Il Calabrescia pensiero

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 Come promesso, pubblicherò le testimonianze dirette di alcuni amici e amiche aquilani, per dar loro voce e farvi comprendere la loro situazione e i loro pensieri dopo quella notte che, per via del terremoto, li ha obbligati a cambiare radicalmente la loro vita. I pezzi non sono in alcun modo censurati o modificati da me.

Quando mi sarà permesso dal diretto interessato, pubblicherò anche il contatto dell’autore in modo tale che chiunque lo desideri lo possa contattare, per qualsiasi motivo.

In questo caso, il contatto (facebook) dell’autrice del pezzo è https://www.facebook.com/sara.aquila

“Gridarono tutti insieme:

Facciamo una città così bella

che nessun’altra nel regno

le si possa paragonare!”

(Buccio di Ranallo

Cronache della fondazione dell’Aquila)

Voglio raccontarvi una storia che risale al 1254, una storia fatta da 99 principi, 99 castelli, 99 piazze, 99 chiese e 99 fontane.

È la storia della mia città, L’Aquila, ed io voglio raccontarvela come nessuno ha mai fatto dopo la notte del 6 Aprile 2009.

Quando arrivavi la mattina per andare all’università, c’erano la fontana luminosa e il forte spagnolo a darti il buongiorno, col Gran Sasso innevato sullo sfondo; caffè veloce lungo il corso e poi a Via Verdi, accanto al teatro e alla chiesa di S. Bernardino, a seguire le lezioni o a dare qualche esame. A pranzo, pizza alla Perla Nera, caffè all’Arcobaleno da Paola e Armando, magari anche una capatina alla biblioteca comunale, con quel silenzio quasi sacro, che ti dispiaceva rompere strusciando una sedia o facendo cadere una penna!

Quando uscivi dalla biblioteca era già buio.. un salto al Boss per un bicchiere di vino con gli amici e di nuovo a Piazza Palazzo.. se quella piazza potesse parlare, ne racconterebbe di cose!!

Questa era una mia giornata tipo, prima di quella notte.. e si, magari alla fine era noioso, magari tutti saremmo andati via di li una volta trovato un lavoro, per tornare a malapena nei weekend a trovare i nostri genitori..

Poi, però, è arrivata quella notte: 22 secondi che spazzano via 309 vite, 22 secondi in cui io non facevo che pensare “ok, sto per morire, è finita qua!”.

Una notte di polvere, lacrime e sangue, di feriti, dispersi, telefoni che non funzionavano, di te che guardavi la tua casa, ignaro che non ci avresti mai più messo piede, che la guardavi come si guarda un mostro, senza riuscire a spiegarti come, cosa e, soprattutto, perchè.

È arrivato anche il sole dopo quella notte, come uno schiaffo, come a dirti “guarda, coglione, inutile che speri, non c’è più nulla in piedi!”

Ed è così che sono andate e vanno tutt’ora le cose!

Spenti i riflettori sull’emergenza, più mediatica e politica che umanitaria, passato il G8 con le gente nelle tende e i politici comodi negli appartamenti (arredati di tutto punto per l’occasione!) della Guardia di Finanza, passate le porcate della Protezione Civile e dei militari che fanno i padroni a casa degli altri, non è rimasto nulla!!

Montagne di scartoffie, una ricostruzione mai partita, casi antisismiche puntellate (!!!) dopo le ultime nevicate, case sventrate in centro storico, paesi interi ridotti a cumuli di macerie, un silenzio spettrale, rotto ogni tanto da qualche tonfo di muri e travi di legno che ancora continuano a cadere.

Ma non solo! La morte ha colpito i nostri parenti ed amici, le nostre case e le nostre abitudini, ma anche la nostra economia; ormai a L’Aquila o ti accontenti di un contratto a progetto in un call center o te ne vai!

Io sono andata via, dopo quasi 3 anni, ho resistito più che potevo.. è una lotta tremenda tra mente e cuore e, se vuoi sopravvivere, deve vincere la mente.

A L’Aquila ancora si muore! Dopo il terremoto ci siamo ammalati, siamo entrati in depressione, siamo morti di crepacuore..

Il cuore è in frantumi, la mente è in frantumi, l’aquilano è alienato, senza più abitudini, luoghi, semplici sorrisi;

l’aquilano è ancora in esilio sulla costa, perchè le case antisismiche del governo Berlusconi non sono bastate per tutti;

l’aquilano paga il mutuo su cumuli di macerie;

l’aquilano è stato manganellato solo perchè chiedeva una casa, senza colori politici, senza violenza alcuna;

l’aquilano è accusato di essere “piagnone”, di lamentarsi, di pensare che tutto gli è dovuto;

l’aquilano è abbandonato dalle istituzioni e dalla voglia di lottare e farsi valere.. e così si accontenta di un bar che riapre in un palazzo inagibile, di poter fare il “tour degli orrori” per le vie del centro storico riaperte al pubblico, ma deserte e silenziose. Si accontenta per paura di altri rifiuti, per pigrizia, per indolenza, per rassegnazione..

Io avevo 22 anni quando è successo e mi lacera sapere che non rivedrò mai più i posti che amavo, che sono talmente sfiduciata da non riuscire nemmeno a pensare che riuscirò a farli vedere ai miei figli!

Gli italiani non sanno.. sanno solo quello che politici e media hanno decretato come “giusto da sapere” ed io mi metto a completa disposizione di chiunque volesse approfondire, interessarsi alla questione, anche nei suoi lati più macabri, disgustosi, senza porre censura alcuna.

Sono giovane e innamorata di ogni singolo sassolino di quella città, voglio vederla rinascere, voglio farla conoscere a voi, come l’ho conosciuta io: meravigliosa e pulsante di vita, gioiello dell’architettura e mio unico rifugio sicuro.

Informatevi, manifestate con noi, raccogliete fondi, qualsiasi cosa.. ma fatelo!

Non solo per noi, ma soprattutto per una ripresa delle redini della situazione, per far capire ai nostri politici da “quattro soldi” cosa vuol dire POPOLO SOVRANO, per ricordarci che ogni popolo ha il governo che merita e che noi potremmo avere molto di più, soprattutto da noi stessi.

Da una discussione nata attorno a uno scatch di Crozza sul Papa.

 

E’ molto facile farsi belli scimmiottando il Sommo Pontefice e una religione dopotutto innocua per cavalcare l’onda del populismo. E’ infatti ingenuo credere che un comico non cerchi di cavalcare il sentimento popolare al fine di aumentare il proprio personale consenso, l’apprezzamento del popolo bove. Molto facile. Così come è facile e abbastanza meschino cercare di addossare alla Chiesa, che pure di difetti ne ha, colpe generalizzate. Esempio? Lo scandalo (vergognoso e vomitevole) dei preti pedofili: da quando è esploso, giù tutti a dire con sarcasmo che le cariche vaticane, forse, prevedono il requisito della perversione sessuale per essere ricoperte.

Se vogliamo perorare la causa della civiltà anche attraverso la risata (se vogliamo, perché no, perorare un’idea laicista di vita) allora non fermiamoci così odiosamente sul Papa e sulla Chiesa. Su u Papa in particolare tra l’altro, perché Giovanni Paolo II, per esempio, è da tutti ricordato come una sorta di santo, mentre anche lui, come i suoi predecessori, ha coperto -per dirne una!- il gravissimo documento “Crimen sollicitationis”. Però lui era tanto buono. Dove sta la logica? Forse era malatissimo, biascicava più che parlare, e quindi non poteva star lì a far tanti discorsi che potessero politicamente dar fastidio?

Ratzinger?
Dalla falsa accusa di sostegno al regime nazista, al considerarlo capro espiatorio di 2000 anni di errori religiosi sparsi qua e là, fino a spingersi a cose assurde quali l’accusarlo di essere liberticida: liberticida non è chi ti consiglia di fare/non fare qualcosa, ma chi ti impone con la forza il proprio volere. Magari sparandoti salate sanzioni se non chini la testolina. Il Papa parla, parla tanto, esprime il proprio pensiero anche in vicende che riguardano leggi italiane e, generalmente, leggi di ogni Paese del mondo. E parla esprimendo giudizi del tipo “questa tale legge vi consentirebbe di far questo e quello (abortire, uccidere legalmente, drogarsi…) sappiate che da un buon cristiano, queste cose, non devono essere fatte.” Punto. Nessun obbligo, nessuna pretesa di abrogazione di leggi altrui. Semplice indirizzo dei fedeli. Che non si discosta da qualsiasi indirizzo dato da qualsiasi politico a qualsiasi popolo della terra. Anzi, in questo caso i fedeli possono fare quello che vogliono, senza incappare in sanzioni da parte della Chiesa.

Mi chiedo: se di lotta di civiltà e laicismo si tratta, perché solo il Papa? Perché solo la Chiesa? Perché questi comici guardano solo al cristianesimo? Perché non l’islamismo? Perché non -e soprattutto, visti gli avvenimenti degli ultimi anni- il satanismo? Perché (ma questo più per la civiltà che per il laicismo) non parlare -anche attraverso il sarcasmo, visto che son tanto bravi- della condizione di assoluta sottomissione femminile nelle culture islamiche più radicali?

Forse il fatto che un Papa CONSIGLI (non comandi, consigli) di non abortire è più grave di una moglie islamica che viene quotidianamente e pesantemente sottomessa dal marito, con la benedizione dei “ministri di Allah” che anzi incitano la cosa?

Forse il fatto che un Papa ritenga peccaminosa la convivenza more uxorio al di fuori del matrimonio è più grave di certi episodi di satanismo nei quali bambini, donne, giovani e chi più ne ha più ne metta vengono seviziati, ammazzati, violentati? E non sto certo parlando a cazzo, leggetevi qualche episodio di cronaca nera.

Forse no, non è più grave.

Forse è solo politicamente più utile indirizzare il popolo a pensarla così.

Così come, un mesetto fa, era utile far credere al popolo che caduto Berlusconi saremmo stati tutti meglio, vada via quel vecchio sporcaccione.

Venitemi pure a dire, ora, che sono un caprone schiavo dei preti e dei berlusconisti. Sarò felice di rispondervi che siete schiavi, a vostra volta, di un insieme di persone che vi fanno credere di parlare come uomini liberi, sparando contro questo e contro quello, per poi farvi comunque fare e dire ciò che vogliono che diciate o facciate.

Siate felici, Silvio è caduto, pagherete un mille euro in più di tasse ogni anno e (mi rivolgo ai lavoratori, astenendomi da qualsiasi giudizio di merito sul punto) vi abrogheranno l’art. 18 dello Statuto, cose che se le avesse fatte Silvio apriti oh cielo, ma voi siate felici, oh alfieri della libertà di pensiero. Oh dotti. Oh colti.

Io sarò felice di restare uno schiavo caprone. Almeno ne ho la consapevolezza.

Ieri Monti ha discusso con Sarkozy e con la Merkel riguardo alle varie misure fiscali/finanziarie che intende intraprendere per cercare di sistemare un pochettino gli italici conti. Ma sì, proprio quel colloquio alla fine del quale la Angela ha rivelato al mondo di “essere impressionata dalle misure di Monti”, venendo immediatamente rimbeccata da Siffredi con un lapidario “tsè”.

Non stiamo a dire la rava e la fava sull’oggetto delle loro discussioni (ne uscirebbe un pezzo lunghissimo e di una noia letale), parliamo piuttosto delle reazioni della politichetta (e parzialmente, del solito popolo bove) di casa nostra. Le quali reazioni si potrebbero riassumere come segue:

Monti oramai trama con la Francia e la Germania, oramai l’Italia non appartiene più al popolo sovrano. Per colpa del cattivo Monti, diventeremo schiavi delle banche, delle potenze straniere e del ragionier Filini.

Cari politichetti, caro popolo bove prontamente corso ai forconi: non vi  pare, forse, che sia cosa saggia discutere dei provvedimenti che si intende applicare in Patria, se quei provvedimenti servono a cercare il risanamento finanziario, e non vi pare cosa saggia discuterne proprio con quei due Paesi che -magari ancora per poco, per carità- attualmente sono la punta economica della zona euro?

A parte questo, cari politicantucci della domenica, non pensate che, ad ogni buon conto, Monti avrebbe potuto promettere anche di tassare ogni singola minzione di ogni singolo italiano (mandando così all’aria il bilancio della Rocchetta) ma che comunque quella tassa, per essere applicata, dovrebbe IN OGNI CASO passare per il Parlamento ed essere approvata? Con tanto di firma di Napolitano e, semmai, pure una Sentenza di Corte Costituzionale?

Suvvia, politicantucci, dove arcidiavolo la vedete la lesione della sovranità popolare?

Comunque vah, mò chiamo il Mario e gli dico, prossima volta che va a parlare con qualche capo di Stato, di discutere del tempo e dell’ultima partita della juve.

Sempre che gli interisti non vedano lesa la loro sovranità.

 

Che io abbia personalmente e irrilevantemente dato la mia personale fiducia al governo Monti è cosa nota. Vorrei però dare un contributo alla Patria, in questi momenti bui. Come? Facile. Basta leggere le descrizioni che i media fanno del nostro Supermario. Esemplifico.

“Ed ecco che nasce il sobrio governo del sobrio Mario Monti. Uomo lombardo, di una sobrietà nordica, sobriamente dedito agli studi e al lavoro. Frequentò sobriamente un istituto superiore gesuita, sobriamente eccellendo in ogni disciplina, esclusa educazione fisica. Studiò economia alla sobria Bocconi, sobriamente laureandosi a ventidue anni (ma come cazz…? N.D.R.) e sobriamente conseguendo un dottorato di ricerca all’università di Yale. Sobriamente ricoprì una barcata di incarichi, fino ad essere sobriamente nominato senatore a vita e presidente del consiglio dal nostro sobrio presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Prontamente propose, come ministri, un sobrio gruppo di esimi professori. Prontamente si giunse al sobrio giuramento, ed entro pochi giorni giungerà una sobria fiducia parlamentare. Dall’aspetto sobrio, è solito indossare sobrie cravatte, sobri completi italiani, sobrie camicie, e ama portare occhiali dalla sobria montatura. La moglie, sobriamente laureata in scienze politiche (ma che cazz…? N.D.R.) ha sobriamente sacrificato la propria preparazione accademica (… N.D.R.) per seguirlo, servirlo e riverirlo nel compimento dei suoi sobri doveri istituzionali. Amante degli animali, è orgoglioso possessore di un sobrio golden retriver. Padre integerrimo di due sobri figliuoli.”

Signor presidente del consiglio, signori ministri, se mi è concesso vorrei -con deferenza- offrirvi l’unica cosa che manca a questa nuova fase politica: un paio di birre.

Pare che il governo Monti stia per nascere.

C’è stata la prima Repubblica, finita negli anni ’90, la seconda, dominata dalla figura del Silvio, e ora suppongo entreremo nella terza. Berlusconi è stato così caratterizzante che la sua uscita di scena non può far altro se non determinare la fine di un’era.

Cosa spero, per questo terzo match repubblicano? Spero in Governi che, come Costituzione vuole, siano determinati dalla nomina non popolare, ma presidenziale. Governi nei quali i “tecnici” non siano un’eccezione, ma la regola. Spero nella fine, Dio voglia, di esecutivi nei quali i vari ministri devono rispondere non ai bisogni del Paese, ma alle logiche di partito. Perché senza rispettare le logiche di partito si perdono voti. Non può più funzionare. Dovendo esserci un Governo, che sia formato da tecnici non imbrigliati da obblighi di partito, che possano prendere decisioni anche amare senza il terrore -tipico e comprensibile- che ogni politico invece ha: perdere la poltrona, essere epurato.

Cosa spero a livello parlamentare? Un Parlamento monocamerale, formato da ducento-trecento persone. E’ stupido continuare a credere che sia “più democratico” il delegare la funzione legislativa a qualcosa come novecento persone circa (numero attuale dei parlamentari, tra onorevoli e senatori) e a due camere. Democratico è quel Parlamento che è eletto dal popolo, anche se formato da una sola Camera e da duecento anime. Che, tra l’altro, costano meno di novecento, e hanno più probabilità di confrontarsi e decidere il da farsi in maniera veloce ed efficiente.

Che legge elettorale auspico? La fine dei partiti, sostituita dalla possibilità, per ogni cittadino italiano, di eleggere non un partito, ma una persona. Che si crei, data l’era dell’informatizzazione, un sito internet nel quale, per ogni regione, vengano inseriti i nominativi dei candidati, con rispettivi (e verificati, con tutte le garanzie) curricula. Il popolo potrà venire a conoscenza delle persone eleggibili e delle loro esperienze formative e lavorative, scegliendo quindi il soggetto per loro più rappresentativo. Ogni Regione elegga, tra i più votati, una decina di onorevoli. Niente più campagne elettorali costosissime, niente rimborsi elettorali. Un curriculum in rete è già sufficiente per dare un’idea all’elettore della personalità dell’aspirante eletto. Niente partiti, ma eletti sulla base di competenze e idee personali. Niente più parlamentari che debbano genuflettersi innanzi alle logiche del partito d’appartenenza: partiti non ce ne sono.

E, per Dio, muoversi con dazi sanguinosi nei confronti delle merci di provenienza non europea: non si può parlare di ripresa economica finché sul mercato continueranno a trovarsi merci cinesi (o chi per esse) con un prezzo cento volte inferiore alle italiane (ma di qualità MILLE volte inferiore, sia inteso). Signori, i nostri piccoli e medi commercianti non chiudono “per la crisi”, ma perché la sciura Maria compra le scarpine col tacco Made in China, colorate col cromo esavalente a cinque euro. Tutta salute.

Mentre scrivo, il nuovo esecutivo è nato. Entro le 17 il giuramento.

Buon lavoro, signori, in bocca al lupo, Italia!

Mi scusi MontAlfano se gli rubo l’espressione.

L’italiano è geneticamente calciofilo. A me il calcio non interessa, ma sono una mosca bianca. L’italiano generico sbava nel vedere una palla, e tende a vedere la vita, tutta, come se fosse un derby.

Prima della caduta del muro di Berlino c’era il comunismo da combattere con la fede in Dio e nella DC. E alè, tutti a tifare per l’una o per l’altra squadra. Anche a prendersi rispettivamente a pistolettate, se necessario. La P38, dopotutto, costa poco ed è affidabile.

Poi cade il muro, e per pochi anni la politica è orfana. Non ci sono più le squadre, il comunismo muore, la politica si rinsecchisce. La DC perde mostruosamente voti, e pure i compagni si raffreddano. Tranquilli, ghe pensi mi. Ecco che, per la gioia del popolo italico, arriva un nuovo personaggio, tale Berlusconi, che ringraziando Iddio fa ripartire il campionato. E avanti per altri diciassette anni, con una politica che se prima era un “Avanti compagni! No, state indietro, in nome di Dio!” ora è diventata un “Sono il nuovo argine del comunismo! No, Berlusconi si deve dimettere!”.

E’ così, purtroppo. La politica, come tutte le scienze umane, è cosa seria e complessa. Impone studio, fatica e tempo, per essere compresa. Ma se si è in democrazia, se a contare sono anche i voti di casalinghe disperate, muratori, contadini, medici, ingegneri e architetti che di politica vera in vita loro hanno forse letto quattro righe -e sono la stragrande maggioranza- allora devi, per accalappiare il loro voto, spiegarti con termini e argomenti a loro comprensibili. L’uomo politico ha imparato a sfruttare e abusare del meccanismo del derby.

Pensi che dica idiozie? Lo spread, in questo momento, è politica reale. Quanti di noi sanno cosa sia? Quanti -addirittura!!!- parlamentari sanno cosa sia? Quanti saprebbero suggerire un diverso sistema elettorale, visto che un caposaldo del derby è proprio “l’incostituzionalità della attuale legge elettorale”? Quanti saprebbero, per lo meno, fare due esempi di sistema elettorale?

Però siam tutti qui a dire che la legge elettorale che abbiamo ora fa schifo.

Ora è finita un’altra partita. Non c’è più (non ci sarà più a breve, per essere precisi) un Silvio da contestare, niente più intercettazioni più o meno irrilevanti, niente più signorine discinte, niente più conflitti di interessi vari, niente processi. Basta.

Non mi aspetto che, per questo, il popolo italiano si metta a cercare di capire i meccanismi della politica, per sconfiggere definitivamente il meccanismo calciofilo o il disfattismo ignorante (dài, dire che “tutto fa schifo”, dopotutto, è semplice, veloce, e ti dà sempre un’aria da intellettuale). Spero solo che il nuovo personaggio che entrerà -non so chi, non ho la sfera di cristallo- sappia sfruttare il meccanismo per creare una maggioranza schiacciante che possa, in qualche modo, aiutare a stabilizzare un pochettino le cose.

Perché dico che sarà un “personaggio nuovo”?

Guardati attorno. Tra gli esistenti non ne esiste uno che possa infiammare la politica e, di conseguenza, raccattare forti consensi. Il PDL esiste ancora, ma il delfino di Berlusconi, MontAlfano, non ha assolutamente charme. Uno può avere sei premi nobel, otto lauree ed essere un genio politico, ma se non si sa vendere non verrà mai votato dal popolo bue. Dopotutto, questo era il segreto elettorale di Silvio: essere, sostanzialmente, uno showman. MontAlfano ha il brio di un tonno pinnagialla. Bersani? Non se ne parla. Bossi? Dopo aver fatto un’impennata di consensi, ha iniziato sistematicamente a prendersi a bottigliate nei maroni -e, diciamolo, prenderebbe volentieri a sprangate Maroni-: Roma è ladrona, ma metto il figliuolo in Consiglio Regionale. Federalismo, ce l’abbiamo fatta! Ma nessuno francamente se n’è accorto. Immigrazione, abbiamo bloccato i barco… occazzo, è caduto il cane da guardia Gheddafi. Ci sono più baluba di prima. Fini, appena qualcuno lo vede, scappa per paura di essere pugnalato, possibilmente alle spalle. Casini… mah, è lì. Di Pietro è anche simpatico, ma ancora non s’è trovato un interprete che lo aiuti. Il resto son frattaglie.

Colui che verrà dovrà avere il coraggio di prendere la Costituzione, nella quale si dettano le norme che disciplinano la politica italiana, e cambiarle radicalmente. Non è difficile: basta guardare a un sistema democratico estero che sappia garantire la stabilità politica. Il presidenzialismo statunitense, tanto per dirne una. Non è possibile che, ai tempi della partita comunismo-anticomunismo i governi durassero, in media, poco più di un anno. Quando avrebbero dovuto durarne cinque. Non è possibile che nel 2008 venga eletta una maggioranza schiacciante, che sembrava invincibile, ma nonostante tutto caduta in disgrazia dopo tre annetti. Senza una politica forte e stabile non si va da nessuna parte, semplicemente si continua all’infinito una partita politica. Che non serve a niente e costa una barcata di soldi.

Dopotutto l’attuale sistema deriva da una situazione nella quale, caduto il fascismo, i costituenti avevano una paura dannata di commettere l’atroce errore di conferire troppo potere a una sola istituzione. Hanno così provveduto a creare un parlamento con circa mille persone, un Presidente della Repubblica che conta come il due di picche, un Governo che conta ancora meno, un baraccone enorme dove tutti possono (democraticamente, per carità) dire la loro senza però concludere nulla. E quando, finalmente, si riesce a concludere qualcosina, questo qualcosina è un insieme scoordinato di tante voci tra loro disomogenee, una gravidanza di mesi per una legge che sembra un quadro di Picasso.

Ora che lo spettro della tirannia è lontano, potremmo anche iniziare a capire che, forse, sarebbe anche bene ideare un sistema politico dove X ha tot poteri, Y ne ha altri e Z altri ancora, e nel quale questi tre soggetti non possano mettersi reciprocamente i bastoni tra le ruote, ma debbano piuttosto assumersi le responsabilità del loro operato. Perché un problema dell’attuale sistema è anche questo: tutti dicono tutto e alla fine la responsabilità del risultato non se la piglia nessuno.

Napolitano ha firmato la tale legge, non la doveva firmare! Ma accidenti, cosa deve fare, non firma, così poi (è la Costituzione che lo dice) il Parlamento gliela può rispedire tale e quale e, a quel punto, sarebbe COSTRETTO a firmarla? Un Presidente firma sempre e comunque, tanto il suo veto, potenzialmente, non vale una cicca. Almeno si risparmia tempo.

Al nuovo showman: cerca di fare incetta di voti, prenditi una maggioranza schiacciante e con questa rivedi il sistema politico. Perché avanti di questo passo non so cosa potrebbe succedere alla prossima crisi economica. Che ci sarà, eccome se ci sarà.

Il sistema-derby non cambierà: dopotutto anche negli USA esiste, da decenni, la partita repubblicani-democratici. Ma almeno la politica reale è stabile.

Io, nel mio piccolo, pur avendo sempre tifato a destra, spero che il nuovo allenatore sia Renzi. Mi piace, quel pacioccone rompipalle.

 


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