Il Calabrescia pensiero

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Strana morale, strana considerazione dell’uguaglianza dei cittadini innanzi alla legge. O innanzi al senso dell’onore e del decoro.

Siamo in una società degna di trattamento sanitario obbligatorio: si proclama laica e contro l’ingerenza vaticana, salvo appellarsi a pareri di illustri porporati quando questi fanno il gioco di chi li accetta (ma guai, quando i suddetti si esprimono riguardo eutanasia e aborto!), si proclama sostenitrice del diritto alla privacy, ma solo alcuni degni personaggi sono considerati degni di tale diritto, società che ha fatto della pillola anticoncezionale e della sessualità libera dei simboli di libertà ed emancipazione della donna salvo poi, all’occorrenza, dichiarare il sesso una riprovevole abitudine peccaminosa, e le donne che vi si dedichino al di fuori della pia circostanza matrimoniale (e, accidenti, comunque senza finalità procreative, non si fa per piacere o per semplice amore, bricconcelli) diventano luride cagne in calore.

Principii etici e morali a comando: un giorno questo va bene, il giorno dopo va male; se lo faccio io è perchè sono una persona libera e distaccata da biechi canoni conservatori, se lo fai tu è perchè sei un erotomane/lurida zoccola vogliosa di uccelli che infanga la categoria femminile. Vabbè.

Ma un sistema così, prima o poi, è destinato a diventare, per stare in tema, un puttanaio.

Il fatto? Nel 1982, la magistratissima Ilda Boccassini viene sottoposta a procedimento disciplinare davanti al Consiglio Superiore della Magistratura per “aver mancato ai propri doveri, per aver tenuto fuori dell’ufficio una condotta tale da renderla immeritevole della considerazione di cui il magistrato deve godere, così pure compromettendo il prestigio dell’ordine giudiziario”. Come mai? L’oggetto del procedimento era una scabrosa (?) e peccaminosa (?) situazione: la Nostra si era infatti lasciata travolgere dall’ormone davanti al Palazzo di Giustizia di Milano -presso il quale ella era Sostituto Procuratore- scambiando, con un giornalista di Lotta Continua, ardenti baci e abbracci sulla pubblica via.

Io sono sempre stato sostenitore della teoria “quel che fai per cazzi tuoi, se non è reato, dovresti esser libero di farlo senza che i benpensanti vengano a romperti le palle aggiungendo a responsabilità civili e penali anche responsabilità morali”. Benchè la sora Ilda fosse sulla pubblica via, mi sento, riguardo al fatto, dalla sua parte: insomma, leggendo il motivo del procedimento disciplinare ti aspetteresti che la piccante togata avesse quantomeno consumato un rapporto carnale completo di varie sfumature poco ortodosse degno delle migliori produzioni statunitensi, mica di qualche bacetto e qualche abbraccio. Infatti la sezione disciplinare del CSM, con saggezza, così sentenziava ad un anno dall’inizio del procedimento: “nel ribadire il proprio orientamento in materia di diritto alla privacy del magistrato, ritiene che il comportamento della dottoressa Boccassini non abbia determinato alcuna eco negativa né all’interno degli uffici giudiziari, come provano le attestazioni dei colleghi della Procura, né all’esterno”. Come dire: il magistrato ha diritto alla privacy, ha il diritto a fare quel cazzo che più gli garbi (e ci mancherebbe), sempre ammesso che ciò non comporti eco negative negli ambienti degli uffici giudiziari e nell’opinione pubblica. Procedimento e sentenza, all’epoca, se svolti all’interno del CSM erano materiale, per così dire, “top secret”. Dal 1985 in poi, invece, sia il procedimento che le sentenze a carico dei magistrati presso il CSM sono diventati, per legge, materiale non coperto da alcun segreto (mi pare che addirittura vengano trasmessi in tempo reale via radio, se non vado errato).

Arriviamo ai giorni nostri, giorni in cui se a qualcuno viene anche solo il sospetto che tu possa aver combinato qualche marachella, allora puoi star sicuro che sui giornali salterà fuori il tuo nome, pubblicazioni delle tue telefonate, le tue foto. Illazioni fondate più o meno sul nulla riguardo alla tua colpevolezza. Così, alla bella faccia della presunzione di innocenza, agli occhi dell’opinione pubblica, tu diventi colpevole di quel fatto, piccolo o grande che sia. E non venitemi a dire la bella cazzata che quel che conta è la sentenza: puoi anche essere assolto in tribunale, ma se i media ti hanno sputtanato per tutta la durata del processo (mesi? anni?) allora puoi star sicuro che quando sarai un uomo libero tutti (o molti, o anche uno solo) ti additeranno come colpevole. Perchè bisogna anche considerare la strana italica abitudine del considerare le sentenze di assoluzione come  un “errore dei giudici”: l’han condannato? Bravi, buttate le chiavi della cella nel cesso. L’hanno assolto? Porca puttana, ‘sti giudici di merda che liberano i delinquenti.

Innanzi allo sputtanamento generale di chiunque sia sottoposto a procedimento (e che sia penale, e che il soggetto sia famoso, o comunque che la vicenda faccia audience, sennò come facciamo a guadagnare sulla altrui dignità?) una giornalista de “Il Giornale”, Anna Maria Greco, si chiede se ad esser implicati in piccanti situazioni, se ad essere sbattuti sui giornali siano solo i normali cittadini, o possano esserlo anche i togati, rinvenendo tale storiella, e riportandola sulla carta stampata.

La magistratissima, parecchio irritata, decide che per punire lo sgarro non basti un’invettiva, e che subito debba intervenire l’ordine costituito: e manda i gendarmi con i pennacchi e con le armi a ravanare in casa della Greco, della sede de “Il Giornale”, del direttore Sallusti, e di un membro laico del CSM sospettato di aver fatto la spia passando alla giornalista queste “scabrose” informazioni. Pubblicare una vicenda processuale, precisando che dall’azione disciplinare non sono poi state rinvenute colpe nella togata, è stato ritenuto più grave del pubblicare tante intercettazioni, notiziole, illazioni (in ogni caso di cronaca c’è sempre il presunto colpevole -ma non si era presunti innocenti?- a cui viene fatto il processo patinato) che invece, come si sa, non hanno la stessa serietà e garanzia di verità (processuale, almeno) che può dare il resoconto di un procedimento.

Qui c’è da fare una scelta: o accettiamo il sistema da trattamento sanitario obbligatorio per intero, e tutti ci adeguiamo (magistrati inclusi) a metterci a 90 gradi e farci inculare mentre una qualsiasi persona dice infamie sul nostro conto (magari non decantando i nostri peccati civili o penali, ma i nostri peccati morali), le quali verranno prontamente recuperate dalla stampa, con sentenza inappellabile lasciata a qualche milione di baduba; o finalmente la finiamo di dare peso a questioni irrilevanti -o, se rilevanti, di fare le spie dalle Procure pur di vendere la notiziola e farci qualche euro- di elevare la morale a legge, di fare processi sulla riviste.

A mio parere, metterci tutti a 90 non sarebbe il massimo della vita: bisogna solo smetterla di divulgare materiale che -per tutelare una persona innocente fino sentenza definitiva- potrebbe danneggiare l’immagine pubblica di un innocente (famoso o non famoso, potente o meno) e smetterla di parificare morale e legge, piaggiando tra l’amor della giustizia sacra con quello della giustizia profana. Altrimenti abbiamo tutti da perderci qualcosa: se è vero che non tutti hanno mai commesso un reato, quasi tutti hanno, almeno una volta, fatto qualcosa di moralmente discutibile…

Ciò detto, caro Silvio: non è che la situazione la cambi limitando le intercettazioni. Io, da cittadino, sono ben contento di essere ascoltato, non avendo io nulla da nascondere, perchè così come ascoltano le mie telefonate (e ho la certezza matematica di essere stato intercettato qualche volta) ascoltano anche telefonate di tanta altra gente che, forse, proprio così “puro” come me non lo è. Il vero dilemma sono le telpe nelle procure, i funzionari che dovrebbero tenere la bocca chiusa. Perchè essere ascoltato non mi interessa, se chi mi ascolta dice “ok, questo tizio non fa nulla di male, cestiniamo il materiale”, ma mi fa girare estremamente i coglioni se, avendo lui qualche dubbio sulla mia condotta, decida non solo di esercitare una qualsiasi azione nei miei confronti (sacrosanto, se abbia qualche dubbio sul mio conto) ma anche di rendere pubblico il materiale provocando tante sentenze quante sono le teste dei lettori. Questo, caro Silvio, è grave. Le sentenze della stampa. Lo sputtanamento pubblico. Non il sacrosanto dovere di un magistrato di intercettare chi diavolo voglia, per svolgere al meglio il proprio lavoro.

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Sarò breve e conciso, anche perchè i fatti di sesso (veri o presunti) del vecchio Silvio non devono certo essere richiamati dal sottoscritto.

Se Berlusconi ha commesso reati legati alla prostituzione minorile, allora che venga processato (e le prime mosse del processo si stanno muovendo) e, se ci saranno riscontri, condannato. E io non escludo categoricamente che il Silvio mi abbia commesso (anche guardando oltre questo argomento particolare) qualche bischerata. Quello che fa male al Paese, e fa male davvero, non sono tanto le vicende giuridiche del Premier, quanto la cronaca pruriginosa e gossipara. A me, francamente, fan venire da ridere quelli che si stracciano le vesti gridando “Berlusconi ci sputtana davanti al mondo!!!” per poi prendere carta e penna e divulgare notizie e testimonianze che dovrebbero essere accolte in tribunale, coperte dal segreto, e valutate da giudici competenti. Solo allora, dopo una sentenza (di condanna o di assoluzione) si dovrebbero divulgare notizie e, eventualmente, testimonianze, in quanto esse sarebbero materiale accertato e certificato come “reale” dalla magistratura.
Ma non puoi negare, lettore, che dare una visibilità mediatica così prorompente a ragazze che vengono giudicate bugiarde dalle loro stesse madri, padri, ex ragazzi ed ex mariti -oltre al fatto che le loro parole siano oggettivamente poco verosimili, perchè la signorina Macrì parla di orge in cui Silvio avrebbe consumato rapporti con 7 SETTE!!!! ragazze diverse in 35 TRENTACINQUE!!! minuti circa… andiamo… io ho 23 anni, forse a sette ragazze in una sera potrei arrivare, ma mi servirebbero almeno tre ore e un defibrillatore, lui ha superato le settanta primavere!- non possa essere considerata una carognata da parte di un antiberlusconismo così incarognito da non farsi remore a divulgare testimonianze che potrebbero essere vere o false e che, se fossero false (come in molti punti pare che siano, mancando totalmente la verosimiglianza e/o la coerenza) non avrebbero altro effetto se non quello di sputtanare una persona che, almeno a riguardo, sarebbe innocente, e sputtanare di riflesso un Paese che, agli occhi del mondo, verrebbe visto come nelle mani di un satrapo settantenne porcellone a cui piacciono le bimbe.
Facci caso, se per l’Italia sia positiva questa carrellata di testimonianze e notizie non verificate e spacciate per reali manco fossero la parola dell’Onnipotente, o se sia piuttosto positiva per una opposizione che salta su questi argomenti (non avendone altri) come un puttanone in calore. O, come più aggrada ai benpensanti di oggi (perchè se sei un dotto intellettuale devi anche adottare un modo di parlare particolare, non devi dire “nero”, ma “di colore”, non “invalido”, ma “speciale”, non che certa sinistra salti su certi argomenti come un “puttanone al disarmo in calore”, quanto piuttosto come una “escort che cerca di sopravvivere alla crisi ideologica adottando una tipologia di lotta politica opinabile”… il trionfo dell’apparenza sulla sostanza).

Alle volte sputtanare una persona -anche su basi false, perchè non sappiamo se le parole delle signorine siano la sacrosanta verità o se ci sia del falso aggiunto ad hoc per manie di protagonismo- fino ad arrivare, Santorianamente parlando (ed è solo un esempio!) a divulgare al popolo il numero di cellulare del Premier durante una puntata di Annozero cercando di togliersi d’impiccio con un semplice e candido (o vermiglio?) “può sempre cambiare numero” può essere più utile di una opposizione seria e concreta. Rendere ridicola una persona, indipendentemente da tutto, è sempre stata una tecnica infame, ma efficace. Ricordiamo che la fama che Berlusconi ha all’estero di mafioso porcellone (ammesso che abbia tale fama) non deriva da condanne penali, quanto da gossip e notizie che potrebbero anche essere reali, ma non accertate, e divulgate proprio da quelli che poi ululano alla luna gridando che per colpa di questo vecchietto il Paese fa figure di merda. Un pò come mangiare golosamente una bistecca per poi dare dell’assassino al macellaio che ha accoppato la mucca.

Ne ha uccisi più una risata che il filo di una spada, dice un vecchio motto.

Dopo queste brevi e semplici considerazioni, mi rivolgo al rosso Michelone supra citato: mi stupisce come tu sia ancora osannato e considerato un Dio della democrazia e dell’imparzialità, se per te divulgare un numero di cellulare di un privato cittadino (oltre che Capo di un Governo) sia un gesto da considerarsi inerente al diritto di cronaca e, al massimo, da considerarsi una marachella a cui, andiamo, si può facilmente riparare, basta cambiare numero!!!

Sarà anche una marachella, in fondo. Ma è indicativa di un modo di pensare e concepire il mondo che forse, così democratico, non è. Almeno se ti chiami Berlusconi.


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