ho scritto un pezzo titolato “Tripoli, bel suol… d’amore?”. Auspicavo un intervento militare contro il regime libico, che si sta macchiando di ignominiosi crimini contro l’umanità.

Sono un ingenuo.

Parlo tanto di realpolitik, per poi ragionare in maniera totalmente svincolata da qualsivoglia considerazione politico-economica: ragiono come un essere umano. Errore imperdonabile, in questo mondo. Arrivavo io, giovane di buoni principii e pii pensieri, a insegnare come si doveva gestire la situazione. Senza fare i conti col mondo reale, che pio e buono non è.

Perchè -mi chiedevo ingenuamente, da stupido- la comunità internazionale si limita a tanto inutili quanto ridicoli appelli contro il modus operandi del regime, e non opta per soluzioni più tangibili?

Ecco perchè:

COMBATTERE IL REGIME SCHIERANDOSI COI RIVOLTOSI: Soluzione umanamente più accettabile e comprensibile. Avversata per un semplice motivo (realpolitik, signori, realpolitik): i rivoltosi, per quanto vittime di crimini contro l’umanità (dai cazzo, vai a bombardarli?) non si sa che faccia abbiano. Che ideologia abbiano. A chi facciano capo. Da chi prendano ordini. Negli anni ’80 gli Stati Uniti (allora acerrimi nemici dell’Unione Sovietica) fecero il terrificante errore di armare il regime talebano in Afghanistan per permettergli di contrastare l’avanzata sovietica in quel Paese; sconfitti i russi, i talebani rivolsero le armi e l’addestramento militare ricevuto (11 settembre docet) contro coloro i quali li avevano armati in precedenza. Si vuole evitare una nuova gaffe di questo tipo, perciò MAI la comunità internazionale azzarderà un intervento militare contro Gheddafi. Senza contare che se poi il regime nonostante tutto resiste e vince, col cazzo che poi ci darà il suo petrolio.

STABILIRE UNA NO-FLY ZONE: Se ne parla tanto, senza però chiarire cosa cazzo voglia dire “stabilire una no fly zone”. Vuol dire impedire allo Stato libico (che fino a prova contraria è sovrano) di usufruire dei propri mezzi militari aerei nel proprio territorio nazionale. In breve “caro Gheddafi, da oggi non fai volare nè caccia, nè bombardieri, nè elicotteri, nè una cazzo di mosca”. Il che equivale al punto sopra: dichiarare guerra a Gheddafi. Perchè per far “accettare” la no fly zone devi pattugliare i cieli libici con aerei militari di paesi stranieri, abbattere velivoli libici che non rispettino l’ordine di restare col culo a terra e distruggere, ovviamente, ogni postazione antiaerea libica, in quanto il Colonnello non starebbe certo a farsi le seghe guardando aerei militari stranieri svolazzare sul suo territorio. Anche questo, quindi, non avverrà MAI. Perchè, come sopra, se nonostante tutto il regime torna in auge, col cazzo che darà ancora petrolio a quei paesi che avranno massacrato la sua aeronautica militare. E questi Capi di Stato e Ministri, che parlano di no fly zone come se fosse realmente una soluzione praticabile e facile come rubare caramelle a un bimbo. Ma dire la verità, per quanto dura, no? Essere sinceri, no?

COMBATTERE I RIVOLTOSI SCHIERANDOSI COL REGIME: Oltre allo sputtanamento morale, se per qualche ragione i rivoltosi vincono, col cazzo che poi daranno il petrolio a quegli Stati che si saranno schierati contro di loro. Ed è inutile che fingiamo di vivere in un mondo perfetto, dove infili la presa in un buco fatto col trapano e trovi la corrente: non abbiamo investito nel nucleare e nelle rinnovabili? Bene, ci serve il petrolio. E per averlo dobbiamo fare la piega. E un intervento al fianco di Gheddafi potrebbe avere, nel caso qualcosa vada storto, conseguenze economiche devastanti, oltre ad essere moralmente riprovevole. Quindi non si fa.

SANZIONI ECONOMICHE ALLO STATO LIBICO: Parliamoci chiaro. La Libia se ne sbatte il cazzo. Già nel 1991 sono state applicate sanzioni allo stato libico e al regime di Gheddafi. Il modo per aggirare embarghi e cazzatelle varie lo trovi sempre. Cina e Cuba insegnano. Si potrebbe fare, ma senza risultati, e comunque rischiando, in caso di ritorno al potere incontrastato del dittatore, di rimanere a secco di petrolio. Eh, se mi applichi sanzioni, io m’incazzo e il petrolio non te lo do. Pappappero.

NON FARE UN PLURIDECORATO CAZZO: L’unica cosa da fare, se si vuole stare in questo mondo. Vediamo che succede, non ci inimichiamo nè Gheddafi nè i rivoltosi, poi quando tutto sarà calmo e ci sarà un vincitore ci metteremo il lubrificante nel culetto e lo accoglieremo con larghi sorrisi come un amico e un alleato. E il vincitore ci degnerà del suo petrolio a prezzi accettabili. E questo si sta facendo e si farà, non aspettatevi altro, non credete ai vari capi e capetti di Stato che parlano (mentendo e sapendo di mentire) di interventi armati o di altre cazzate per far cessare i massacri in Libia. Non si fa nè farà nulla.

Si attende sulla sponda del fiume che passi il cadavere, lo si identifica, si capisce chi è il contendente rimasto vivo; lo si osanna. Semplice.

Fa schifo, ma non possiamo nemmeno lamentarci, noi civili, noi opinione pubblica. Nemmeno io, che sto scrivendo a un Mac che usa corrente elettrica (prodotta con combustibili fossili esteri, forse libici), pregusto la cena (cucinata con metano forse libico), mi scaldo accendendo il riscaldamento che funziona a metano, forse libico. Uso un’auto, alimentata a benzina. Quindi anche io ho bisogno di petrolio.

Se mi lamento, se vi lamentate, vuol dire che siete pronti a rinunciare a tutto, energia, benzina, riscaldamento, in nome del sostegno al popolo libico. In caso contrario, zitti, aspettate di vedere il cadavere, e non prendete le parti di nessuno. Lo stesso facciano i potenti, e almeno per decenza la smettano di fingere di voler prendere una posizione: non possono.

Intanto forze armate libiche colpiscono il campo di stoccaggio di petrolio di Ras Lanuf, dove si erano concentrati alcuni ribelli. Strage umana, ecologica, economica.

Zitti, non possiamo lamentarci.

La situazione fa schifo. Io faccio schifo. Voi fate schifo. Tu che leggi, e pensi che si debba fare qualcosa, ma nonostante tutto usi la corrente per far funzionare il tuo pc, tu fai schifo.

E’ politica. E’ mondo reale.

Zitti. Stanno morendo delle persone.

Sto girovagando. Girovago tra i blog, vedo, tra quelli più frequentati, “Il post viola”, blog ufficiale del Popolo Viola, movimento politico-ideologico fondato da Beppe Grillo.

Ora, personalmente non ho mai avuto grande ammirazione per i seguaci ed elettori di tale movimento. Però si sa mai che possano avere qualche bella idea, qualche ragionamento acuto, leggere i loro pezzi, magari, può solo che farmi bene. Invece devo prendermi una scatoletta di Maalox plus per non farmi venire un attacco d’ulcera.

Titolo del pezzo: “Libia, il logo dell’ENI sulla giacca del mercenario”. Ecco il testo.

Journal Blog ha pubblicato questo filmato nel quale il logo dell’italianissima Eni, controllata dallo Stato, appare sul giubbotto di un mercenario a cui è stato ordinato di sparare sulla folla dei dimostranti a Bengasi. “E’ noto -scrive Journal Blog”- che Berlusconi e il colonnello libico Gheddafi siano in affari. Altrettanto noto -continua Journal Blog-  è che la politica energetica di Berlusconi è basata sui rifornimenti di idrocarburi provenienti dalla Libia (l’Italia assorbe il 38% delle sue esportazioni di petrolio) e dalla Russa. In particolare, l’Eni ha concessioni petrolifere in Libia fino al 2035; ha investito nel Paese 50 miliardi di dollari negli ultimi 10 anni e gli accordi italo-libici prevedono investimenti per altri 20 miliardi di dollari entro il 2020″. Ecco il filmato”

“I manifestanti domandano: «Di chi sono gli ordini?».
L’uomo risponde: «Degli ufficiali. Giuro. giuro.. ordini ordini».
La folla chiede ancora: «Vi hanno detto di sparare contro la gente con pallottole da guerra?»
Il prigioniero risponde: «Sì, Sì»
A quel punto si scatena la ferocia del branco.
Molti dicono: «No, No non fate così… facciamolo parlare. Non possiamo fare come loro…».”

Qui si conclude l’articolo.

 

Peccato che quella del mercenario sia la maglietta della squadra di calcio “Al-Ahly Tripoli”, squadra che, come tutte, ha uno sponsor. Lo sponsor è ENI: ecco perchè lo stemma dell’impresa spicca sulla t-shirt. Un pò come se io andassi a sfasciare una vetrina con la maglia della Ferrari, e qualcuno dicesse che sono un contractor della Marlboro. Ridicolo.

Ma loro no, loro, il Popolo Viola, movimento politico che come programma ha una sola parola (VAFFANCULO), leggono il post di un altro blog, il Journal Blog, vedono riferimenti che possano dare il la a critiche al Governo e hanno un orgasmo, come no, l’ENI è azienda di Stato, il mercenario è “marchiato” ENI, ecco qui, è Berlusconi che, avendo grossi affari in Libia, ha pagato tutti i mercenari in combutta con Gheddafi.

Ma che profonda analisi economico-politica.

Quello però che fa più incazzare è la visione da isola che non c’è che ispira pezzi come questi. “La politica energetica DI BERLUSCONI -dicono- è basata sui rifornimenti di idrocarburi provenienti da Libia e Russia.”

Eh certo. Berlusconi, che è tanto cattivo, compra petrolio dai cattivi Gheddafi e Putin e li finanzia.

Consiglio al Popolo Viola di piantarla di farsi le canne, sfanculare meno, immergersi nel mondo reale della politica. Noi non abbiamo il nucleare, e l’energia pulita e rinnovabile, per quanto intelligentissima, non sarebbe sufficiente a coprire il nostro fabbisogno. Ciò detto, dobbiamo importare energia. E se dobbiamo importarla, la importiamo da chi ce l’ha. E se la Russia e la Libia hanno petrolio, per quanto i loro leader possano essere dei pazzi suonati, questo lo compreremo da loro. Non è la politica energetica DI BERLUSCONI (che peraltro sta portando avanti una battaglia pro-nucleare), ma la politica energetica di un popolo che, attualmente, non ha mezzi sufficienti per essere indipendente. Cazzi non ce ne sono.

O cominciamo seriamente col nucleare (senza trascurare le energie rinnovabili), e limitiamo così le importazioni di idrocarburi (ma il Popolo Viola vive sull’isola che non c’è: non vogliono che s’importino idrocarburi, non vogliono il nucleare. Però vogliono l’energia, loro) oppure viviamo nelle capanne, scaldandoci  al fuoco, non usiamo automobili, non usiamo corrente elettrica.

O restiamo così come ora, ma non ci lamentiamo se per vivere da persone civili, con una casa riscaldata, con un auto che ci porti dove vogliamo quando vogliamo, dobbiamo dipendere da altri Stati con capi brutti e cattivi. Soprattutto se per scrivere certe stronzate usiamo un PC che funziona a corrente elettrica.

Quel che è certo, è che sarebbe meglio evitare di eccitarsi sessualmente ogni volta che pare esserci uno spunto per criticare il Governo, riportando ardite ricostruzioni complottiste come se fossero la parola di Dio.

 

 

Comunque, se i calciatori del Tripoli sono ridotti a fare i contractors, suppongo che la squadra non vada molto bene.

Bello il Festival di Sanremo. Ha vinto Vecchioni. Eh, però Benigni, chissà com’è la storia del suo compenso… il 17 marzo facciamo festa o non la facciamo? Ma no, porco di quel Garibaldi! Ma sì, trogloditi separatisti! Stasera fanno Amici! Dio, se me la scoperei, la Belen.

Questi i discorsi, ringalluzziti da un’informazione demente, mentre a un tiro di schioppo da noi sta succedendo l’inferno. Inferno in territori già resi infernali dalle dittature a comando di questi, dittature che pare stiano cadendo come mosche. Si tratta del nord Africa, condito da qualche rivolta in medio oriente.

Noi europei, fino a qualche giorno fa, ce ne stavamo (come tutta la comunità internazionale, USA inclusi) a farci le pippe e a guardare da lontano. Ma sì, qualche comunicato, qualche

“Ragazzi, fate i bravi, lottate per la vostra libertà ma fatelo democraticamente. Sparatevi, ma con garbo.”

Risolviamo tutti così noi, con la democrazia e la calma. Forse perchè non c’è proprio un cazzo da risolvere. E ce ne possiamo star qui, con la faccia come il culo, a fingere di risolvere grosse problematiche, ci inventiamo nemici inesistenti, problemi inesistenti, che ovviamente potremo risolvere democraticamente e garbatamente, con il sorriso sulle labbra.

Grazie al cazzo che sorridiamo. Ci inventiamo finti dittatori, andiamo in piazza, spacchiamo qualcosina, qualcuno magari viene arrestato e mollato il giorno dopo. Le città distrutte dai manifestanti? Qualcun’altro ci penserà, suvvia, saranno mica questi i problemi. E torniamo a letto, comodi e paciosi, perchè “Abbiam manifestato contro il dittatore, abbiamo la coscienza pulita”. E siam convinti, in fondo, che la lotta contro le vere dittature -quelle che ti piantano nel terreno con solo la testa fuori e ti lasciano lì a crepare di colpo di calore se solo osi dissentire- si debba condurre con la medesima tranquillità d’animo. La lotta da salotto.

I nostri potenti? Pure. Non vorranno mica sporcarsi le mani prendendo apertamente le parti dell’una o dell’altra fazione. Così invitano alla calma, e a metodi pacati e democratici. Provaci tu, manifestante con l’esercito che ti spara, vedi dove la ficchi la calma a chi te la suggerisce. Provaci tu, militare, che se non fai il tuo lavoro vieni fucilato dal tuo regime come traditore e se lo fai ti tocca per forza di cose sparare ai civili in rivolta, e essere a tua volta esposto al fuoco di questi ultimi. Massì, potresti (forse) premere il grilletto del tuo fucile mitragliatore, però democraticamente.

Ora però, anche la Libia sta andando a puttane. E allora caspita, qui il problema diventa reale. Questi negrettini -pensa la comunità internazionale- non potevano continuare a scannarsi tra loro, guarda che pastrocchio che han combinato. Muammar Gheddafi, personaggio da tutti odiato e straodiato, tronfio, sudicione, matto come un cavallo bisognoso di terapia elettroconvulsiva, è finito nel tritacarne dell’incazzatura nordafricana.

Solo che per l’Europa la Libia non è semplicemente una pezza sabbiosa dove (diciamolo francamente) gli indigeni possono tranquillamente prendersi a schioppettate senza che a noi ne venga in tasca nulla, consentendoci di avere una parvenza di coscienza pulita solo limitandoci a dire “Su ragazzi, non fate i cattivelli”.

La Libia è, per l’Italia in particolare, la porta che collega Europa e Africa. Porta che, piaccia o meno, è stata finora sbarrata dal colonnello Gheddafi al fine di limitare i flussi migratori dal continente più povero e martoriato a quello più ricco e libero. Se questa porta dovesse vedere rotti i suoi cardini e le sue serrature, facile intuire cosa accadrebbe. E sarebbe disastroso non perchè noi siamo cattivi, e non vogliamo i negretti che puzzano e costruiscono moschee. Andiamo, non siamo ridicoli. Sarebbe disastroso perchè inizierebbe un flusso migratorio incontrollabile di persone disperate (come biasimarle?) alla ricerca di un destino meno gramo.

Non siamo nel paese delle meraviglie, ogni territorio ha una riserva limitata di posti di lavoro, di terreno su cui costruire case degne di essere abitate da esseri umani, di forze dell’ordine che garantiscono (o almeno ci provano) l’ordine e il rispetto delle leggi sul territorio. Già noi arranchiamo. Figurati che succede se mi arriva qualche milione di persone disperate. Il colonnello è decisamente un matto col botto, ma è  (era?) il nostro cane da guardia.

Se c’è è un male. Se non c’è è un male.

Il figlio, Saif Al-Islam, ha l’ideona. Dato che il problema è la rivolta al regime dell’islam più radicale, da sempre osteggiato dal raìs in cambio dell’amicizia occidentale, la sua proposta è “Ok, voi islamici fondamentalisti non volete più il mio paparino, allora facciamo da bravi bambini, prendiamo la Libia, la dividiamo in due, e facciamo a metà. Metà a papino e metà a voi islamici radicali”.

Magari dagli anche il materasso con le doghe in legno e un set di pentole in omaggio. Cretino.

Se la soluzione fosse questa, avremmo quanto prima un territorio sovrano islamico radicale, circondato da territori in pienissima anarchia in cui sarebbe facilissimo andare a favorire le componenti estremistiche, magari con l’aiuto iraniano, costituendo così un unico estesissimo territorio dominato dal fondamentalismo, talmente esteso e potente da potersi permettere la conquista della metà della Libia precedentemente trattenuta dal colonnello. Bella mossa. Il tutto per poi iniziare una guerra (santa???) contro Israele. Il che poi porterebbe ad un conflitto di proporzioni quasi mondiali.

Poi parla, per qualche secondo, il papino (e la sua parola, in quanto attuale leader, è quella che ha peso reale). Il suo discorso farebbe rizzare il capelli anche a Claudio Bisio. Alla fine di questo pezzo troverete il filmato del discorso con relativa traduzione. Decisamente meno accomodante del suo figlioletto. Ti vien l’impressione che dopo aver sentito il discorso di Saif, lo abbia preso a sberle e mandato a coltivare Merlot nel Sahara. ‘Sto debosciato.

Dopo quello che il colonnello ha combinato, non è più possibile accettare la sua presenza al comando di una nazione. Il mondo civile non potrebbe permetterlo. Non possiamo nemmeno più parlare di libertà e democrazia, senza attivarci per abbattere un tizio che arrivi a bombardare (e non è un’iperbole) il proprio popolo in rivolta. Perchè questo ha fatto: “Voi manifestate: io do ordine a caccia e bombardieri di sganciare sopra le folle in rivolta. Fate voi.” E lo ha fatto, altrochè.

Se se ne andasse, allo stesso tempo, sarebbe gravissimo il pericolo della nascita di un nuovo territorio fondamentalista. Il quale forse non sarebbe un pericolo per l’Europa (da un punto di vista militare) ma per Israele lo sarebbe eccome. Partirebbe una guerra di conquista nella quale si vedrebbero attratti, per varie ragioni, un gran numero di paesi del mondo. A questo si aggiunge il gravissimo e concretissimo pericolo di una immigrazione incontrollabile (questa sarebbe l’arma contro l’occidente europeo: attaccare militarmente sarebbe idiota per il semplice fatto che secondo l’articolo 5 dell’alleanza atlantica, se uno stato terzo attaccasse un membro dell’alleanza, tutti i membri dell’alleanza devono intervenire militarmente a difesa dell’alleato attaccato. E nessuno vorrebbe trovarsi contro una coalizione di 28 nazioni guidate dagli USA, che per inciso ha la potenza militare maggiore del mondo). Una situazione drammatica.

Come dicevo prima, se Gheddafi resta, è male. Se se ne va, è male.

Che fare? Smetterla di stare qui a farci le pippe, piantarla con le “dichiarazioni di simpatia” al popolo libico (dichiarazioni di simpatia. Che bello il linguaggio diplomatico: dire “sono cazzi vostri” suonerebbe molto più sgarbato), inviare quanto prima forze armate (e, per Dio, non in missione di pace, smettiamola con questi edulcoranti semantici) trattare con le forze armate libiche, indurle alla resa, iniziare a martellarle se non si arrendono. Eliminare ogni attività a sostegno di questo pazzo furioso. In questo modo, eliminare un soggetto che non è più degno di restare dove sta. Ma è necessaria franchezza e determiazione, non i fiori nei cannoni.

Una volta spezzate le reni dei sostenitori di Gheddafi, guidare il paese verso un governo di matrice moderata. Che sia in grado di tener testa al fondamentalismo e di limitare i flussi migratori in misure assorbibili dall’Europa, dall’Italia in primis.

Il resto è politichetta, che ci possiamo permettere solo noi. Che abbiam la pancia piena, e i fucili a salve. Che abbiamo “dittatori” che, nel top della cattiveria, concepiscono il legittimo impedimento. Ridicoli, siamo ridicoli.

Nella speranza che una azione, anche violenta, per condurre la situazione a controllabili conseguenze, possa evitare che si debba arrivare, entro nemmeno troppo tempo, al sorgere di nazione contro nazione, e regno contro regno. Con Gerusalemme circondata d’eserciti. E se avete capito il riferimento, e ci credete, sapete anche che poi sarebbero cazzi davvero amari.

Saif, da bravo beduino combattente e fiero, tratterebbe coi generali nemici stabilendo ferree condizioni: “Ok, ci arrendiamo. Però io non intendo trattare: in cambio voglio il set di pentole e il materasso con le doghe in legno.”

Una trattativa accettabile.


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